martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

‘Ruby ter’ dilaga. La CEI lascia Berlusconi per Renzi
Pubblicato il 13-03-2015


Berlusconi_ruby_terNon c’è pace per Berlusconi imputato. Chiusa la vicenda dei festini ad Arcore con l’assoluzione dal reato di concussione e prostituzione minorile, per l’ex Cav si arroventa quella che riguarda la supposta corruzione dei testimoni, la cosiddetta inchiesta ‘Ruby 3’.

La lettura degli atti della Procura depositati al tribunale del riesame, ha provocato infatti una nuova ondata di ‘interesse’ più o meno morboso, più o meno ‘politico’, su questa inchiesta nata collateralmente a quella principale appena finita in Cassazione. Secondo gli atti delle indagini, Berlusconi avrebbe versato oltre due milioni di euro, in assegni e bonifici, alle ragazze ospiti delle serate ‘eleganti’ ad Arcore nel periodo compreso tra il 2010 e i primi mesi del 2014. Due milioni, ma senza il capitolo Ruby. Il sospetto è che le ragazze siano state pagate profumatamente per offrire delle testimonianze addolcite sulle serate di Arcore ed evitare soprattutto che si consolidasse l’accusa sulla conoscenza della minore età della marocchina.

Le cosiddette ‘olgettine’, in alcuni casi prostitute a tutti gli effetti, come Ruby avrebbero conosciuto una straordinaria ricchezza che si sarebbe estesa oltre il limite temporale delle serate ‘eleganti’ e non sarebbero documentate fonti di reddito “delle indagate che non siano riconducibili in modo diretto e indiretto” a Silvio Berlusconi. Così la Procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta Ruby ter a proposito degli accertamenti bancari disposti sui conti correnti di una ventina di ospiti ad Arcore e depositati al Riesame. Tra le beneficiarie del denaro non c’è però la giovane Ruby, non meno fortunata delle sue amiche visto che all’improvviso la sua famiglia era riuscita ad avviare un importante attività turistica sulla costa delle vacanze in Messico con soldi di cui, apparentemente, non ci sono spiegazioni. Le ragazze tra assegni e bonifici, dal 2010 al 2014, avrebbero ricevuto circa 2 milioni e 150 mila euro.

Intanto, dopo il quotidiano della CEI, Avvenire, e dello stesso segretario della Conferenza Episcopale Italiana, oggi è il presidente Angelo Bagnasco a scendere in campo per sottolineare che l’assoluzione di Berlusconi “non cancella il dato morale” della vicenda. Per un rientro in campo “non bastano le decisioni personali, c’è un contesto con cui fare i conti”. Come dire che se vuole riconquistare il voto cattolico moderato, deve farsi perdonare qualche peccatuccio.

Rapporti difficili dunque con le gerarchie ecclesiastiche, ma rapporti ancora difficili anche nel partito se è vero che nell’incontro di due ore di ieri con Denis Verdini, il suo plenipotenziario per i rapporti col Nazareno (PD), non sono stati risolti le divergenze: Verdini vorrebbe resuscitare subito il ‘patto’ con Renzi mentre Berlusconi, con un occhio alle regionali, è più preoccupato di recuperare un qualche rapporto con la Lega di Salvini.

Resta da capire l’atteggiamento delle gerarchie cattoliche che negli anni dei governi Berlusconi non si sono mai accorte dei costumi – solo oggi moralmente censurabili – del Presidente del Consiglio nonché leader di Forza Italia. Oppure se ne accorgevano, ma avevano evidentemente una scarsa propensione a commentare negativamente certi comportamenti forse perché Berlusconi allora era potente mentre oggi è un astro abbondantemente tramontato. Allora la CEI lasciava volentieri che l’elettorato cattolico guardasse a Berlusconi come il paladino dei valori della morale e ne tenesse conto nell’urna. La consueta doppia morale cattolica dove i vizi devono restare privati e le virtù devono essere pubbliche perché ciò che fa male è lo scandalo e non il fatto compiuto. Oggi, evidentemente, la CEI si ritiene sufficientemente rassicurata da Matteo Renzi e non ha più bisogno di un libertino tanto maldestro quanto sfacciato. Poi il ddl sulla scuola con le centinaia di milioni (600 quest’anno e 400 a regime) regalati alla scuola privata sotto forma di bonus ai genitori che (possono) mandano i figli negli istituti gestiti quasi sempre dalla chiesa, rafforza la sensazione che oggi l’alleato migliore della CEI sia proprio Renzi.

Armando Marchio

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