martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Pensioni. Dal 2016
cresce l’età uscita,
si studia flessibilità
Pubblicato il 19-03-2015


Il Governo studia la possibilità di anticipare l’uscita verso la pensione a fronte di assegni previdenziali più bassi ma per molti il vantaggio potrebbe essere scarsamente percepito dato che proprio l’anno prossimo scatteranno nuovi aumenti dell’età per il collocamento a riposo. L’ipotesi di interventi sulla legge Fornero in direzione di maggiore flessibilità rilanciata di recente dal neo presidente dell’Inps, Tito Boeri è stata confermata come ”un’opzione” dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti che ha ricordato però i vincoli europei sui conti pubblici e la difficoltà di operare in un quadro molto delicato.

Gli interventi dovrebbero arrivare nella prossima legge di stabilità e diventare operativi quindi nel 2016. Ma proprio per l’anno prossimo è previsto un aumento dei requisiti per il pensionamento a causa del nuovo adeguamento alla speranza di vita (4 mesi in più). Inoltre aumenta in modo significativo l’età minima per il pensionamento delle donne: nel settore privato nel 2016 potrà uscire chi ha almeno 65 anni e sette mesi (compresi i quattro dell’adeguamento alla speranza di vita) dai 63,9 del 2015; nel settore pubblico potranno uscire le donne con 66 anni e un mese a fronte dei 64 anni e 9 mesi attuali. Per gli uomini e per chi va in pensione anticipata (al momento 42 anni e sei mesi di anzianità contributiva per gli uomini, 41 anni e 6 mesi le donne) il requisito aumenta solo dei 4 mesi previsti per l’incremento della speranza di vita. E’ previsto un aumento dell’età per il pensionamento anche per i cosiddetti ”salvaguardati” ovvero gli esodati tutelati nelle sei salvaguardie intervenute dal 2012 ad oggi (oltre 170.000 persone, 64.000 delle quali hanno già avuto la pensione liquidata) per i quali sarà possibile uscire con i vecchi requisiti incrementati dalla speranza di vita.

La flessibilità in uscita verso la pensione a fronte di assegni più bassi – ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti – ”è una delle opzioni”. Il tema degli interventi “è all’ordine del giorno e il punto di riflessione coinciderà con la prossima legge di stabilità”. Il problema principale sarà quello di convincere l’Unione europea dell’utilità di un sistema più flessibile perché se in un primo momento la spesa è più alta in futuro ci saranno risparmi dato che gli assegni di chi ha anticipato l’uscita saranno più bassi.

Per la sicurezza nelle imprese. Dall’Inail altri 267 milioni di incentivi a fondo perduto 

Sono 267 i milioni di euro di incentivi a fondo perduto messi a disposizione del sistema produttivo italiano con il bando Isi 2014 dell’Inail. Si tratta della quinta tranche di un finanziamento complessivo pari a oltre un miliardo di euro, che l’Istituto ha stanziato a partire dal 2010 per sostenere la realizzazione di progetti di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro o per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale da parte delle imprese.

“Un’azione diretta per la prevenzione di infortuni e malattie”. I contenuti del nuovo bando e le modalità di partecipazione alla procedura per l’assegnazione dei fondi sono stati recentemente presentati a Roma dal presidente dell’Istituto, Massimo De Felice, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta presso la sede centrale di via IV Novembre, alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti. “Quello degli incentivi è un progetto importante e non occasionale per la politica economica e del welfare – ha detto De Felice aprendo il suo intervento – Un’azione diretta alla prevenzione di infortuni e malattie professionali che, se ben sfruttata, ha effetti positivi sulla struttura produttiva e sulla crescita”.

“È un investimento ad alto rendimento per la comunità”. Per il presidente dell’Inail il valore politico dell’iniziativa è caratterizzato da alcuni aspetti principali. “Il primo – ha sottolineato – è l’alto rendimento per la comunità degli investimenti in prevenzione. Come documentato dalla Banca Mondiale nel suo report 2014, infatti, il risparmio che deriva da ogni dollaro investito nella tutela della qualità dei luoghi di lavoro è pari a 3,27 dollari alla voce cure mediche e a 2,73 dollari alla voce assenteismo”. A conclusioni simili è arrivata anche l’Associazione internazionale di sicurezza sociale (Issa), che ha misurato il ritorno economico degli investimenti in prevenzione con l’indice ROP (Return on prevention), che “risulta essere pari a 2,2, quindi ben superiore al 100%”.

