martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Nexum, la prigionia per
debiti: la manomorta
immobiliare delle banche  
Pubblicato il 30-03-2015


anatocismoQuell’anno per la plebe romana fu come se avesse inizio una seconda libertà, perché cessò l’asservimento per debiti: la legislazione al riguardo mutò per la libidine ed ad un tempo per l’enorme crudeltà di un usuraio. Fu questi, Lucio Papirio, cui si era asservito a causa dei debiti paterni Caio Publilio, il quale, mentre avrebbe potuto per la sua età e la sua bellezza suscitare pietà, ne eccitò invece l’animo alla libidine ed all’oltraggio. Vedendo nella sua fiorente giovinezza un soprappiù di guadagno che egli poteva ricavare dal proprio credito, dapprima tentò di adescarlo con discorsi osceni; quindi poiché quello rifiutava di porgere orecchio a tali obbrobriose proposte, cominciò a spaventarlo ed a ricordargli, di tratto in tratto, la sua situazione; infine, comprendendo che egli più consapevole della sua condizione di nato libero, che non dello stato presente, ordina che sia denudato e che si portino le verghe.

Straziato dalle battiture, il giovane si precipitò nella via, lamentandosi della libidine e della crudeltà dell’usuraio; allora una gran folla di gente, eccitata sia dalla compassione che la sua età suscitava e dall’indegnità  dell’affronto, sia dal pensiero del proprio stato e di quello dei propri figlioli, si riversò nel Foro, e di là, in massa ,nella Curia; i Consoli costretti da quel improvviso tumulto, convocarono il Senato e, mentre i senatori facevano il loro ingresso nella Curia, la gente mostrava loro, gettandosi ai piedi di ciascuno, la schiena straziata del giovane.

Quel giorno fu spezzato per l’iniqua prepotenza di un solo uomo, un vincolo che costituiva un’efficacissima garanzia di credito e si ordinò ai Consoli di proporre al popolo che nessuno, a meno che non avesse commesso un misfatto, fino all’espiazione della pena, fosse tenuto in ceppi o in catene; che fossero i beni del debitore, non il suo corpo, a rispondere del debito. Così gli asserviti furono liberati e si provvide per l’avvenire ad impedire l’asservimento per debiti” (Tito Livio Storia di Roma dalla sua fondazione Libro VIII paragrafo 28).

E’ questa la storia che suggella la nascita dell’obbligazione come un normale vincolo giuridico (vinculum iuris), nel quale alla responsabilità personale, per un debito assunto, subentra quella di natura patrimoniale.

Tito Livio scrive: “che fossero i beni del debitore, non il suo corpo, a rispondere del debito. Pecuniae creditae bona debitoris, non corpus obnoxium esse”.

Secondo quanto riferiscono le fonti romane il fatto avvenne nel 326 avanti Cristo: fu promulgata la Lex Poetelia Papiria de nexis su proposta dei Consoli C. Petelio Libone e L.Papirio Cursore. Tale legge rese possibile l’abolizione del nexum, il vincolo di schiavitù che legava un debitore ad un creditore, come forma di garanzia per l’adempimento di un debito assunto. Dal racconto di Livio capiamo che il creditore usuraio era anche libidinoso: voleva soddisfare un suo anelante appetito sessuale; agognava il corpo del giovane bello, che schiavo per i debiti del padre, si ribellò alle sue obbrobriose e licenziose offerte. Perciò fu frustato e la sua schiena straziata suscitò la compassione del popolo e dell’antico Senato. Da quel giorno fu spezzata l’iniqua prepotenza.

Essa vietò che i cittadini in stato di nexi fossero trattati dai loro creditori con manette e ceppi (in nervo aut compedibus), aprendo con ciò la via al principio per cui la responsabilità del debitore vada limitata ai beni patrimoniali e non va estesa alla sua persona” (Antonio Guarino Storia del diritto romano Jovene editore Napoli 1998 pagina 299).

Le XII Tavole prescrivevano: “dopo ciò, il creditore può mettergli le mani addosso e trascinarlo in giudizio. Se il debitore non paga la condanna e nessuno garantisce per lui, il creditore può portare via con sé il convenuto in catene. Lo può legare con pesi di almeno 15 libbre. Il debitore può sfamarsi come desidera. Se egli non riesce a sfamarsi da solo, il creditore deve dargli una libbra di grano al giorno. Se vuole può dargliene di più”.

La garanzia per un debito poneva il debitore in uno stato di autopignoramento, al servizio del creditore: l’obbligazione consisteva in una signoria del creditore sul debitore o un suo figlio, considerato come soggetto di un patrimonio.

Le XII Tavole consideravano il nexum come fonte di obbligazione contrattuale. Finchè si trattava di obblighi sorgenti da delitti, la prigionia del debitore nulla aveva in sé di eccessivo e di urtante, ma quando si trattava di obblighi sorgenti da un contratto, in modo particolare il mutuo, essa poteva sembrare e sembrò infatti strumento crudele di dominazione della classe più ricca su quella più povera. Noi sappiamo che la questione dei nexi, cioè dei prigionieri per debiti fu una delle più ardenti nella storia antica di Roma e gli scrittori che ce ne parlano ci dicono che l’abolizione del nexum, che era il negozio mediante il quale tale prigionia si costituiva, per opera della Lex Poetelia Papiria venne salutata come una conquista politica e civile ad un tempo (Giovanni Pacchioni Diritto Romano Utet Torino 1910 paragrafo102 pagina 379).

Prima della Lex Poetelia Papiria de nexis era questa la condizione del debitore, avvinto dalla schiavitù del debito. Il debitore era considerato addictus, schiavo del suo creditore, il quale in qualità di dominus poteva anche ucciderlo.

Come stabilivano le XII Tavole e come ci racconta Aulo Gellio il creditore, riconosciuto tale per l’addictio magistratuale, teneva in caso il proprio condannato debitore incatenato per 60 giorni: veniva alimentato con una parva quantità di farro.

Nell’arco dei 60 giorni doveva essere esposto per tre volte ai comitia (comizi) al cospetto del Pretore, in occasione di tre mercati consecutivi (trinundinum da nundinae, mercati così detti, perché si tenevano ogni nono giorno), proclamando pubblicamente anche la somma dovuta. E’ chiaro che questa esposizione ai mercati aveva la funzione di consentire ad eventuali interessati (familiari ed amici o chi voleva procurarsi uno schiavo) di riscattare il prigioniero, pagando il suo debito.

Se trascorsi sessanta giorni nessuno lo avesse riscattato, il creditore poteva venderlo trans Tiberim (al di là del Tevere) agli stranieri (peregre) come schiavo, dal momento che un cittadino romano non poteva a Roma divenire tale.

Ma al creditore era consentito, in alternativa, uccidere il debitore, soprattutto nel caso in cui non era appetibile, per l’età avanzata o per cattive condizioni di salute, al mercato degli schiavi, indetto per gli stranieri. Una norma delle XII Tavole prevedeva le modalità dell’uccisione, in caso di pluralità di creditori: una volta squartato il corpo del debitore i pezzi del cadavere andavano divisi tra i medesimi: poteva servire per la concimazione dei campi. Al gesto si conferiva anche natura sacrale: il debitore infatti non doveva beneficiare, perché il suo corpo era frantumato, della vita ultraterrena.

“Dopo il terzo mercato si tagli a pezzi. Se taglieranno di più o di meno non si consideri illecito; Tertiis nundinis partis secanto. Si plus minusve secuerunt, ne fraude esto” (passim: Diritto Privato Romano a cura di Andrea Lovato, Salvatore Puliatti, Laura Solidoro Maruotti, Giappichelli Editore 2014 Torino pagine 53 e seguenti).

