giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Veneto, il centrodestra tra lepenismo e centrismo
Pubblicato il 11-03-2015


Tosi-espulso-Lega-SalviniLa rottura, con l’espulsione di Flavio Tosi, Sindaco di Verona, alla fine c’è stata. Oggi la Lega affronta così una delle crisi più profonde da quando è nata trent’anni fa, una crisi che ha per epicentro proprio la regione, il Veneto, in cui ha mosso i primi passi. Una crisi che è tutta politica, una profondissima divergenza sul disegno politico strategico tra la visione neolepenista di Matteo Salvini, con un partito che si ancora alle battaglie antieuropee, anti immigrati e neonazionalista, è una Lega che guarda all’elettorato di centro, respinge le battaglie del radicalismo di destra per sposare quelle dei ceti medi da rassicurare e strappare al neodemocristianesimo di Renzi. Una crisi che si interseca con la battaglia per le elezioni regionali in Veneto, dove l’attuale presidente leghista Zaia, senza una Lega unità non è forte abbastanza per sperare di battere la candidata del PD, Moretti, e deve scegliere se trattare con gli alleati centristi di Alfano e Casini, recuperare il rapporto con Forza Italia, o al contrario puntare tutto su una posizione di rottura al limite dell’isolamento come vuole Salvini.

“Secondo me Salvini voleva il controllo dittatoriale della Lega Nord, e di questo si assume la responsabilità”, ha detto Tosi, in una conferenza stampa a Verona, sui motivi della sua cacciata dal Carroccio. “Visto che le decisioni le ha prese il segretario federale, la delusione sui comportamenti anche umani è nei confronti del segretario federale, cioè di Matteo Salvini”. “Ora non so che cosa farò. Mi prendo alcuni giorni per decidere. In questo momento non mi sento di fare annunci. Ci rivedremo forse sabato o lunedì”.

“Di fatto- ci dice Giovanni Crema, già senatore socialista e segretario regionale del Veneto – Salvini ha cacciato Tosi perché il Sindaco di Verona non corrisponde alla sua politica. Già un paio di anni fa da sindaco, Tosi aveva di fatto costruito un’alleanza che superava il rapporto diretto con FI favorendo la nascita di una serie di liste civiche. Con questo stratagemma aveva liquidato gran parte del personale politico ereditato dalla giunta precedente; molti erano passati da FI a lui attraverso le Liste civiche.”

Linee contrapposte anche a livello nazionale.
Una strategia alternativa a quella dei luogotenenti di FI e dello stesso Berlusconi, e in rotta di collisione con lo stesso Salvini, mentre nello stesso tempo Tosi non ha mai mollato la presa che aveva in Regione da quando aveva ricoperto il ruolo di assessore alla Sanità. Insomma una sfida aperta anche a Zaia, che è legato a filo doppio con Salvini.

Uno scontro duro
In confronto a quella della Lega, la gestione dell’Unione Sovietica è stata democratica. La differenza è che Zaia e Salvini vendono molto bene la loro immagine e si servono di uffici stampa capaci, spregiudicati, disinvolti.

Una frattura ‘storica’ nel movimento leghista.
La Liga veneta è stata sempre subordinata alla Lega di Bossi. Hanno avuto il loro primo ministro con Zaia quando al massimo avevano qualche capogruppo. La gran parte della classe dirigente veneta ha privilegiato nella sua logica la gestione della Regione e in Veneto, Bossi ci faceva solo le ferie e i comizi. Poi la situazione di litigiosità tipica dei veneti, è peggiorata da quando non c’è più Galan e Forza Italia si è indebolita per i conflitti interni. Oggi però tutto l’elettorato moderato che può raccogliersi attorno a Forza Italia non sarebbe in grado di determinare la vittoria elettorale di Zaia e questo non ha intenzione di scendere a patti con Alfano, Casini e con i dirigenti di FI più sensibili a una politica più moderata di Tosi che non quello ‘nera’ di Salvini. Pensa di potercela fare anche da solo, ma Tosi è indubbiamente un’incognita. La domanda che ci si pone è in che misura possa o meno davvero coaugulare l’area moderata che alle europee ha votato FI, ma anche Renzi. Oggi questo elettorato ha davanti non il centrista moderato Matteo Renzi, ma Alessandra Moretti, la candidata del PD. Bisogna vedere qual è l’appeal di fronte agli altri candidati moderati.

Ma Zaia così può farcela?
Stanno pasticciando per fare una modifica alla elegge elettorale e introdurre il secondo turno. Certamente potrebbe essere anche il laboratorio della linea di radicalizzazione a destra che ha impresso Salvini. Tosi solo colpendo Zaia, oggi può colpire Salvini e presentarsi come alternativa. Una scelta tra due linee contrapposte che potrebbe ripetersi a livello nazionale. Berlusconi ha detto che appoggia Zaia, ma una legge elettorale che proponesse il ballottaggio, cambierebbe molto. Il Veneto può trasformarsi nel laboratorio politico dove sperimentare gli schieramenti futuri del centrodestra.

E i socialisti?
Siamo nella fase di predisposizione delle candidature. C’è un accordo con Alessandra Moretti e un solo partito che si candida col suo simbolo, il PD. Poi c’è una lista civica e dovrebbero esserci una lista impostata sull’area moderata e una su quella di centrosinistra, dove si raccolgono i partiti che pensano di non superare lo sbarramento. Noi saremmo in questa, una lista non di partito ma politicamente caratterizzata nell’area riformista. Anche Rifondazione e Sel starebbero ragionando su una lista comune.

Armando Marchio

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