mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Tfr in busta paga.
Soldi subito, ma più tasse
Pubblicato il 02-03-2015


tfrA marzo inizia il via libera per il Tfr in busta paga. Manca il decreto attuativo da parte del governo per le istruzioni su come mettere in moto l’operazione, e per le imprese si preannuncia un flop. I lavoratori dipendenti del settore privato, circa 12-13 milioni, potranno, se lavorano per lo stesso datore di lavoro da almeno sei mesi, richiedere la quota del proprio Tfr che spetta loro nello stipendio.

L’esperimento partirà da questo mese fino a giugno 2018 ed è previsto dalla Legge di Stabilità. Molte associazioni, e gli stessi sindacati, denunciano una scarsa adesione. La Confesercenti fa sapere che i lavoratori richiedenti sono appena 6 su 100, e solamente l’11% vorrebbe farlo entro fine 2015. L’83%, invece, preferirebbe accumulare nell’impresa in cui lavoro. Un quarto di quelli che hanno deciso di riscuotere il Tfr su base mensile utilizzano la conquistata liquidità per saldare debiti contratti con le banche per mutui, mentre il 19% lo impiegherà in acquisti di altra natura.

C’è invece chi destinerebbe parte del Tfr mensile alla previdenza integrativa (il 20%). Le scarse richieste sono dovute alla diffidenza dei lavoratori italiani nei confronti del fisco. Il Tfr è visto come un tesoretto salvagente per il futuro. Infatti, la riscossione anticipata del trattamento di fine rapporto prevede una maggiore tassazione, attraverso un’aliquota ordinaria e non ridotta come quando viene presa alla fine del rapporto lavorativo. Al netto, si registra un +22% di detrazione tutt’altro che conveniente. Inoltre, anticipare l’incasso dilazionato incide negativamente sull’Isee, complicando di fatto la vita alle fasce più deboli di reddito( 0-25 mila euro).

Chiedere in anticipo il Tfr mette anche in difficoltà le imprese, già a corto di liquidità. Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti, lancia l’allarme: “desta grave preoccupazione la difficoltà che si incontra a reperire finanziamenti dal sistema bancario. Erano difficoltà note. Il decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri con le modalità attuative del provvedimento, però, non è ancora stato approvato, e lo stesso è accaduto per l’accordo quadro tra Abi, Mef e Ministero del Lavoro che avrebbe dovuto rendere più facile, per le piccole e medie imprese, ottenere finanziamenti finalizzati all’erogazione del Tfr in busta paga”.

Le PMI con meno di 50 dipendenti possono chiedere alla banca un finanziamento agevolato. C’è una specifica convenzione con l’Abi in base alla quale l’istituto di credito anticipa al datore di lavoro la somma da versare al dipendente, che va restituita al momento delle dimissioni applicando gli stessi tassi previsti per la liquidazione. Nel caso in cui l’azienda chieda il finanziamento bancario, i versamenti in busta paga iniziano dal mese successivo a quello in cui viene concessa la linea di credito. Gli italiani, chiedendo una parte del Tfr maturato in anni di lavoro, risolveranno in parte i problemi causati da una grave crisi economica innescata proprio da banche d’investimento, agenzie di rating e joint venture?

Manuele Franzoso

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