martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Uil. Con Tfr in busta paga
tasse più pesanti
e Isee più alto 
Pubblicato il 02-03-2015


L’operazione del Tfr in busta paga, come politica di rilancio dei consumi, potrebbe fare flop: “È azzardata e saranno pochissimi i lavoratori che opteranno per questo”. Dai 23 mila euro di stipendio lordo in su, infatti, non solo comporterà un appesantimento della tassazione ordinaria ma anche un aumento dell’Isee con un conseguente aggravio dei costi dei servizi. È un recente studio della Uil a fare il punto sulla dibattutissima scelta del governo per dare fiato ai salari che languono. Se un lavoratore che guadagna circa 23 mila euro lordi all’anno – che è l’imponibile medio tra i lavoratori dipendenti – volesse ‘scaricare’ nella sua busta paga i 1209 euro di Tfr maturando, otterrebbe un beneficio mensile di 97 euro medi mensili ma si vedrebbe elevare l’aliquota marginale Irpef dal 23,9 al 27% che, sommata ai minori sgravi fiscali dovuti ad un rialzo dell’Isee, penalizzeranno il lavoratore per 330 euro all’anno. Lo stesso anche con un reddito di 18mila euro lordi: la rata mensile si aggirerà sui 76 euro per un totale di 957 euro di Tfr maturando su cui corrisponderà non più il 23%, ma il 27% così come un reddito più alto di 35mila euro che volesse ‘smobilizzare’ un Tfr di 1.806 euro ci pagherà il 38% anziché il 25,3% per un aggravio di 307 euro.

“Non vorremmo passare per i soliti “gufi”, come ama spesso ripetere il presidente del Consiglio a chi lo contraddice, però questa idea del Tfr in busta paga come politica per il rilancio dei consumi ci pare sia azzardata e rischia di creare anche un “piccolo” buco nel bilancio dello Stato, in quanto a nostro avviso saranno pochissimi i lavoratori e lavoratrici che opteranno, a queste condizioni, per avere subito il Tfr in busta paga”, ha commentato il coordinatore dello studio, Guglielmo Loy, segretario confederale Uil. Senza contare l’incremento del reddito Isee con quello che la Uil definisce “un effetto domino” sul sistema agevolato delle tasse e tariffe locali, dagli asili nido alle mense scolastiche, alle tasse universitarie: un reddito Isee di 12.500 euro a Milano ha diritto ad una tariffa degli asili nido di 103 euro mensili.

Ma basta raggiungere un Isee di 12.501 euro e la tariffa sale a 232 euro mensili, più 129 euro al mese così come succede a Roma dove sempre per una mensa scolastica, il costo con un reddito Isee di 12.500 euro è di 50 euro mensili che potrebbe salire a 54 se si supera anche di 1 euro il limite. Analogamente per l’iscrizione all’università “La Sapienza”. La quota annuale con un reddito Isee di 12 mila euro è di 549 euro l’anno, ma con un Isee di 1 euro più alto la ‘retta’ schizza a 600 euro l’anno. A Bari, proseguono gli esempi del sindacato, con un reddito Isee di 10 mila euro non si versa la Tasi, ma al di sopra anche di poco si paga con l’aliquota al 3,3 per mille. A Torino una famiglia che ha un reddito Isee di 12.999 euro, con il Tfr in busta paga supera il reddito di 13 mila euro e invece di corrispondere 156 euro medi l’anno per la tassa sui rifiuti ne verserà 202 euro, con un aggravio di 46 euro.

Sistema previdenza. Rosso Inps scende a 6.701 mln nel 2015 

L’Inps avrà nel 2015 un disavanzo finanziario di competenza di 6,7 mld in miglioramento di 1,1 miliardi rispetto alle previsioni aggiornate del 2014. È quanto si legge nel bilancio preventivo 2015 approvato recentemente dal Civ. Secondo il bilancio che tiene conto del Def, ma non ancora della legge di Stabilità l’avanzo patrimoniale a fine 2015 sarà di 11,7 mld. Il bilancio che tiene conto della legislazione vigente al 30 settembre 2014 prevede per il 2015 entrate contributive per 213.564 milioni (+2.318 milioni in confronto alle previsioni aggiornate del 2014) e uscite per prestazioni istituzionali per 307.239 milioni (+2.120 milioni rispetto alle previsioni aggiornate del 2014). In particolare la spesa per prestazioni pensionistiche è risultata pari a 270.644 milioni (+1.065 milioni in confronto alle previsioni aggiornate del 2014).

Nel bilancio si prefigura un disavanzo economico di esercizio di 6.845 milioni (con un miglioramento di 5.306 milioni rispetto alle previsioni aggiornate del 2014) e 11.731 milioni di avanzo patrimoniale. Nell’approvare il bilancio di previsione 2015, il Civ ha ribadito la necessità di monitorare attentamente gli equilibri di bilancio di tutti i fondi e le gestioni previdenziali amministrate dall’Inps che presentano un trend negativo, per le quali è necessario trovare soluzioni legislative da parte dei Ministeri vigilanti. L’Istituto sta continuando ad operare tagli alle spese di funzionamento, che hanno superato l’importo annuo di 600 milioni. Ulteriori misure di contenimento sono già ipotizzate nella legge di stabilità per il 2015 e troveranno attuazione nella prima nota di variazione al bilancio 2015. ”Anche il bilancio preventivo 2015 – si legge nella nota del Civ – evidenzia la tenuta dei conti del sistema previdenziale italiano, nonostante il perdurare della crisi economico finanziaria. Questa positiva osservazione non consente, tuttavia, di ritenere esauriti gli indispensabili interventi strutturali.

