lunedì, 11 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Tangenti a Ischia, arrestato il Sindaco
Pubblicato il 30-03-2015


Ferrandino-arresto

Ogni giorno del Bel Paese ha il suo scandalo. Oggi tocca a Ischia dove il sindaco, Giuseppe ‘Giosi’ Ferrandino (PD), ed altre nove persone — tra cui dirigenti del colosso delle cooperative CPL Concordia — sono state arrestate dai carabinieri del Comando Tutela Ambiente nell’ambito di una inchiesta della procura di Napoli su tangenti pagate per la metanizzazione dei comuni dell’isola campana. Alla base della corruzione c’è un ambizioso progetto destinato a oltre 18.000 utenti potenziali su 5 comuni isolani, serviti da 39 km di rete urbana e quasi 13 km di condotte sottomarine.

Agli arrestati vengono contestati reati che vanno dall’associazione per delinquere alla corruzione (anche internazionale), dalla turbata libertà degli incanti al riciclaggio, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Le indagini — condotte dai reparti speciali del Comando per la Tutela dell’Ambiente del colonnello Sergio De Caprio (meglio conosciuto come il ‘Capitano Ultimo’) — ha preso le mosse nell’aprile 2013 ed ha portato alla luce, secondo l’accusa, un sistema di corruzione basato sulla costituzione di fondi neri in Tunisia da parte della CPL Concordia con cui poi ‘ammorbidire’ pubblici ufficiali per ottenerne i ‘favori’ nell’aggiudicazione degli appalti.

In carcere, su disposizione del gip Amelia Primavera, sono finiti — oltre al sindaco di Ischia, al secondo mandato, eletto con una Lista Civica, ma già consigliere provinciale del PD di Napoli nel 2009 — il fratello di questi, Massimo Ferrandino, il responsabile delle relazioni istituzionali del Gruppo CPL Concordia, Francesco Simone, l’ex presidente Roberto Casari (andato in pensione il 30 gennaio scorso, ma secondo l’accusa ancora ‘regista’ degli affari della cooperativa), il responsabile commerciale dell’area Tirreno Nicola Verrini, il responsabile del nord Africa Bruno Santorelli, il presidente del consiglio di amministrazione della CPL distribuzione Maurizio Rinaldi e l’imprenditore casertano Massimiliano D’Errico. Arresti domiciliari, invece, per il dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Ischia Silvano Arcamone, mentre per Massimo Continati e Giorgio Montali, rispettivamente direttore amministrativo e consulente esterno della CPL è stata disposta la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

A margine dell’inchiesta non manca come al solito anche un’ampia, quanto ambigua, manovra di sfruttamento politico della notizia. Così viene diffusa una delle intercettazioni in cui Francesco Simone, dirigente della CPL arrestato, chiama in causa Massimo D’Alema sottolineando la necessità di “investire negli Italiani Europei dove D’Alema sta per diventare Commissario Europeo” in quanto “… D’Alema mette le mani nella merda come ha già fatto con noi ci ha dato delle cose”. D’Alema risponde confermando di aver “rapporti con CPL Concordia ma – precisando anche – è un rapporto del tutto trasparente, che non ha comportato né la richiesta da parte loro né la messa in opera da parte mia di illeciti di nessun genere: non ho avuto alcun regalo e nessun beneficio personale”.

Un occasione ghiotta per quelli de “il Fatto quotidiano”, e dei siti web fiancheggiatori, che sono subito pronti a far partire la loro solita campagna antisocialista e così nell’edizione online a proposito della vicenda – titolo: ‘Arresto sindaco Ischia, la coop finanziava D’Alema e gli comprava libri e vino’ – nel sommario scrivono “l’ex Psi Simone”.

In quella redazione devono proprio averci un conto sospeso col Psi perché fanno di tutto per stabilire un collegamento diretto tra l’inchiesta e i socialisti, meglio ancora se riescono a metterci in mezzo anche il cognome Craxi. Ecco dunque che scrivono ancora che “Francesco Simone, secondo i magistrati di Napoli, il mestiere lo aveva nel sangue. Così come la passione per la politica, ereditata dalla sua passata vicinanza con la famiglia Craxi”. E ancora: “Tunisia mon amour. La storia delle tangenti della coop emiliana passa per la Tunisia. Quasi un revival degli anni ’90, quando Bettino Craxi usò i suoi contatti storici con il nord Africa per crearsi il buen retiro ad Hammamet. E, secondo alcune deposizioni, il broker Simone avrebbe goduto di ottimi contatti in Tunisia proprio grazie al suo passato di segretario di Bobo Craxi”. Chissà se per ‘buen ritiro’ intendono la villetta sul mare e chissà cosa davvero uscirà alla fine da quelle carte, ma lì a ‘il Fatto’ non interessa andare tanto per il sottile, l’importante è che in qualche modo si possa parlare di socialisti e, anche se solo ex, e di Craxi. Eppure un po’ di prudenza dovrebbero averla visto che a coordinare l’inchiesta c’è anche un pm, Henry Woodcock, che ha collezionato più titoli sui giornali che successi.

Lorenzo Mattei

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento