lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Quel che penso dell’Italicum e di noi
Pubblicato il 31-03-2015


Le mie critiche all’impostazione della nuova legge elettorale sono note, almeno nella nostra piccola comunità. Sono stato, con Mucciolo, fautore di un documento approvato dal Consiglio nazionale, in cui si chiedeva ai nostri senatori di non votare la legge. È vero che, rispetto alla prima stesura, quella sottoposta a dure critiche nel testo approvato praticamente all’unanimità dal Consiglio, la nuova legge è stata sottoposta a emendamenti anche sostanziali, quali l’abbassamento dello sbarramento elettorale per il conseguimento di seggi, l’innalzamento al 40 per cento della soglia per conquistare il premio di maggioranza al primo turno, l’introduzione delle preferenze coi soli capilista bloccati.

Restano però le critiche sul taglio generale della legge. La prima è quella che viene presentata come un vanto dal premier come se le elezioni fossero il Giro d’Italia, con un vincitore per forza, che in un sistema parlamentare significa promuovere una lista che ottenga la maggioranza assoluta al primo o al secondo turno. Dove sta scritto che gli elettori debbano decretare un vincitore? In Inghilterra, col più secco dei maggioritari, non è scaturito alcun vincitore alle ultime elezioni tanto che conservatori e liberali hanno dovuto comporre un’alleanza per governare. In Francia è accaduto diverse volte che nessun partito abbia ottenuto la maggioranza assoluta, nonostante il sistema maggioritario a due turni di collegio. Perfino in Grecia Tsipras ha dovuto implorare una singolare alleanza con un micro partito di destra. Le elezioni per il Parlamento devono fotografare le tendenze elettorali e non eleggere un governo.

Noi decretiamo per legge un vincitore, poi lo adorniamo di corona d’alloro, con medaglia d’oro olimpica. Anche in Francia vince uno solo. Ma alle presidenziali. E da qui discende la seconda conseguente obiezione. Noi usiamo una legge elettorale che dovrebbe servire per eleggere la Camera dei deputati come se si dovesse procedere all’elezione del presidente. Siamo però una Repubblica parlamentare e anziché procedere alla sua opportuna trasformazione in presidenziale usiamo la legge elettorale, anziché la riforma costituzionale, per renderla tale “de facto”. Non da oggi, per la verità. Quante volte abbiamo sentito sbraitare che Monti, Letta e Renzi non sono stati eletti? Ma quando mai un presidente del Consiglio lo è stato in Italia?

Le due obiezioni di fondo, che penso possano essere risolte solo da un referendum popolare sulla forma di Stato e poi dall’elezione di un’Assemblea costituente, si accrescono di alcune obiezioni particolari. Prendiamo la questione dei capilista bloccati. Chi sono mai costoro? Dei candidati che appartengono all’aristocrazia politica, contrapposti ai più popolari che saranno sottoposti al vaglio della scelta degli elettori. Con un piccolo particolare. Se i collegi saranno un centinaio, solo il Pd, e poco altro, sarà oggetto di questa suddivisione tra tutelati e non. Gli altri saranno quasi tutti impermeabilizzati dal loro ruolo di capilista nominati. Si dice: “È’ tutto vero, ma è meglio questa riforma di niente”. Lo stesso Paolo Mieli ieri sera si è schierato col vecchio detto “piuttosto che niente meglio piuttosto”. Non capisco perché. Personalmente ritengo sia meglio il Costituzionatellum. Poi un percorso che parta dalla scelta sulla forma di Stato e dalla elezione di un’Assemblea costituente. Penso che sia meglio niente di un passo falso. Meglio niente che peggio. E naturalmente mi auguro, lo dirò domani alla segreteria, che i socialisti sostengano questa posizione anche alla Camera.

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Commenti all'articolo
  1. Condivido pienamente. Spero davvero che i nostri parlamentari dimostrino di non essere sudditi di un sempre più arrogante PD. E’ una legge vergognosa, non saprei definirla diversamente.

  2. Anch’io ritengo che l’Italikum sia una pessima legge e perciò se i parlamentari Psi la ritengono tale anche loro devono opporsi con tutte le loro forze e non lavarsene le mani, non niente piuttosto che peggio, ma essere dichiaratamente contrari.

  3. Mauro, se i nostri parlamentari approveranno questa legge si renderanno responsabili di un grave errore politico, forse il più grave fatto lungo un percorso parlamentare già di per se non troppo esaltante. Gira voce tra i compagni, che il nostro gruppo abbia agibilità politica solo per quanto concerne la tematica dei diritti civili, essendo tutto il rest preconfezionato dal PD e non suscettibile di modifiche da parte nostra. Sulla legge hanno una buona occasione di dimostrare che non è vero. Un caro saluto

  4. Caro Mauro,
    mi piacerebbe tanto che i socialisti, i liberali e i repubblicani ritrovassero la strada perduta e conquistassero un ampio spazio politico e culturale per l’affermazione dello Stato laico. Con tutta la simpatia per Papa Francesco, la mitologia cristiana, elevata a fondamento e coronamento della Repubblica Italiana, mi sta molto stretta. Ancor più strette mi stanno la totale assenza di democrazia nel governo della Chiesa, la discriminazione fra uomo e donna, l’elevazione delle verginità femminile a culto, quell’orrendo strumento di tortura che ha sostituito il pesce dei primi cristiani, l’esaltazione della “passione” a scapito della concretezza e del pragmatismo, l’esaltazione dell’elemosina a scapito della giustizia sociale che incontra il bisogno e conduce al benessere dell’intera società fondato sul lavoro e sull’ingegno delle donne e degli uomini liberi e sani. Se poi guardiamo le altre religioni, ci avviciniamo sovente all’orlo di un pozzo senza fondo di barbarie, tanto che il cristianesimo e il cattolicesimo appaiono oggi un compromesso lieve per i liberi, i giusti e i curiosi. Sappiamo bene che non è stato così per oltre un millennio, fatti salvi gli ultimi 70 anni.
    Purtroppo i socialisti, i liberali e i repubblicani sono troppo litigiosi e non sanno darsi un capo laico, pragmatico e lungimirante come poteva essere Bettino Craxi. Non sanno affidare a un leader democratico le tattiche e i compromessi per la prima di tutte le riforme, quella che garantisce il ricambio e l’alternanza. Ho insistito tanto nelle pagine dell’Avanti! sulla regola del ricambio dopo il secondo mandato. Bettino Craxi aiutava Claudio Martelli a sostituirlo ed era importante per quelli come me che avevano capito la valenza del progetto craxiano, che ci fosse Martelli. Matteo Renzi che ha gli stessi tratti della leadership craxiana, ancora non ha fatto emergere un successore ma ha dichiarato, ripetutamente, che se sarà eletto nel 2018 non ci sarà un terzo mandato. Questo è importante!
    Qualcuno potrebbe dire che il successore non deve essere scelto dal capo in carica ma deve emergere da un processo democratico. Non funziona così: il successore viene scelto con lungimiranza dal capo e si deve misurare con i meccanismi democratici (primarie). Se riesce a trovare la sintonia col suo partito e circondarsi da validi collaboratori sarà scelto dalla sua base e scatterà un meccanismo magico che lo porterà a vincere le elezioni. Altrimenti perderà le elezioni e vincerà il capo dell’opposizione. Può darsi che questo successore sia troppo debole, come è successo con Ochetto, D’Alema, Prodi e Bersani. Per questo ha vinto Berlusconi che, per vent’anni, è stato percepito come il leader dell’Italia della seconda Repubblica, nonostante abbia governato solo la metà del tempo. Poi è arrivato Matteo Renzi contro tutti, scelto da nessuno al vertice, ma dalla base e dagli elettori del suo partito! Ora Matteo Renzi deve creare le condizione della governabilità e dell’alternanza secondo regole categoriche come negli USA, che è la più antica e longeva democrazia del mondo.
    Qualcuno potrebbe dire che Matteo Renzi è cattolico e noi abbiamo bisogno di un laico. Va bene: allora individuiamo noi il laico per le primarie del 2018. Ho ascoltato bene, più volte, l’intervento di Elena Cattaneo nel nostro convegno a Città di Castello il dicembre scorso. Come ha detto Gennaro Acaquviva, al termine del suo intervento, dobbiamo ringraziare Giorgio Napolitano per averla nominata Senatore a Vita. Dobbiamo ringraziare Elena Cattaneo per aver aderito al nostro gruppo al Senato. Grazie due volte a Gorgio Napolitano perché anche lui ha aderito a nostro gruppo. Mauro, queste singolari circostanze non ti fanno un po’ riflettere? C’è di più: sto seguendo tutti gli interventi del nostro Segretario Riccardo Nencini che è veramente molto in gamba! Allora, siccome la speranza è l’ultima a morire, accarezzo un’idea ardita, ma lo faccio piano perché i germogli vanno fatti crescere con delicatezza!

  5. Sono d’accordo solo in parte; chi l’ha detto che “elezioni per il Parlamento devono fotografare le tendenze elettorali e non eleggere un governo”? E vero il contrario: le elezioni sono fatte per scegliere un Governo che faccia la sintesi delle principali idee degli elettori e poi che governi e decida, e non per fare un sondaggio sulle mille molteplici e talvolta disinformate/improbabili opinioni degli italiani…. Ai tempi attuali il mondo cambia ogni giorno, e chi non decide e sta fermo resta indietro (vedi l’Italia negli ultimi quarant’anni); per cui è necessario sapere subito chi ha vinto le elezioni, e formare un governo coerente e unito, evitando le estenuanti trattative tra innumerevoli partiti, che poi si risolve solo in un mercato delle vacche…. Se l’Italia è più in crisi del resto d’Europa, lo deve anche al nostro vecchio e obsoleto sistema parlamentare proporzionale….

  6. Condivido e spero che i parlamentari coraggiosi dentro e fuori il PD renziano votino contro Italicum. Da vecchio riformista ex PCI ho sempre sostenuto la legge elettorale alla francese (che poi era la proposta del PD bersaniano) e per il senato , correggendo alcune ipotesi dell’Ulivo, sono oggi per la proposta Chiti (dimezzare i parlamentari e senato elettivo senza fiducia né bilancio).
    Tuttavia queste riforme costituzionali dovrebbero essere discusse da un parlamento eletto proporzionalmente (così avviene nei paesi seri) e qui casca il palco. Dovremo ahimè acconciarci ad un referendum (‘pilotato’ dal governo) sperando di fare un buon lavorio di chiarezza e se possibile di portare alle urne tanta gente.

  7. E’ vero Mauro, non è il popolo, almeno finora che elegge il Presidente del Consiglio, ma il Parlamento.
    Si da il caso però che il presidente del consiglio debba giurare nelle mani del Presidente della Repubblica/Capo dello Stato FEDELTA’ ALLA REPUBBLICA E RISPETTO DELLE SUE LEGGI (della Repubblica, non delle proprie, specifichiamo!)
    Renzi ed il suo governo stanno tradendo questo giuramento e quindi sono perseguibili.
    Per farlo serve un’azione forte; una specie di CLASS ACTION che lo ponga in condizione di difendersi e non di blaterare da pinocchio che ha studiato al paese dei balocchi!
    Hanno coraggio i socialisti di farlo?
    Nencini ci tiene così tanto a stare in questo governo, quando sa che lo stesso (Renzi/Boschi, santincielo!) sta lavorando per suicidare tutti i partitini, tristemente minori, che hanno fatto la storia della Repubblica e della Resistenza al fascismo. Sperando, come col Sindaco d’Italia (che schifo), di consolidare il famoso “partito della nazione” molto simile al “nazional”
    Al Gran Consiglio siamo già arrivati ed il partito unico è proprio sul filo di lana.
    Ma che dignità hanno gli ex comunisti che per settant’anni hanno gridato “la Costituzione non si tocca” a prestarsi a questi giochetti, cui prodest, cui bono?
    Smettiamola col dire che siamo all’ultima spiaggia, e pensiamo con Costanzo che si puo girare l’angolo dove di spiagge ne troviamo quante vogliamo.

  8. Pienamente d’accordo direttore, l’augurio e che i Socialisti votano contro, non solo per il merito, ma sopratutto per la necessità alle prossime elezioni politiche di una lista Socialista. Sarebbe veramente difficile in campagna elettorale spiegare il contrario.

  9. Ad Albertlas suggerisco una rapida lettura della Costituzione. Siamo una repubblica parlamentare e le elezioni, se non cambiamo forma di stato, servono solo per eleggere il Parlamento e non il governo.

  10. E’ la scuola della seconda repubblica. E’ dal ’94 che ci dicono che eleggiamo il governo: niente di più falso; il nostro sistema, se qualcuno non lo cambia in presidenziale o semipresidenziale, rimane parlamentare e si elegge il parlamento (secondo me non è neanche da buttare). Il problema grosso è che non eleggiamo più neanche quello. L’inganno del mattarellum e la (vera) proliferazione dei partiti; l’incostituzionale porcellum che ci ha dato i nominati; ora l’inganno e forse incostituzionale italikum, più il senato non elettivo, il taglio (dei servizi) delle province… ci resta ben poco da votare, fanno tutto da soli, o da solo (Renzi) e non va bene; e se arrivasse uno peggio di lui? Pericoloso l’uomo solo al comando… Solo un’assemblea costituente può fare una riforma costituzionale decente (e non un parlamento costituito e peraltro nominato) e poi trovare una legge elettorale adeguata ad esso, mentre qui si cambia spesso e male la legge elettorale come fossimo un paese presidenziale. Quindi molto meglio il niente del peggio. Ma i nostri parlamentari e il Psi la pensano così? Solo la sinistra Psi (vedi Besostri), ma anche lei direttore, si batte contro queste pessime riforme. Saluti socialisti!

  11. Oltrew che le obiezioni di fondo quali il mito della governabilità: negli Stati uniti al presidejhnte gli piazzano un’elezione di mezzo term9ine e soiuamo in una forma di governo parlamentaRE, QUELLO CHE NON VA è IL FATTO DI IGNORARE, LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE delegittimando anche quell’istituzione. Il ballottaggio tra liste non esiste in nessun paese è solo un modo illegittimo perm fare un ballottaggio tra candidati primi ministri. Per di più viene attrinbuito un premio senza una soglia minima in seggi o voti. Chi vince il ballottaggio ha più del 50%: sì ma dei votanti non degli aventi diritto al voto. Si vuol, governare contro la volontà degli elettori. Anche l’elevamento della soglia al primo tuirno è una presa per i fondelli. E’ un trucco per andarem al ballottaggiuo senza soglia. Le prime due liste non è detto che rappresentino almeno la volontà dei votanti. Inoltre il 40% se va a vore il 65% è una SOGLIA RISPETTABILE, MA SE COME NELLA TUA EMILIA ROMAGNA VA A VOTARE IL 37%? nON VIENE IL SOSPETTO CHE L’OFFERTA COMPLESSIVA è RIFIUTATA, PER QUALE RAGIONE il migliore dei peggiori deve governare contro la maggioranza degli aventi diritto?

  12. Albertlas dove vive? Il mattarellum non era proporzionale e il porcellum men che meno, mi pare che l’Italia fosse più potente e rispettata con il proporzionale da De Gasperi a Craxi.Se va a votare il 35% perché chi ha il 40% DEVE AVERE IL 55% DEI SEGGI? GOVERNARE CONTRO LA VOLONTà DEI CITTADINI.NON è DEMOCRATICO. COSA C’ENTRA IL PROPORZIONALE CON LA MANCANZA DI POLITICA INDUSTRIALE E LA CORRUZIONE? E la mafia?

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