Solo questi potranno consentire la piena sostenibilità – anche e soprattutto nel lungo periodo – del sistema previdenziale a garanzia delle aspettative di giovani, lavoratori, pensionati ed imprese. Particolare attenzione occorrerà prestare alle fasce più deboli della popolazione, nel più ampio quadro degli interventi a sostegno del reddito e del mercato del lavoro, già prospettati, tra l’altro, nel Jobs Act”.

Istat. Nel 2012 cuneo fiscale al 46,7%

Nel 2012 il costo medio del lavoro dipendente, al lordo delle imposte e dei contributi sociali, è stato di 30.953 euro all’anno. Ma il lavoratore, sotto forma di retribuzione netta, ne ha percepita poco più della metà (il 53,3%), per un importo medio pari a 16.498 euro. La differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta del lavoratore, il cosiddetto cuneo fiscale e contributivo, è pari, in media, al 46,7%. Lo comunica l’Istat precisando che i contributi sociali dei datori di lavoro ammontano al 25,6% e il restante 21,1% è a carico dei lavoratori in termini di imposte e contributi.

Nel 2012 l’aliquota media del prelievo fiscale a livello familiare è pari al 19,4%. Grazie alle detrazioni per familiari a carico, a parità di reddito le famiglie con minori usufruiscono di un più favorevole trattamento fiscale, anche al crescere del numero di percettori, sottolinea l’Istat. Le persone sole di età inferiore a 64 anni sono la tipologia familiare su cui grava il maggiore peso fiscale, con un’aliquota media del 21,6%.

Il carico fiscale è inferiore tra le famiglie del Mezzogiorno (16,3%) – essendo il reddito mediamente più basso e il numero di familiari a carico più elevato – rispetto a quelle del Nord-Est (19,9%) del Centro (20,1%) e del Nord-Ovest (21%). Per le famiglie con un solo percettore, il più basso livello di reddito determina un’aliquota media fiscale inferiore di oltre mezzo punto percentuale (18,9%) a quella delle famiglie con due o più percettori (19,6%).

Fra il 2011 e il 2012, l’aliquota media fiscale passa dal 17,9% al 18,3% per le famiglie con unico percettore di reddito se si tratta di un reddito (prevalente) da lavoro autonomo, con una crescita inferiore rispetto a quanto registrato per le restanti due tipologie di famiglie monopercettore (lavoro dipendente dal 19,5% al 20,5% e redditi non da lavoro dal 16,8% al 17,4%).

Il minor carico fiscale delle famiglie con reddito da lavoro autonomo, particolarmente visibile nella prima classe di reddito (0-15.000 euro), è da attribuire agli effetti di alcuni provvedimenti in materia di tassazione dei redditi degli autonomi e alla revisione al ribasso dei parametri degli studi di settore, adottati a partire dal 2011 ed estesi al 2012.

Bonifica dell’amianto. Allo studio del governo un programma di finanziamenti straordinari 

Un programma di finanziamento straordinario per la bonifica dei beni e delle aree contenenti amianto per il periodo 2015-2035, per consentire ai presidenti delle Regioni di contrarre mutui ventennali per finanziare interventi di bonifica. È questo uno degli punti principali della bozza del decreto attualmente allo studio del ministero dell’Ambiente e che sarà oggetto d’esame di una delle prossime riunioni dell’esecutivo. Il documento, composto da 44 pagine, contiene al momento 16 articoli che cercano di mettere ordine in alcune tra le più delicate questioni ambientali: da quelle relative all’asbesto alla raccolta differenziata, all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia).

Stanziamenti in aggiunta al ‘Piano amianto’ esistente. Per quanto riguarda il “Programma di finanziamento straordinario per l’amianto per il periodo 2015-2035” – si legge nella relazione illustrativa al provvedimento – questo intende “attraverso misure straordinarie promuovere e sostenere la bonifica dei beni e delle aree contenenti amianto”. Si aggiunge al ‘Piano amianto’ già esistente e “consente ai presidenti delle Regioni, in qualità di commissari straordinari del governo, di contrarre mutui per finanziare interventi di bonifica dall’amianto”. La copertura delle rate di ammortamento dei mutui, per il triennio 2015-2017, è pari a circa 5 milioni di euro annui ed è assicurata dalle risorse stanziate dalla Legge di Stabilità 2015 in fondo speciale del ministero dell’Ambiente.

Oneri di ammortamento a totale carico dello Stato. I mutui avranno oneri di ammortamento a totale carico dello Stato, con la Banca europea per gli investimenti (Bei), con la Banca di Sviluppo del Consiglio d”Europa, con la Cassa depositi e prestiti (Cdp), e con le banche. I presidenti di Regione/commissari straordinari “esercitano – recita la bozza – anche le funzioni di stazione appaltante, compresa la direzione dei lavori e, in particolare, stipulano i contratti con i soggetti aggiudicatari e provvedono a tutte le altre attività necessarie alla realizzazione delle opere”. Il ministero dell’Ambiente dovrà anche approvare “un piano-stralcio con l’individuazione dei progetti immediatamente cantierabili”. Le modalità di erogazione dei mutui saranno affidate a un successivo decreto ministeriale, previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni.

Carlo Pareto 

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