mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Quei compagni che difendono i dogmi
Pubblicato il 06-03-2015


Oggi Angelo Panebianco scudiscia quanti non hanno ancora capito la grande novità della fase aperta da Renzi in Italia. È vero che Renzi ha terremotato la situazione politica. Il centro-destra non esiste più, solo Salvini, con la Melonina, sta preparando un’offensiva. Il leader del Pd ha cambiato la natura del suo partito, eliminando gli ex comunisti e sfoderando un programma apprezzato anche dagli elettori moderati, che hanno cominciato a votarlo. Sta approvando una legge elettorale che ridurrà sostanzialmente a due le liste (non le coalizioni, caro Angelo) competitive, introducendo il premio di maggiorana alla lista capace di raggiungere il 40 per cento e il ballottaggio tra le prime due in caso contrario.

Personalmente, come non ero antirenziano ai tempi in cui il Psi scelse Bersani, anzi avevo consigliato di prendere seriamente in considerazione l’opzione opposta, non sono diventato renziano oggi. Anzi ho contestato l’Italicum e anche la riforma costituzionale. Sul resto devo dire che le posizioni di qualche nostro amico e compagno sarebbero destinante a farci deragliare. Dove? Necessariamente in un’aggregazione collocata alla sinistra del PD, cantiere al quale stanno lavorando la Boldrini e Landini. Se non sbaglio è esattamente la posizione politica che i socialisti degli anni ottanta combatterono come conservatrice e dogmatica.

Penso alle riforme sociali e a quelle della giustizia. Domani mi dedicherò alle seconde. È vero noi siamo orgogliosi di essere il partito di Brodolini e dello statuto dei lavoratori approvato nel 1970 (Brodolini morì l’anno prima), che i comunisti non votarono. Ma siamo anche stati allevati al culto laico della critica e del collegamento di un principio, e tanto più di una legge, ad una situazione economica. In questo qualche insegnamento lo abbiamo appreso proprio dal vituperato Marx. Che cosa c’entra l’Italia di oggi con quella del 1970? Allora l’economia era in forte espansione, e la grande fabbrica ne era l’espressione più autentica, i lavoratori si spostavano al Nord e trovavano immediatamente un’occupazione e il problema di fondo era difenderla dai capricci e dalle discriminazioni delle proprietà.

Oggi l’economia ha segnato il punto più basso della crisi, il mondo, e anche l’Italia. si è tecnologizzato, molti lavori sono scomparsi. Anzi il lavoro sfugge, come intuiva Michel Rocard già alla fine degli anni ottanta. I giovani non hanno futuro. Dall’Italia ne sono fuggiti ottantamila all’anno. La crisi ha investito e massacrato quel tessuto di piccole imprese sviluppatosi dagli anni settanta in poi, ed è chiaro a tutti che il lavoro a posto fisso per la vita non è più un diritto, perché rischia di seminare ancora più precarietà. A me pare che il diritto del lavoro di stampo europeo dovrebbe essere nostro patrimonio. Il tutto funzionale a combattere la nuova emergenza della disoccupazione.

Il socialdemocratico Schroeder lo ha fatto con Agenda 2010. Ma se avessimo adottato i mini jobs in Italia cosa sarebbe accaduto? Però anche attraverso quel provvedimento la Germania ha ripreso a correre e creare occupazione, prima piuttosto precaria e poi più stabile. La verità è che in Italia il diritto del lavoro è intoccabile e chi ha tentato di farlo è stato ammazzato. Personalmente non credo che il conservatorismo possa oggi produrre buoni frutti. Il perno di una riforma deve esser quello della flex security lanciata a Lisbona dai socialisti europei. Bisogna a mio giudizio tutelare non tanto il posto di lavoro, ma il lavoratore. Il cosiddetto modello Ichino, o danese, non quello Landini, dovrebbe essere il nostro orizzonte. Certo il Jobs act si muove in questa direzione, ma non è ancora questo.

