lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Salvare e rilanciare il liberalsocialismo
Pubblicato il 16-03-2015


Io vorrei parlare a tutti i socialisti il linguaggio della chiarezza. In Italia manca un progetto liberalsocialista. Manca una cultura liberalsocialista. C’era una volta un’area del venti per cento che oggi non ha più interpreti. Almeno nel 1999 i radicali ottennero il nove per cento e lo Sdi il due. Almeno nel 2006 la Rosa nel pugno ottenne il 2,7 per cento e diciotto deputati. Oggi è tutto azzerato e si rivalutano solo la storia dei cattolici e dei comunisti revisionisti, si scelgono perfino i loro vecchi esponenti per cariche delle massime istituzioni, preferendoli a quelli espressione della vecchia famiglia socialista. Oggi si lanciano riforme ispirate da quelle impostazioni. Io sono disponibile a spendermi per questo progetto, per questa cultura, per interpretare nel mondo di oggi questa tradizione. C’è spazio per essa nel Pd onnivoro di Renzi? Discutiamone serenamente. Senza prevenzioni. Io ne dubito. Questo non significa necessariamente né fare un partito e nemmeno una lista, anche su questa il Consiglio nazionale ha deliberato di puntare. Se invece altri vogliono raccordarsi con la sinistra radicale, penso a coloro che hanno proposto un’altra via, facciano pure. Quella non è la mia casa. Dubito che possa diventare la casa del Psi che fu di Craxi e Martelli.

Almeno chiariamo i termini del nostro dissenso. Non voglio credere che esso sia solo originato dall’insoddisfazione per le candidature del 2013, anche se molti dei dissenzienti di oggi fino ad allora erano parecchio consenzienti. Certo allora la trattativa col Pd non fu esaltante e il risultato assai insoddisfacente. Ma allora perché, quando qualcuno, tra cui chi scrive, e a dire il vero anche Franco Bartolomei, che certo ha il dono della coerenza, proposero di raccogliere le firme e presentare una lista socialista, in tanti che adesso dissentono guardarono da un’altra parte? Io capisco e apprezzo il dissenso quando è chiaro. Ho detto e scritto quel che penso. Se qualcuno che ha votato il mio stesso documento puntasse solo ad un giro di valzer per dimostrare che altro non c’è che arrendersi al Pd, che quel che si è lanciato a Roma, che certo è di problematica soluzione, è pura utopia, magari senza fare alcuno sforzo per perseguirlo, allora manifesterò il mio dissenso anche verso di lui. Come mi è capitato di fare anche nel recente passato, quando mi trovai praticamente da solo a sostenere un’idea avanzata da Riccardo Nencini di puntare a un progetto che andasse oltre la vecchie identità e fosse diverso dal semplice assorbimento nel socialismo europeo, dove sarebbe finito lo stesso Pd.

Vorrei precisare che quel che ci attende è uno sfida storica. Esagero? Volutamente. Credo infatti che salvare il liberalsocialismo in Italia sia innanzitutto un nostro dovere. In sintesi direi che la flex security, il potenziamento della democrazia di fronte alla sua crisi e il rilancio di un nuova stagione di diritti civili e ambientali, non di laicismo confuso e superficiale, debba essere il nostro orizzonte. Stati generali? Benissimo. Io preferirei che prima si convocasse una conferenza programmatica aperta nella quale si definissero alcuni obiettivi comuni. Direi che prima di fare nascere una convergenza bisognerebbe far nascere una piattaforma su cui convergere. Noi abbiamo illustri esponenti del mondo delle professioni, del sindacato riformista, della cultura, che possono aiutarci a elaborare idee e proposte e abbiamo ancora personalità che nel passato hanno saputo segnare col loro pensiero l’evoluzione dei progetti dei partiti italiani. Chiediamo a loro di essere compagni di viaggio del nostro cammino. .

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Commenti all'articolo
  1. Caro direttore, il contenuto di questo tuo intervento e musica classica per le mie orecchie.
    Non so quale peso può avere il mio incondizionato appoggio alla tua tesi, di certo farò tutto il possibile nelle sedi dove mi trovo ad operare,per rafforzare questo concetto, che daltronde sto portando avanti dalla Costituente in poi .
    Lo spazio che esiste nella società per la cultura del liberalsocialismo è enorme, ci deve essere qualcuno che se ne faccia carico con chiarezza senza ambiguità.
    Questo qualcuno possiamo essere noi Socialisti Riformisti che senza peccare di presunzione abbiamo anche la materia umana per farlo.
    Bisogna avere il coraggio e coinvolgere senza riserve i giovani della F.G.S.I. perché da loro possono venire idee importanti per questo progetto.
    Dobbiamo crederci con convinzione.
    La Conferenza Programmatica da me più volte chiesta non è più rinviabile.
    La minoranza con poche idee può criticare, ma non intralciare il camino della speranza.

  2. Non c’e’ bisogno di ribadire ancora quali siano i principi del liberal-socialismo, o meglio del socialismo liberale, ricordati e illustrati in modo approfondito in un Tuo precedente articolo. Valori, principi e cultura che non troviamo nè nel PD di Renzi o nel renzismo in genere,nè nella sinistra cosiddetta radicale o movimentista di Landini.E’ giusto, allora, ribadire che è dovere dei socialisti richiamare e salvare quella cultura.
    Ma, Caro Mauro, secondo Te in questo momento la politica del nostro Partito va in questa direzione o, come Tu dici, con un semplice giro di valzer si vuole dimostrare che “altro non c’e’ che arrendersi al PD”?
    E’ da condividere, pertanto, la Tua proposta di una conferenza programmatica per la definizione di un progetto politico chiaro e preciso che vada in questa direzione.
    Per onestà verso tutti quelli che ancora si definiscono socialisti, penso che occorra parlar chiaro e non fare giri di valzer.

  3. Bisogna prendere atto con lucido realismo che la sinistra liberalsocialista, così come intesa nel recente passato, è globalmente rappresentata da Renzi.
    Per tentare di esistere, noi dobbiamo declinare un nuovo paradigma liberalsocialista, figlio dell’epoca attuale.
    Ciò, tanto per un convincimento culturale, sociale e politico, quanto per la banale constatazione per cui davanti a due partiti sostanzialmente proponenti analoghi modelli, uno del 40%, l’altro del 1%, solo un disturbato psichico opta per la seconda versione.

  4. Concordo Caro Mauro. La strada è quella di costruire una piattaforma richiamando in servizio tutti coloro che ne hanno volontà e facoltà. Una volta definita occorre avviare una politica che ne consenta l’attuazione con quel poco di autonomia che qualsiasi partito, per quanto piccolo sia, deve possedere.

  5. Molto semplicemente bisogna tornare a circa 90 anni fam quando Matteotti scrisse a Gramsci:” I SOCIALISTI CON I SOCIALISTI…
    Oggi non vi sono più i Gramsci e neanche gli Sturzo. Vi è un cattocomunismo becero e di interessi che sta soffocando l’Italia.
    A Maggior ragione quindi l’adagio Mateottiano va applicato.
    Nencini è venuto l’anno scorso a Fratta ed abbiamo visto che la storia di Giacomo Matteotti la conosce. Non gli rersta che applicarla. perche oggi la seconda parte dell’adagio è ancor peggio di allora: “i cattocomunisti con i cattocomunisti”
    Certamente avremo i consensi per cambiare e probabilmente anche a sconfiggere la revisione costituzionale e l’ITALIKUM che si stanno proponendo.

  6. Se i cosiddetti liberalsocialisti, più liberali che socialisti, si “rileggerso anzi studiassero” Benedetto alias Bettino Craxi forse ci aiuterebbero a portare fuori da questa palude catto-fascio-comunista il partito e i Socialisti tornerebbero a fare i Socialisti.

  7. Se i cosiddetti liberalsocialisti, più liberali che socialisti, si “rileggessero anzi studiassero” Benedetto alias Bettino Craxi forse ci aiuterebbero a portare fuori da questa palude catto-fascio-comunista il partito e i Socialisti tornerebbero a fare i Socialisti.

  8. Liberalsocialismo Ma che significa? Possibile che non si capisca che la gente è stanca di queste elucubrazioni dal salotto? Dire con con chiarezza come intendiamo difendere gli italiani. Dire con chiarezza se vogliamo continuare a sostenere il progetto antidemocratico ed autoritario dell’ex Sindaco di Firenze e dei suoi lacchè.

  9. Il nuovo corso del Socialismo italiano avviato da Craxi e Martelli fu definito liberal socialismo. La composizione della Società fu riconfigurata in interclassista e rappresentata dalle componenti del merito e del bisogno. Questo nuovo corso ci condusse a sfiorare il 15% nell’era delle egemonie democristiana e comunista. Oggi il PSE si sta rivelando un’inconcludente copia dell’assetto burocratico dell’Unione Europea. Come PSI siamo valutati allo 0,3% e per raggiungere la soglia del 3%, prevista dalla nuova legge elettorale, dovremmo decuplicare l’attuale consenso assegnatoci.
    Al nostro interno siamo divisi come il PD, e se facessimo un’ipotetica trasfusione nel PD, il gruppo facente capo a Nencini si accoppierebbe con Renzi mentre le minoranze si dividerebbero tra Bersani e Civati.
    Sia in Italia che in Europa non esiste un Progetto Socialista coniugato ad un nuovo Modello di sviluppo. Vogliamo distinguerci dalle formazioni della Sinistra radicale mentre questo Progetto dovrebbe essere espressione di contenuti di riforme radicali.
    Se la definizione di Sinistra politica individuata da Bobbio significa “Lotta alle disuguaglianze”, un Partito Scialista, che voglia esprimere la sua identità sociale, oggi non può essere moderato ma radicale nei contenuti.
    Oggi sia il Centro Sinistra che il Centro destra si proclamano riformisti per cui mi riesce difficile capire o individuare a chi è rivolto l’appuntamento degli Stati Generali del riformismo deciso nell’ultimo Consiglio Nazionale del PSI. Se l’obiettivo è di formare una Lista del 3%, i potenziali alleati tra cui i Verdi e i Radicali, sono formazioni politiche identitarie per cui i partecipanti alla Lista non vorranno rinunciare al loro simbolo. Se facciamo questa Lista, in quale rapporto ci collochiamo col PD dato che non sono più previste le coalizioni? E con quali criterio verranno scelti i candidati della Lista? Si tratterrà della solita operazione della sopravvivenza di qualche esponente del PSI in Parlamento che anziché nell’anonimato col PD si esprimerà in una Lista arcobaleno. Oltre a ciò, ci rimangono altre due vie: andare da soli o mescolarci nel PD per cercare di orientarlo verso posizioni della tradizione socialista. Mi è stato duro fare quest’analisi, ma questa è purtroppo la realtà che abbiamo da affrontare e le scelte da fare.
    Je suis socialiste

  10. Ognuno può definire se stesso e la sua identità come vuole. Da quella nasce o dovrebbe nascere il resto. Io mi dichiaro così. Sarò un superato, un’oltrepassato, come si definì Turati nel 1921. Poi decenni dopo gli hanno dato tutti ragione.

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