lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Nencini: calunnie contro i socialisti
Pubblicato il 23-03-2015


Nencini-PsiL’inchiesta della magistratura fiorentina sulla gestione delle Grandi Opere, ha cominciato a produrre i suoi effetti sulla politica. Per ora si può solo intravedere, immaginare, un ‘sistema’ di appalti pilotati, ma sulla stampa ci sono solo le intercettazioni che riguardano direttamente o indirettamente i vertici del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, alcuni imprenditori e alcuni professionisti. Si direbbe, arrosto poco, ma molto fumo.

Intanto però sono arrivate le dimissioni del ministro, non indagato, Maurizio Lupi. Da alcune parti, soprattutto da alcuni organi di informazione, si chiedono le dimissioni di quattro sottosegretari indagati, anche per fatti minori, invocando la fine della legge dei ‘due pesi e due misure’ che il Presidente del Consiglio Renzi starebbe utilizzando. Un giornale, ‘il Fatto’, unico nel panorama dell’informazione, titolava oggi: ‘Ecco gli altri da cacciare, cominciando da Nencini’. I quattro sottosegretari (De Luca, Del Basso De Caro, Barracciu, Castiglione) hanno tutti un conto ‘aperto’ con la giustizia, Nencini no, solo delle intercettazioni che lo riguardano indirettamente. Ne parliamo con lui.

Dunque l’accusa che ‘il Fatto’ ti muove, in soldoni, è quella di aver aiutato a trovare un lavoro, ‘possibilmente come revisore dei conti’, per un ex del PSI, Enzo Collio, cioè di aver indirettamente fatto pressione sul supermanager Giulio Burchi (indagato per corruzione nell’inchiesta), insomma di aver fatto una raccomandazione…
Il Fondo del direttore Mauro Del Bue ha già chiarito benissimo questa storia delle telefonate tra lui, Burchi e la mia segreteria. È Burchi che chiede a Mauro di incontrarmi e Burchi parla con la mia segreteria, neppure con me. Io con Burchi ci parlo molti mesi dopo, in piedi dopo una riunione. Non lo conoscevo, non ho mai sponsorizzato nessun ente né lui mi ha mai chiesto una mano per andare in qualche ente.

Eppure l’atteggiamento del giornale sembra molto aggressivo nei tuoi confronti, ma come te lo spieghi, che gli ha fatto?
Me lo posso spiegare solo se leggo i fatti sotto la luce della politica.

Cioè?
Da quel giornale di certo non solo non c’è mai stato amore per il riformismo socialista, ma neanche neutralità per i socialisti italiani. Ora si utilizza una calunnia per mettere in difficoltà un vice ministro socialista e il suo partito.

Il Fatto_NenciniDunque ‘antisocialismo’ e basta?
Quando si è in assenza di fatti, si passa alla calunnia. La calunnia, come diceva Falcone, è l’anticamera del sospetto. Non riesco a trovare un’altra spiegazione.

Cerchiamo però di essere severi con noi stessi. In tempi di crisi, con le difficoltà che ci sono a trovare un lavoro, una raccomandazione può essere avvertita come una colpa grave, come il vecchio modo di fare politica e di gestire il potere…
Non è però questo il caso. Innanzitutto, se segnalazione c’è stata riguarda professionalità stimatissime. Secondo, non stiamo parlando di concorsi pubblici, di interventi per modificare una graduatoria. Quello tra Burchi e Del Bue è un colloquio tra amici che si conoscono da molti anni. Non è un colloquio ‘criminale’. E se io chiedo, come fa Del Bue, a un amico di aiutarlo in maniera legale ad affrontare un problema, non ci vedo né un reato e neppure un peccato.

Dal caso particolare al generale, ma cosa deve fare Renzi adesso, deve far dimettere i sottosegretari che hanno un conto aperto con la giustizia?
In una democrazia liberale la stampa ha una funzione vitale di controllo critico del potere, delle Istituzioni, della politica, ma la selezione della classe politica non può essere affidata alla stampa. Non si può generalizzare. Bisogna guardare i singoli casi uno a uno e il Governo deve mantenere la rotta della nave. E quanto alla stampa, aggiungo pure che, come nel caso de ‘il Fatto’, non si possono raccontare le storie rovesciandone il senso.

