mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

DRAGHI CI CREDE
Pubblicato il 23-03-2015


Draghi-ripresa

Mario Draghi prova a spargere ottimismo. Il presidente della Banca Centrale Europea è intervenuto alla commissione Affari economici e monetari dell’Europarlamento per discutere con gli eurodeputati degli ultimi sviluppi nell’eurozona. Ha parlato di crescita e di quantitative easing. “La crescita – ha confermato – sta guadagnando slancio. La base per la ripresa economica nella zona euro si è chiaramente rafforzata, ciò è dovuto alla caduta del prezzo del petrolio, alla ripresa della domanda esterna e al deprezzamento dell’euro”. Quindi tutti fattori esterni non dipendenti dalle politiche interne dei Paesi della Ue. L’inflazione per Draghi “resterà molto bassa o negativa nei mesi a venire perché la caduta dei prezzi del petrolio continuerà a influenzare i dati fino a fine anno, ma il tasso ricomincerà ad aumentare gradualmente a fine anno”.

“Il ritmo degli acquisti di ABS e covered bond finora mette il programma sulla strada giusta per raggiungere il totale mensile di 60 miliardi di euro, e non ci sono segnali che non ci saranno abbastanza bond da acquistare”. Ma Draghi ha anche spronato i governi a fare la loro parte: “I risultati positivi del nostro programma di acquisto non devono distrarre altri dal dare il loro contributo”, servono “politiche di bilancio per sostenere la ripresa, assicurando la sostenibilità del debito, la piena e coerente attuazione del Patto di stabilità, chiave per la fiducia, e le riforme strutturali”.

Draghi ha poi fatto qualche numero: al 20 marzo 2015 la Bce aveva comprato 26,3 miliardi di euro in titoli di Stato nell’ambito del quantitative easing. “Il nostro intervento – ha detto ancora – ha accelerato un trend evidente da qualche tempo cioè un processo stabile di reintegrazione dei mercati, ma la novità ora è che i tassi d’interesse bassi si stanno trasmettendo a tutta la catena finanziaria. I costi bassi di finanziamento per le banche hanno iniziato a influenzare il costo dei prestiti a famiglie e imprese”. E ha concluso con un messaggio di fiducia: “Siamo più fiduciosi di 3-4 mesi fa, la politica monetaria si sta trasmettendo all’economia reale e ci sono diversi segnali come la ripresa del flusso del credito alle pmi”.

Intanto in Italia sono arrivati i numeri definitivi di Ici, Imu e Tasi. Via la prima è arrivata la seconda creando non pochi problemi al contribuente che ha dovuto districarsi tra tariffe e complicate regole fiscali. Ma ora con i numeri alla mano è più semplice capire se si è pagato di più o di meno. Ai contribuenti la Tasi del 2014 è costata circa il 15% in più dell’Imu cancellata nel 2013 e, aiutata anche dall’affacciarsi dell’imposta sui terreni agricoli, ha portato il gettito al record di sempre: 25,2 miliardi di euro, quasi il 7% sopra il vecchio primato del 2012, e ben il 157% in più rispetto ai tempi “felici” della vecchia Ici. Della serie si stava meglio quando si stava peggio.

E sullo sfondo la questione Iva con il suo possibile aumento previsto dal primo gennaio 2016 nelle clausole di salvaguardia – dal 10 al 12% e da 22 al 24% – in caso i conti non debbano tornare. Entro il 20 aprile il governo approverà il Def, che sarà poi mandato in Parlamento e infine esaminato dalla Commissione europea. All’appello mancano ancora 10 miliardi e se non spunteranno, gli aumenti scatteranno in automatico. Si tratta di altri 16 miliardi di maggior gettito. Ma ottimisticamente è meglio staresereni.

Redazione Avanti!

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