È giusto dunque criticarne i limiti, ma trovo assurdo e incompatibile con la nostra cultura antidogmatica, contrapporgli una legge di quarant’anni fa e gridare al crucifige chiunque tenti di adeguarla e di rapportarla alle emergenze attuali. E soprattuto fare un’operazione ingannevole. L’articolo 18 chi ce l’ha se lo tiene, ma i disoccupati non hanno alcun articolo che li tuteli. Piuttosto io rilancerei da socialista altri tre temi: il reddito minimo e quello di cittadinanza, la questione della cogestione sulla scia del modello tedesco, anche per la partecipazione agli utili da parte dei lavoratori. E vi aggiungerei anche una più attenta contrattazione sul lavoro, che deve essere sempre a misura d’uomo e rispettoso delle condizioni di vita e dell’età del lavoratore, soprattutto dopo l’allungamento dell’età pensionabile. Magari il sindacato si occupasse di questo. Come socialisti certo dovremmo occuparcene noi.

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Commenti all'articolo
  1. L’art.18 non è un dogma. Non serve al disoccupato, d’accordo, però non capisco perchè se ne ho usufruito io non ne debba usufruire mio figlio. C’è già il sistema pensionistico che ci differenzia. E poi sai benissimo che non è togliendo questa tutela al lavoratore che si crea più occupazione.

  2. Direttore, non restiamo sui singoli punti, dove ognuno trova il suo pro ed il suo contro. Qual’è la politica economica di Renzi? Mi pare che si aspetti che cada la manna dal cielo. I socialisti, al di là del tran-tran renziano hanno delle idee, hanno delle proposte?

  3. Certo,la cogestione e gli altri temi sono interessanti, ma caro Direttore, l’abolizione dell’art. 18 ha tutt’altra importanza e non è vero che impatta solo sui neoassunti ma anche su chi cambia lavoro. Visto che scrive del Job Act in termini positivi, almeno dia un’informazione corretta. Grazie.

  4. Non si può pensare che chiunque stia alla Sinistra del PD sia un comunista o un conservatore di dogmi.
    Il Socialismo (come insieme di valori) non ha nulla a che fare con il pseudoriformismo di Renzi.
    Lui è un cattolico liberale, noi dei laici socialdemocratici.
    Due visioni che possono avvicinarsi e contaminarsi ma una non può farsi interprete dell’altra.

  5. capisco che Renzi piaccia a Del Bue perché si presenta pragmatico e veloce e soprattutto anticomunista.
    A me vecchio riformista ex PCI lo spregiudicato fiorentino non piace affatto ( e non dovrebbe piacere neppure ai socialisti) e il PD ha perso il mio voto.
    Entro nel merito e mi scuso per la lunghezza.
    Da 40 anni vivo in azienda e studio i processi organizzativi e posso ribadire che certo il lavoro di oggi è molto cambiato. I confini tra dipendente e autonomo sfumano e i ruoli cambiano. E il lavoro va preso quando c’è. Dunque è indispensabile aprirsi al nuovo (anche nei sindacati e soprattutto nella PA, dove dominano i corporativi e non i confederali) . Da ex manager confermo dunque che serve flessibilità organizzativa e negoziale. Ma contrattata a livello aziendale, non unilaterale (come nel cd Jobs Act).
    Tuttavia la cosa più importante sta sfuggendo ai corifei di Renzi e alla stessa Confindustria: la motivazione. Sai Del Bue cosa cerca oggi un imprenditore o un manager da un collaboratore? Poiché siamo nelle società della conoscenza e della competizione intelligente il capo cerca professionalità, dedizione e creatività. Un esempio molto stimato in Europa sono i dipendenti delle nostre PMI, tra l’altro culturalmente vicini anche ad una sorta di mitbestimmung (che Confindustria non vuole). Allora che ci azzecca il cd.Jobs Act a tfr crescente (non tutele) con la dedizione e la creatività? Temo che si rivelerà un boomerang per le stesse aziende .
    Sulla flexsecurity l’ex ministro Damiano aveva fatto fare uno studio sulla Danimarca e il risultato fu semplice: bella, ma loro sono 5 milioni e noi 60. Ergo servono tanti quattrini, che per ora non sui vedono.
    I contratti precari? Bastava un decreto legge per eliminarli (ne fa tanti il spregiudicato fiorentino..). A prescindere dall’ipocrisia del Renzi senior..(erano tutti cocopro anche i suoi).
    Che fare allora? Quando ho cominciato a lavorare c’era già lo Statuto ma esistevano sostanzialmente tre tipi di contratti: apprendista, a tempo determinato (es, gli stagionali) e indeterminato. E per me, giovane manager, c’erano 6 mesi di prova (mica poco). Per il lavoro dipendente basterebbe tornare ai tre macrosegmenti (magari ora con anche i voucher per gli avventizi in agricoltura o le badanti) e il resto deve essere vero lavoro autonomo/professionale con partita iva. (v.Fornero).
    Infine i microjobs di Hartz e Schroeder nel 2003: certo meglio 500 euro che niente ma oggi in Germania (e negli USA) sono milioni e questi ‘microlavoratori’ caro Del Bue, sopravvivono ma non comprano, tanto che Hartz stesso ne è oggi critico (il mercato interno tedesco langue..).
    La riforma del lavoro in corso ha un solo merito: tentare una semplificazione. Ma non serviva il turbofanfaniano Renzi per farlo. Bastava un sano governo dell’Ulivo e col contributo fattivo dei socialisti.
    P.S. mi piacerebbe che questa enfasi sulla flessibilità fosse reclamata anche da docenti universitari incardinati (perché non un contratto triennale anche a loro?) o ai giornalisti (abolire l’ordine, roba da medioevo). O no?
    P.P.S.- So che a qualche ferreo craxiano Renzi ricorda il Bettino del referendum 1985 in epoca thatcheriana- se vuoi ci confrontiamo sugli esiti, compreso il boom del debito pubblico.

  6. Caro Mauro
    Renzi ha cambiato lo scenario politico, E ALURA ? Direbbero nella mia Piacenza che poi è vicina alla tua Reggio , l’Italia a da essere soddisfatta di questa situazione ? Con la riforma dello stato che si stà attuando, ( senato , Province etc.)con il sistema elettorale che si stà preparando, ha votare la prossima volta andrà il 70% degli elettori oppure si tornerà al 40% come nelle scorse regionali emiliane ? Sopratutto si va verso una democrazia oppure all’uomo solo al comando , un nuovo inviato dalla provvidenza, in questo caso abbiamo già dato.
    Io non mi sento dogmatico, ne mi sento imparentato con Landini o con la Boldrini, mi sento SOCIALISTA per il resto come ebbi già a scrivere si è sempre alla destra di qualcosa e alla sinistra di qualcosaltro ( frase di Nenni ), noi se siamo un partito, dobbiamo fare partito, significa essere portatori di un programma politico di medio periodo, conbattere le follie del momento e non correre dietro alle paturnie di questi dilettanti allo sbaraglio come è il 90% dei politici attuali ( per questo che stanno scomparendo, non per abilità di Renzi, non hanno nulla dire se non seguire l’effetto mediatico), questo significa ragionare e confrontarsi sul nostro ruolo , prendere coscienza che noi dobbiamo cessare di non vivere sul marchio Psi , nulla ci è dovuto per quello che altri hanno fatto in 120 anni di storia e per il semplice fatto di esistere , ma raccoglieremo consenso e saremo giudicati per quello che noi , oggi 2015, sapremo proporre e fare.
    Di questo dovremo discutere nel prossimo consiglio, anche il modo e con chi condurre il partito , questo per il semplice fatto che non ci possono essere segretari e gruppi dirigenti validi e credibili per tutte le politiche.
    Fraterni Saluti Compagno Maurizio Molinari consigliere nazionale – off.molinari@libero.it

  7. Caro direttore, d’accordo che lo Statuto dei lavoratori ha 40 anni. E’ una legge, socialista, che grazie a Giacomo Brodolini e Gino Giugni, ha realizzato il giusto compromesso, la sintesi, tra i datori di lavoro e i lavoratori nelle fabbriche che 40 anni fa c’erano e ora non ci sono più. E proprio perchè quel contesto non c’è più appare addirittura provocatorio agitare dei totem come drappi verso il toro. Non ha alcun senso brandire ed esibire l’abrogazione dell’articolo 18. Non aiuta nè danneggia. Oggi occorre un nuovo statuto dei diritti dei lavoratori che realizzi una nuova sintesi (ferma restando la tutela della dignità nei luoghi di lavoro) tra lavoratori e datori di lavoro. Il problema è che oggi vi è un vuoto spaventoso, un divario, tra la complessità del mondo del lavoro e dei problemi che esso pone, e la mancanza di una elaborazione di un nuovo pensiero politico e di una linea di politica economica per perseguirlo. Renzi e il suo gruppo dirigente non sono oggettivamente in grado di colmare questo divario. Nella sostanza Renzi, dopo un anno di slide e di comparsate in TV, non ha ancora enenciato la sua linea di politica economica. E occupa il suo tempo con l’italicum, twitter, e altre amenità.

  8. D’accordo con i primi commenti, compreso Davide, ma puntualizzerei che Renzi è un liberale e noi dei socialisti, lasciando stare il cattolico e il laico. Io sono socialista (su molte cose molto più a sinistra del Pd) e cattolico al tempo stesso e questo mio concetto si rafforza anche grazie a Papa Francesco: di fatto dice cose che a sinistra dovremmo mangiare col pane… Tamburrano (grande laico ma non laicista) lo ha descritto come l’unico che fa battere forte il cuore. Evidentemente anche ai non credenti. Saluti socialisti!

    • Certamente Alessandro, fai bene a puntualizzare anche se mi riferivo al modo di costruire la propria posizione politica: un socialista è laico nel senso che non fonda le proprie posizioni in dogmi religiosi. Questa è una caratteristica speciale che ci ha permesso di divenire uomini liberi (pur considerando il fatto che ognuno di noi vive nel suo privato la propria spiritualità).

  9. Egr. Direttore, gli argomenti sono tutti interessanti, possono essere opportunità di convergenze condivisioni o occasioni di esprimere pareri contrari; PERO’ TI CHIEDO PERCHE’ NON NE DISCUTIAMO ALL’INTERNO DEL P.S.I. CHE IL SE’DICENTE SEGRETARIO HA, CON ATTO DI MAGIA, FATTO SCOMP’ARIRE DAL PANORAMA POLIUTICO ANNULLANDO, NON SO CON QUALE AUTORITA’, LA PRESENZA DEL NOSTRO SIMBOLO DA OGNI COMPETIZIONE ELETTORALE? AFFRONTIAMO PRIMA QUESTE QUESTIONI E POI CHI SE NE VUOLE ANDARE NEL PD SARA’ SALUTATO CON L’ONORE DELLE ARMI, MA CHI VUOLE RESTARE NE PSI ABBIA ALMENO L’ORGOGLIO E A POSSIBILITA’ DI CONFRONTARSI NELLE COMPETIZIONI ELETTORALICON LE ALTRE FORZE POLIUTICHE, O NO?

  10. il Condivido moltissimo Carlo 1951, che con competenza e diretta esperienza ha rappresentato il senso vero dell’art.18 e dello Statuto dei lavoratori, unitamente a ciò che significa il Jobs Act: E’ probabile che qualche posto di lavoro avvenga per gli sgravi piuttosto che dalla nuova Legge sul lavoro. Dissento completamente con il Compagno Del Bue che ritiene “superato l’art.18”, che non vieta i licenziamenti giustificati, ma soltanto quelli “arbitrari”, mentre l’attacco del centro-destra e della Confindustria è di tipo ideologico a cui il populista Renzi si è interessatamente uniformato contro le conquiste Socialiste-Riformiste del 1970 che non hanno affatto perso la loro validità. Rispetto invece alla cogestione o partecipazione alla gestione c’è prima di tutto il rifiuto proprio dei datori di lavoro e anche una impreparazione delle organizzazioni Sindacali. Letta si era aperto a sperimentare il Mitbestmmung in alcuni comparti pubblici, ma Renzi si è guardato bene da riprenderlo. Dovremmo farlo noi Socialisti chiedendo intanto nei settori a prevalenza pubblica di introdurlo per poi estenderlo ai privati più grandi e via dicendo. Così come dovremmo chiedere conforza il rinnovo dei Contratti da quello dei dipendenti pubblici ai privati, se siamo convinti che per far ripartire la nostra economia serve sostenere la domanda interna, magari prevedendo di concentrare gli aumenti dal 2016 in poi, limitandoli per il 2015, unitamente agli urgenti interventi per fronteggiare la crescente e drammatica situazione di povertà.
    Se non facciamo queste battaglie sacrosante di stampo Socialista e non ci opponiamo alle vergognose “Riforme del Senato e quella Elettorale” siamo destinati alla scomparsa senza dignità politica. Non riusciamo a far vivere, nè morire con dignità il nostro glorioso Partito. Da 59 anni che ho con orgoglio la Tessera Socialista, grazie a Nenni, e ritengo doveroso non riconoscermi nel PD di Renzi spostato sempre più a destra e sentendomi convintamente a Sinistra di esso, sperando che lo faccia il PSI oppure un’altro soggetto sempre Socialista aderente al PSE, essendo troppo importante il ruolo dell’Europa sia oggi, che domani.

    • La questine è mal posta: né per Renzi né per Landini: il primo non ha una vera politica, vaga nel nulla; Landini vagheggia una nuova sinistra che non c’è; forse potrebbero essere i socialisti, solo se volessero uscire dal limbo del passato e guardare all’oggi e al futuro.

  11. è del tutto logico caro del Bue che tu preferisca Renzi a Landini. A me vecchio riformista di sinistra e uomo d’azienda piacciono poco entrambi ma il fiorentino mi urta di più perché è incolto e spregiudicato.Doti molto borghesi e assai democristiane.
    Vuoi fare un discorso serio sul JA? Intervista qualche tedesco di sinistra dopo 10 anni di Hartz e Schroeder, coni milioni di microjobs che non fanno campare. Se vuoi c’è fresco fresco un a Presa Diretta di Jacona. ..Meditate gente, meditate.

  12. Caro Mauro, se sei fuori linea tu lo sono pure io, ben contento di esserlo, visto che, almeno per questa volta, condivido appieno sia la tua la tua analisi che le considerazioni/conclusioni che ne trai. Lasciamo alle inutili elucubrazioni dei radical-chic nostrani i sogni greci che nulla hanno a che vedere né con la situazione italiana né con l’essere socialisti riformisti…….

  13. Direttore mi permetto di ricordargli che Renzi fino a poco tempo fa dichiarava che non è rilevante l’abolizione dell’articolo 18 che i problemi erano altri. Ad un certo punto Draghi e la Merkel gli hanno fatto cambiare idea. Quindi senza ascoltare nessuno, come sta facendo su tutte le altre cose, l’ha approvato, senza neanche emendare come si erano messi d’accordo con la minoranza PD sulla questione dei licenziamenti collettivi, facendo imbufalire Damiano, Bersani ecc. Come non è stato previsto una flex secury né come suggerisce Lei una partecipazione agli utili dell’impresa dei lavoratori, come avviene in Germania. Quindi tutto negativo per i lavoratori è nulla a loro favore. Questo è il personaggio. Io credo che con il PSI questo personaggio venuto dal nulla, non ha niente da spartire è vero che ha rottamato gli ex comunisti ma non ha fatto nascere un partito socialdemocratico, anche se strumentalmente ha aderito al PSE, ma la DC di Fanfani. Ben gli sta agli ex comunisti che non hanno capito nulla già dalla Bolognina e li che hanno sbagliato. Quella era l’occasione per far nascere anche in Italia un grande partito Socialdemocratico ancorato fortemente all’Europa come avevano spinto in questo senso i vari: Macaluso, Napolitano, Ranieri e non sbaglio ed altri. L’errore lo hanno continuato con la nascita del PD con la fusione a freddo di due culture politiche alternative tra loro in sostanza una sommatoria elettorale, senza nessuna visione del futuro senza una programmazione di chi volevano rappresentare. Con Renzi le cose sono ulteriormente peggiorate, è nato un corpaccione indistinto che non ha una visione della società va vanti a zig zag. La constatazione che qualche riforma la porta a termine, non è come tutti sappiamo sinonimo di cose fatte bene, anzi, come sostiene Lei direttore, è proprio il contrario. Quindi il PSI credo che debba trovare un’altra strada da percorrere che è quella oltre il PD.

