martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Rai. Dalla lottizzazione al monopartitismo
Pubblicato il 09-03-2015


Renzi-riforma-RaiScomparsa della figura del direttore generale, sostituita da un autentico amministratore delegato – con tutti i poteri di un a.d. di una società privata – nominato direttamente dal governo. Superamento dell’attuale co-gestione direttore generale-Cda, la Commissione di Vigilanza Rai – che resterebbe come organo di controllo – non avrebbe più il compito di nominare i membri del Consiglio di amministrazione che verrebbero ridotti da 9 a 5. Riduzione del canone a 65 euro dai 113.5 attuali. Queste alcune delle novità previste nell’iniziativa governativa di riforma dell’azienda radiotelevisiva pubblica secondo le indiscrezioni che stanno già accendendo prevedibili polemiche. Nel frattempo, domani pomeriggio avrà inizio l’esame del disegno di legge 1570 – a prima firma Enrico Buemi – sulla riforma della governance Rai.

LA RIFORMA RAI NELLA SOSTANZA E NEL METODO – Secondo quanto appreso da fonti dell’esecutivo, l’intenzione di Renzi sarebbe quella di un autentico super manager a capo della Rai, con ampi poteri e nominato direttamente dal governo. Questa è la principale innovazione della governance Rai concepita da Renzi per superare l’attuale legge Gasparri. Un modello che condurrebbe a superare l’attuale cogestione direttore generale-Cda, nel tentativo di allontanare i partiti dall’amministrazione diretta dell’azienda. Ma se prima il controllo era dei partiti, ora il rischio è che si concretizzi il controllo di un unico partito. “In settimana iniziamo l’esame in Cdm per chiuderlo velocemente. Poi la palla passa al Parlamento con lo stesso metodo della scuola” scrive Renzi nella sua enews che, tradotto significa abbandonare in modo ufficiale il decreto legge a favore di un disegno di legge. La novità risiederebbe nel metodo: come per “la buona scuola” anche il progetto governativo Rai sarà oggetto di una consultazione, limitata a esperti di settore (circa 30) già individuati: giornalisti, giuristi, professori universitari, economisti, associazioni e comunicatori. Lo studio di questi pareri porterà al ddl definitivo.

BUEMI (PSI): NO AL SUPERMANAGER  Domani invece avrà inizio – in VIII Commissione Lavori pubblici del Senato – l’esame della proposta di legge, presentata lo scorso luglio, a prima firma del senatore Psi, Enrico Buemi. Sulle indiscrezioni in merito alla riforma della Rai l’esponente socialista rileva che “alcuni aspetti possono coincidere con la nostra proposta che tra gli altri obiettivi prevede quello di lasciare al Parlamento il compito di vigilanza, e non la funzione di nominare i membri al fine di evitare le lottizzazioni”. Sul fronte della figura del super manager secondo Buemi “da una parte ci sarebbe l’identificazione precisa della responsabilità, dall’altra, però, la gestione rischia di essere troppo legata al governo, e questo non garantirebbe la pluralità dei punti di vista, facendo correre il rischio di una omologazione del sistema a un unico punto di vista”.

Silvia Sequi

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