martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Renzi e noi
Pubblicato il 04-03-2015


Noi abbiamo un conto aperto con Renzi. Ma Santa Madonna, non eravamo noi socialisti designati storicamente a guidare e a dominare gli ex comunisti dopo l’89? E invece guarda cosa succede. Vent’anni dopo è un cattolico, di estrazione ex democristiana, con altrettanti compagni di tradizione, a fare l’operazione che noi avevamo progettato per decenni e che gli eventi ci avevano riservato. Non è questo forse il motivo di un certo risentimento dei nostri reduci verso il giovan signore fiorentino? E che venga rivalutata la storia democristiana e i suoi uomini e non quella socialista, non è una beffa, un inganno, un sopruso?

Niente nella storia accade per caso. E il destino cinico e baro c’entra poco. La nostra situazione è figlia dei nostri errori e, solo in parte, di un omicidio giudiziario. Quest’ultimo riguarda il modo col quale è stato trattato il leader del Psi, peggio di un personaggio coinvolto nelle stragi e nella camorra. Un oltraggio al senso della misura. Per finanziamento illecito alla politica non si è mai ammazzato nessuno. Craxi è morto per questo. Ma prima ancora della rivoluzione giudiziaria c’è stata una rivoluzione politica che la maggioranza del Psi non volle o non seppe capire. Dal 1989 al 1992 avevamo il vento della storia a nostro favore. Siamo riusciti ad essere travolti. Come un ciclista che scala per primo il Mortirolo e poi cade in discesa. Incredibile.

A me pare dunque piuttosto inutile e anche fuorviante avercela con Renzi perché ci ha rubato il posto. E penso che sia altrettanto assurdo assumere posizioni che nulla hanno a che fare con le nostre idee, solo per contestarlo. Inseguire Vendola e Landini è come tagliarsi i cosiddetti per dispiacere alla moglie. Tuttavia noi non siamo mai stati democristiani e non possiamo assurgere al ruolo di ex. Abbiamo il dovere di insistere per difendere la nostra storia e per affermare le nostre idee nel presente. Che sono o dovrebbero essere anche originali. Perché assenti o quasi.

Non mi riferisco solo alla laicità che è pur sempre un grande valore distintivo. Mi riferisco innanzitutto a una visione storica della politica oggi in disuso e causa fondamentale del distacco dalla politica dei cittadini. Solo il cinque per cento degli italiani ha fiducia in questi partiti. Sono anche troppi. Dove sono i partiti e chi rappresentano oggi? Abbiamo voluto americanizzare la politica, caro Wolter, eccoti servito. I vecchi partiti erano probabilmente finiti, ma rappresentavano storie, tradizioni familiari, ideali accesi. I nuovi cosa rappresentano? Avremmo dovuto europeizzarci, e siamo qui a tentare di farlo vent’anni dopo, quando anche l’Europa mostra abbondanti crepe. Così abbiamo i leader: Renzi, Salvini, Grillo, chi lo sa, magari ancora Berlusconi, ma non abbiamo più la politica. Bella fine.

Renzi non ha un progetto di futuro. Annaspa, con buone idee e con grinta decisionista. Ritiene che il cambiamento sia un valore in sé. Come la rottamazione che produce l’idea che l’inesperienza sia una virtù e l’esperienza un difetto. Io contesterei la legge elettorale come hanno fatto i nostri senatori che non l’hanno votata. Introduce il principi della vittoria necessaria, come se fosse il Giro d’Italia, anche se l’elettorato non l’assegna a nessuno, ricava una sorta di presidenzialismo in un sistema che resta parlamentare, con ballottaggio nazionale tra liste e non tra candidati, unico al mondo, blocca la maggior parte dei candidati che vengono così nominati e non eletti. Tutto questo dopo avere deciso che neppure il Senato sarà eletto e neppure le province. Personalmente ho sostenuto l’azione del governo Renzi sull’economia, Jobs act compreso, a volte anche contro alcuni amici e compagni del Psi, ma avrei un’altra idea di democrazia.

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Commenti all'articolo
  1. Il fatto è che la democrazia è una cosa difettosa. Meno difettosa dell’anarchia ma pursempre piena di limiti. Allora ci vogliono le regole: l’elezione dei rappresentanti, il non vincolo di mandato, l’equilibrio dei poteri e, la regola fondamentale, che impedisce la rielezione dopo la seconda volta. Matteo Renzi ha già dichiarato ripetutamente che se sarà eletto nel 2018 non ci sarà una terza volta. Non è poco per un cattolico che aspira a diventare santo! Se non un socialista, mi sarebbe piaciuto tanto almeno in laico come Premier: Ma Bettino ce lo siamo giocato e, ancora, non abbiamo avuto il coraggio di far le barricate per la sua memoria. Non ci resta che svogere il ruolo dei renziani non democristiani dentro il PD cercando e trovando quel coraggio.

  2. Il problema, caro Del Bue, è proprio la mancanza di idee che porta i Socialisti ad assumere posizioni non coerenti. Difendere il Jobs Act è un errore per chi si professa a favore dei lavoratori. A me sembrano più coerenti i grillini. Anzi, visto che le ultime notizie indicano una virata di Grillo a sinistra, perchè non esplorare una alleanza con loro? Altra alternativa: allearsi con Sel e minoranza Dem per raggiungere il 3%. Se invece cambia la legge elettorale si salvi chi può (qualcuno nel PD, qualche altro con Sel, qualche altro con Grillo). Purtroppo come anche i dati campani dimostrano, va bene se pesiamo un 1,5% (ovvero il 5% del 30%). Io ripartirei da un cambio della dirigenza del PSI.

  3. Sono spesso in accordo con il direttore Del Bue ma sinceramente questo articolo puzza di “tengo il piede in due scarpe”: approvo Jobs Act ma Renzi non mi convince.
    Francamente penso che i socialisti dovrebbero seguire tutt’altra strada: la costruzione di una sinistra di popolo.
    La destra liberale e moderata mi sembra che sia ben rappresentata da Renzi (come dice il buon Michele Prospero dalle pagine de “il manifesto”). Da socialista questo PSI non mi rappresenta… mi auguro che le prossime direzioni nazionali possano invertire la marcia filogovernativa.
    I socialisti sono molto più che quell’1% rappresentato dall’attuale PSI.
    Fraterni saluti!

  4. Come non essere d’accordo con Lei,Direttore.La risalita sarà durissima ma sono convinto che le forze le dobbiamo raccogliere dal basso anche se indebolite da una rassegnazione ormai mortale.
    La rassegnazione non deve passare ,dobbiamo lottare per noi e per chi con noi sta soffrendo e continuerà a farlo per tanto tempo ancora.Cordiali saluti Oscar Acerbi

  5. Sono d’accordo. Per fare politica tuttavia, la nostra politica laica, socialista e riformista, occorre un partito. E il nostro Partito sembra aver abdicato al ruolo che ebbe per anni nel farsi primo promotore di grandi battaglie (dallo Statuto dei lavoratori alla legge sul divorzio). Noi, semplicemente, non siamo. Non prendiamo posizione, non esprimiamo idee che siano parte di una linea politica. Non esistiamo.
    E non mi sembra logico e neppure di buon senso che questo nostro Partito Socialista convochi un Consiglio Nazionale (il 14 marzo) e lo faccia con questo ordine del giorno: riorganizzazione del partito; elezioni regionali. Perché non siamo stati convocati per discutere del Jobs Act, pr dire la nostra sulla legge elettorale?? Questo mi fa male e mi fa enormemente arrabbiare. Accusiamo gli altri di scarsa democrazia e poi è in casa nostra che manca per prima. Si viene chiamati ad esprimersi solo per giustificare l’esistenza di qualcuno. Vergogna. È inutile celebrare Pertini. Questo non è più il suo partito.
    Monica Ricci

  6. Caro Direttore mi spiace dirlo ma non abbiamo le idee e la grinta. Salvini in meno di un anno ti ha rovesciato una situazione persa puntando sull’immigrazione. Renzi in 4 mesi ha vinto primarie ed Europee col ricambio generazionale. Noi non abbiamo idee da far valere. Tutto qui. Il resto è roba da commentatori da poltrona in pelle e Cohiba, la Storia, Craxi, Manipulite, il Muro, chi ha ragione chi ha torto, la DC, il PCI, Landini, Vendola, la Laicità. La politica con la P grande, i partiti con la P grande, tutta roba da soffitta, i discorsi i dibattiti, i circoli, le sezioni, tutta roba da 45 giri, il mondo è cambiato è veloce i leader si bruciano in due stagioni, le idee si esprimono coi Tweet, e l’Italia non fa eccezione, va veloce, dove non sappiamo, ma va veloce, solo i reduci della prima repubblica sono rimasti alle sezioni. Il paese va svecchiato ed internazionalizzato, tutto qui. L’unica mossa che possiamo fare è recuperare qualche compagno con una orgogliosa convention dell'”ora o mai piu'”, in nome della identità, dell’autonomia e del Garofano. Recupereremo qualche centinaio di compagni in giro per i partiti in frammentaria scomposizione, ma raggiungeremmo appena l’1, 2. Per il resto, per fare il “balzo” ci vogliono grinta, idee e felpe colorate. Diamoci pace, è cosi’. Un caro saluto.

    • Analisi chiara e al punto. Ho quasi sessant’anni. E’ difficile per me adeguarmi al nuovo modo di fare e intendere la politica, ma è fin troppo facile capire, che il mondo è cambiato; bisogna essere in grado di saperlo interpretare per quello che è. Ci manca la grinta, ci manca un ricambio generazionale. Salvini è un ottimo esempio di come si possa ribaltare anche la storia avversa.

  7. Questa volta Direttore non sono d’accordo con te, Renzi, non sta facendo una politica che si possa definire socialista. 1° la legge sul lavoro, che crea una maggiore flessibilità per le imprese , anche se creerà posti di lavoro, ha poco di socialista perché toglie diritti ai lavoratori, sembra di essere tornati alla fine degli anni cinquanta quando si veniva via da fare i contadini per andare a fare i muratori e i manovali, il lavoro lo trovavi, ma non si sapeva per quanto, con quali garanzie per la sicurezza, non potevi protestare altrimenti non ti riprendevano, è vero che ora come ora sarebbe importante aumentare i posti di lavoro per più giovani e forse ci riusciranno, però senza diritti la precarietà non si abbatte.
    2° Sulla riforma della legge elettorale i segretari dei partiti la fanno da padroni nominano la maggior parte degli eletti, i cittadini non possono scegliere, non si è stabilita una cosa fondamentale che andava decisa per prima, vogliamo fare una repubblica parlamentare o una repubblica presidenziale?
    I socialisti richiedevano un’assemblea costituente eletta con il sistema proporzionale per fare le riforme costituzionali, non se ne è fatto di niente, decide tutto il giovane signore fiorentino coadiuvato dalla bella ministra Maria Elena un po’ poco per i miei gusti. Il Presidente del Consiglio segretario anche del partito di maggioranza relativa sceglie il Presidente della Repubblica, il senato e le provincie sono organi elettivi di secondo livello, mi sembra che stanno preparando le condizioni per un uomo solo al comando, che cosa c’è di socialista in questo ? Se non si sta attenti più che di socialismo si potrebbe andare a finire verso il fascismo, ho sentito che il venerabile Licio Gelli è molto soddisfatto di come procedono le riforme.
    E per finire, questa fretta di voler far le cose velocemente , senza ascoltare i pareri di nessuno, dove il Parlamento le opposizioni sono un intralcio, per non hanno niente a che vedere con la nostra centenaria storia politica..

  8. E’ un fatto caro direttore che anche Noi come partito siamo assimilati ai renziani ma di seconda scelta nel PD. Dopo le primarie della campania, come la volta scorsa, si sono rinfacciate come i peperoni dopo pranzo, a chi ne ha magnificato il sapore.
    E’ triste e sconfortante il pensiero che anche come partito, partecipiamo mettendoci la faccia e la nostra dignità, come comparse in una commedia dell’assurdo, con un regista nascosto nella buca del suggeritore.

  9. Se vogliamo conquistare uno spazio politico tutto nostro, non possiamo fare altro che riprendere a fare politica. Ci sono tantissime questioni che non aspettano altro che una risposta. Ha ragione il Direttore quando dice che c’è innanzitutto un problema di democrazia e la legge elettorale è un tema di primaria importanza. Poi ci sono i problemi della vita di tutti i giorni: il lavoro, la scuola, la sanità, la sicurezza dei cittadini da minacce interne ed oggi, purtroppo, anche esterne. La risposta del PSI non può essere quella di accodarsi al PD, soprattutto perché le risposte del PD sono inadeguate, assolutamente inadeguate. Mettiamoci al lavoro da subito. Il Partito va saldato con gli italiani e gli italiani torneranno ad avere fiducia nel Partito Socialista Italiano.

  10. E’ assurdo ciò che succede. Un leader non votato alle politiche si permette di criticare gli onorevoli e dettare le regole per la vita politica, stravolgere la Costituzione. Lui rottama la Costituzione, saremo governati da nominati non da rappresentanti del popolo scelti da noi.Assicurare un governante al paese sarà importante ma il governo deve essere democratico.E’ pericoloso sarebbe come trasformare il sistema in una dittatura della casta, la casta e il partito sceglie i senatori e gli amministratori provinciali, i deputati sono scelti in liste bloccate ed i capilista indicati dal partito se ho capito bene è il trionfo del partito o della casta. Il partito ora vanta 200000 iscritti cioè una minima parte dei cittadini.

  11. Occorre: rigenerare la nostra struttura territoriale, in senso moderno; riscoprire il piacere del contatto con la gente e saper ascoltare i suoi problemi, elaborarli concretizzando proposte parlamentari concrete per la loro soluzione. Tutto qua ! A noi non servono slogan ne’ compagni “ganzini” che sappiano vender fumo…! Naturalmente occorrera’ affrontare anche il problema di come sostenere i costi inevitabili e strettamente necessari alla nostra nuova, eventuale, “organizzazione” politica.

  12. Condivido l’articolo. I motivi addotti mi inducono maggiormente ad essere presente in via dei Frentani alla riunione dei socialisti contrarissimi alla segreteria Nencini (Di Lello). Spero di vederti là così potrai constatare de visu che nessuno di noi cerca un leader: in particolare vendola o landini. Per me devono tornare ad essere leader i partiti e andare dietro a renzi significa distruggere la DEMOCRAZIA.

  13. Condivido i contenuti dell’articolo del Direttore.. ma mi pare che manchi una conclusione operativa: i socialisti non possono né unirsi alla ipotetica aggregazione di sinistra alla Landini/Sipras, nè farsi fagocitare dal PD. In ambedue i casi nessuno si accorgerebbe della nostra presenza in quanto del tutto accessoria e ininfluente sulle scelte. Occorre invece prendere atto che:
    a) Renzi le riforme le fa;
    b) che spesso non le fa bene, per superficialità o per obiettivi da noi non condivisibili.
    Da qui l’unico spazio che vedo per un PSI rinnovato nella sua azione politica:
    1) mantenere una autonoma organizzazione politica, che ci consenta ampia libertà di movimento specialmente sul piano locale, ove il PD è spesso un partito assai poco trasparente e riformatore;
    2) Appoggiare Renzi dall’esterno, cercando di contribuire all’adeguamento della sua azione politica riformatrice ai principi del socialismo europeo cui il PD pare avere aderito in termini assolutamente formali e superficiali.
    Questi due semplici riferimenti ridarebbero senso alla presenza dei socialisti nella politica italiana di questa legislatura e anche nuove possibilità di consenso elettorale.

  14. Ai socialisti basterebbe farla finita col passato, più o meno glorioso, e ricominciare a far politica, senza paraocchi, guardando in faccia la realtà e dando obiettivi che servano agli italiani. Molto è cambiato nella società: è dal cambiamento che debbono nascere le risposte di stampo socialista. In che modo oggi si opera per “il riscatto del lavoro”? Ecco, partire da lì.

