martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Niccolò Musmeci:
Parliamo di libertà, ma quale?
Pubblicato il 23-03-2015


Si sente molto parlare di libertà, oggi. Nella politica ci sono decine di partiti pronti a parlare di libertà. Alla televisione fluiscono nello schermo svariate pubblicità che proiettano sogni di libertà. Nelle piazze sento urlare questa parola, spesso accostata malamente ad altri termini. Cos’è la libertà? Probabilmente è nata da un bisogno specifico, come del resto molte altre cose. La libertà è quindi una necessità?

Penso sia una probabile definizione. Molte cose nascono da una necessità ed essa ha oggi una larga richiesta. Alla televisione a quanto pare la libertà coincide con la parola consumo. La mia libertà coincide sempre con quanto denaro sono disposto ad utilizzare per esser libero di ottenere un determinato bene. Dopotutto se ho una necessità la devo “comprare” e se ho il denaro la ottengo. Può forse il denaro ripagare ogni necessità?

No, perché ci sono due cose che io non posso ottenere con il denaro che sono i diritti ed i sentimenti. In una dittatura non posso accedere con il denaro alla libertà di parola, di stampa, di religione. Se sono sottoposto ad un totalitarismo, cosa può il potere del mio denaro, unico garante della mia libertà, contro il potere delle armi? La libertà è una necessità che si può pagare solo con dei diritti, non è quindi un bene di consumo. Ai diritti corrispondono dei doveri e delle responsabilità. Il mondo attuale rifiuta nel modo più categorico ogni dovere e ogni responsabilità, specialmente per i ragazzi della mia età.

La libertà ha preso una concezione prettamente positiva, mentre i termini di dovere e di responsabilità ne hanno preso uno negativo. Noi non pensiamo mai alle conseguenze dell’essere libero. Associamo sempre alla libertà un’azione benefica verso noi stessi e verso la società. La libertà invece può portare a molte azioni negative. Se è vero che essa permette un libero mercato essa permette un ampio consumo. Con l’eccessivo consumo non possiamo certo evitare un costante danneggiamento della biosfera. La libertà può essere nociva ed i nostri diritti possono trasformarsi in danni. Qui entra in gioco il concetto di responsabilità.

È forse responsabile l’azionista bancario che vende titoli fallimentari in un mercato liberista? È responsabile la persona che libera di avere una famiglia non la cura? È responsabile colui che esagera in ogni azione danneggiandosi e in certi casi nuocendo a chi gli sta intorno? Platone disse che poca libertà è tirannia, troppa libertà porta alla tirannia. Noi socialisti abbiamo posto dei limiti alla libertà del mercato e dell’industria poiché causava danni agli operai e alle classi più deboli. La legge della domanda e dell’offerta, la famosa Mano Invisibile di Smith, era inadatta e noi l’abbiamo demolita applicando leggi di tutela e responsabilizzando i datori di lavoro. Oggi molti pensano che la libertà debba concedere diritti finalizzati ad essa senza responsabilità da parte di chi la possiede. Un argomento attuale e futuro che la mia generazione dovrà trattare. L’arte della politica consiste anche nell’equilibrio ed essa ora deve trovare un equilibrio nell’ampio concetto di libertà. Da un po’ di tempo rifletto sull’attualità e sul tema della libertà. Charlie Hebdo aveva la libertà di stampa e l’ha usata per insultare e deridere persone, idee, entità sacre. Una libertà che è sfociata nella libertà di insulto. I danni sono stati evidenti. Gli italiani hanno la libertà di votare e di non farlo. In ambedue i casi la libertà, anche la mia, insieme al diritto di voto, anche il mio, possono portarci ad avere dei rappresentanti non adeguati e addirittura dannosi per il paese, se tale diritto e tale libertà non sono seguiti da un’educazione alla politica e da un atto responsabile. I miei coetanei sono liberi di seguire tutti gli schemi che vogliono, hanno pochi limiti su molte azioni e responsabilità minime.

Molti non hanno una preparazione a ciò che sarà il mondo e la vita e molti pagheranno le colpe di oggi in un lontano domani. Chi avrà il fegato distrutto, chi sarà disoccupato, lei magari non farà nulla, lui lo ritroverò fra pochi anni in un nome inciso su di una stele di pietra. Non riesco a togliermi questo presagio dalla testa e solo il fatto che una di queste possibilità potrei essere io mi inquieta e inquieta molti dei ragazzi che oggi hanno una forte paura di scegliere. Spero che molti trovino nella libertà la scelta migliore per loro, spero che siano pronti ad affrontare un mondo sempre più oscuro e duro. Ed è qui caro lettore che senti questa tremenda sensazione, il più angusto dei sentimenti.

È il senso di colpa. Dopo che i danni sono evidenti è inevitabile che uno provi un senso di colpa verso ciò che ha fatto. La libertà porta anche a questo. Chi cerca una libertà assoluta l’ha già persa con la civiltà, l’ha persa con la legge, l’ha persa con dei limiti che l’uomo si è già imposto da millenni. Chi ne cerca una responsabile e attenta alle possibili conseguenze allora sarà una persona adatta alla società in cui vive. La lungimiranza dovrebbe essere una virtù da insegnare e non da apprendere duramente con l’esperienza. È una libertà disordinata, senza limiti, ineducata che crea la possibilità di fare il male, l’assenza di essa però comporta una totale disumanizzazione. Un esempio recente è la spinosa e in molti casi vergognosa situazione delle intercettazioni telefoniche. Come posso essere libero e sereno se devo calcolare ogni singola parola che mi esce dalla bocca per la costante paura di incomprensioni e diffamazioni ambigue verso la mia persona? La vera libertà è un diritto nel dovere di rispettare quella degli altri. Si sente molto parlare di libertà oggi, peccato che molti non sappiano cosa essa sia.

Niccolò Musmeci

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