lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scuola. Ora serve il massimo coinvolgimento di tutti
Pubblicato il 13-03-2015


Il progetto di riforma della scuola italiana si è avviato sul binario della discussione parlamentare. Il governo, nel corso del Consiglio dei Ministri di ieri 12 marzo, e nella successiva conferenza stampa, ha ulteriormente messo a fuoco i capisaldi della riforma già anticipata con il documento  “La buona scuola” degli inizi del mese di settembre 2014.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, nell’occasione, ha rivolto al Parlamento un perentorio invito: “Fate bene, fate presto” perché “l’Italia non ha tempo da perdere”.

Non c’è motivo per pensare che i deputati e i senatori non siano consapevoli dell’urgenza di porre mano a una riforma radicale dell’attuale  sistema scolastico italiano. I sintomi della crisi sono sotto gli occhi di chi voglia vederli. Non è necessario leggere i più recenti contributi di attenti osservatori come Severgnini e Recalcati per convincerci che la scuola italiana è a rischio implosione.

Bastano due esempi per dimostrare come la scuola reale abbia perso la bussola delle migliori pratiche pedagogico-didattiche.

Si è concluso da poco il rito delle pagelle. I bambini del primo anno della scuola primaria, dopo un quadrimestre di attività, si sono ritrovato tra le mani un foglio su  cui a sinistra sono elencate le materie di studio e, in corrispondenza, a destra i voti espressi in numeri da zero a dieci. A questo punto c’è da chiedersi che senso abbia spendere soldi per tenere in funzione le facoltà di pedagogia!

Altro esempio, tratto dal libro di Severgnini “La vita è un viaggio”: “La scuola superiore italiana lascia per strada il 18 per cento degli iscritti: quasi uno su cinque, una percentuale drammatica”. Superfluo ogni commento.

Il governo ha indubbiamente svolto il proprio compito dando avvio al processo di riforma. Sarebbe un gravissimo errore se le forze politiche, sindacali e le rappresentanze di categoria si limitassero a giocare il proprio ruolo solo ed esclusivamente in termini di critica non costruttiva.

La difesa dei diritti acquisiti dei lavoratori della scuola, il diritto dei cittadini a poter contare su un sistema scolastico efficiente, le legittime aspirazioni dei docenti precari, sono temi che dovranno essere affrontati con il massimo coinvolgimento dei protagonisti. Importante che nessuno dimentichi qual è l’obiettivo finale.

Giancarlo Volpari
Responsabile scuola nazionale del PSI

 

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