lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

TEMPO DA LUPI
Pubblicato il 16-03-2015


Lupi-grandi opere-TAV

Quattro arresti e 47 indagati. È il bilancio delloperazione “Sistema” che ha visto i carabinieri del Ros eseguire a Roma e Milano unordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Ercole Incalza, ex capo della Struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, degli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo e di Sandro Pacella. Tra i reati contestati dalla procura di Firenze, corruzione, induzione indebita, turbata libertà degli incanti. Al centro delle indagini, la gestione illecita degli appalti delle “Grandi opere”, “mediante un articolato sistema corruttivo che coinvolgeva dirigenti pubblici, società aggiudicatarie degli appalti ed imprese esecutrici dei lavori”. Nel mirino degli inquirenti, gli appalti delle più importanti tratte dellAlta velocità del nord del centro Italia e di numerose altre Grandi opere: le indagini sono partite nel 2013 per accertare presunti illeciti nella gestione degli appalti per la realizzazione del “Nodo Tav” di Firenze e del sotto-attraversamento della città. Gli investigatori avrebbero documentato gli “stretti rapporti” esistenti tra Incalza e lingegnere Perotti, ritenuto “figura centrale dellindagine”, responsabile della società Ingegneria Spm, a cui sono stati affidati incarichi di direzione lavori per la realizzazione di diverse “Grandi Opere”.

Lo stesso Perotti avrebbe “influito illecitamente” anche sulla aggiudicazione dei lavori di realizzazione del cosiddetto Palazzo Italia Expo 2015 e sulla realizzazione del nuovo terminal del porto di Olbia. Si indaga su “un valore di 25 miliardi di appalti”, ha spiegato in una conferenza stampa il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo, secondo cui “Perotti affidava consulenze ben retribuite a Incalza”. Creazzo ha ricordato come il gip abbia rigettato laccusa di associazione per delinquere “perché non ha ritenuto che sussistessero gli elementi di gravità”. Tra gli indagati, ha assicurato il procuratore, “non ci sono politici”.

Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Firenze compare anche Luca Lupi, figlio del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi.  “Effettivamente, Stefano Perotti”, l’imprenditore arrestato, “ha procurato degli incarichi di lavoro a Luca Lupi”, dice il magistrato.  Il gip annota che il 21 ottobre 2014, uno degli indagati, Giulio Burchi, “racconta anche al dirigente Anas, ingegner Massimo Averardi, che Stefano Perotti ha assunto il figlio del ministro Maurizio Lupi. Respinge ogni accusa al mittente il ministro Maurizio Lupi: “Non ho mai chiesto all’ingegner Perotti né a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato”.

Nell’ordinanza si parla anche di regali che gli arrestati avrebbero fatto al ministro e ai suoi familiari: un vestito sartoriale per Lupi e un Rolex da 10mila euro al figlio, in occasione della laurea.  Spuntano anche delle intercettazioni delle sue conversazioni con Incalza.  “Su questa roba ci sarò io lì e ti garantisco che se viene abolita la Struttura tecnica di missione non c’è più il governo!..”, dice in una conversazione telefonica il ministro  ad Ercole Incalza. Ma il ministro assicura che da parte del governo e in particolare del ministero delle Infrastrutture “c’è la “massima disponibilità e collaborazione per accertare e verificare”. “Siamo assolutamente convinti che in questo Paese si debbano realizzare le grandi opere che sono assolutamente necessarie e che debbano essere realizzate in tempi certi, nella maniera più trasparente e combattendo qualsiasi fenomeno di corruzione. Da questo punto di vista abbiamo sempre detto in tutti i casi e anche in questo che c’è la massima disponibilità e collaborazione”.

In una delle intercettazioni si parla anche del segretario del Psi e viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini che sarebbe stato nominato grazie alla “sponsorizzazione” di Incalza. “Millantato credito o furbizia”. Risponde Riccardo Nencini “anche a volerle prendere sul serio”  dice commentando le frasi estrapolate da un’intercettazione tra Incalza e Lupi che lo riguarderebbero, a margine di un’iniziativa a Bologna. “Conoscendo il Presidente del Consiglio –  aggiunge Nencini – sembra davvero difficile credere che sia stato un dirigente del MIT, che ho rivisto dopo anni al ministero, a determinare la composizione del suo esecutivo, dove tra l’altro siedono tutti i rappresentanti della maggioranza, io incluso. Quanto a Lupi lo ho conosciuto solo dopo la mia nomina a viceministro. Sono invece orgoglioso – aggiunge – che nelle intercettazioni si dica che sono uno che rompe i coglioni. E’ esattamente – conclude – quello che sono: un uomo libero”. Le stesse considerazione le esprimeva intervenendo in diretta alla trasmissione ‘Piazza pulita’ su La7.

Successivamente in un’intervista al quotidiano la Repubblica lo stesso Lupi ha chiarito il senso delle sue parole contenute nell’intercettazione.  “Questo è il limite delle intercettazioni – spiega il ministro – che non rendono il tono scherzoso delle conversazioni. Io allora conoscevo poco Nencini e Del Basso De Caro, due persone peraltro bravissime. Sapendo che erano socialisti come Incalza, lo prendevo in giro”. A sua volta Nencini commentava con un tweet: “Ringrazio il Ministro Lupi per aver chiarito il senso della telefonata con Incalza. Il chiarimento sgombra il campo da ogni malevola interpretazione”.

In mezzo a tutto ciò il ddl anticorruzione fermo in Parlamento. Come ricorda il procuratore antimafia Franco Roberti, da quando il presidente del Senato Grasso ha presentato il suo disegno di legge come strumento utile per fermare la corruzione, sono passati 731 giorni. E forse non è un caso che proprio nel pomeriggio di lunedì il viceministro per la Giustizia, Enrico Costa, ha presentato lemendamento sul falso in bilancio al ddl anticorruzione.

“Se c’erano ancora dei dubbi – commenta ancora Nencini – la vicenda dell’inchiesta ‘Sistema’, conferma che è urgente accelerare la definizione del ddl anticorruzione da mandare in Aula. Purtroppo, ancora una volta, si finisce per agire sull’onda di un’emergenza mediatica dopo aver perso un sacco di tempo mentre invece regole più stringenti sul falso in bilancio e i fenomeni corruttivi collegati al rapporto con le Pubbliche amministrazioni andrebbero concretizzate in tempi ragionevolmente brevi. Per fare un esempio – prosegue Nencini – al ministero delle infrastrutture e dei trasporti il registro pubblico degli incontri con le lobby è già in uso, ma il governo ce l’ha già nella legge delega sul codice degli Appalti che aspetta solo di essere approvata. Anche in questo caso sarebbe bene muoversi prima e non aspettare il prossimo scandalo”.

“Non possiamo stupirci – aggiunge il senatore Enrico Buemi Capogruppo Psi in commissione Giustizia – perché da quando non ci sono più controlli preventivi, in tutto il territorio si è lasciato spazio a qualsiasi tipo di arbitrio da parte delle amministrazioni e delle burocrazie locali. L’unico controllo che è rimasto è quello a posteriori della magistratura. Prima c’erano i controlli preventivi dei segretari comunali, poi dei comitati regionali di controllo e poi anche dei revisori dei conti che dovrebbero avere maggiore autonomia. Quanto al ddl anticorruzione – continua Buemi – la Commissione da tempo era pronta a chiudere e aspettava gli emendamenti del Governo. Sul nodo, quello del falso in bilancio, secondo noi andrebbe esteso a tutte le società, non solo quelle quotate in borsa, perché la falsa fatturazione, o la sovrafatturazione, servono a produrre i fondi ‘neri’ per le tangenti. Il falso in bilancio presuppone il dolo, non può essere solo ‘formale’ o ‘tecnico’. Certo non si possono mettere sullo stesso piano aziende piccole e grandi e comunque le sanzioni vanno differenziate in base alla gravità del reato commesso”.

Sui fatti che sono oggetto di indagini della magistratura Buemi commenta: “Noi siamo come sempre garantisti. Bisogna però anche dire che è preoccupante il numero di vicende giudiziarie che costellano la cronaca e che non ci sia un altrettanto forte consapevolezza della necessità di un cambio di passo. Quanto al fatto che ricorrano sempre gli stessi nomi, forse sarebbe opportuno che venisse presa qualche misura definitiva nei rapporti con la pubblica amministrazione per cui se sei stato condannato per reati contro la PA non puoi più avere rapporti con la PA”.

 Redazione Avanti!

 

 

 

 

 

 

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Commenti all'articolo
  1. Nencini eviti di trascinare il PSI nella polvere. Non abbiamo nessuna intenzione di affogare sotto le malefatte del PD. Eventuali ripercussioni in termini di immagine per il PSI sarebbero intollerabili. Fuori dal Governo ed incompatibilità tra cariche di partito e cariche di Governo. Subito. Rispetto per la base e per chi si tessera, non siamo pedine da spostare a piacimento di qualcuno.

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