martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dipendenti pubblici, stipendi fermi e niente contratti
Pubblicato il 24-03-2015


Dipendenti_pubblici_scioperoBancari sul piede di guerra, due giorni di sciopero, di cui non è stata ancora annunciata la data, dopo la rottura formale delle trattative tra il sindacato e l’Abi (Associazione bancaria italiana) di ieri. Dopo due mesi di braccio di ferro, quindi, si annunciano nuove braccia incrociate in filiale per il mancato rinnovo del contratto dei 309mila addetti. Eppure pochi giorni fa le prospettive sembravano favorevoli per i dipendenti bancari, tanto che il segretario generale della Uilca, Massimo Masi, aveva parlato di buoni segnali per la ripresa delle trattative con l’Abi dopo lo sciopero di gennaio, “uno sciopero riuscitissimo”, secondo il sindacalista ma che non ha portato agli effetti sperati, ovvero il ritiro da parte di Abi delle pregiudiziali sul calcolo del Tfr e il blocco degli scatti di anzianità per i dipendenti. Si aspettano quindi solo le date di una grande manifestazione nazionale che si terrà probabilmente a Milano.
Ma gli impiegati bancari non sono gli unici a patire in questo periodo, perché anche sui dipendenti pubblici continua il blocco del rinnovo dei contratti, anche se sotto forma … di “riforma”. Si allungano infatti i tempi medi per il rinnovo dei contratti collettivi scaduti, per i dipendenti pubblici, così come calcolato dall’Istat. A febbraio salgono a 38,3 mesi, in ”deciso aumento” rispetto ai 26,2 mesi dell’anno precedente, l’Istat sottolinea poi che i contratti in attesa di rinnovo sono 40 per circa 7,3 milioni di dipendenti coinvolti (di cui 2,9 milioni nel pubblico impiego). I contratti collettivi in vigore per la parte economica riguardano meno della metà dei dipendenti, il 43,1%. Infine a febbraio le retribuzioni orarie sono rimaste invariate rispetto al mese precedente e sono aumentate dell’1% rispetto a febbraio 2014, in particolare nella pubblica amministrazione le retribuzioni sono ancora ferme e nel settore privato aumentano dell’1,5% nell’anno.
La tanto attesa e conclamata “riforma della P.A”, continua ad essere discussa mentre si attende una sua versione ufficiale. L’unica novità per i tanti emendamenti in discussione è quella che riguarda il licenziamento e/o la valutazione dei dirigenti da parte di una Commissione. Inoltre un’importante novità per il dipendente pubblico è quella del reintegro in caso di licenziamento ingiustificato (norma decaduta con il Jobs Act). Per il resto regna la totale incertezza perché la “Riforma Madia” tocca in sostanza un’altra Riforma, quella delle Province. Perché il problema dell’accorpamento delle Province va a toccare quello del ricollocamento dei dipendenti in esubero. Ma la questione anche qui è a monte, perché non solo il Governo ma anche le Regioni non conoscono nemmeno il numero effettivo del personale in esubero. Entro il 1 Marzo le Regioni avrebbero dovuto approvare una legge di riforma in cui si sarebbero dovute riordinare le competenze e le mansioni delle amministrazioni, nessuna regione ha approvato la circolare, ma nel frattempo continuano ad essere discussi emendamenti dal Governo.

Maria Teresa Olivieri

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