martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Sandro D’Agostino:
Alleanze, nessun tabù
Pubblicato il 20-03-2015


Caro Direttore,

c’è un dato politico su cui dovremmo riflettere, da te molto spesso evidenziato: l’avvento di Renzi ha sparigliato indubitabilmente le carte della politica italiana. Negli ultimi vent’anni ci siamo accaniti a ragionare ancora con i vecchi schemi della politica, ma non abbiamo voluto vedere ciò che appariva, in verità, in tutta la sua evidenza. Abbiamo continuato a parlare di destra e sinistra, ma aveva ancora un senso? E ce l’ha ancora oggi? Io credo proprio di no.
Il Novecento è stato un secolo sui generis perché nessun altro periodo storico aveva conosciuto una messe così rilevante di trasformazioni, in ogni settore dell’agire umano. Si è trattato di un secolo travagliato da due conflitti mondiali e dal confronto aspro che ne è seguito, determinatosi per la divisione in due grandi blocchi del mondo intero. Una situazione di quel tipo era terreno fertile per le contrapposizioni serrate, per gli scontri ideologici, e non è un caso che in tutti i Paesi, Italia non esclusa, vi fossero partiti che si richiamavano in maniera più o meno esplicita all’uno o all’altro blocco. Vi era, inoltre, un’organizzazione della produzione che prestava il fianco a ciò che Marx aveva teorizzato magistralmente come “la lotta di classe”: da una parte il grande industriale, dall’altra la classe operaia. Il diffondersi della piccola e media impresa ha fortemente smussato anche questo dogma.
Il 1989 non è stato solo un simbolo. La caduta del Muro di Berlino ha trascinato con sé tutti gli schemi e le certezze che avevano dominato sino a quel momento. La portata di quel cambiamento è sfuggita ai più. Di certo è sfuggita alla politica italiana e, diciamo la verità, è sfuggita anche a noi socialisti. Le immagini della caduta del Muro sono rimaste impresse nella nostra memoria, ma il giorno successivo abbiamo ritenuto di poter continuare a ragionare ed operare quasi come se niente fosse accaduto. Questo è stato un grave errore. Lo è stato certamente per il PSI, perché abbiamo perso l’occasione di assumere la guida di quel cambiamento che stava per prodursi, ma lo è stato ancor di più per l’Italia che ha iniziato una navigazione a vista, sottovalutando soprattutto il progressivo modificarsi degli equilibri geopolitici.
A dire il vero, Bettino Craxi aveva mostrato una lungimiranza non comune. Egli aveva intuito che l’Italia non poteva rimanere schiacciata sotto il peso di una cieca obbedienza all’atlantismo. Craxi sapeva che tra la lealtà e la sottomissione correva una differenza sostanziale, precisamente quella che corre tra la libertà di una Nazione ed il vivere della stessa sotto il giogo di un colonialismo sottile, ancor più perfido perché non apertamente manifesto.
Leggevo, qualche anno fa, un libro molto interessante del compagno Intini. Egli sollecitava più di una riflessione su quanto accaduto con Tangentopoli. Si badi bene: non si tratta qui di voler praticare un inutile revanscismo, oggi non servirebbe a nulla. Ciò che mi spinge a ricordare quegli eventi è solo l’esigenza di tenere ben fermo nella nostra mente un monito: quello di non lasciarci trascinare dalla corrente, ma di iniziare a remare nuovamente per scegliere la direzione a noi più consona e per noi più proficua. Ci sono settori importanti del nostro Partito che vorrebbero continuare a tenere il PSI sotto l’ala “protettrice” del PD. Io non so dire quanto quest’ala ci protegga e quanto invece essa non possa darci il definitivo colpo di grazia, di certo, se dovessi voltarmi per un attimo indietro, troverei più di un motivo per non fidarmi di costoro. Ho iniziato questa lettera ricordando che, ormai, non ha più senso parlare di destra e sinistra. Allo stesso modo, avverto sempre più lontano il richiamo alla cosiddetta “famiglia socialista europea”. In tutta sincerità, mi sembrano delle parole d’ordine logore, arrugginite, abusate.
Vedo un’Europa fredda, distante dai problemi delle persone, un’Europa che si disinteressa delle sofferenze del popolo greco, ovvero di quel popolo che alla Civiltà occidentale ha dato i natali. Vedo un’Europa cinica che sta a guardare mentre l’Italia si trova costretta ad affrontare ogni giorno il problema dei migranti che sbarcano sulle coste di Lampedusa. Ed il PSE non ha una responsabilità di poco conto in questa situazione. Di fronte a tutto ciò, mi chiedo, dobbiamo ancora preoccuparci dell’etichetta “sinistra” o “destra”? Dobbiamo ancora preoccuparci dell’appartenenza o meno al PSE? Io credo proprio di no. Penso che sarebbe opportuno che il PSI aprisse una discussione serena, ma autentica, sull’opportunità di ricercare altri alleati. A questo punto anche un confronto con Forza Italia e con i socialisti di quell’area sarebbe opportuno e, forse, necessario. Magari Stefania Craxi ha ragione e, francamente, non credo ella sia mossa solo da un, pur comprensibile, desiderio di difesa della memoria del padre. Anch’io, fino a qualche tempo fa, consideravo un’eresia una collocazione del PSI in quella’area, ma l’ascesa di Renzi mi ha convinto del contrario. Lo scellerato progetto di riforma costituzionale, suggellato da una legge elettorale profondamente antidemocratica, dovrebbe imporre a tutti noi una riflessione profonda. Scherzare con la Costituzione equivale a scherzare col fuoco. Rischiamo di imboccare una direzione di cui potremmo pentirci amaramente in futuro ed io credo che, su questo argomento, anche  i nostri compagni parlamentari dovrebbero fermarsi un attimo a riflettere. Mi pare che Renzi ed una parte del PD abbiano una visione oligarchica ed autoritaria della politica e della democrazia, sono cose estranee alla nostra cultura politica ed alla nostra storia. Ci sono stati compagni straordinari che hanno dato la vita per la libertà e la democrazia, non dovremmo mai dimenticarlo.
Con stima
Sandro D’Agostino
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