“Con OT24 e Fipit è parte di una strategia articolata”. “Gli interventi finalizzati alla prevenzione, e che realizzano miglioramenti nei macchinari e nei processi organizzativi – ha aggiunto De Felice – sono anche strumenti di crescita, perché contribuiscono ad aumentare l’efficienza e la produttività”. Non si tratta, inoltre, di un’iniziativa isolata, perché “il bando Isi è parte di un’articolata strategia di prevenzione, fondata sulle tecniche degli incentivi, coordinata con altre azioni incentivanti”. A questo proposito il presidente dell’Istituto ha ricordato lo sconto sui premi Inail per interventi di prevenzione aggiuntivi rispetto a quelli previsti per legge (OT24), che a partire dal 2009 è stato pari a circa 1,2 miliardi di euro, e il bando a graduatoria Fipit  (Finanziamenti alle imprese per progetti di innovazione tecnologica), per cui sono stati stanziati 30 milioni di euro a sostegno delle piccole e micro imprese.

“Raggiunto l’obiettivo della destinazione dei fondi”. “L’esperienza del bando Isi – ha puntualizzato De Felice – sta rispondendo agli indirizzi del quadro strategico dell’Unione europea in materia di salute e sicurezza sul lavoro per il periodo 2014-2020, pubblicato lo scorso giugno. In particolare per quanto riguarda l’importanza di potenziare le politiche di prevenzione e di mirarle verso le microimprese e le piccole imprese”. La conferma è nel numero dei progetti ammessi ai finanziamenti, che “sono passati dai circa 1.100 del 2010 ai 3.047 del 2013”, e nella crescita del coinvolgimento delle piccole e microimprese. “I progetti ammessi presentati da imprese fino a 10 dipendenti nel 2010 erano il 49% e nel 2013 il 61% – ha precisato a questo proposito il presidente dell’Inail – Nel 2013 l’82% dei progetti erano di aziende fino a 20 dipendenti, mentre solo il 6% erano di imprese con più di 50 dipendenti. Quindi l’obiettivo della destinazione dei fondi si può dire raggiunto”.

“Anche le statistiche sono una misura di prevenzione”. Ora si tratta di “avviare una valutazione attenta degli esiti dei progetti, per misurare l’efficacia degli interventi finanziati ed eventualmente calibrare meglio le azioni future – ha seguitato De Felice – A questo scopo ci servono i dati, che sull’esito dei primi bandi cominciamo ad avere, e la statistica. In un lontano Congresso internazionale degli infortuni sul lavoro, che si svolse a Parigi nel 1889, si disse che le statistiche degli infortuni possono considerarsi anch’esse come vere misure di prevenzione. Aiutati dalle nuove tecnologie e dalle tecniche dell’open data stiamo lavorando su questa linea e con questa convinzione”.

Aggiornato il sistema di attribuzione dei punteggi. I contenuti del bando Isi 2014 ricalcano quelli del bando precedente. In considerazione del persistere della difficile congiuntura economica, è stata mantenuta, in particolare, la maggiorazione al 65% della copertura dei costi di ogni progetto ammesso al finanziamento, per un importo compreso tra un minimo di cinquemila e un massimo di 130mila euro. Il limite minimo non è previsto, però, per le imprese che impiegano fino a 50 lavoratori che presentano progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale. È stata confermata, inoltre, anche la possibilità di cumulare il contributo Inail con i benefici derivanti da interventi pubblici di garanzia sul credito, come quelli gestiti dal Fondo di garanzia delle piccole e medie imprese e da Ismea, mentre per valorizzare i progetti migliori è stato aggiornato il sistema di attribuzione dei punteggi, per renderli facilmente associabili a ciascun intervento previsto.

Le tappe della procedura. A partire da ora, le imprese che intendono partecipare alla procedura per l’assegnazione degli incentivi stanziati con il bando Isi 2014 – ripartiti in budget regionali che tengono conto del numero dei lavoratori e dell’indice di gravità degli infortuni rilevato sul territorio – avranno tempo fino al 7 maggio per inserire i propri progetti attraverso la sezione “servizi online” del sito Inail. Dal 12 maggio quelle che hanno raggiunto la soglia minima di ammissibilità potranno effettuare il download del codice identificativo che permetterà di individuarle in maniera univoca e che dovrà essere utilizzato al momento dell’inoltro telematico della domanda, nella data e ora di apertura e di chiusura dello sportello informatico che saranno pubblicate sul sito Inail a partire dal 3 giugno. I 267 milioni di euro di finanziamenti saranno assegnati fino a esaurimento, sulla base dell’ordine cronologico di arrivo.