Dopo la riforma del codice di procedura civile la condizione dei debitori non è cambiata: oggi proprio le Banche costituiscono e rappresentano i crudeli creditori.

Si è tornati alla schiavitù del debito, alla sua prigionia: si perdono le proprie case, la dignitas e l’onore di persona: non si è più titolari di fatto di alcun diritto, di qualche potere. Si degrada nell’oblio della società: si perdono i diritti: sui iuris.

E’ conferito agli stessi creditori il diritto di chiedere le assegnazioni delle case e dei beni posti all’asta: dunque accade che la banca non solo è creditrice e perciò avvia il pignoramento, ma una volta che l’asta declassa per sua stessa struttura il bene, sarà la Banca medesima a divenirne aggiudicataria. In tal modo si costruisce una sorta di manomorta immobiliare: il patrimonio dei debitori si concentra sempre nelle stesse mani, quelle delle Banche, che nel contempo sono creditori ed assegnatari, in barba alla legge sulla trasparenza ed in dispregio del divieto di conflitto di interessi. La spire del serpente così si avvolge: la Banca riscrive il suo credito in bilancio, defiscalizzandolo e dunque recuperando o non pagando il carico impositivo: nel contempo diventa essa stessa assegnataria di beni immobili, comprati ad un’asta a prezzi ovviamente irrisori e stracciati. Se del caso affida al cliente interessato, futuro compratore, anche la proponibilità di un mutuo. Guadagna sulla povera gente, i debitori, che hanno subito la spoliazione immobiliare, per una legge del più forte: un codice di procedura civile che ha snellito il processo dell’espropriazione immobiliare, oggi più facile e spedito, per l’affidamento delle vendite forzate a notai ed avvocati, asserviti e speculatori, come sciacalli ed avvoltoi intorno alla corruzione di un cadavere.

Almeno per tre volte consegue il profitto:

  1. Defiscalizzando il credito e beneficiando di una tassazione agevolata.
  2. Comprando all’asta il bene immobile pignorato da sé medesima o facendoselo assegnare a prezzi irrisori.
  3. Rivendendolo all’offerente, promettendogli anche un mutuo.

La carne del debitore è stata tagliata a pezzi: come avveniva nell’antica Roma: perdere i propri beni e restare in una eterna schiavitù.

Siamo al cospetto del processo inverso della Lex Poetelia Papiria de nexis.

La legge del più forte è una mannaia devastante: la schiavitù del debito ritorna al nexum: il principio del favor debitoris è definitivamente sepolto.

Biagio Riccio e Angelo Santoro

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Commenti all'articolo
  1. ritorna la barbarie
    si è rotto l’equilibrio fra poteri forti e plebe così ben descritto nell’articolo.
    i poteri forti della ns. società ci riportano indietro di millenni.
    l’egemonia culturale dei poteri forti finanziari permea giornali, apparati dello stato, la società intera.
    avremo modo di approfondire.
    per ora un abbraccio a chi ha il coraggio di scrivere la verità.
    grazie avvocato Riccio.
    gp

  2. Ho trovato molto interessante l’abbinamento della Storia Antica con le realtà dei giorni nostri, così crudamente e relamente rappresentate.
    Purtroppo la differenza che ferisce è la falsa realtà propinata quotidianamente e mai affrontata seriamente dalla Gran parte degli organi d’informazione.
    In un mondo moderno NON è ammissibile un tale abuso, sotto gli occhi di tutti……e TUTTI tacciono (fortunatamente QUASI tutti).
    Avv.to Riccio, ha la mia stima.

  3. Anche oggi, così come nell’antichità, assistiamo ad una forma di schiavitù messa in atto da potenti (istituti di credito) nei confronti di famiglie e imprese in stato di disagio finanziario.
    Tra le anomalie bancarie spicca l’usura che condanna le vittime ad una lunga agonia.
    Il calzante parallelismo storico rappresentato nell’articolo manifesta come la battaglia alle vessazioni prevaricatrici dell’ “amica” Banca debba originarsi dal risveglio della coscienza comune che vede sempre più insabbiata la possibilità di sviluppo e benessere sociale.
    Ammirazione e stima agli eroi moderni come l’Avv.to Riccio

  4. La Centrale Rischi è diventata oggi il sacrario al quale la plebe senza volto e senza nome si deve abbeverare, nei dovuti modi ossia prostrandosi e supplicando, affinchè possa avere qualche goccia d’acqua per sopravvivere. Pena l’espulsione dal sistema economico e in definitiva dalla vita civile. L’articolo sopra ben illustra quale sia il vero rapporto tra il sistema bancario e i suoi schiavi e ben venga che uno sporadico drappello di galantuomini, tra i quali sicuramente gli estensori del testo soprastante, si rivoltino contro a tale sistema. BM

  5. E’ suggestiva la comparazione tra quanto accadeva nell’epoca descritta ed il giorno d’oggi, in quanto alle garanzie richieste dagli usurai di allora rispetto a quanto oggi le moderne banche richiedono ai propri clienti. Purtroppo, pur cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non muta. Un tempo le vessazioni subite dai soggetti vessati dagli usurai erano di tipo corporeo, oggi, nell’epoca moderna, alle umiliazioni fisiche si sono sostituiti i danni reputazionali e morali che i clienti delle banche troppo spesso patiscono a causa del comportamento vessatorio degli Istituti di Credito. Talvolta viene da pensare che, se il comportamento di molte banche fosse in realtà perseguito da un privato, si scatenerebbe un tiro al bersaglio da parte non solo dell’ordinamento giudiziario posto a tutela dell’interesse collettivo, ma anche dei media di ogni genere che farebbero a gara per occuparsi per giorni e per mesi di questi truffatori che spesso scelgono, tra le proprie vittime, i soggetti più deboli. Invece, purtroppo, assistiamo ancora oggi al preoccupante silenzio in cui tali malversazioni, compiute da enti e società istituzionalmente preposti ad un ruolo di intermediazione finanziaria, avvengono in assenza di una forte presa di coscienza mediatica e giuridica. Ancora pochi sono infatti oggi i soggetti consapevoli di questi comportamenti che affliggono la gran parte dei rapporti intercorrenti tra banche e clienti. Ben vengano, quindi , a risvegliare le coscienze,articoli come quelli che ci vengono proposti dal grandissimo Biagio Riccio

  6. L’articolo tocca un tema di estrema rilevanza morale scuotendo nel profondo la nostra coscienza. Leggendo l’articolata e chiara introduzione storica si prova un senso di disagio, di repulsione rispetto a come era strutturato il rapporto tra creditore e debitore nel mondo romano. Emerge chiaramente come il concetto di “dignità ontologica” della persona fosse completamente assente presso i romani, per cui erano accettate come “giuste” delle pratiche che la nostra coscienza odierna, almeno quella di buona parte del mondo, sente come rivoltanti e ripugnanti. Dobbiamo alla cultura cristiana, almeno qui nell’occidente latino, l’averci fatto capire che c’è un quid in ogni essere umano, anche nel peggiore dei criminali, che va in ogni caso rispettato poichè concerne un ambito che trascende l’ordinaria realtà terrena. Il problema è che, mutatis mutandis, e come ci hanno mirabilmente fatto notare gli autori, anche al giorno d’oggi la dignità umana è calpestata. E’ questo va denunciato fortemente. Un grazie agli autori per averlo fatto per tutti noi!

  7. Grazie Avvocato Riccio,
    grazie perchè magicamente nel triduo Pasquale ci ricorda la passione di Nostro Signore Gesù, ce la ricorda riportandoci in quella realtà, così cruda e così assurda. Come più di 2000 anni fa, il debitore viene lapidato, crocifisso e purtroppo senza alcuna possibilità di risorgere, in nessuna forma. La sua anima viene sciolta nella causticità delle azioni delle Banche, il suo corpo consumato nella colpa e la sua mente dirottata contro la parete della vergogna affinché dopo lo schianto non possa essere che il nulla. Grazie perché rende consapevole qualcuno, forse, che potranno essere perdonati perché non sanno quello che fanno.
    Così come gli Apostoli hanno descritto la corona di spine come una corona di gloria anche Lei nella sua poesia economica descrive il debitore come un uomo, un semplice uomo che non ha certamente voluto tutta questa cattiveria riversata su di se ma, una paziente inconsapevole vittima dell’usura.
    Grazie Avvocato Riccio. MG

  8. Uno dei mali peggiori per l’uomo è l’ignoranza. L’ho sempre pensato, e ciclicamente (anzi spesso, purtroppo…) ne ho la prova.
    In questo caso mi riferisco alla non conoscenza della storia romana e soprattutto della lingua latina, condizione sempre più diffusa nella cultura contemporanea, condizione che non permette ai più di conoscere il significato di termini come “nexum” o “addictus”, o ancora di “gleba”. Non conoscenza molte volte significa rimanere in condizione di inferiorità intellettuale, che, a sua volta, implica subordinazione su altri livelli. Mi sorge il dubbio che i potenti (leggi banchieri) facciano leva proprio su questo: sulla ignoranza verso la storia e verso chi secoli fa ha sofferto e si è battuto per cambiare le cose. Come se il loro essere oggi meschini usurai fosse una condizione normalmente accettata e condivisa.
    La ricchezza di persone come Biagio Riccio sta, a mio avviso, nel rendere fruibili e comprensibili argomentazioni altrimenti elitarie; il sapere è il primo passo verso la libertà, per questo ben vengano le pillole di storia antica romana se aiutano ad aprire gli occhi, a conoscere per agire.

  9. Dalla promulgazione della “Lex Poetelia Papiria de nexis” avvenuta oltre duemilatrecento anni fa nulla o poco è cambiato! Ci hanno risparmiato le frustrate materiali ma ci hanno regalato quelle morali forse ben più dolorose. Bella e appropiata l’immagine delle banche come serpenti viscidi e velenosi pronti ad inghiottire la propria vittima.
    Complimenti e grazie per i Vostri scritti. Continuate! Continuate! Continuate!

  10. Come sempre quando l’ avvocato Riccio ci regala una sua Lectio Magistralis, si rimane un pò basiti e meditabondi per un paio di giorni. Questo almeno, è l’effetto dei suoi scritti su di me che certo, nella mia quotidianità, non indugio su contenuti di Storia del Diritto Romano. Un piccolo ripasso però mi ha davvero fatto piacere. Rifletto dunque sulla mia condizione di figlia di chi, ben 22 anni fa ha contratto Nexum, diventando a sua volta Nexus, costringendo noi figli, INCONSAPEVOLMENTE, accettandone le condizioni, ad esserlo tutt’ora ed In Aeternum. Asservimento di sè stesso e/o di un membro della sua famiglia, fino all’estinzione del debito. Vera e propria schiavitù, Mancipatio, come ricordavano i nostri maestri nell’articolo, da cui, col passare del tempo è sempre più difficile liberarsi, E-manciparsi, appunto. Una perla infilata dopo l’altra, abbiamo capito, con voi, e grazie a voi, cari Santoro e Riccio, che questa catena, collana o serpente, sta ormai strangolando i nostri organi vitali! Come quelli di tante altre persone passate attraverso queste vere e proprie torture.
    Ma siamo nella Settimana Santa, i vostri commentatori hanno usato metafore religiose, parabole, immagini sacre, vorrei anch’io dunque mutare lievemente campo linguistico, ricordando a me stessa di non perdere la speranza. Auguro a tutti una Buona Pasqua, che nel suo significato intrinseco è un augurio di LIBERAZIONE, da tutte le schiavitù e da tutte le catene. Questo è un messaggio di speranza profondo, laico e religioso insieme.
    Papa Francesco, nell’indire lo Straordinario Anno del Giubileo, dedicandolo alla Misericordia, su questa strada di liberazione vuole ricondurci. La Misericordia non è solo remissione dei peccati, ma semanticamente e storicamente anche remissione dei debiti. Il Giubileo infatti, nell’antica civiltà ebraica portava in sè un profondo concetto di liberazione dai debiti e dalla schiavitù. Le terre perse, confiscate, venivano restituite, i debiti estinti, i beni dati in pegno restituiti. QUESTO È ANNO DI GRAZIA, GIUBILEO DELLA MISERICORDIA, vorrei tanto che potesse essere, a Dio piacendo, con l’aiuto Vostro, dott.Santoro, avv. Riccio, l’anno del riscatto, della liberazione, della misericordia, della emancipazione da Nexum per la mia famiglia.
    Buona Pasqua a voi tutti, MG Mandelli

  11. Eccellente! Un altro articolo di grande cultura, di sapienza storico-giuridica, di coraggio e impegno civile. Trascuro la parte storico-giuridica per la mia scarsa dimestichezza a riguardo e invito tutti ad un’attenta riflessione civile su un mondo altro, creato dalle banche. Ho assistito, tra l’altro, alla conferenza su ISTITUTI DI DISCREDITO , tenuta a Piacenza dal dr Santoro e l’avv. Biagio Riccio dove ho appreso, per la prima volta, la vicenda Mandelli; a riguardo tutta la più piena comprensione umana. Non posso, però, fermarmi a questo solo episodio pur così eclatante; penso anche a tutti quelli che non hanno visibilità mediatica come la famiglia Mandelli e , tuttavia, sono condannati per la <> del’usura, delle banche, ad una vita ed una terra di confine. Attraverso le parole degli autori di questo articolo, percepiamo tutta l’asciutta vita di quelle persone alle quali è stata tolta anche la speranza. Il tempo, dai tempi dei romani, ha viaggiato fino a noi ripetendo gli stessi misfatti: corsi e ricorsi storici direbbe G.Vico ma noi del ventunesimo secolo non possiamo rassegnarci. Per questo, è auspicabile addivenire ad una revisione organica del diritto in materia; sarebbe, così, anche una gratificazione per l’impegno dell’avv. Riccio e del dr. Santoro ai quali esprimo, come semplice cittadino, tutta la mia stima e gratitudine.

  12. Caro Biagio, come ci hai fatto notare in modo come sempre esemplare nulla è cambiato da più di 2000 anni. Con l’aggravante che oggi il sistema bancario, il crudele creditore, ha mezzi e disponi di sistemi che all’epoca non li sognavano nemmeno.
    Oggi tutto è pubblico, tutto è noto a tutti. E l’unione della crudeltà del creditore (le Banche) con le nuove tecnologie rende ancora più perverso cio che all’epoca si faceva nel “mercato”, o comitia, per fare riscattare o comprare il debito dello “schiavo”, debitore, di turno. Oggi non è un mercato dove si comunica che con 100 sesterzi si compra quello schiavo, o si riscatta il suo debito, ma oggi si comunica al mondo intero, e non solo al mercato, che quel povero malcapitato è un terribile appestato e portatore di gravissime malattie per cui ci si deve tenere a distanza da lui (nuovo credito e centrale rischi).
    Cioè la perversione è aumentata nonostante non si usi più lo scudiscio e non si cerchi di appagare voglie di tipo sessuale in cambio di qualcosa. Oggi il sistema che si autodifende e autodetermina le proprie verità è una specie di “Imperatore” sanguinario e senza alcuno scrupolo.
    Un grazie a Biagio Riccio ed Angelo Santoro ormai dei “Guru” dell’usura e dello strapotere delle banche verso la prorpia clientela.
    Buona Pasqua.
    Giancarlo Fimiani

  13. Suggestivo e terrificante il parallelo storico proposto dall’avv. Riccio; dopo oltre 2000 anni si ripropone il tema della schiavitù per debiti; allora violenta, pubblica, omicida, oggi, subdola, strisciante, pericolosa.
    Oggi, come allora, l’abuso di posizione dominante, la prevaricazione del forte sul debole, è, nei rapporti con le banche prassi ordinaria. Chissà se il legislatore moderno, sollecitato dalle vittime di tali pratiche inique, saprà ripristinare le regole di una stato di diritto; speriamo che abbiano la stessa lungimiranza che ebbero i senatori romani.

