mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Trent’anni di storia
d’Italia nell’ultimo film
diretto da Felice Farina
Pubblicato il 10-03-2015


Francesco Pannofino in una scena del film "Patria"

Francesco Pannofino in una scena del film “Patria”

A due anni di distanza da “Monicelli – La versione di Mario”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Venezia Classici, il regista sperimentale torna con un altro interessante prodotto per riscoprire la storia del nostro Paese. Già dall’ambientazione compie la scelta coraggiosa di far svolgere tutto su una torre, luogo non facile né per girare né per recitare, dove si rifugiano i due protagonisti, in segno di protesta contro il licenziamento di molte unità di personale della fabbrica per cui lavorano. Sono Salvo (Francesco Pannofino) e Giorgio (Roberto Citran), un fervente sindacalista: Pannofino conquista così un ruolo principale e mette in scena, con il secondo, una forte espressività ed intensità.

Con loro riviviamo la lotta di classe di ieri e di oggi. A loro si aggiunge Luca (Carlo Giuseppe Gabardine), il custode ipovedente e autistico della ditta. Il film si svolge nell’arco di una notte, durante la quale vengono ripercorsi gli ultimi trent’anni della storia d’Italia. Per trattare la carrellata di eventi e di personaggi che hanno caratterizzato questo trentennio italiano, Farina, da regista eclettico quale è, contamina i generi mescolando filmati storici di repertorio in flashback, iconografia in movimento, primi piani, dissolvenze, bianco e nero e colore, parti girate ad altre di interviste, documentari e servizi di telegiornali registrati e quant’altro, oscillando continuamente tra passato e presente. Inoltre sfrutta tutto il suo bagaglio produttivo notevole di cortometraggi e documentari industriali, che ha realizzato agli inizi della sua carriera di regista, unitamente ad altro materiale attinto a quello raccolto per alcuni programmi realizzati, per Rai 2 e Rai 3, tra gli anni Ottanta e Novanta.

Quello che ne esce fuori è quasi una sorta di riflessione ad occhi aperti su quello che è diventata l’Italia, un racconto documentaristico, al contempo storico e sociale, della storia del nostro Paese, fatto con realismo, sano cinismo e amaro disincanto. Lasciando, però, spazio anche alla speranza e alla positività di quello che, nonostante tutto, riescono a costruire i protagonisti. Per riscoprire, in modo originale, a tratti drammatico e vorticoso, irruento e traumatizzante per quanto drastico, improvviso e repentino, il significato della parola “patria”, che dà il titolo al film, pur senza mai essere citata. In questa terra da cui tutti vogliono fuggire non è tutto da buttare via, sebbene “il malcostume e il malaffare l’abbiano distrutta; ci sono sempre stati, ma poi tutto è precipitato”, dice Giorgio. Tuttavia c’è ancora gente come loro che ha voglia di combattere, di lottare per i diritti dei lavoratori, che intraprende questa ferrea battaglia per il lavoro perché vuole che lo stabilimento dell’AGM torni a funzionare (a dare occupazione, a produrre ricchezza ed economia, a fornire linfa vitale al Paese). Nonostante l’Italia sia lo Stato della mafia al Sud e in Sicilia, delle stragi degli anni ’80 e ’90 e dei maxi-processi. C’è chi dice no a tutto questo, sognando una nazione diversa, migliore. E questo comune obiettivo accomuna anche due personalità diverse come quelle di Salvo e Giorgio.

Intanto, mentre impariamo la migliore delle lezioni storiche, ricordiamo persone, fatti ed eventi che hanno scritto pagine fondamentali di storia. Con tanto di successiva ed ulteriore carrellata ricapitolativa e chiarificatrice finale, in cui vengono riproposti ed illustrati singolarmente. Stiamo parlando dell’Italia delle occupazioni delle fabbriche, come la FIAT; delle proteste dei lavoratori; delle morti sul lavoro e dei suicidi di disoccupati e cassaintegrati; degli attentati terroristici, quali l’uccisione di Aldo Moro (annunciata sulle pagine dei principali quotidiani, dai titoli de L’Avanti! a L’Unità a Il manifesto; degli scandali politici: da Tangentopoli a Mani Pulite; degli omicidi di Falcone e Borsellino; dei maxiprocessi; della strage alla stazione di Bologna e di via D’Amelio, di Ustica o dell’Italicus; del terremoto in Irpinia.

È l’Italia degli anni dell’ascesa di Silvio Berlusconi, ma anche di Michele Sindona e Giorgio Ambrosoli, di Licio Gelli, di Totò Riina e Provenzano, di Bettino Craxi e Berlinguer, di Antonio Di Pietro e di Amato, di Gianni Agnelli e di Romiti, di Mario Chiesa, di Carlo Sama e Raul Gardini.

La locandina del film diretto da Felice Farina

La locandina del film diretto da Felice Farina

Ma anche del calcio e dei quiz. Della politica e dei discorsi-spot delle campagne elettorale di qualsiasi patito, dello sport, ma anche della televisione e dell’Auditel, sistema di rilevazione degli ascolti inventato da Giulio Malgara.

Non manca nessuno all’appello, ma Farina non risparmia neppure la stampa, i media e le forze dell’ordine. I mezzi di comunicazione danno un’informazione spesso parziale, superficiale dei fatti, con attenzione rivolta a vicende sensazionali più che alla loro sostanza; alla ricerca di scoop più che di fare chiarezza sugli eventi, a cui si avvicinano in maniera blanda, senza vero interesse o capacità d’ascolto. La polizia, poi, spesso arresta innocenti o chi protesta come fossero dei criminali o dei delinquenti, invece di difenderli e proteggerli. È pronta ad usare la violenza, la forza, le armi pur di far rispettare l’ordine.

Libertà, giustizia, riconoscimento dei diritti sembrano parole lontane, ma che forse, a ben guardare, potrebbe non essere difficile scorgere all’orizzonte di quella prospettiva alta dalla cima della torre. Basta crederci e lottare insieme per i propri ideali, umani prima che proletari. Amicizia e solidarietà vengono prima che alleanza tra compagni di lotta di classe. In protesta lì sulla torre si può essere soli ed isolati, ma anche in posizione privilegiata: basta non farsi accecare dall’odio e dalla rabbia, ma dalla passione per la democrazia. L’Italia è, infatti, anche la patria di uno Stato Democratico dove: “se nessuno può proteggere noi (politici ndr), noi con le leggi possiamo proteggere tutti e questo è nostro dovere”, si dice nel film. In primis far rispettare la legge di uno Stato che basa la sua Costituzione su una Repubblica fondata sul lavoro (art. 1). Per tutti, anche per i disabili o diversamente abili.

Barbara Conti 

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