martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Noi crociati
Pubblicato il 20-03-2015


Il segno di una croce sulla foto di un martire italiano del terrorismo islamico è un’esplicita dichiarazione di guerra a tutti noi. Non è il primo guanto di sfida che ci viene lanciato. Da tempo l’Isis, Al Quaeda, altri gruppi terroristici si agitano con esplicite dichiarazioni e fotografie contro l’Italia, Roma e il Vaticano. L’attentato contro i turisti del museo di Tunisi, in buona parte italiani, e la successiva benedizione con esplicito riferimento all’eliminazione del crociato, sono le più recenti, le più esplicite, le più concrete.

Rispolverare le crociate per seminare odio nei confronti dell’Italia è come rinverdire il sacco di Roma attribuendolo ai tedeschi e ai rumeni, come far pesare ai turchi le scorribande dei pirati, come attribuire l’invasione dell’Egitto di Alessandro Magno ai macedoni. Un insulto, una beffa della storia. Certo le crociate furono un atto di aggressione violento in nome di una religione che si era fatta imperialista. Ma che c’entra col volto buono di un pensionato italiano che con la moglie voleva solo godersi qualche giorno in santa pace? Senza probabilmente neppure conoscere bene le crociate di mille anni fa. E soprattuto senza temere che per esse egli sarebbe dovuto morire.

Eppure non siamo di fronte alla semplice violenza della storia. Siamo di fronte a una lucida follia di stampo religioso. Per alcuni anche corroborata dal comportamento dell’Occidente nei confronti del mondo arabo: la guerra del golfo, quella all’Afghanistan, quella all’Iraq. Non so se queste siano state fondamentali nel determinare il conflitto in corso, se il fanatismo a sfondo religioso sarebbe stato meno o ancor più pericoloso con i talebani e Saddam ancora al potere. Certo l’appoggio agli insorti in Libia non ha generato una soluzione capace di portare stabilità. Anzi. Ma il mancato intervento in Algeria dieci anni, e in Siria pochi anni fa, cos’ha prodotto? E poi, coloro che ancora se la prendono con l’Occidente dicano cosa vorrebbero che si facesse ora. Solo un’inquietante e improduttiva autocritica?

Il tema adesso non è sociologico, ma politico. Che fare a chi ci ha dichiarato guerra e che quest’oggi rivendica nuovi attentati in Yemen con più di cento morti? Far finta di niente, come sembra? Rifugiarsi dietro semplici coordinamenti europei, continuare a invocare impossibili soluzioni politiche? Credo che dovremmo invece agire immediatamente. Innanzitutto per meglio garantire la nostra sicurezza. Il governo stanzi subito una somma rilevante per rendere le nostre stazioni, i nostri aeroporti, i nostri porti, le nostre città, più sicure e protette. Si vigili meglio sul fenomeno dell’immigrazione da quei paesi, che oggi è in preoccupante aumento. Chi arriva in Italia è adeguatamente seguito, scortato, incanalato?

Poi si rompano senza indugi tutti i rapporti con quei paesi sospettati di appoggiare e finanziare i movimenti terroristici, verificando l’esistenza di responsabilità di Arabia Saudita e Quatar. Si appoggino militarmente ed economicamente quei paesi arabi che stanno svolgendo un ruolo essenziale per sgominare il cosiddetto stato islamico, a partire dall’Egitto di Al Sisi. Perché il primo obiettvo è quello di sconfiggere l’Isis, cacciandolo dai territori conquistati e dove si perpetrano episodi di barbarica ferocia. Sapendo che questa è una guerra. Una guerra tra civiltà e barbarie. E se la barbarie ostenta la croce, come simbolo dell’Occidente liberale, anche della croce contro l’intolleranza. Con la consapevolezza che la guerra va combattuta anche con le armi. Si evitino dunque altre Monaco. Sappiamo che anche col nazismo invasore si è usata troppa cautela invocando pace. La pace dei sepolcri.

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Commenti all'articolo
  1. Preghiera a Papa Francesco.
    Anch’io, come Oriana Fallaci, faccio fatica a distinguere fra Islam moderato e Islam fondamentalista anche se, razionalmente e pacificamente, mi adeguo all’Islam moderato.
    Ma permettetemi di andare oltre e di essere impopolare.
    Oggi ho visto le telecamere dei telegiornali distogliere pietosamente l’obiettivo dal corpo dilaniato del povero poliziotto assassinato a Parigi.
    Sono d’accordo con la linea del pudore perché convinto che l’ostentazione della violenza e della crudeltà porti altra violenza e altra crudeltà. Ditemi allora perché, noi che facciamo parte dell’occidente cristiano, continuiamo ad esporre in ogni luogo e ad ostentare l’immagine di un povero Cristo, inchiodato mani e piedi al patibolo, con la corona di spine e il sangue della sua lunga e atroce agonia?
    Papa Francesco, coraggioso uomo di pace, perché non torni al pesce dei cristiani delle origini lasciando l’ostentazione della crudeltà al retaggio di un medioevo che non ci fa onore?
    Forse chiedo troppo. Allora razionalmente e pacificamente mi adeguo.
    Però sono convinto che tornare al pesce dei primi cristiani sarebbe un gesto grandioso e ci darebbe una forza enorme contro la violenza e la barbarie.
    Papa Francesco, trova la strada, ti prego!

  2. Con l’ISIS che si costituisce stato islamico abbiamo un avversario fisico che ha dichiarato guerra al resto del mondo.
    La Giordania e l’Egitto lo combattono e allora va bene che noi decidiamo convintamente di appoggiarli, anzichè tentennare.
    L’errore però dell’intervento in Libia, voluto dalla Francia e dell’Inghilterra è stato gravissimo. Dissennato. Per noi italiani autolesionista. E da quello che la situazione si è aggravata ulteriormente in Iraq ed in Siria.
    Posso ricordare che il Vaticano era contrario a questi interventi? L’ufficio esteri della S. Sede mi pare più colto accorto e lungimirante dei nostri capi.

  3. Il Califfato viene da lontano ed è stato alimentato da azioni reputate normali in occidente. L’utilizzo dei mujahidin contro l’Afghanistan fu l’inizio della nascita di al Qaeda, le cavalcate statunitensi in Iraq e la politica successiva, hanno prodotto ulteriori danni; la stagione delle primavere arabe, culminate nella vicenda siriana, sono vicende recenti.
    Forse, in epoca contemporanea, si può datare la ripresa del potere arabo dalla crisi petrolifera del 1973. In fondo, nasce di qui, con la creazione dei “petrodollari”, eccedentari rispetto all’economia reale, quello che è divenuto poi il “capitalismo finanziario” che soffoca milioni di persone.
    Quei paesi che una volta erano solidi alleati degli USA, sono diventati ambigui finanziatori di politiche nuove, ma anche moto antiche.
    L’Islam, contenuto in occidente dopo la battaglia di Lepanto, venne conculcato e conquistato dal capitalismo e dall’imperialismo.
    Ora, con il mondo multipolare, con la nuova mappa della ricchezza, il potere muta direzione ed il Califfato non è soltanto un elemento di violenza cieca, è anche uno strumento di riappropriazione del potere da chi lo aveva dovuto lasciare agli occidentali.
    Ergo, “che fare”?

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