martedì, 12 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Si può parlare ancora
di “democrazia protetta”?
Pubblicato il 02-03-2015


montecitorio_aula_cameraLa fine del bicameralismo perfetto nella riforma costituzionale e la nuova legge elettorale sono sostenute dalla maggioranza del Pd quali espressive dell’esigenza di governabilità del nostro sistema politico, per conseguire una vera democrazia matura, aliena da infiltrazioni estremistiche.

I toni, invero, richiamano la politica italiana dei primi anni ’50 del ‘900, allorquando si sviluppò in Italia un serrato dibattito sulla “democrazia protetta”, espressione che indica un insieme di norme che vietano i comportamenti finalizzati a scardinare la costituzione e l’ordinamento democratico di uno stato. Il tentativo del governo centrista di “proteggere la democrazia” si sviluppò essenzialmente lungo tre direttrici: la mancata emanazione di alcune leggi di attuazione della Costituzione (in primo luogo della Corte costituzionale), il tentativo di varare una legislazione speciale, principalmente contro il partito comunista (che però non venne mai approvata), la drastica restrizione del diritto di sciopero e della libertà di stampa, la legge elettorale del 1953: la cosiddetta “legge truffa”; legge, quest’ultima, assai più democratica dell’Italicum in discussione nel nostro Parlamento, poiché prevedeva di assegnare il 65 per cento dei seggi alla coalizione che avesse raggiunto il 50 per cento più uno dei voti validi espressi, a fronte di un premio di maggioranza, pari al 55% dei seggi, che scatterà con il 40% dei voti validi nel testo già approvato in Senato ai giorni nostri.

Quel modello fu giustificato dal governo presieduto da Alcide De Gasperi e dalle forze di maggioranza (partiti laici e socialdemocratici) con la necessità di contrastare il “pericolo comunista”, che avrebbe potuto inglobare l’Italia nell’orbita sovietica. Solo inserendo gli avvenimenti italiani nel contesto bipolare planetario, segnato dalla “Guerra fredda” e dal pericolo di un conflitto nucleare con epicentro la Corea, infatti, si può capire la necessità avvertita dal governo di intraprendere iniziative istituzionali a tutela dello “Stato democratico”. Lo scenario geopolitico serviva a giustificare l’anticomunismo ideologico della maggioranza di governo, anche se riequilibrato, sia pure formalmente, dalla “Legge-Scelba” del 1952 contro la ricostituzione del partito fascista, configurando così una sorta di Berufsverboten all’italiana, il divieto costituzionale tedesco di costituire partiti comunisti e neonazisti.
Riecheggia la metafora dell’autobus: lo Stato non è solo il controllore che si occupa unicamente di obliterare i biglietti dei passeggeri, ma deve decidere chi può salire a bordo.

Ma oggi un’ipotesi di “democrazia protetta”, senza più il “pericolo comunista” e quello neofascista, è attuale? Ricorrono le parole del filosofo inglese Isaiah Berlin “La libertà per i lupi è la morte per gli agnelli” in The Crooked Timber of Humanity (Il legno storto dell’umanità), per ribadire l’importanza del bilanciamento tra i valori di libertà ed eguaglianza all’interno del pensiero democratico contemporaneo.

Maurizio Ballistreri

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento