lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Repubblica docet
Pubblicato il 23-03-2015


Prima colleziona 3-4 fallimenti, alla fine riesce a far decollare un piccolo drone. Aldo Fontanarosa tira un sospiro di sollievo e canta le lodi delle potenzialità giornalistiche di un drone dotato di telecamera per effettuare riprese dall’alto. Piero Schiavazzi, invece, cita Papa Francesco e la novità dell’impatto del suo inedito linguaggio mediatico, tipo la minaccia di “un pugno” contro chi dovesse offendere la madre. I due giornalisti riescono a farsi seguire con attenzione dal pubblico assiepato al Teatro Argentina di Roma.

Venerdì 20 marzo il corso di aggiornamento professionale organizzato dall’Ordine dei giornalisti del Lazio è stato interessante e con qualche sorpresa. La platea e i palchi dell’Argentina erano affollati di giornalisti di tutte le età: dai ventenni ai sessantenni. “Deontologia e new media. Uso giornalistico delle app gratuite e low cost”: il titolo del corso non era certo conturbante, ma ha permesso di ottenere gratuitamente ai giornalisti in ansia 10 agognati “crediti” (ne occorrono 60 nel triennio 2014-2016 per rispettare la legge sull’aggiornamento professionale continuo).

Diversi gli interventi, ma due sono state le relazioni, le colonne della giornata: Aldo Fontanarosa, giornalista di la Repubblica, e il vaticanista Piero Schiavazzi, analista dell’Hunffington Post, un quotidiano on line con una finestra su Repubblica.it, un giornale pubblicato “in collaborazione con il Gruppo Espresso”, come è scritto sotto la testata.

Sono state due brillanti relazioni, delle “lectio magistralis”, lezioni da maestro, come vengono definite quelle di alto livello nelle università. Fontanarosa ha sezionato le capacità di droni, telefonini digitali, tavolette elettroniche, programmi informatici, mini telecamere, occhiali con micro telecamera “tipo agenti 007” per effettuare interviste televisive, scattare foto e mandare pezzi scritti in redazione. Ha elencato marche, modelli, prodotti e prezzi per tutte le necessità. Ha delineato uno spaccato delle nuove tecnologie multimediali utilizzabili sia dai professionisti dei grandi quotidiani (tipo il suo, la Repubblica, ampiamente citato) e sia dai giovani che “vogliano sperimentarsi” (sono chiamati liberi professionisti, ma in genere sono dei precari appesi alla speranza di entrare in un giornale).

Schiavazzi, invece, ha parlato del tornado Francesco, del radicale cambiamento del linguaggio della Chiesa cattolica introdotto dal pontefice argentino. Racconti, esempi, aneddoti su come Papa Bergoglio in più occasioni abbia utilizzato la stampa per avviare un cambiamento profondo di contenuti cominciando dal linguaggio. Il vaticanista ha usato come metafora i computer: «L’hardware, i contenuti dottrinali della Chiesa non sono cambiati, ma il software, l’immagine sì». Ha citato il caso degli omosessuali. Nel luglio 2013 il Papa fece scalpore rispondendo ai giornalisti sul volo che lo riportava a Roma da Rio De Janeiro: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla». Schiavazzi ha ricordato i titoli dei giornali: «Chi sono io per giudicare un gay?». In questo caso il nuovo linguaggio usato con i giornalisti al di fuori della tradizionale conferenza stampa è stato anche la premessa di un importante cambiamento di contenuti.

Difesa delle libertà e dell’autonomia della stampa. Racconti, analisi, episodi interessanti esposti anche in modo accattivante, ma c’è un ma. Tutti e due i relatori sono o gravitano nell’orbita di Repubblica. Esiste solo questo giornale in Italia? O meglio: esiste solo il gruppo Espresso-Repubblica? Esiste solo la galassia del gruppo editoriale multimediale (Repubblica, Repubblica.it, Repubblica tv, Espresso, Agl, quotidiani locali su carta e on line, radio) di proprietà di Carlo De Benedetti? Non ci sono anche i giornalisti del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera e della Stampa (editi dalla famiglia Agnelli), delle tv Mediaset e del Giornale (proprietà della famiglia Berlusconi), di Sky Tg24 (televisione del gruppo multinazionale del magnate Rupert Murdoch), della Rai (azionista il ministero dell’Economia)?

E ancora: non esistono anche i giornalisti del Messaggero e del Mattino (editi da Francesco Gaetano Caltagirone) e del Giorno, Resto del Carlino e Nazione (proprietà della famiglia Monti-Riffeser)? E gli altri giornalisti italiani al lavoro nelle agenzie di stampa, nei quotidiani regionali e cittadini, nelle testate d’informazione on line, nelle tv e nelle radio locali esistono o no?

Bononia docet, l’Università di Bologna insegna, si diceva in latino nel Medioevo in riferimento all’ateneo più antico e migliore d’Europa. La Repubblica, Carlo De Benedetti, l’Ingegnere, docet?

Tommaso Del Grillo

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