lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Siria. Gli Usa ora puntano su Assad
Pubblicato il 16-03-2015


siria-bashar-al-assad Lo scacchiere internazionale cambia ancora, stavolta gli Usa puntano sulla Siria di Assad, stravolgendo la diplomazia degli ultimi quattro anni: dopo aver chiesto le dimissioni del presidente Bashar al Assad per mesi, ora il segretario di Stato, John Kerry, dichiara alla Cbs che l’unica soluzione a un conflitto che si propaga da quattro anni nel Paese sia un accordo con il Presidente siriano. La dichiarazione è stata interpretata come un cambiamento di rotta della diplomazia americana in Medioriente, ma per il momento Washington ha ribadito che non c’è stato alcun cambiamento nella politica americana. Il portavoce del sottosegretario di Stato americano ha voluto precisare meglio le dichiarazioni di Kerry, ribadendo che la politica di Washington è rimasta invariata, e Assad non ha alcun ruolo nel futuro della Siria.

Il presidente Assad, da parte sua, ha messo in chiaro di non fidarsi degli Usa e, in un intervento alla televisione iraniana ha dichiarato: “Queste dichiarazioni dall’esterno non ci riguardano”. Ma Bashar Al Assad, non ha chiuso però la porta in faccia a Washington perché ha tenuto a precisare: “Attendiamo azioni concrete dagli USA”, e ancora: “Stiamo ancora ascoltando i commenti e dobbiamo aspettare per le prossime mosse, poi decideremo”.

L’apertura americana verso l’uomo che nel 2011 represse nel sangue ogni manifestazione di dissenso al suo regime, sembra sia stata veicolata anche grazie all’intercessione dell’Iran, ultimo cerchio di aperture americane dopo Ginevra I. Proprio oggi, a seguito delle dichiarazioni di Kerry, c’è stato l’incontro tra il presidente siriano e Ali Tayyebnia, ministro dell’Economia della Repubblica Islamica dell’Iran. Durante l’incontro è stato firmato un accordo economico che prevede la cooperazione tra i due Stati nei settori del petrolio, del gas, delle centrali elettriche, e la cooperazione sanitaria in particolare sulle medicine per le malattie terminali e il cancro, e facilitando gli investimenti iraniani in Siria.

Alleanze e anelli di congiunzione a parte, sembra che Obama si sia reso conto di quanto sia stata disastrosa la sua politica in Medioriente e che l’unico modo per fermare l’Isis siano gli eserciti nazionali dei Paesi interessati. Per fare un solo esempio l’offensiva irachena è riuscita da sola a strappare dalle mani dello Stato islamico più territorio in sole due settimane che i bombardamenti della comunità internazionale in mesi. Inoltre un’alleanza o un confronto con Assad sono necessari per evitare che le truppe occidentali si trovino a combattere su due fronti: Assad ha dichiarato apertamente che senza il benestare siriano qualsiasi formazione militare sarà combattuta come nemica.

Maria Teresa Olivieri

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