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Opinioni e commenti
 

False riforme e veri democratici
Pubblicato il 09-03-2015


Ci sono molti modi per stare in politica, che è sì l’arte del compromesso, ma anche una attività utile alla collettività, e non solo alla propria fortuna, se la si esercita mantenendo un livello di coerenza con i principi e le regole a cui si fa pubblicamente riferimento.

Domani si vota nuovamente alla Camera il testo della cosiddetta Riforma del Senato, ovvero della sua abolizione in quanto Camera elettiva e trasformazione in una succursale delle Regioni, con poteri ridotti e competenze vaghe. Lo stravolgimento del Senato tornerà a palazzo Madama in terza lettura e dopo tre mesi, per un altro voto a Montecitorio e di nuovo a palazzo Madama, prima dell’annunciato referendum confermativo (senza quorum), previsto nel 2016.

Di questa riforma è stato già detto tutto il male possibile e chi volesse una rinfrescatina può andare a rileggersi la relazione di Felice Besostri del 20 ottobre scorso alla prima Commissione di Montecitorio. In sintesi si può dire che più che inutile questa riforma è dannosa.

Il nuovo Senato, nel combinato disposto con l’altra riforma, quella elettorale, che la maggioranza si accinge a compiere, ci consegnerà le basi per un restringimento reale della democrazia e l’avvio di una nuova Repubblica fondata su un monopartitismo potenzialmente illiberale e autocratico.

In un colpo solo difatti avremo una sola Camera composta in larghissima parte di ‘nominati’, chiamati da leader di partito che divengono perciò essi stessi inamovibili. Questa Camera di possibili obbedienti pigiabottoni, senza più il contrappeso dell’altra Camera, saranno chiamati a ratificare – né più né meno come già sta avvenendo oggi in un’orgia di decreti legge tutti urgenti e tutti sotto minaccia di voto di fiducia – le decisioni dell’Esecutivo.

Il disegno poi si presta ad ulteriori incredibili distorsioni dello spazio della democrazia. Si pensi a quanto si legge sulla possibile riforma della Rai, dove in nome della ‘liberazione’ dai partiti (ma i partiti non sono lo strumento principe della democrazia?) il vertice verrebbe nominato dal Governo, cioè sempre dalla stessa persona che è al contempo segretario del maggior partito e presidente del Consiglio dei ministri, e dovrebbe essere controllato nei suoi atti, ex post, da un Parlamento che è lo strumento-megafono dello stesso Governo. Insomma tutto a origine e fine nello stesso ombelico: il Governo.

Nulla di strano dunque se una persona equilibrata, autenticamente riformista e di sinistra come Pier Luigi Bersani, abbia lanciato un sommesso allarme: “Il combinato disposto, tra il ddl Boschi e l’Italicum rompe l’equilibrio democratico”.

Il problema non è la persona, in questo caso Matteo Renzi, ma le regole. Un sistema democratico liberale parlamentare si regge infatti su regole condivise che servono a garantire tutti: oggi me, domani te. Anche se noi diamo all’ex Sindaco di Firenze ogni possibile affidavit democratico, chi ci garantisce che il successore non sia invece un autocrate alla Putin? Con queste regole, non avrebbe dinanzi a sé ostacoli seri di alcun genere.

Il vero problema alla fine, a ben guardare, è dunque l’opposizione politica a un siffatto disegno e oggi questa opposizione, per molteplici ragioni, sembra latitare.

Su quella di centrodestra, dopo il ‘Patto del Nazareno’, è meglio stendere un velo pietoso. Per il resto, a parte lo sterile agitarsi del M5s e la pattuglia sempre più ridotta di SEL, fanno eccezione, tra mille intimidazioni, alcuni parlamentari del PD, a cominciare dal già citato Bersani.

Ricordiamo pure Pippo Civati che ha ripetuto anche ieri che “come hanno fatto Chiti e Tocci al Senato. Così voterò anche io alla Camera. Non darò il mio voto alla riforma costituzionale. Lo faccio in ragione di una posizione ‘di merito’ che accompagna le mie azioni dal gennaio del 2013. Lo faccio senza pensare alla questione delle correnti del Pd e ai rapporti con la segreteria, perché questa è la Costituzione”.

Scusate se è poco, ma va dato merito a questi parlamentari che sembrano pronti non solo a passare per ‘gufi’, ‘frenatori’ delle splendide ‘riforme volute dagli italiani quando alle europee hanno votato al 41%’ (della metà degli elettori) per il PD renziano, ma anche a rischiare il loro posto di ‘nominati’ nella prossima e unica Assemblea elettiva.

“In politica – diceva Nenni – ci sono sempre due categorie di persone: quelli che la fanno e quelli che ne approfittano”.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. da vecchio riformista ex PCI combatto il renzismo dal 2012.
    In particolare le brutture istituzionali (che restano decenni..). E sono profondamente deluso da Bersani & co che -dopo le giuste lamentele-abbozzano per un malinteso amore di una ‘ditta’ che non c’è più. Ma la pattuglia del PSI al governo vuole prendere atto e votare contro?

  2. Ho partecipato al CN e non ho evidenziato questa capacità e competenza di lotta da parte di Nencini & co. Ho rilevato piuttosto un attegiamento “bellicoso” per mettere a tacere gli iscritti che dovranno essere solo esecutori del suo volere. Questi attegiamenti anche se in linea con i tempi non mi sembrano coerenti né con la storia del Socialismo né con l’idea stessa di PSI.

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