martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Salvini, il bauscia lombardo
fascio-leghista
Pubblicato il 02-03-2015


Matteo SalviniSono così avanti negli anni da ricordare bene il linguaggio, lo stile, la tracotanza, l’elogio dell’ignoranza e, infine, il turpiloquio dei peggiori comizianti fascisti. Bene. Anzi: male. Ho riconosciuto alcuni di questi ingredienti nell’arringa populista e studiatamente istrionica di Matteo Salvini in Piazza del Popolo a Roma.

D’altra parte, l’abbraccio, evidentemente sollecitato, degli agitatori di Casa Pound, l’effige del Duce, il saluto romano ed anche i travestimenti a mezzo felpa evocano il triste passato, che credevamo sepolto. Mi aspettavo che ricomparisse il fez. Tanto dovevamo campare per vedere l’ultimo colpo di coda della terremotata Seconda Repubblica. Senza dire, poi, del becero anti-europeismo, all’insegna del motto, anch’esso in uso nel ventennio, secondo il quale “L’Italia fa da sè”.

Non siamo al grido “Spezzeremo le reni a Bruxelles”, ma poco ci manca.

Vien voglia di rimpiangere il vecchio Umberto Bossi, separatista e autonomista, nemico di Roma ladrona, ma mai filo-fascista. Ho conosciuto bene Bossi, fin dalla sua prima elezione al Senato. Procurai un incontro con Craxi, alla presenza dell’ideologo della Lega, Gianfranco Miglio. Nessuno di loro era filo-fascista. Insomma, visto lo spettacolo di sabato scorse, vien voglia di rivalutare le riunioni di Pontida.

Gad Lerner su “La Repubblica” definisce quel che sta accadendo come “fascioleghismo”.

Ma va dato merito ad Aldo Cazzullo di aver fatto l’esegesi più convincente e motivata della giornata romana di Salvini, in una cronaca che trasuda allarme e disapprovazione per questa svolta della Lega. Se non fosse un termine abusato, si dovrebbe scomodare la nota definizione: siamo di fronte ad una mutazione genetica: dal separatismo-federalismo al neofascismo. Altro che “la Lega è una costola della sinistra”, secondo la vecchia definizione di Massimo D’Alema!

Ma torniamo a Cazzullo perchè, questa volta, la sua prosa è da antologia, cominciando dal titolo: “Il turpiloquio come arma della politica”. Seguono alcune enfatizzazioni al vetriolo: “Il turpiloquio è ancor più fastidioso proprio perché Salvini non è Grillo, cioè un comico. Il suo tono, anche quando vorrebbe essere ironico, è greve, bieco, esageratamente minaccioso. Il linguaggio è a volte tecnicamente neo-fascista”.

Dopo la lettura del  “Il Corriere”, mi sono ricordato che Aldo Cazzullo è di Alba, la prima repubblica partigiana, città decorata al valor militare, un longarolo come il “Partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio.

E così, a fianco del populismo senza costrutto di Grillo e Casaleggio, constatiamo che lo spappolamento dei partiti storici della Repubblica come effetto della grande slavina giustizialista del 1992, ha partorito il demagogo lego-fascista Matteo Salvini.

Povera Italia!

Fabio Fabbri

 

 

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Commenti all'articolo
  1. …e tutti i canali TV c’è lo propongono continuamente, tutti i giorni! Gli stanno facendo un’immensa propaganda. perché? Come la Polverini, allora sconosciuta la grande pubblico, grazie a Ballaró di Floris, la fecero conoscere, la lanciarono e divenne presidente della Regione Lazio. Non vorranno fare Salvini Presidente del Consiglio! Mi toccherebbe emigrare!

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