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Opinioni e commenti
 

Scuola, con la riforma tornano i soldi alle private
Pubblicato il 13-03-2015


Scuola-riforme-protesteIl Consiglio dei Ministri di giovedì ha approvato il ddl che dà il via libera a un Piano straordinario di assunzioni per il 2015/2016 per coprire le cattedre vacanti e creare l’organico dell’autonomia. Oltre 100 mila insegnanti vengono stabilizzati dal 1° settembre 2015: si tratta degli iscritti alle graduatorie a esaurimento e dei vincitori del concorso 2012. Restano fuori, oltre agli iscritti nelle graduatorie d’istituto, 23 mila insegnanti di scuola materna anche se iscritti nelle Gae (la loro assunzione è rinviata al disegno di legge delega per la riforma del ciclo 0-6 anni) e gli idonei del concorso Profumo. Dopo si torna ad assumere solo per concorso.

“La riforma della scuola è quella principale per il Paese, ne siamo orgogliosi”, ha annunciato il premier. “Siamo riusciti, dopo una lunga discussione, a trovare un buon clima in consiglio dei ministri – ha detto Renzi – Ora la palla passa al Parlamento. Le proposte sulla scuola sono realizzabili abbastanza rapidamente, con grande intensità, se il Parlamento vorrà lavorare con senso d’urgenza. Sono molto ottimista”.

Rimane la polemica, forte, per il finanziamento alle scuole private. Infatti è curioso che si faccia fatica a trovare 200 milioni per gli incentivi da destinare agli insegnanti della scuole statale, mentre ne spuntano dal cappello 600 per quest’anno e 400 per il prossimo da elargire generosamente a quelle private (quasi tutte cattoliche).

A questo proposito, parlando a margine di un convegno sul disagio giovanile, il segretario del Psi Riccardo Nencini sottolinea come rimanga “un nodo da sciogliere: gli sgravi fiscali per le paritarie”. Nencini aggiunge che quella del governo “è una buona riforma”. Ma “gli sgravi fiscali si dovrebbero riconoscere solo a chi frequenta scuole che suppliscono all’assenza e all’insufficienza del servizio da parte degli istituti pubblici. Diversamente, chi vuole se li paghi”.

Sui finanziamenti alle private su registra da una parte l’opposizione di Sel e dall’altra l’entusiasmo dei centristi dell’Ncd: “A primo impatto – afferma Nichi Vendola – ciò che colpisce negativamente è che al centro di un disegno di riforma non ci sia il tema fondamentale del diritto allo studio, di come debba essere alimentato dal punto di vista delle risorse destinate alla scuola”. Vendola critica quella che definisce “una grande attenzione alle scuole private” che “è una discussione sempre abbastanza rimossa quella sulla violazione di un articolo della Costituzione che consente la nascita e lo sviluppo delle scuole private senza oneri per lo Stato”. Entusiasta invece Alfano che, anzi, ne rivendica i meriti: le detrazioni per le scuole paritarie, argomenta, contenute nel ddl “certificano che la scuola è pubblica anche se non è gestita dallo Stato: è un altro risultato scritto con la mano destra, voluto sempre dai moderati. E’ evidente che abbiamo fatto un gol”.

“Il governo – scrive Giancarlo Volpari Responsabile scuola nazionale del Psi – ha indubbiamente svolto il proprio compito dando avvio al processo di riforma. Sarebbe un gravissimo errore se le forze politiche, sindacali e le rappresentanze di categoria si limitassero a giocare il proprio ruolo solo ed esclusivamente in termini di critica non costruttiva. La difesa dei diritti acquisiti dei lavoratori della scuola, il diritto dei cittadini a poter contare su un sistema scolastico efficiente, le legittime aspirazioni dei docenti precari, sono temi che dovranno essere affrontati con il massimo coinvolgimento dei protagonisti. Importante – conclude – che nessuno dimentichi qual è l’obiettivo finale”

Ora tocca al Parlamento. La gestazione del provvedimento non è stata facile, soprattutto nelle ultime settimane quando alcuni temi, come appunto quello delle paritarie, sono entrati in corsa alimentando un vespaio di polemiche. E colpi di scena ci sono stati fino all’ultimo momento: infatti, il Governo ha deciso di lasciare agli insegnanti gli aumenti di stipendio legati agli scatti di anzianità che inizialmente aveva deciso di comprimere in maniera drastica. Inserita al volo anche la Card per l’aggiornamento dei docenti.

Soddisfatta il ministro Stefania Giannini che non ha esitato a parlare di “giornata storica per l’Italia”. Il ddl – ha spiegato – prevede un piano di assunzioni straordinario “per tirare una linea definitiva rispetto al passato sul tema del precariato. Stiamo dando alla scuola i docenti di cui ha bisogno per potenziare la sua offerta formativa. Mai più supplenze che fanno male alla didattica: gli studenti avranno la continuità a cui hanno diritto. Torniamo ad assumere solo per concorso, dopo vent’anni di bandi a singhiozzo”.

Meno entusiasti i sindacati. Pur apprezzando la correzione di rotta sulle carriere dei docenti (“si prende finalmente atto che le loro retribuzioni, già oggi in forte sofferenza, non possono subire altre decurtazioni”), il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima, definisce “inquietante la vaghezza degli accenni” a temi delicati come le modalità di assunzione del personale, del suo utilizzo e della sua valutazione e “disinvolta” la visione del ruolo dei presidi. La Gilda ritiene che la riduzione a 100mila delle assunzioni (si era partiti da 150.000) “non sia sufficiente per soddisfare le attese degli insegnanti e per dare piena attuazione alla sentenza emanata dalla Corte di Giustizia Europea”. E il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo mette in guardia: “attribuire ai dirigenti la valutazione sui professori ci riporterebbe indietro di 50 anni e darebbe spazio ad abusi e clientelismi”.

I sindacati sperano ora nel dialogo con il governo “mancato fino a questo momento”: “Dopo il passo indietro del governo su decreto legge e scatti di anzianità – ha detto Gianna Fracassi, segretario confederale Cgil – ci aspettiamo un reale confronto in Parlamento e con le organizzazioni sindacali per ricondurre tutte le materie che riguardano il lavoro alla contrattazione e per realizzare un vero cambiamento della scuola che innanzi i livelli di ostruzione del paese, sviluppando la centralità e la qualità della scuola pubblica e garantendo pienamente l’accesso all’istruzione con interventi di diritto allo studio”. Scettico l’Anief. Secondo il sindacato infatti “le 100mila assunzioni di docenti precari sono un buon inizio, ma non bastano. Uno su tre delle GaE rimarrà fuori, così i tanti candidati idonei a seguito dei concorsi svolti prima del 2012 e forse anche gli idonei dell’ultimo, bandito nel 2012 dall’ex ministro Profumo. Disco rosso pure per gli abilitati della seconda fascia d’istituto, per personale educativo e per gli Ata. Ricorreranno in tribunale contro la cancellazione delle graduatorie non esaurite, per contestare la chiamata diretta e ottenere la stabilizzazione”.

Ginevra Matiz

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