lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Giovanni Alvaro:
Malgrado gli scandali,
l’Italia vuole le “Grandi Opere”
Pubblicato il 26-03-2015


L’ennesima inchiesta sulla corruzione, usata dall’arrogante premier fiorentino per accrescere il proprio potere riprendendosi un ministero chiave che era stato costretto a cedere al momento del varo del Governo dei liceali e liquidando una presenza non facilmente controllabile, ha innescato un dibattito nella opinione pubblica sulle grandi opere e sulla loro utilità. Sui social network si scorgono animate discussioni tra chi pensa che per combattere la corruzione bisogna bloccare ogni grande opera e lancia l’ennesima associazione del rifiuto inserendo nel panorama, già ricco di ‘no’ a tutto, anche il ‘no’ alle Infrastrutture’, e chi, invece, è contrario a campagne di assurda decrescita.

In questa seconda categoria si trovano quanti lanciano grida di allarme sull’uso degli annunci di scandali e di arresti di ‘massa’ che vengono utilizzati per decretare la colpevolezza dei malcapitati di turno, spesso, senza riscontri concreti. Si sostiene, infatti, che chi sbaglia debba certamente pagare patendo però il carcere e le sanzioni previste dalla legge solo dopo i processi e non a seguito di una volgare giustizia sommaria che viene alimentata dal circolo mediatico e da chi, dall’alto del proprio ruolo, ricerca senza troppi riguardi l’applauso del popolino come Papa Francesco che si è specializzato a megafonare il qualunquismo più becero, o come il chiacchierone fiorentino che insegue il ‘tanto peggio tanto meglio’ usando ciò che arriva dai pm per selezionare i propri alleati.

L’ultima vicenda corruttiva dimostra, comunque e più di ogni altra, che c’è una falsa percezione di come e cosa pensa la gente al riguardo. Gli scandali veri o presunti non spingono ad atteggiamenti giustizialisti (giustizia sommaria per chi ruba), né ad atteggiamenti nichilisti come la richiesta del blocco delle infrastrutture indicate come partorienti di ogni male. A svelarcelo ha provveduto un sondaggio di Eumetra fattoci conoscere da Renato Mannheimer che, con incredibile e benefica coincidenza, ci ha permesso di conoscere cosa pensano gli italiani delle grandi opere e delle infrastrutture in genere. Non c’è un popolo dominato dalle grida di ‘dagli all’untore’, e preda quindi di quel giustizialismo insito nelle decisioni di Renzi di allungare i tempi delle prescrizioni e il livello delle pene (che con questo ritmo saranno punite peggio e più degli omicidi e degli atti di terrorismo), ma abbiamo un popolo che ha tratto lezione dai flop di molte inchieste.

Ma ecco il sondaggio. Il 56% degli intervistati ha dichiarato d’essere prioritariamente favorevole alle infrastrutture, alle grandi opere e alla riqualificazione del territorio che, assieme al 34% che ha dichiarato la propria scelta come abbastanza prioritaria, raggiunge il livello, incredibile ma positivo agli investimenti nel settore delle opere pubbliche, di un rotondo 90%. Solo un 10% dichiara che il problema è poco prioritario  (8%) o per nulla prioritario (1%), mentre un misero 1% sceglie di non esprimersi (vedi http://www.nextquotidiano.it/il-sondaggio-sulle-grandi-opere/).

Peccato che il sondaggio non sia stato segmentato per regioni o per aree geografiche, perché sarebbe stato molto interessante conoscere gli orientamenti dei cittadini del Nord (che non ha mai smesso d’essere destinatario di ‘grandi opere’ come Tav, Mose, Expo, Brebemi, Corridoio 8 Genova-Rotterdam con relativo traforo alpino, autostrade, raddoppio di valico, ecc.), e quello dei cittadini del Mezzogiorno che registrano continui smantellamenti di servizi con relativo abbandono di intere regioni (Sicilia, Calabria e Basilicata), e subiscono l’aggressione all’unica grande opera quale è il Ponte sullo Stretto che, tra l’altro è un’opera che interessa l’intero Paese.

Non deve sfuggire, infatti che il Ponte sarà essenziale per non tenere isolata la Sicilia, altrettanto decisivo per realizzare l’A/V e l’A/C ferroviaria che oggi il novello Cristo-Monti ha fermato a Salerno su ordine della signora Merkel, e certamente fondamentale per il trasporto dei container da e per il Nord Europa che, a milioni al mese, attraversano il Mediterraneo. Se la Merkel difende i porti del Nord Europa (Rotterdam, Amburgo e Anversa) cosa hanno difeso Monti e Letta? E soprattutto cosa difende il campione delle chiacchiere un tanto al chilo?

Giovanni Alvaro

Reggio Calabria, 26.3.2015

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