mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

RIPRESA INCERTA
Pubblicato il 02-03-2015


Disoccupazione

Gli occupati aumentano nel 2015. Lo certifica l’istat. Tanto basta per fa esultare in tanti. Gli occupati a gennaio 2015 sono 22 milioni e 320.000, sostanzialmente invariati rispetto a dicembre (+11 mila), ma in aumento dello 0,6% su base annua (+131.000). “È un risultato incoraggiante dopo diversi anni di caduta dell’occupazione — afferma in una nota il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, commentando i dati Istat —. Nei prossimi mesi potremo anche vedere l’effetto pieno delle misure varate dal governo”. Soddisfatto anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi che commenta su Twitter: “Più 130 mila posti di lavoro nel 2014, bene ma non basta. Ora al lavoro per i provvedimenti su scuola e banda ultra larga”, dando per scontato che i 130mila sono numeri già acquisiti e non un dato su base annua.

Il presidente della repubblica Sergio Mattarella ai giornalisti che gli fanno notare i dati dell’Istat sulla disoccupazione giovanile e la discesa dello spread, a quota 101,  risponde: “Bene. Ma aspettiamo dati sempre migliori”.

Ma se si leggono in dati con più attenzione, al netto degli annunci e dei buoni propositi, quello che ne esce è un quadro su cui non c’è tanto da festeggiare: nel 2014 il tasso di disoccupazione è salito in Italia al 12,7% dal 12,1% del 2013. L’Istituto di Statistica precisa che il dato annuale è il massimo mai registrato dal 1977. Ma la sorpresa arriva con l’andamento registrato a gennaio 2015 con la disoccupazione che scende al 12,6%. Insomma il tasso di occupazione sale al 55,8%, 0,1 punti percentuali in più su base congiunturale e 0,3 punti su base annua. Si consolida così il recupero di dicembre. Questo risultato sull’occupazione, sottolinea ancora Poletti, “insieme ai segnali positivi di crescita della produzione industriale e della fiducia di imprese e consumatori, fa intravedere la possibilità di un 2015 migliore per l’occupazione e l’economia, con un quadro di maggiore stabilità in grado di favorire gli investimenti delle imprese”.

L’Istat non parla solo di disoccupazione ma anche di altri dati. Per esempio la pressione fiscale che nel 2014 rapportata al Pil è tornata a crescere al 43,5% dal 43,4% del 2013. Il rapporto deficit/Pil è aumentato al -3% dal -2,9% del 2013. Mentre il debito pubblico italiano in rapporto al Pil nel 2014 si è attestato al 132,1%, toccando i livelli massimi dal 1995, inizio delle serie. E infine il Pil che è diminuito dello 0,4% sotto i livelli del 2000. Ancora positivo il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) che è pari all’1,6% del Pil. In calo però rispetto all’1,9% del 2013.

Per Filippo Taddei responsabile Economia e Lavoro della segreteria nazionale PD, “dopo il picco nel tasso di disoccupazione raggiunto nel 2014, continuano i segnali di miglioramento sia sul fronte della disoccupazione che su quello del numero di occupati che, anche a fine gennaio, crescono ancora di più di 10,000 persone. Questo dato rafforza quello positivo di dicembre 2014”. “Finalmente – aggiunge Ernesto Carbone della segreteria del Pd – l’occupazione ritorna a crescere. E non c’è notizia più adatta per derubricare definitivamente le polemiche su quanto il governo Renzi abbia intenzione di tutelare lavoratori e lavoro”.

Di tenore opposto le parole del capogruppo di Sel alla Camera Arturo Scotto: “Nel 2014 il governo Renzi ha battuto ogni record negativo sul fronte della disoccupazione, con percentuali allarmanti e mai viste in passato nel nostro Paese e i segnali positivi di gennaio sono ancora troppo timidi per poter parlare di crescita. I posti di lavoro – prosegue – non aumentano né con la propaganda né comprimendo i diritti di chi lavora, come sta facendo il governo con il Jobs act”.

“Come sostiene lo stesso istituto statistico – è il commento della Cgil – per parlare di svolta nella crescita dell’occupazione c’è bisogno di dati stabilizzati per più trimestri di seguito. Inoltre ciò che cresce, dai dati delle comunicazioni obbligatorie, sono i lavori temporanei: una conferma di quello che l’Istat stesso rileva segnalando una crescita, nella fine del 2014, di lavoro atipico e a tempo ridotto. Il Jobs Act – prosegue il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino – interviene determinando più instabilità dei rapporti di lavoro e siamo comunque senza segnali di ripresa degli investimenti. Se le imprese assumono perché il governo sta incentivando, ci saremmo aspettati almeno che si introducesse una condizionalità del tipo ‘se licenzi dopo un anno, e a tutele crescenti, restituisci l’incentivo’. Vedremo se migliorerà l’occupazione, sia in quantità che in qualità, intanto la ‘Garanzia giovani’ è un fallimento interamente ascrivibile al governo”, conclude Sorrentino.

Il segretario confederale Uil, Guglielmo Loy ricorda che dal 2008 sono stati persi 811 mila posti di lavoro, di cui 355 mila con rapporti di natura subordinata: “Un gap molto difficile da recuperare vista l’assenza di reali politiche di crescita e sviluppo, in particolare nelle aree più fragili del Paese”. Per Loy “il timido segnale di una ripresina occupazionale va letto con cautela, poiché ciò che aumenta è un’occupazione temporanea, in cui la flessibilità oraria è essenzialmente involontaria”.
Elementi, questi, “sintomatici di una perdurante situazione di debolezza del mercato del lavoro”. Per Loy, “la temperatura febbricitante del nostro sistema produttivo” è misurata dal forte calo dell’occupazione in particolare, nel settore delle costruzioni e dalla continua crescita della disoccupazione dei giovani, ai quali “il programma ‘garanzia giovani’ non ha sostanzialmente
risposto”.

Per la Cisl i dati Istat disegnano l’anno appena trascorso decisamente come “il più drammatico, non solo rispetto a quelli della crisi, avviatasi nel 2008, ma stabilisce un record, decisamente non invidiabile, che ci rimanda addirittura nel lontano 1977”. Tuttavia, aggiunge il Segretario confederale Gigi Petteni “il mese di gennaio 2015, come era successo per dicembre continua a far registrare dei segnali timidamente confortanti. Non possiamo certo parlare di avvio della ripresa auspicata, ma prudentemente di un’inversione di tendenza che può certamente far ben sperare”.

Ginevra Matiz

 

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