Però le dimissioni di Lupi hanno indebolito la coalizione
Dobbiamo tenere a mente che il Governo e il Parlamento stanno riformando alcuni settori chiave. La Pubblica Amministrazione e la Giustizia. Fare questo, significa andare a toccare santuari formidabili …

Per tornare all’inchiesta, ma c’è un problema intercettazioni?
Beh, se si vuol essere sospettosi, è curioso che immediatamente dopo che il magistrato ha tenuto la conferenza stampa per illustrare l’operazione e i termini dell’inchiesta, i giornali hanno cominciato a pubblicare di tutto, come se ci fosse stata una manina a fare la regia, ad accelerare e gestire al meglio la pubblicazione delle intercettazioni.

Nel partito ti si contesta il doppio incarico, di governo e di segretario nazionale …
Prima la direzione e poi il Consiglio Nazionale di sabato scorso hanno sciolto il nodo. La domanda vera è se un socialista possa avere un incarico importante di governo.

Ma c’è davvero un ‘sistema’ nel MIT che ha gestito i grandi appalti negli ultimi due decenni a favore di alcune aziende e di alcuni intermediari?
Io sono arrivato al ministero a marzo dello scorso anno. Le deleghe mi sono state consegnate a luglio. I fatti di cui si occupa l’inchiesta sono tutti antecedenti al 2012. Certo che se solo la metà delle cose che leggiamo risultassero vere, non c’è dubbio che ci dovrebbe essere stata una ‘guida’ per governare gli affari. Ma io voglio rivendicare il mio lavoro. Quando mi sono insediato, mi sono subito occupato della riscrittura del codice degli appalti, di cui ho la delega. Mi sono occupato delle opere inconcluse, per avere la certezza che una grande opera infrastrutturale non abbia solo una data di nascita, di avvio dei lavori, ma anche una fine in tempi certi; a oggi si sa quando sono iniziati i lavori, ma non si sa mai quando si concluderanno. Poi c’è il registro delle lobby, uno strumento essenziale di trasparenza nell’attività legittima di rapporto delle aziende con la Pubblica Amministrazione. E da gennaio sono l’unico ad avere questo registro così come fin dall’inizio del mio insediamento ho chiesto l’applicazione della rotazione puntuale degli incarichi degli alti dirigenti. Tutti interventi che mi hanno visto lavorare in sintonia con Cantone, perché l’obiettivo è quello di ottenere la massima trasparenza.

Senza trasparenza è più facile imbrogliare …
Non c’è dubbio che il problema, e l’abbiamo visto anche l’Expò, sia reale. Bisogna sapere bene come governare le grandi opere in Italia, come gestire nel modo migliore il rapporto tra etica pubblica e politica. Però, in tutto questo, se mi concentro sul fatto che una volta, tanti anni fa, Incalza era socialista, che De Caro lo era fino a dieci anni fa, e poi si vende il tutto come la prova dell’esistenza di un ‘grumo’ di interessi socialisti, mentre qui, oggi, davvero l’unico socialista sono io … c’è di che inquietarsi. Comunque io difenderò fino in fondo il nostro onore, anzi, il diritto ad essere socialista.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Caro compagno segretario
    Per prima cosa hai la mia solidarietà.
    Il Fatto è un giornale che qualche volta ha il merito di dire quello che altri non dicono o non possono dire ,ma il più delle volte è specializzato nel lanciare palate di m….da contro le pale del ventilatore , come nel caso in questione
    Nell’articolo in cui in cui ti attaccano , non viene fatto un attacco politico , che ci può anche stare, ma un attacco alla persona che è sempre inaccettabile, tutto un parallelo socialisti , amici di Craxi e tutti maneggioni, dove la coerenza non è merito ma demerito, tutte cose che per dei lettori attenti non possono che mettere in risalto la pochezza, l’infima qualità la spazzatura che è l’articolo in questione.
    La ragione di questi attacchi ? Permettimi non è perché siamo socialisti ,ma perché siamo percepiti come parte debole della nostra politica e qui vengono per me le dolenti note, stiamo rinunciando a svolgere una nostra autonoma politica nella compagine della maggioranza, siamo percepiti come una succursale del PD. senza arte ne parte., totalmente ininfluente.
    Nell’ultimo consiglio abbiamo perso tutti una buona occasione per svolgere un forte dibattito sul nostro ruolo, sul nostro essere partito,è indispensabile avere altre occasioni , oltre a quelle che abbiamo grazie al nostro Avanti , più serene , senza riserve mentali, (VIZZINI PERMETTENDO)per svolgere quel dibattito costruttivo di cui abbiamo un forte bisogno e per lanciare un nostro progetto che trovi consenso nel paese .
    Noi possiamo essere un piccolo partito, ma siamo il Partito Socialista Italiano e il Partito Socialista Italiano o affronta con determinazione i mali della nostra povera Italia o è forza d’avanguardia nello scenario politico o semplicemente non esiste, non saremo mai accettati in un ruolo che assomigli anche lontanamente alla DC di Rotondi.
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari – Consigliere Nazionale – off.molinari@libero.it

