lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Pensioni. Il blocco che taglia gli assegni
Pubblicato il 27-03-2015


Riforma pensioni-tagliGli effetti della lunga crisi e degli aggiustamenti (o tagli) alla fine si sono fatti sentire. Una mannaia che si è abbattuta sulle teste dei pensionati italiani che hanno pagato negli ultimi quattro anni in media 1.779 euro a testa. Lo rivela uno studio della Spi-Cgil secondo cui, con il blocco della rivalutazione degli assegni, sono stati sottratti ai pensionati 9,7 miliardi di euro. Tutto risale al 2012, quando il Parlamento escogitò un modo per riempire il fondo degli esodati. La misura varata si chiamava blocco delle perequazioni cioè mancato adeguamento all’inflazione degli assegni versati dall’Inps, inserita nella legge di stabilità ha riguardato le pensioni che superano sei volte il minimo. Un modo come un altro per risparmiare, dopo la Riforma Fornero.
La Riforma Fornero infatti prevedeva che la pensione venisse calcolata in base ai versamenti effettuati dal lavoratore e non agli ultimi stipendi percepiti, il che ha portato a una notevole riduzione delle pensioni, oltre che delle aspettative. Inoltre la riforma targata dall’ex ministro montiano ha portato all’innalzamneto dell’età pensionabile oltre che, con l’abolizione della “pensione di anzianità”, a creare una nuova categoria di persone, gli esodati.
Ma tornando allo studio condotto dal sindacato, nello specifico, si evidenzia che solo nel biennio 2012-2013, l’adeguamento delle pensioni è stato bloccato per importi superiori a tre volte il trattamento minimo, ovvero circa 1.400 euro lordi. Nel biennio 2014-2015 invece l’adeguamento è stato sull’intero importo della pensione con una percentuale del 100% solo per tutti quelli che hanno un assegno fino a tre volte il trattamento minimo, mentre è diminuito per le altre categorie d’importo dallo 0,95% fino allo 0,40%. Si tratta, prosegue lo studio, di uno scenario destinato a peggiorare se, come stabilito dagli obiettivi della Bce, il tasso di inflazione dovesse tornare sopra il 2%. Secondo gli attuali meccanismi di calcolo della rivalutazione, infatti, continuando così ai pensionati sarebbero sottratti ulteriori 3,6 miliardi di euro.
Ma se la riforma Fornero ha dovuto mettere mano al portafogli degli anziani per per riuscire a contenere le uscite, la spesa pensionistica italiana resta comunque oltre il doppio della media europea in proporzione al Pil, salendo dal 15% del 2011 fin’oltre il 17% del prodotto interno lordo.

Liberato Ricciardi

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Commenti all'articolo
  1. Ricciardi, lo SPI fa bene a mostrare quanto hanno perso i pensionati di potere d’acquisto. Bisogna però prepararci alla mossa successiva, che sarà molto più significativa. Infatti, partendo dall’assioma che ci sono troppe pensioni “d’oro” si valuteranno quelle al di sopra dei duemila euro lordi(chesarebbero “alte”) e si applicherà la “regola Boeri” che andrà a penalizzare il divario tra contributi versati e trattamento in atto, portando a successive diminuzioni della somma erogata.
    E’ la regola “del menga..” come si dice in Toscana. Ognuno, nella sua vita lavorativa, ha versato quanto previsto per legge; avrebbe potuto anche incrementare i contributi, se la regola che ora si vuole applicare, fosse esistita all’epoca.
    Ora sarà un altro prelievo sul collo dei pensionati. Del resto mi pare che fu proprio Prodi ad iniziare a non rivalutare il trattamento per far soldi…

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