  14. Molto stimolante il Suo articolo sul Nexum e prigionia per debiti, perchè ancora una volta Lei ci fornisce, con il potente strumento dell’analogia storica, elementi di riflessione sull’accanimento antidebitorio a cui si assiste nel nostro presente da parte dei poteri economici forti.
    Mettendo in relazione un fenomeno economico e sociale di storia contemporanea e le sue forme giuridiche, ci ha disvelato infatti, una serie di evidenti ed inquietanti somiglianze tra la condizione dei debitori degli Istituti di credito di oggi e l’autoasservimento personale (e della propria famiglia), a cui erano costretti coloro cui venivano concesse sovvenzioni nell’antica Roma.
    Tale analogia è potente proprio perché costringe a trarre argomenti per tutta una serie di ragionamenti, evitando il blocco del pensiero, e di conseguenza dell’azione.
    Credo infatti che l’attività critica e giuridica da Lei svolta con i Suoi interventi ed attività professionale, possano determinare un discrimine temporale, una vera e propria discontinuità storica rispetto ai decenni fin qui trascorsi, riguardo allo spirito “sanguinoso e terribile” dell’attuale diritto delle obbligazioni bancarie.
    Chiara Bruni

  15. Il punto e’ che siamo completamente asserviti…nexum e non. Siamo obbligati per legge a mettere i nostri risparmi nelle mani dell’usuraio (pensionati compresi). Usano i nostri risparmi per finanziare il futuro nexum e arricchirsi illecitamente. I soldi sono nostri. Ogni correntista e’ di fatto schiavo sempre e comunque dell’usuraio. Il correntista paga per disporre del proprio denaro e lavorare per la banca (v. Sistema on-banking). Non conosco altra attività’ imprenditoriale che guadagna sfruttando il lavoro e i soldi dei suoi clienti. La definirei “assimmetria imprenditoriale”. Per aprire un c/c occorrono dieci minuti per chiuderlo 30/40 giorni. Per prelevare i tuoi soldi allo sportello devi spiegare a cosa ti servono!?!. Un imprenditore “colpevole” di avere clienti che non onorano puntualmente le fatture scende di rating, perde l’accesso al credito e si trova ingiustamente e improvvisamente costretto al rientro immediato pena il fallimento e la perdita di tutti i beni patrimoniali. La banca, con una Srl controllata, cartolarizza in blocco ottenendo un duplice vantaggio…si libera dei crediti inesigibili e cancella drasticamente le esposizioni creditizie che imporrebbero la patrimonializzazione societaria con riduzione dei dividendi. Ricordo che Tremonti ha definito la pratica della cartolarizzazione una “porcata”. Caro Avv. Biagio Riccio grazie di esistere…e’ un inizio. Ciò’ che mi spaventa e’ che siamo “assopiti” e “rassegnati”. Penso che non ho più’ la percezione della democrazia. Penso che buoni buoni ci lasciamo guidare dal terzo Governo non eletto. Penso alla dipendenza internet. Penso ai messaggi subliminali. Penso che siamo tutti troppo accondiscendenti e remissivi. Penso che le Nazioni dell’Unione Europea hanno perso il loro bene più’ prezioso…”la sovranità’ della moneta”. Penso che ci siamo volontariamente consegnati nelle mani della BCE e sue succursali. Penso che sono molto stanca. Chiudo con una citazione che fa da cornice nel salone principale di una storica filiale bancaria a Torino in Via XX Settembre n.31:…”Nella volontà’ tenace del popolo italiano di lavorare e risparmiare e’ una sicura garanzia del Suo avvenire – il risparmio e’ cosa sacra e si amministra con scrupolo religioso – dietro ogni risparmiatore vi sono altrettante sane famiglie che formano il nerbo della nazione MDMCCCXXVII – QUAE LEGO SPARGO SEMINA MULTIPLICO MCMXXXIII. L’aspetto. Cinzia

  16. Straziato dalle battiture, il giovane si precipitò nella via, lamentandosi della libidine e della crudeltà dell’usuraio; allora una gran folla di gente, eccitata sia dalla compassione che la sua età suscitava e dall’indegnità dell’affronto, sia dal pensiero del proprio stato e di quello dei propri figlioli, si riversò nel Foro, e di là, in massa ,nella Curia; i Consoli costretti da quel improvviso tumulto, convocarono il Senato e, mentre i senatori facevano il loro ingresso nella Curia, la gente mostrava loro, gettandosi ai piedi di ciascuno, la schiena straziata del giovane.
    il passo sopra riportato è la chiave di volta del cambiamento. allora fu possibile, non so se oggi , se pure ci fosse tale protesta di popolo, otterrebbe lo stesso scopo. Grazie Santoro e Riccio perché almeno ci provate. Raffaele Di Costanzo

  17. il dr. Santoro ,
    poeticamente narra il lontano orrendo passato (nexus) fatto di crudeltà ,usurpazioni fisiche e morali e ,
    l’avvocato Riccio ,
    cuce (il delitto di USURA) come un perfetto ed esperto sarto giurisprudenzialmente sulla realtà quotidiana.

    Colpisce, non poco, la legge del più forte con la stessa disparità di DAVIDE CONTRO GOLIA che opprime e dissangua la povera gente.

    La divulgazione di Tali importanti messaggi, inculca sul cittadino oppresso dal sistema finanziario la forza di ribellarsi a tanta crudeltà che negli ultimi anni sfocia nell’assurdo.
    Si, proprio nell’assurdo, i più deboli non ce la fanno entrando direttamente in un tunnel senza fine tanto da commettere inconsapevolmente atti estremi. Mettendo in discussione il bene più prezioso che noi abbiamo (LA VITA).

    Ecco , il motivo per il quale , bisogna esortare sempre e comunque persone come l’avvocato Riccio che offrono e diffondono la loro preziosa cultura a sostegno e tutela del cittadino depauperato dalle ingiuste appropriazioni indebite delle delinquenza bancarie.

    Grazie avvocato Riccio di esistere, lo dico in nome e per conto del DELITTO DI USURA NAZIONALE che la segue con estremo interesse.

    Lei forse non lo sa, ogni suo prezioso articolo salva sicuramente una vita umana.

    Affettuosamente e con tanta stima.

    Orazio Marchetti

  18. Ottime considerazioni, illuminanti e significative. L’articolo delinea una delle sfide del “Terzo Millennio”: quella del riappropriarsi della coscienza civile del sentirsi, e prima ancora l’essere LIBERI. “Comprendendo che egli più consapevole della sua condizione di nato libero, che non dello stato presente”: distinguere la circostanza attuale dall’intero corso della vita. Affrancarsi, quindi, riconquistare quella libertà mai perduta. Liberarsi da un gioco infernale dove irrimediabilmente si viene “triturati” dall’abile manipolatore che oltre al danno ci regala anche la beffa: “rivendendolo all’offerente, promettendogli anche un mutuo”. Il gioco sembra fatto, ma fino ad un certo punto.