  2. Mi sia innanzitutto consentito di salutare quanti leggeranno, è d’altronde la prima volta, e sì che sono circa 40 anni che mi sono iscritto alla Fgs prima ed al Psi poi, che mi trovo a scrivere al leggendario quotidiano del Socialismo Italiano.
    Credo che il compagno che mi ha preceduto nel commento, il buon Molinari, abbia centrato il problema:fin tanto che i socialisti non saranno caratterizzati non saranno visibili, e finchè non saranno visibili in maniera peculiare potranno solo essere oggetto o di scherno o di perenni speculazioni politiche tutte tese ad evitare un loro ritorno sulla scena da protagonisti. Eppure, caro Segretario, anche se notevoli sono i punti di convergenza tra l’attuale governo e la propensione autenticamente riformista, non mancano argomenti sui quali puntare per una più accentuata cifra socialista della compagine alla guida del paese: dai diritti civili (unioni di fatto, adozioni, legge 40 ecc.ecc.) all’economia (diritto del lavoro sopra a tutto), dallo snellimento burocratico alla Cultura (non la scrivo con la c maiuscola a caso). Lavoro, burocrazia e Cultura sono gli assets su cui innervare un nuovo Paese, una nuova Italia, una nuova realtà di cui rendere consapevoli in primis proprio i cittadini italiani, che per ora arrancano, anche elettoralmente, da un’ultima spiaggia ad un’altra. In merito a questi argomenti ci sarebbe naturalmente da scrivere molto più di un saggio, ma qui basti dire che soltanto se sapremo caratterizzarci su questi temi avremo quel palcoscenico che altrove deteniamo, quel rispetto che altrove meritiamo, quella considerazione da parte del popolo che anche qui, in passato, abbiamo saputo conquistare.
    Sandro Gambellini.

  3. Cari compagni,
    Il grave attacco al Segretario ha prodotto, oltre alla solidarietà, ha sollecitato, opportunamente, un’analisi sull’azione del partito e sulla forza sua proposta politica. Avete detto giustamente che “fin tanto che i socialisti non saranno caratterizzati non saranno visibili”. Vedo però che pensiamo che la “caratterizzazione del PSI” possa essere ottenuta affermando una “cifra socialista della compagine alla guida del paese”. Questo certamente è utile ma non basta in un contesto in cui la politica ha cambiato pelle. Ora non ci sono più partiti tradizionali ma partiti personali e la gente non segue le ideologie ma sono interessati alle proposte che sono ispirate dalla ideologie. Inoltre noi, purtroppo siamo “un piccolo partito” anche se di grandi tradizioni. Quindi non possiamo “parlare di tutto” (diritti, economia, burocrazia, cultura etc.) perché la nostra voce, anche se giusta, non ha spazio nelle decisioni e nei media. Noi dobbiamo parlare alla gente che deve votarci per far crescere la nostra voce. Come ogni impresa che ha una linea di produzione ed una linea di sviluppo diritti, economia, etc rientrano nel lavoro normale e su questo giustamente diremo la nostra. Quello su ci puntare è il nuovo prodotto che anticipa i bisogni della gente e della società. Se noi avessimo fatto una proposta efficace per cambiare le regole del rapporto tra politica e amministrazione, (peccato che ha fatto scomparire il PSI), solo per questo avremmo dato un contributo alla modernizzazione del paese e la gente ci avrebbe apprezzato. Invece noi non abbiamo imparato niente dalla nostra sciagura. I nuovi temi che dobbiamo proporre alla gente e non solo alle forze politiche, è quello di una nuova fiscalità ( e non si tratta di aliquote!) e quello della democrazia. Senza una fiscalità capace di trovare vantaggioso lavorare, studiare, fare impresa ricercare e fare cultura, la società non si dinamizza e la stessa democrazia è asfittica. Qualcuno ha detto “democrazia significa esporre il bilancio dello Stato sulla porta”. Con amicizia Blando Palmieri

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