martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Un Otello “essenziale”
quello in scena
al Quirino di Roma
Pubblicato il 18-03-2015


Otello

Luigi Lo Cascio e Vincenzo Pirrotta in scena al Quirino

William Shakespeare scrisse “La Tragedia di Otello, Moro di Venezia” nel 1603, sviluppando la trama a partire dalla collezione di novelle Hecatommiti di Giambattista Giraldi Cinzio, drammaturgo italiano nato un secolo prima. La nota vicenda narra del generale Otello, moro al servizio della Repubblica Veneta, a cui è stato dato il compito di comandare l’esercito veneziano contro i Turchi nell’isola di Cipro. Otello è sposato segretamente con Desdemona e ha nel fido Cassio il suo luogotenente. Iago, perfido alfiere che mira a prendere il posto di Cassio, con uno stratagemma convince Otello che Desdemona lo tradisca con Cassio. Ne segue un dramma che si conclude con la morte di Desdemona per mano di Otello ed il suicidio di quest’ultimo per il rimorso, una volta appresa la verità.

Nell’opera in scena al Quirino, liberamente ispirata alla tragedia shakespeariana, troviamo invece un Otello scarnificato, ridotto da oltre quindici a tre, anzi quattro personaggi: il condottiero, l’alfiere e Desdemona, ai quali si aggiunge l’invenzione di un soldato che si fa narratore, coscienza critica, coro. A partire da Shakespeare dunque, ma un altro Otello. Fedele agli spunti narrativi e ai rimandi alla fonte, ma intraprendente nella ricerca di una via da aggiungere alla mappa sterminata che raccoglie le varianti, le trasposizioni, i calchi di questa tragedia candidamente misteriosa.

Attraverso l’uso dei versi e con una scrittura in cui la lingua italiana e quella siciliana si fronteggiano a colpi di endecasillabi, la storia si presenta modificata già nella sequenza temporale. Si comincia dalla fine del testo di Shakespeare. La tragedia di Otello è già compiuta. La prima preoccupazione di chi resta è giustiziare Iago. Per mezzo di atroci torture si vuole penetrare il mistero dell’evidente sproporzione tra il suo risentimento per Otello e la catastrofe che ha voluto innescare. Otello.Un soldato che ha assistito agli avvenimenti, non sopportando le distorsioni e i travisamenti con cui la vicenda rischia di venire tramandata, racconta la storia del suo amato generale, praticando alcune infrazioni alla realtà in nome di una verità più radicale.

Fortunatamente, il fatto che l’opera di Shakespeare, pur coinvolgendo una sfera pubblica, rapidamente converga e punti al cuore di un dramma fortemente individuale, sembra autorizzare un lavoro di concentrazione e restrizione del campo d’azione. Si mettono così a fuoco soltanto alcune parti del testo, quelle che obbligano a confrontarsi con l’enigma di certe passioni umane. E la storia di Otello è alfine la storia di un uomo, la cui ragione ed intelligenza è obnubilata dal presunto tradimento dell’amata. E ciò che lo conduce al compimento del suo atto scellerato non è chiaramente dovuto alle implicazioni che derivano dal colore nero della pelle, ma da quella differenza fondamentale che talvolta, invece di generare un incontro tutto da costruire in virtù del desiderio, può spalancare un varco da cui può irrompere un odio smisurato. Questa differenza è quella tra un uomo che mette la sua donna sull’altare ed una donna che merita di essere amata nonostante le sue imperfezioni. Allora si capisce che l’abisso in cui cadono Otello e Desdemona non è semplicemente un dramma della gelosia.

Nell’opera scritta e diretta da Luigi Lo Cascio, il teatro diventa un palcoscenico spalancato sulle stanze delle memoria, le luci sono mirate, quasi ad esaltare il carattere di personaggi che scendono in platea a dare maggior forza alla narrazione di una storia antica eppure attuale. Le scenografie sono adeguate e fanno uso di soluzioni in grado di rendere lo strazio interiore dei protagonisti e di trasportarci nei luoghi in cui gli eventi si svolgono.

Di alto livello la recitazione di tutti gli attori: Vincenzo Pirrotta rende la forza di Otello, Luigi Lo Cascio interpreta uno Iago tormentato ma non pentito e la brava Valentina Cenni impersona una dolce Desdemona. Il soldato narrante, che riporta la storia al vero, è il valente Giovanni Calcagno. Attori non improvvisati per uno spettacolo davvero emozionante, che ha riscosso un ottimo successo di pubblico alla prima,  consigliato a chi apprezza i grandi classici riletti ed aggiornati. Sarà al Quirino di Roma fino al 29 marzo.

Al. Sia.

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