  19. Come sempre, caro Avvocato, è un piacere leggerla.
    Anche questa volta contributo puntuale e rispondente alla realtà, purtroppo. Se mi permette vorrei contribuire con una precisazione doverosa.
    Il nostro governo si “arrabatta” da tempo per sconfiggere la crisi economica che attanaglia il paese da nord a sud, la più importante e devastante di tutti i tempi. Continuano gli interventi anche massicci per cercare di risollevare l’economia. E’ notorio che il settore più sensibile storicamente a queste situazioni è l’immobiliare, ed anche questa volta la storia si è ripetuta. In Italia, in questo settore, si sono persi più di un milione di posti di lavoro, in tutti questi anni e si vocifera di ulteriori incentivi per poter risollevare il mattone nel nostro paese. Temo che qualsiasi intervento possa essere vanificato dalla politica bancaria attuata nel nostro paese. So che lei caldeggia da tempo un disegno di legge che punisca le banche nel caso in cui segnalino in centrale rischi, o nella CRIF, in modo scorretto e spesso con fini ritorsivi.
    Sarebbe estremamente importante che questa legge possa prendere forma, anche perché quello che sta accadendo in questo ambito in questo periodo, è a dir poco scandaloso. I tassi non sono mai stati bassi come ora, gli interventi delle banche centrali hanno riempito di denari le casse delle banche, che mai sono state così ricche. I governi, e soprattutto quello italiano, continuano ad emanare norme per favorire il sistema dell’erogazione del credito……, eppure nessuno finanzia!
    Per ottenere un mutuo, un leasing, un finanziamento per l’impresa, un finanziamento per acquistare un elettrodomestico, un prestito per l’acquisto di un’auto, bisogna fare i salti mortali.
    Semplice, le banche e le società di credito al consumo giustificandosi con segnalazioni in centrale rischi e con situazioni patrimoniali espresse dai bilanci che dopo anni di crisi non possono essere certamente positive, preferiscono tenersi i soldi ed investirli con margini elevatissimi, magari riacquistando le case che hanno sottratto, come dice lei, agli unti dal peccato. E’ assolutamente più conveniente, ovvio, e meno rischioso; si sfruttano gli incentivi e si specula molto meglio e con risultati straordinari. Quello che non riesco a capire, è come sia possibile che nessun politico cavalchi questa battaglia che colpisce milioni di italiani, così come è altrettanto particolare che nessun quotidiano di grande rilievo si occupa in questi termini della faccenda. Sarà forse perché tutti sono al servizio dei poteri forti?
    Caro Avvocato, non molli e complimenti ancora.
    SR

  20. Leggendo quanto accadeva a circa 300 anni A.C. prima che la rivolta di popolo avvenisse e fosse modificata la legge, mi sento felice di vivere in questo secolo.
    Leggendo ciò che l’avvocato Riccio e il dott. Santoro hanno riportato, sento in me tutto l’orrore possibile ad immaginare la sorte che subivano quei poveri debitori senza poter usufruire della possibilità di appello.
    Mi permetto di fare confronti :
    – Oggi possiamo beneficiare di chi, come l’avv. Biagio Riccio e il giornalista Angelo Santoro, possono sottoporre ad una gogna mediatica su tutto il territorio nazionale le Banche che vessano e rendono vittime coloro che sono loro debitori. Si potrebbero inserire altri colpevoli di usura che vivono al di fuori del tessuto bancario. Qualcuno di questi, se viene rintracciato, viene condannato dalla Legge. Parlando invece delle banche penso per onestà che, se il cliente è regolarmente informato di ciò che firma, il problema non è più legale, ma diventa soltanto morale per il modo in cui la banca si comporta nel volere riappropriarsi del danaro prestato.
    – Scrivo nel contesto dell’articolo pubblicato :
    – La banca presta danaro aspettandosi che il prestito venga restituito secondo scadenze prefissate e ad un tasso stabilito di comune accordo col cliente e questo è giusto. Nessuno apre bottega per vendere il proprio prodotto senza ricavarne un guadagno. Allora il problema dove sta e quale l’illegalità che dobbiamo denunciare sulle colpe delle banche ?
    – Prima colpa : i contratti non debbono contenere clausole illegali che il cliente ignora e che firma in completa fiducia nei confronti del “direttore amico”.
    – Seconda colpa : I tassi di interesse non debbono oltrepassare la soglia di legge e nessuna spesa aggiuntiva deve essere applicata, mentre sappiamo bene che quando la legge ha abolito certe spese, esse vengono applicate semplicemente cambiando loro titolo e motivazione.
    – Terza colpa : Le garanzie richieste non debbono superare il doppio della cifra prestata. La banca non può chiedere garanzie che siano tre/quattro/cinque/sei sette volte l’importo prestato ( quest’ultima percentuale è stata richiesta alla sottoscritta). In questo modo si paralizzano tutti i suoi beni, lasciando eventuali diversi creditori a bocca asciutta e il cliente rovinato, come bene è stato descritto nell’articolo.
    – Quarta colpa : non debbono venire proposti contratti di leasing irregolari e illegali, dal momento che esiste una legge che lo impedisce. Altrettanto non si debbono “sequestrare” a beneficio delle rate di leasing gli affitti che l’imprenditore incassa e che ha il diritto di impiegarli a suo piacimento, secondo le proprie necessità. Questo “sequestro” è altamente illegale quando per garanzia sono state richieste firme sufficienti a coprire esageratamente quanto dovuto.
    – Quinta colpa : la banca non ha il diritto di mettere sulla Centrale Rischi il cliente senza il dovuto preavviso, che deve avvenire con raccomandata A/R, strozzando in tal modo qualsiasi finanziamento di tutte le banche, che anzi chiuderanno i c/c e chiederanno il rientro immediato degli affidamenti, provocando quella Peste Economica di cui i Relatori dell’articolo odierno già in passato fecero grande e sonora denuncia.
    – Sesta colpa : la banca non ha il diritto di fare stalking ininterrotto presso il domicilio del cliente, nella speranza di indurlo alla disperazione e di ottenere quanto ritiene sia il suo avere, che troppo spesso non lo è come viene dimostrato dai legali del cliente. A volte hanno purtroppo ottenuto il suicidio del medesimo. Suicidi che avvengono ancora sotto il silenzio colpevole dei media, che lo giustificano per non indurre a emulazioni……

    Se la banca contravviene a tutte o a parziali regole di legge, non solo deve risarcire il cliente per tutti i danni provocati, ma ovviamente tutto quanto stabilisce la legge come restituzione del maltolto e sarebbe giusto subisse automaticamente condanna penale.
    Ho avuto il privilegio, anzi ho il privilegio, di essere assistita dall’avv. Riccio, che oltre alle sue note capacità di difensore, possiede un’umanità ed una abnegazione sul lavoro che sono molto rare da trovare in una sola persona. Se non lo avessi incontrato non so se sarei ancora qui a scrivere.
    Ho identificato l’inferno in cui le Banche mettono i loro clienti debitori a quello del “Poeta Dante Alighieri quando parla della porta dell’ Inferno nella sua opera La Divina Commedia” Ho scritto una ironica poesia che credo meriti venga pubblicata, dal momento che l’attualità di Dante ha proprio in questi tempi influenzato diversi tipi di arte quali musica, pittura e poesia.
    Quanto scrivo è documentato dall’invito del Banco Popolare di Verona che sottopongo per conoscenza :
    “Come gente che pensa a suo cammino” la mostra di Persone e Personaggi della Divina Commedia che presenta a Verona venticinque grandi dipinti di Angelo Celsi, che celebrano la straordinaria attualità di Dante Alighieri, proponendo un suggestivo viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso. Per collegare i dipinti ai canti danteschi, è disponibile su GooglePlay e iTunes un’app dedicata che presenta le opere e “leggerà” i versi che hanno ispirato il pittore.