  14. In che modo la flessibilità si concilia con qualità? Le aziende che hanno, nonostante gli alterni cicli economici, aperto spazi sui mercati internazionali, si sono caratterizzate sulla flessibilità o sulla qualità produttiva? Può il livello di professionalità e il suo sviluppo, essere connessa al rapporto di lavoro a termine? Entrare, rispondere a questi interrogativi non significa sposare il retro riformismo.

  15. Povero del Bue!
    Fare ragionamenti semplici non serve a creare consenso. Nella realtà noi socialisti siamo in fondo un po settari. Anche quando c’era Bettino che era riuscito a moderare le correnti la gran parte degli “attivisti” aveva un riferimento ad una persona, ad un piccolo leader. Abbiamo la necessità di sentirci, prima di tutto, “di sinistra”.
    e secondariamente in difesa della democrazia ” il timore di “un uomo solo al comando”.
    Come terzo elemento siamo noi che possiamo dare la patente di “socialisti”.
    Il nostro Renzi sta facendo poco, in modo confuso e contraddittorio. Cerca di mettere assieme un partito riottoso e un Parlamento sbracato. Ma qualcuno degli altri ha fatto o pensi potrebbe fare meglio?
    I tuoi interlocutori chiedano cosa ne sanno dell’arti 18 giovani laureati dentisti, che lavorano nei maggiori centri pubblicizzati, a 20 Euro l’ora (con partita iva) ed hanno 15 minuti di tempo per fare un otturazione. e sono mesi che non vengono pagati.
    L’abolizione o la riduzione dell’efficacia dell’art 18 è probabilmente, come dicono alcuni, é l’accettazione di un direttiva della Angela tedesca. Ma se ha assunto un significato così impattante per l’opinione pubblica europea questo è dovuto alla opposizione di Landini e compagni.Perciò con poco portiamo a casa il consenso.
    Non credo, purtroppo, che questo serva a risollevare le sorti dell’occupazione. Non vedo, sul piano locale una ripresa. Anzi!
    Gli indicatori dell’ISTAT sono positivi ma noi in loco, nella prosperosa Lombardia, non vediamo spuntare il sol dell’avvenire.
    Ps. Matteo mi è antipatico. Se alla prossima occasione lo debbo votare mi turerò il naso.

  16. Caro Mauro
    Ho letto e riletto il tuo articolo e non ho trovato in esso la conoscenza e la logica che tu applichi quando ti impegni in lettura filosofica delle umane vicende.
    A me sembra che hai trattato il tema lavoro da partigiano e pertanto non hai convinto, visto che tutti gli interventi sono contraddittori al tuo articolo.
    Secondo quanto scrivi i cittadini di una nazione non hanno diritto al lavoro ( persino in tempi di regime il lavoro aveva sacralità perché alla base della dignità umana, della famiglia e della forza del paese).
    Chi non lavora non ha niente da difendere e non deve fedeltà a nessuno nemmeno al paese, in caso di chiamata contro estremi eventi.
    Non voglio scrivere su materia di lavoro per non ripetere quanto già sopra scritto ma semplicemente ti invito ad approfondire l’ argomento e poi dare, in quanto ne sei capace, argomentazione dettagliata in senso riformista e socialista.

  17. Ai tempi del “grande PSI” correva il detto . Ora questo vale per tutta la sinistra nel suo insieme. Renzi lo ha capito, ci piaccia o no questo questo è il dato vincente, Poi scusate i posti di lavora li crea chi investe non chi difende i diritti, ci piaccia o no questa è la realtà, Meditate gente,meditate.

  18. Poi per quanto riguarda le maggiorqnze devo per la verità anche precisare che la direzione del PSI ha approvato il Jobs act a larga maggioranza e che i parlamentari socialisti hanno votato la legge. Così per ricordare…

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