mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Tar blocca la costruzione
della centrale a carbone
di Saline Joniche
Pubblicato il 02-03-2015


Saline-Joniche-Progetto-SEI.-La-Centrale-a-CarboneReggio Calabria 02.03.2015 – Esultano come non mai. Esultano per la decisione del Tar di bloccare la costruzione della centrale a carbone di Saline Joniche proposta dalla società SEI Spa. Sprizzano gioia e contentezza come se avessero vinto una delle tante lotterie milionarie che si giocano in Italia e nel resto del mondo. Non pensano neanche lontanamente che, se la decisione del Tar non sarà capovolta dal Consiglio di Stato, un’altra fetta importante dell’ultima generazione di ventenni andrà via dalla Calabria così come già da tempo hanno fatto altre generazioni rendendo la nostra terra sempre più amara, povera e sottosviluppata.

Ma a loro interessa poter gridare ai quattro venti d’aver vinto, incuranti che, sostanzialmente, la loro campagna fatta di menzogne, di paure sparse a piene mani, di diffusione di allarmismi ingiustificati, non è stata alla base del ragionamento del Tar del Lazio che ha costruito la propria sentenza, soprattutto, su problemi procedurali tra lo Stato e la Regione Calabria. Quegli stessi problemi che hanno provocato la paralisi di decisioni in ogni parte di Italia e che sono sorti con la modifica del titolo V della Costituzione operata dalla sinistra che ha costruito steccati insormontabili agli investimenti di capitali privati.

Tant’è che, dinanzi alla fuga degli investitori stranieri e anche di quelli italiani, pure la sinistra ha riconosciuto l’errore d’aver affidato alcune materie “alla concorrenza tra Stato e Regioni”, e si sta procedendo a ripristinare quel Titolo V della Costituzione italiana (‘la più bella del mondo’) con le vecchie norme per liberare l’economia dai lacci che la tengono imprigionata. Il tutto perché, fermo restando la competenza delle Regioni ad amministrare i propri concittadini come meglio gli aggrada, non possono essere demandate ad esse, neanche come materie ‘concorrenti’, quelle di interesse nazionale come ad esempio la difesa della nazione, la politica estera, la politica energetica e le grandi opere.

Aver stravolto la ‘più bella del mondo’, con soli 4 voti di maggioranza, ha prodotto quel mostro costituzionale che sta ‘concorrendo’ a gonfiare la stessa crisi che ha colpito il Paese più di molte altre nazioni, e a ritardarne la stessa conclusione. Solo menti presuntuose potevano far nascere quel groviglio di norme che avrebbe prodotto, come in effetti ha prodotto, la rotta di collisione tra gli interessi nazionali con le ‘necessità’ locali il più delle volte fatte, nella migliore delle ipotesi, per non mettersi contro quello che poteva apparire come volontà popolare maggioritaria.

Gridare alla vittoria, esultando senza freni, è fuori luogo. Si tratta di un primo grado di giudizio che, se la SEI non sarà stanca di rischiare soldi e tempo in quel di Saline, sarà sottoposto al vaglio del Consiglio di Stato, che di sicuro dovrà interessarsi del problema quando il ripristino del Titolo V della Costituzione sarà operativo. Senza quell’investimento sarà veramente dura per i cittadini di quell’aria sperare nei falsi e vergognosi progetti decantati da Loiero o nella altrettanto falsa e inconcludente ipotesi di intervento regionale, dei suoi successori, citata dal Tar del Lazio.

Che “nell’area che è stata individuata per l’allocazione della centrale a carbone la Regione ha fatto propria una politica di intervento volta principalmente alla valorizzazione delle potenzialità ambientali, naturalistiche e culturali del territorio”  potrà ‘incantare’ il Collegio giudicante del Tar, ma non certamente i calabresi, soprattutto quelli dell’area grecanica, la più derelitta, che sentono da oltre 40 anni sempre la stessa canzone che viene cantata senza nemmeno cambiare le parole e fatta da una sola frase: “Quella è un’area a vocazione turistica”. Si può imbrogliare chi la zona non la conosce, ma chi sa che essa è una zona arida e brulla, questo continuo ripetere ha tanto, ma tanto di presa in giro. Chi continua a parlare di ‘vocazione turistica’ o è un imbrogliane o dimostra almeno di non sapere cosa sia veramente il turismo.

Giovanni Alvaro 

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