Informazioni e supporto qualificato all’utenza. Oltre alle informazioni pubblicate sul sito Inail, per informazioni e assistenza relative al bando Isi 2014 è possibile contattare il contact center telefonico dell’Istituto ai numeri 803164 (gratuito da telefono fisso) e 06-164164 (a pagamento da mobile). Le imprese collocate in posizione utile per il finanziamento negli elenchi cronologici potranno inoltre avvalersi dell’assistenza delle sedi Inail competenti per territorio.

Poletti: Pieno sostegno all’Inail e alle sue strategie di prevenzione 

Pieno sostegno all’Inail e alla sua strategia di contrasto al fenomeno infortunistico: il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti – intervenendo di recente, a Roma, alla conferenza di presentazione del bando Isi 2014 – ha espresso la propria soddisfazione per “un progetto complessivo che sta dando risultati positivi e che è necessario continuare con costanza e impegno”. “Le statistiche registrano come il numero e la gravità degli incidenti sul lavoro si stiano riducendo – ha rimarcato il rappresentante del governo – Pur rifuggendo ogni logica di autocompiacimento, credo tuttavia che questi esiti ci indichino a insistere lungo la strada intrapresa”.

“Intervenire sulla sicurezza non è un costo, ma un investimento”. Dagli incentivi a favore dei progetti delle imprese in materia di prevenzione agli ‘open data’, Poletti ha ripercorso le principali direttrici di intervento messe in atto dall’Inail. “I risultati degli investimenti in sicurezza si vedono e, se gli infortuni stanno diminuendo, è perché nelle aziende è aumentata la consapevolezza sul problema – ha aggiunto – Promuovere la cultura della sicurezza, intervenire sui modelli organizzativi e migliorare la qualità di macchinari sono senza dubbio punti essenziali che ci fanno comprendere che la tutela delle persone viene prima di tutto e che intervenire in tal senso non è una spesa né una voce di bilancio, ma un investimento che può avere soltanto ripercussioni positive: dai minori costi assicurativi alla maggiore competitività sui mercati”.

“Essenziale condurre analisi sui rischi settore per settore”. Da qui la necessità di “continuare a monitorare in maniera ancora più sistematica il fenomeno infortunistico e i suoi processi e condurre analisi selettivi in grado di evidenziare, settore per settore, dove si concentra il rischio. “Le statistiche degli infortuni del comparto agricolo segnalano, per esempio, come un elemento essenziale sul quale intervenire è la messa in sicurezza delle attrezzature – ha valutato Poletti – Lo sforzo dell’Inail è essenziale proprio perché permette di definire meglio gli obiettivi sui quali intervenire e fornisce, al contempo, le risorse per farlo”.

“Il contributo dell’Istituto nella riduzione degli oneri a carico delle imprese”. Poletti ha ricordato anche il contributo offerto dall’Inail nella riduzione degli oneri a carico delle imprese. “Grazie al miglioramento dei propri processi organizzativi e della propria efficienza interna l’Istituto ha saputo intervenire significativamente anche in tal senso – ha sottolineato il ministro – Si tratta di un altro elemento virtuoso da segnalare perché è importante, per un’azienda, potere contare su costi minori. La strada vincente è quella che utilizza, dunque, tutti gli strumenti possibili per dare sempre più sicurezza ai lavoratori attraverso un piano di possibilità e strumenti in grado di consentire al nostro sistema produttivo di fare bene e meglio”.

“Anche la precarietà può incidere sulla sicurezza”. Infine il ministro ha dichiarato che “anche il tema della precarietà del lavoro pesa su quello della sicurezza”. “Ridurre il livello di precarietà incide sulla riduzione degli incidenti sul lavoro – ha concluso – La sicurezza sul posto di lavoro viene influenzata, infatti, anche dal tipo di contratto che uno ha. Non dobbiamo sottovalutare, quindi, che una relazione di lavoro più stabile riduce maggiormente i rischi”.

Carlo Pareto 

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