    A me le banche hanno ispirato, rubando a Dante, quanto sottoscritto.
    PER ME SI VA NELLA CITTA’ DOLENTE,
    PER ME SI VA NELL’ETTERNO DOLORE,
    PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE.
    ………………………………
    ………………………………
    LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CH’ENTRATE.

    Queste parole di colore oscuro
    mi pare legger al sommo della porta,
    porta di banca, e il senso lor m’è duro.
    Qui mi convien entrare con sospetto,
    ogni viltà saper che può esser porta
    da costoro che pur di guadagnare
    hanno senz’altro la coscienza morta.
    Sono venuta al loco ove sta scritto
    che vi si trovan le genti dolorose
    ch’hanno perduto per illegal profitto
    il ben dell’intelletto e le lor cose.
    Quivi sospiri, pianti e alti guai
    risonano per l’aere senza stelle,
    e pur io al cominciar ne lagrimai,
    pria che incontrassi le persone belle
    che difendermi a dovere han potuto,
    mentre chi era solo è già caduto
    e per colpa di costoro e del demonio
    ha perso tutto quanto il patrimonio.

    Da parte mia penso di non dover aggiungere altro e ringrazio di cuore i Relatori dell’articolo e il Direttore che ne consente la pubblicazione, perché quanto sta succedendo ai nostri giorni risvegli la coscienza di coloro che sembra l’abbiano imbavagliata perché non urli quanto sta scritto nelle Sacre Scritture (Pro. 22, 22-23):
    “Non depredare il povero, perché egli è povero, e non affliggere il misero in Tribunale, perché il Signore difenderà la loro causa e spoglierà della vita coloro che li hanno spogliati”.

  21. Ancora una volta le considerazioni di Biagio Riccio e Angelo Santoro in tema di Banche sono da condividere in toto.
    Questa volta ciò che lascia a dir poco sgomenti è l’acuto parallelismo tra la drammatica posizione di schiavo in cui veniva a trovarsi il debitore (o quello dei suoi familiari, su cui esercitava la potestà, offerto in garanzia) oltre 2.300 anni orsono nella Roma Repubblicana (prima che venisse approvata la Lex Poetelia Papiria de nexis) e la posizione attuale in cui versano tutti i coloro (per lo più imprese e famiglie) che sono costretti ad avere rapporti con il sistema bancario/finanziario e che, per loro sfortuna, specialmente a seguito della devastante crisi economica che stiamo vivendo, si trovano nell’impossibilità materiale di onorare le loro obbligazioni con puntualità.
    Sono sotto gli occhi di tutti le gravi implicazioni sociali che determina lo strapotere economico delle banche – “crudele creditrici” – che inducono gli Autori a rievocare la schiavitù per debiti dell’Antica Roma con effetti devastanti per le persone anche ai giorni nostri: si perdono la casa, la dignitas e lo stesso onore !!!!
    Strapotere economico che viene non solo confermato, ma vieppiù rafforzato da una legislazione sempre più ritagliata su misura e nell’interesse delle banche, al punto che con le modifiche apportato al codice di rito ed della conseguente semplificazione della procedura esecutiva immobiliare a carico del debitore, gli istituti di credito da una situazione apparentemente negativa (sopportare l’inadempimento del cliente debitore), riescono addirittura a ricavarne un ulteriore – e del tutto illegittimo – profitto che, come ci illuminano gli Autori, si moltiplica addirittura per tre: sotto il profilo fiscale (Defiscalizzando il credito e beneficiando di una tassazione agevolata), come occasione di affare immobiliare (comprando all’asta il bene pignorato o facendoselo assegnare a prezzi irrisori), ed infine, come se tutto ciò non bastasse, anche nella fase di rivendita offrendo al compratore la possibilità di acquistare l’immobile contraendo un mutuo (e lucrare così sugli interessi che dovranno essere corrisposti).
    E tutto questo sulla pelle del povera gente.
    Contro la legge del più forte c’è un solo rimedio : resistere, resistere, resistere, come fanno Biagio Riccio e Angelo Santoro, ai quali può andare solo il nostro grazie !!!!!!!
    Stefano Selvaggi

  22. Interessante, come sempre, quello che dice l’Avvocato Riccio. Parole sante alle quali però bisogna che si dia velocemente un seguito concreto. Se, prove alla mano, le banche hanno fatto usura, dimostrata da perizie giurate, esiste il reato. Lo dice la legge. Perché allora i tribunali, e alcuni giudici che vi lavorano e che la legge la dovrebbero far rispettare, sono spesso propensi a lavarsene le mani, rimbalzandosi le responsabilità di una decisione, lasciando poveri cristi nella più totale disperazione. Perché se a commettere un reato è uno qualunque questi viene punito, mentre se è una banca molto, troppo spesso no? Il loro potere è purtroppo ancora troppo forte ed in alcuni tribunali la loro supremazia è più che evidente alla faccia della legge. Milano, per esempio. Parlo, ovviamente per esperienza personale. Ho il privilegio di essere assistita dall’Avvocato Riccio in un complicata causa contro alcune banche. Querela penale a ben sette banche, ovviamente le più importanti, per usura, (conteggi fatti sui loro estratti conti, non campati in aria, e sulla base di quanto dice la legge) . Il PM archivia il caso dopo un mese circa (in altri casi ci vogliono mesi e mesi di indagini – come mai questa fretta?). Si presenta ricorso e il GIP, guarda caso, conferma l’archiviazione. Ma l’usura non è reato penale che va punita con il carcere? Allora è vero che la legge con gli amici si interpreta e con i nemici si applica. E il povero diavolo che ha lavorato una vita, ha dato lavoro a tante persone è sempre il nemico. Aspettiamo ora di andare in cassazione. Commento l’articolo dell’Avvocato Riccio dopo gli incresciosi fatti accaduti oggi al Tribunale di Milano. Sono rimasta sconvolta da quello che è successo ma, in fondo, pur non approvando quanto commesso dall’imputato, mai, per nessuna ragione ammetto l’omicidio, lo capisco. Anche io sto passando e sono passata da situazioni simili, sebbene assolta con formula piena per non aver commesso il fatto (bancarotta fraudolenta aggravata). Certe situazioni pesano da morire, si perde il sonno, la dignità, la vita. Si vive una vita da morti viventi, si vive per lottare contro un sistema arrogante, non si hanno più certezze, speranze, si pensa troppe volte al suicidio. Ma per i più questo, il suicidio, non è un atto di disperazione, ma un’autoaccusa.
    Si passa il resto della vita a doversi difendere per reati non commessi, dando fondo ai risparmi, pochi, purtroppo di una vita. E mai nessuno paga per le cattiverie commesse.
    Un tempo gli schiavi si sono ribellati alla supremazia di Roma, allora ribelliamoci alla supremazia delle banche. Persone come l’avvocato Biagio Riccio che fanno conoscere alle masse le porcherie che fanno le banche e quelli che sono dalla loro parte, devono servire da stimolo per la creazione di un grande organismo che faccia ascoltare la sua voce, che faccia in modo che le banche non siano più padrone delle nostre vite e delle nostre anime. Io non so se esiste una associazione di questo genere, se qualcuno ne conosce l’esistenza me lo può far sapere? Se non esiste, mi sento di crearla, con l’aiuto di tutti coloro che come me si sentono martiri di una società che difende i forti ed i delinquenti ed uccide i giusti ed i deboli.
    Grazie Avvocato Riccio, grazie per quello che fa per tutti noi, grazie per aprirci gli occhi e per aiutarci ad uscire dall’inferno del disonore.