  15. Qualche girno fa, al termine di un convegno sulla presentazione di un libro Giuseppe Tamburrano ha concluso dicendo che non poteva considerarsi conclusa una storia (quella socialista) così nobile, così densa di valori e di conquiste storiche come quelle del Referendum istituzionle (monarchia -Repubblica), nazionalizzazione dell’energia elttrica, divorzio, aborto, statuto dei lavoratori. Ed io sono stato e sono d’accordo con Tamburrano.
    Caro Del Bue, Renzi rappresenta e concretizza quella saldatura tra comunisti e democristiani contro la quale il PSI si è battuto e che è costata la fine di Bettino Craxi e dello stesso PSI. Il cosiddetto jobs act oltre ad essere il vuoto scimmiottamento del jobs act di Obama costituisce, ad un tempo, lo svuotamento delle prerogative dl Parlamento ed un attacco al mondo del lavoro.
    Caro Direttore, noi socialisti abbiamo il dovere storico di raccogliere e fare nostro tutto il patrimonio socialista, che comprende anche lo statuto dei lavoratori, e da lì andare oltre senza retromarce verso quel jobs act che neppure la più retriva imprenditoria avrebbe avuto il coraggio di proporre.

  16. Leggendo l’articolo pare che Del Bue non conosca le condizioni dei lavoratori, prima dello statuto, il Jobs Act, riporta indietro l’Italia di 50 anni, quando un datore di lavoro poteva licenziare qualcuno solo perché gli era antipatico, e non sappiamo i peggioramenti che potrebbero derivare dai decreti che seguiranno.
    Pensavo che per ogni socialista la difesa dei più deboli fosse un obbligo. Vedo che per alcuni è solo un optional.

  17. Caro Massimo, il problema e che non siano nel 1970, ma nel 2015. Il problema oggi non è la sovraoccupazione ma la disoccupazione. Se il Jobs act servirà a combattere con qualche risultato questa battaglia non capisco che diritti in meno avrebbero coloro che oggi non hanno nemeno il diritto del lavoro. Il resto son parole, dogmi, feticci.

    • Caro Direttore, sono d’accordo con Te sul fatto che per chi non ha il lavoro non vede ridotti i suoi diritti con il jobs act. Ed è proprio per questa ragione che il jobs act è del tutto inutile per quei fini annunciati. Non crea posti di lavoro, è solo una prova muscolare che lo stesso Berlusconi ha solo tentato.
      Se veramente il Renzi avesse voluto ampliare il diritto al lavoro, per chi il lavoro non lo ha, avrebbe dovuto fare altro. Intanto avrebbe dovuto occuparsi di economia e non baloccarsi con improbabili riforme istituzionali. Più precisamente avrebbe dovuto, da un lato, occuparsi di tutele per le imprese esistenti e di incentivi a creare nuove imprese, dall’altro lato, avrebbe dovuto occuparsi di politiche attive del lavoro, cioè di quelle politiche che favoriscono l’incontro tra chi cerca il lavoro e chi lo dà, come politiche di formazione continua, politiche che facilitino il raccordo tra la scuola e il mondo dl lavoro. Questo e tanto altro avrebbe significato farsi carico di chi il lavoro non lo ha. Altro che abolizione dell’articolo 18 dello Statuto!

  18. Direttore Lei scrive” non eravamo noi Socialisti designati storicamente a guidare e a dominare gli ex comunisti dopo l’89 ?” Non vi è dubbio che era ed è ancora così. Intanto io sono convinto che avremo anche fatto degli errori, come sostiene Lei, ma la responsabilità maggiore di quello che è avvenuto adesso con Renzi ce l’hanno gli ex comunisti i quali non capito alla bolognina che non bisognava cambiare il nome ma avere il coraggio di costituire anche in Italia un partito socialista riformista ancorato al PSE. Con la costituzione del PD e quindi della fusione a freddo di due culture politiche, fino a quel momento alternative, la speranza si è diluita svanendo totalmente con l’avvento di Renzi. Questo corpaccione politico credo che non abbia assolutamente nulla di un partito socialista riformista i Socialisti Italiani quindi devono trovare altrove le loro ragioni per esistere.

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