lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Spagna, il partito musulmano
e il Podemos di destra
Pubblicato il 16-03-2015


Andalusia_flagLa novità politica in Spagna non è già più Podemos, lo sconvolgimento dello storico bipartitismo spagnolo alla elezioni andaluse di domenica prossima potrebbe passare anche per altre due formazioni politiche, Ciudadanos , formazione “stile Podemos” vicina  di centro destra guidata da Albert Rivera, giovane catalano che si oppone fermamente all’indipendentismo regionale e dal Prune.

Il Prune soprattutto, il Partido Renacimiento y Union de Espana, primo partito di ispirazione musulmana di Spagna, punta a essere un’ opzione nelle urne alle prossime elezioni anticipate in Andalusia, il 22 marzo, e alle municipali e regionali del 24 maggio. Il Prune, che aveva già tentato di presentarsi alle precedenti elezioni, senza però riuscire a formalizzare la candidatura spera domenica di ottenere il sostegno di circa 1,7 musulmani che si stima risiedano attualmente sul territorio spagnolo. Anche se i dirigenti assicurano che il partito “si dirige a tutte le minoranze, sia etniche sia religiose”.

Uno dei promotori, Manuel Bugeiro, spagnolo convertito all’islam, assicura che “il nostro obiettivo è solo quello di portare quanto più in alto possibile la voce della nostra gente, che siano gitani, stranieri, musulmani o ebrei, lotteremo contro il razzismo, la discriminazione e l’islamofobia” Ci sono molte ma anche delle certezze, scrive “El Pais”: dopo anni di crisi, l’elettorato dell’Andalusia (6,5 milioni di persone) si avvicina sempre di più alla sinistra. In una comunità governata da sempre dal Partito socialista (Psoe), lo spazio elettorale occupato dai partiti di sinistra sta guadagnando ancora maggior terreno; uno spazio che ora condividono tre formazioni: il partito più storico il Psoe, gli eco comunisti di Sinistra Unita (Iu) e dallo scorso anno Podemos, che nonostante abbia dichiarato più volte di non essere un partito né di sinistra né di destra, raccoglie voti direttamente nel segmento dell’elettorato progressista.

Secondo un sondaggio di Metroscopia, pubblicato nel fine settimana da “El Pais“, Psoe, Iu e Podemos potrebbero spartirsi alle elezioni più del 60 per cento dei voti, in questo scenario, Iu lotterebbe con forza per recuperare i propri elettori convinti da Podemos, per evitare così di essere travolto dal successo del Psoe della leader locale Susana Diaz e cercare di essere decisivo nei rapporti di forza per la formazione del governo regionale dopo il 22 marzo. Dal centrodestra storico non mancano sorprese, sul fronte del Partito popolare (Pp), invece, il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy, ha raddoppiato nel fine settimana il suo impegno in Andalusia e ha promesso più di un milione di posti di lavoro nella regione, ovviamente se gli elettori consentiranno al Pp di governare sia a la Moncloa (sede del governo nazionale, ndr) che a San Telmo (sede della giunta regionale dell’Andalusia, ndr).

Il raggiungimento di questo obiettivo significherebbe “una riduzione di quasi 25 punti del tasso di disoccupazione attuale”, obiettivo del governo centrale spagnolo per l’intero Paese entro il 2020. L’Andalusia passerebbe da circa 1,4 milioni di disoccupati a meno di 400 mila, scrive criticamente “El Mundo“, giornale vicino al centro destra spagnolo, secondo cui si tratta della “promessa più ambiziosa” tra quelle pronunciate dal Pp in questa campagna elettorale. Nel corso del terzo meeting del partito di governo in Andalusia al quale ha partecipato anche il premier Rajoy, i leader “popolari” hanno fatto nuovamente appello “all’unita’” contro la divisione del Partito socialista (Psoe), il cui segretario generale, Pedro Sanchez, è stato praticamente assente nella campagna elettorale regionale. Rajoy ha poi promesso l’inizio di un “nuovo ciclo di prosperità e di crescita”, ammettendo che le misure adottate finora dal suo Governo sono state “difficili, dure e complicate, ma hanno iniziato a dare risultati”. Tanti movimenti ma una sola certezza, la conferma di un altro governo socialista a guida Susana Diaz che potrebbe diventare il trampolino per la nuova Presidenta verso la Moncloa.

Sara Pasquot

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