  23. interessante e acuta l’analisi del potere finanziario dei nostri giorni messo a confronto con il mondo romano che la storia antica ci ha tramandato. Da tale analisi emerge con chiarezza, e
    me ne rammarico, che sono cambiati i metodi ma la sostanza è sempre la stessa. Non esistono più le pene corporali, ma profonde e dolorose sono le ferite morali che vengono inflitte dal
    sistema bancario ai debitori odierni.

    Mi complimento per l’originalità dell ‘articolo ed esprimo la mia stima all’autore per il suo impegno civile

    Giacomo Conti

  24. Ormai è divenuto dolorosamente ovvio constatare che nel nostro paese siamo quotidianamente derubati dal sistema bancario, e probabilmente anche da un apparato-Stato complice.
    Cosa bisogna fare per fermare questa prigionia di debiti, che gli amici Biagio e Angelo contestualizzano nei giorni nostri, trascinandola dai tempi della schiavitù dell’antica Roma?
    E ancora: cosa dovremmo fare per rassicurare le prossime generazioni, soggiogate da un’economia basata sui crimini delle banche?
    Caro avvocato Riccio, tu ci stai provando a dare delle risposte concrete, con competenza professionale, formazione e aggiornamenti continui.
    Da persone come voi, e mi rifaccio proprio ad una delle massime di Tito Livio, c’è solo da sperare che: ” In grandi pericoli e quando la speranza è scarsa, i consigli più audaci sono i più sicuri. ”
    Ad maiora! Il mio augurio personale perché le cose migliorino anche grazie al Vostro prezioso contributo.
    Massimo Proietto

  25. Eccellente saggio che ci dimostra come la storia si ripeta e come la mancata conoscenza dell’accaduto permetta a chi possiede le informazioni (che sono una forma importante del potere) di continuare a fare ciò che vuole impunito anche contro leggi che ci sono.
    Che ci sia una disparità di conoscenze tecniche tra la Banca ed il cliente è assodato, neppure alti dirigenti delle stesse Banche hanno mai letto ed emendato quanto prolissamente scritto sui prestampati contratti bancari, ma crea ancora più disparità la non conoscenza dei propri diritti e delle regole del gioco. Il cittadino di oggi è più erudito, colto e informato del cives romano di 2300 anni orsono? Direi di no, allora i cittadini si “riversarono nel foro” per chiedere giustizia, oggi spesso si subisce fino all’irreparabile con coscienza di essere “dalla parte del torto” solo perché lo dice il Direttore o funzionario di una Banca. Questa è un’altra modalità che ci porta ad essere alla mercé dei poteri forti bancari che nel contempo abusano di noi (come il “…talio esto…” praticabile nei confronti del debitore secondo le dodici tavole dell’antica Roma emendate dalla legge illustrataci da Riccio), sfruttando ed approfittando della nostra fiducia e dabbenaggine. In tale modo, anche senza cippi e catene, veniamo raggirati, turlupinati e derubati fino a farci credere di essere noi i ladri demolendo anche l’ultima speranza dell’individuo, la sua autostima e fiducia in se stesso e nella propria rettitudine, veniamo convinti di essere noi fuori dalla legge. Allora la morte non sopraggiunge per lo squartamento od il “…talio esto…” ma per il suicidio quando è reale, oppure attraverso la morte civile vivendo il resto della propria vita da FALLITO in piena povertà ed additati come perdenti o peggio truffatori per avere restituito in toto debiti, magari infarciti di usura ed aver perso una partita senza sapere che le carte erano truccate, come nella migliore prassi dei bari.
    Se da soli davanti alle banche si è più che nudi oggi è anche difficile capire da chi farsi aiutare; da costosi commercialisti che talvolta sono conniventi con le banche, oppure con avvocati impreparati che continuano ad andare per il verso del legno, ovvero per senso comune o consuetudine senza nemmeno immaginare il dotto pensiero dei NOSTRI Riccio e Santoro, oppure farsi aiutare da associazioni di consumatori senza mezzi e con brave persone per lo più impreparate alla battaglia con i giganti, infine potremmo andare a metterci in mano a consulenti (mediatori del credito, mediatori finanziari, esperti in tutto e quindi in niente, ecc..) ladri quanto le banche o impreparati quanto la maggior parte dei legali di cui sopra. Insomma un intero mondo che per la maggior parte ci mente ed è li pronto a spennarci economicamente senza dare risultati. Allora NOI debitori cosa possiamo mai fare? Pochi purtroppo sono i fortunati che si imbattono nei Riccio e nei Santoro di turno (che sono poi pochissimi) tanti più che cadono nella disperazione, nella povertà e talvolta nel tragico gesto finale, che non risolve nulla e getta intere comunità nella disperazione.
    Credo signori che le cose da farsi siano poche, una è certo quella di continuare a diffondere i vostri articoli, le vostre conoscenze ed esperienze, piccole perle di saggezza che inducono alla riflessione e riaccendono la speranza, facendo incontri e conferenze ovunque partecipate. Oltre a ciò si possono fare altre due cose a mio avviso, la prima è non dare mai nulla per scontato ed approfondire ogni aspetto della nostra esistenza prima di cedere alla sconfitta ed allo sconforto, seconda fare conoscere i casi concreti che accadono attorno a noi, usarli come esempi ed infine fare come i cives romani di 2300 anni fa, unirsi ed alzare la voce, perché anche grazie ai nostri due autori oggi noi poveri debitori onesti SAPPIAMO che abbiamo dalla nostra le leggi e la pubblica opinione andiamo al foro che oggi è l’uso intelligente dei mass media e l’uso delle forme associative per aiutarsi reciprocamente e andare incontro ai Biagio Riccio e Angelo Santoro che possono fare pendere FINALMENTE la bilancia della giustizia dalla nostra parte dalla parte dei poveri debitori in buona fede usurati e raggirati da quello che oggi è un SISTEMA.
    Un abbraccio
    Luca CR

  26. il prof. Maurizio Fiasco
    grande esperto sul tema dell’usura ci invia il seguente commento:
    La riflessione dell’Avvocato Riccio – da collegare a alcuni dei più accurati e opportuni commenti inseriti dai lettori – propone molti altri quesiti, a riprova della profondità di pensiero che contraddistingue l’Autore. Il primo, forse elementare, riguarda la liceità della sequenza di passaggi, davvero molto creativi, che la banca compie, se non comprendo male, ora nella veste di creditore, quindi in quella di partecipante all’asta, infine come intermediatore immobiliare. Quasi a offrire a nuovi clienti un “pacchetto” di beni, dall’individuazione dell’oggetto da acquistare allo strumento di finanziamento, arrivando infine alla vendita del denaro necessario per gli interessati a pervenire alla proprietà di un appartamento, di un locale commerciale, di un terreno. Il tutto avviene secondo la lettera delle normative vigenti?
    Per quel che ricordo, già nel Granducato di Toscana la sequenza era espressamente sanzionata dal Codice Leopoldino che chiamava (letteralmente) “ritrangolo” quelle operazioni che l’amico Riccio efficacemente definisce “manomorta immobiliare”. Possibile che il nostro codice civile, quello ispirato e in gran parte scritto da Pietro Calamandrei, consenta queste “triangolazioni”? Ovviamente, da non giurista, sarei molto interessato a leggere ulteriori approfondimenti da parte dei tecnici.
    La seconda curiosità intellettuale è per il riproporsi – starei per dire con la “neolingua” dei lemmi hi.tech. in lingua inglese – della struttura millenaria dei rapporti di dominio che si avvia nel rapporto creditore-debitore.
    Infine, mi colpisce come la reviviscenza di rapporti arcaici, e perciò brutali, sia propiziata dalla condizione vergognosa nella quale versa l’amministrazione della giustizia civile in Italia. La banca, quando può ricorrere a strumenti coercitivi, intensifica e concentra le azioni sulla parte debitrice debole. Ma è da notare che esattamente opposto è il criterio che segue verso il debitore di grosse somme, spesso concessegli, a suo tempo, mediante forzature della legge bancaria. Qui è la banca a divenire ostaggio dei gruppi economici ai quali, per pressioni politiche o per condivisione di avventure imprenditoriali fittizie, ha erogato impressionanti somme senza adeguate garanzie. In questo caso, si potrebbe notare una co-dipendenza debitore-creditore. Il secondo soggetto, prestando incautamente denari al primo, si è comportato come un giocatore d’azzardo: scommettendo sulla vantaggiosa restituzione delle somme versate. Non ottenendole, invece di interrompere il gioco, intende rifarsi. E perciò si acconcia a rifinanziare il debito (spesso peggiorando, simmetricamente, le condizioni applicate ai suoi clienti imprenditori “reali” e famuglie). Un sistema talmente sofisticato che pochi tecnici sono in grado di interpretare. Ma in verità non è niente di nuovo: si è forti con i deboli e disposti a dilazionare (se non addirittura a rimettere i debiti) con i forti.
    Un caro saluto
    Maurizio

  27. Grazie mille all’Avvocato Riccio per questa lezione di storia e di morale.
    Lungi dal non rispettare le idee (e analogie) religiose soprattutto in occasione della Settimana Santa invito tutti a considerare il fatto che “le belle parole” da sole non bastano!
    Così come l’Avvocato Riccio ha la pazienza ed il coraggio di combattere al nostro fianco, offrendoci oltre che delle pillole di saggezza, anche degli stimoli, anche noi dobbiamo fare qualcosa. “Io sono il debitore vessato”! “Io sono il debitore umiliato e seviziato”! Io stessa ho subito queste umiliazioni. Ho sentito con le mie orecchie la loro strategia sbeffeggiata in faccia: defiscalizzazione del credito con ammortamento nel tempo dello stesso; sicurezza nella messa all’asta dei miei beni; sicurezza nel recupero dell’intero credito acquisendo l’intero patrimonio e, nonostante l’espoliazione, la pretesa della restante parte a copertura. Schiava a vita! Io e i miei figli dopo di me! (peccato non averli registrati….) Mi domando come facciano ad essere così sicuri del loro successo se non per il fatto che sanno di essere supportati dagli altri poteri forti. Ormai hanno il delirio di onnipotenza. Sanno che se nessuno li contrasterà (e la politica sta facendo di tutto per supportarli), avranno nelle loro mani un potere così forte da far impallidire qualsiasi dittatore. Tutto è assoggettato al soldo, costi quel che costi! Le famiglie e le piccole e medie imprese sono alla stregua del giovane fustigato e martoriato, reso schiavo e seviziato. Oggi non ci possiamo “riversare nel foro”, ma possiamo far crescere la nostra voce e far sì che i nostri moderni Consoli Riccio e Santoro riescano a fermare questo stato vergognoso. Io non voglio essere umiliata! Non ho mai rubato un soldo ad alcuno (usura= rubare). Non ho rovinato famiglie o imprese, anzi, le ho sostenute e create con il mio lavoro di piccolo imprenditore. Non ho lucrato sulla pelle degli altri! Non sono fallita e non voglio fallire lasciando a bocca asciutta i miei creditori che come me stanno affrontando questo difficile momento! Soprattutto non voglio lasciare in eredità a mia figlia dei debiti che non ha creato e che io mi sono trovata a fronteggiare ad armi impari, senza sostegno e senza correttezza, condizionata da una CR ingiusta ed utilizzata impropriamente! Non voglio essere vessata dalle banche, da costosi commercialisti o peggio da giudici compiacenti! Non voglio perdere il sonno, la tranquillità, l’onore e la salute per qualcosa che non ho fatto!
    Per questo motivo dobbiamo affiancare i nostri moderni “Consoli”, i nostri “Principi del Foro” e sostenerli in questa lotta impari (anche contro le male lingue e contro chi rema contro). Solo così potremmo dare un futuro migliore ai nostri figli e non ripiombare nell’oblio di 2300 anni fa.
    Coraggio a tutti!! Coraggio e non molliamo!!! E soprattutto grazie all’Avv. Riccio, che abbia la forza di ottenere giustizia!
    BarbaraP

  28. l’ avvocato Roberta Capri ci scrive questo importante commento all’art. di Biagio Riccio:
    La “ Lex Poetelia Papiria de nexis”, effettivamente fu rivoluzionaria, per la prima volta infatti, fu spostato l’asse e pertanto sancito il principio per cui la responsabilità del debitore, dovesse limitarsi ai beni patrimoniali e non alla persona del debitore.
    Vale la pena rammentare però, che questa norma non servì mai ad eliminare la pena dell’infamia che, sempre ed ovunque, marchiò i debitori insolvibili, definiti, nelle fonti romane di tutti i tempi, con i termini più disonorevoli: infames, fraudatores, diminuentes patrimonium, deceptores, conturbatores.
    I debitori, anche quelli in buona fede, soggetti alla “capitis deminutio”, non solo erano esclusi dalle dignità civili e militari, dalle cariche giudiziarie, e da qualunque altro ufficio, quanto non potevano prendere parte in qualità di accusatori o testimoni nei giudizi penali, nè potevano alienare, contrattare, prestare fideiussione. Come se non bastasse, a questi, inizialmente era negata la possibilità di assistere ai pubblici spettacoli, fino a quando, però, l’Imperatore Adriano ebbe la brillante idea di togliere questo divieto, consentendo ai deceptores di assistervi, ma a condizioni forse peggiori dell’esclusione, ovvero, costretti a sedere in un settore dell’arena a loro riservato, al fine essere “catamidiati”, ossia sbeffeggiati, derisi, insultati, bersagliati da ogni genere di immondizie dal restante pubblico.
    Aderisco totalmente al pensiero espresso dall’ Avv. Bigio Riccio, il quale con le sue illuminanti considerazioni, mi ha permesso di riflettere e di guardare sotto una nuova ed antichissima ottica la condizione dei debitori nella nostra società: praticamente identica a quella dei secoli scorsi!
    Un cattivo pagatore ( e si diventa tale gia dopo aver fatto ritardo nel pagamento di un paio di rate di un finanziamento) viene iscritto “d’ufficio” nelle moderne liste di proscrizione, oggi chiamate “Sistemi di informazioni Creditizie” ; da qui, ha inizio il Calavario o quello che mi piace definire lo stalking bancario!
    Telefonate con tono persecutorio, lettere, diffide, negazione dell’accesso al credito, procedure esecutive, vendita dei beni all’asta, perdita del Patrimonio (che il più delle volte sfocia anche nella fine del Matrimonio), deterioramento delle relazioni . Che cos’è tutto questo se non la perdita della dignità civile di romana memoria? Il debitore che vive in queste condizioni, non si trova forse nella medesima situazione sopra descritta? Un uomo così ridotto, sarà in grado di vivere una vita nella sua pienezza ? Sarà forse nelle condizioni mentali, anche solo di pensare di ambire a “cariche pubbliche” o assistere a spettacoli”? CHIUDO lasciando APERTI questi interrogativi – mi sia concesso il gioco di parole – con la certezza che esistono operatori del diritto e prima ancora persone, dallo spessore culturale e umano del calibro dell’Avv. Biagio Riccio, in grado di intervenire e perchè no, liberare gli schiavi moderni.

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