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Opinioni e commenti
 

Vesuvio. Il problema di evacuare 1mln di persone
Pubblicato il 26-03-2015


Vesuvio-abusivismo-eruzioneCome evacuare più di un milione di persone in poche ore? È l’eventualità in cui potrebbe trovarsi la “zona rossa” del Vesuvio, ovvero i Comuni alle pendici del Vulcano più esposti al rischio sismico/vulcanico, in caso di eruzione del Vesuvio. Un’eventualità con cui sta facendo i conti il prefetto Franco Gabrielli, capo della protezione civile, che oggi a margine di un incontro in Campidoglio sul terremoto dell’Aquila. “Ho due incubi notturni, il Vesuvio e il terremoto in Calabria. Sono queste le aree con maggiore criticità dal punto di vista della protezione civile”. Aggiungendo: “Il Vesuvio e la zona dei Campi Flegrei sono l’area più rischiosa al mondo, non tanto per la pericolosità del vulcano in sé, ma per la concentrazione delle popolazione”. Il Vesuvio, a causa dell’elevata urbanizzazione sviluppatasi nell’ultimo decennio, è oggi considerato uno dei vulcani più pericolosi al mondo. Tanto che la protezione civile, dopo l’aggiornamento del 2013, ha aggiornato la cosiddetta “zona rossa”, passando dai 28 comuni ai 27 per un totale di quasi un milione di persone.
Gabrielli ha poi spiegato che “il piano di evacuazione è stato aggiornato nel 2001 e lo stiamo riaggiornando in questi giorni. Dovrebbe prevedere l’evacuazione di quasi un milione di persone in 72 ore, con una parte anche via mare. E potrebbe essere pronto quest’anno”. A intralciare il piano di evacuazione è non solo il continuo rinvio di una situazione ai limiti del paradosso, ma anche una politica piacente che in cambio di voti e consenso elettorale ha contribuito all’aumento dell’urbanizzazione e dell’edilizia abusiva. Come ha spiegato tempo fa, Marco Di Lello, deputato socialista, già assessore all’urbanistica e storico avversario degli insediamenti pericolosi “non solo dopo l’ultima eruzione del 1944 gli abitanti della «zona rossa» si sono triplicati (da 200 a 600 mila) ma dopo il terremoto in Irpinia del 1980 fu addirittura varato dentro la «zona rossa» un «piano Napoli» con 20 mila nuovi alloggi”.
Inoltre tra le proposte del deputato socialista quella di “contrastare le proposte populiste”, trasformando “la zona in un esempio innovativo di riforme urbanistiche che sappiano valorizzare le ricchezze naturali dell’area”. Lo stesso Di Lello è intervenuto più volte per trovare una soluzione per il problema della “zona rossa”, avvisando che non si può aspettare che “il Vesuvio parli per primo”.
Il problema della zona è anche quello di trovarsi di fronte a una totale insufficienza di strade adeguate, un sistema viario, quello vesuviano, che risale al medioevo.
Ma a far parlare di Vesuvio in questi giorni, oltre alle dichiarazioni di Gabrielli, è stato l’ennesimo allarme, riguardo a emissioni di gas nelle acque del golfo di Napoli. La popolazione partenopea si è subito agitata ma l’Osservatorio Vesuviano ha subito emesso un comunicato ufficiale in data lunedì 23 marzo in cui specifica che “allo stato attuale di conoscenza, le emissioni potrebbero essere prodotte da molti fenomeni diversi (es. rottura di condutture, fognature sottomarine, ecc.) e non necessariamente da fenomeni vulcanici”.
Bufale e paranoie a parte, il problema resta, tanto che il vulcanologo giapponese, Nakada Setsuya,  che è uno dei massimi esperti del mondo anche di terremoti, durante la XII conferenza mondiale dei geoparchi, aveva avvisato la popolazione che “il Vesuvio erutterà. È sicuro perché è un vulcano attivo, anche se non si può prevedere quando”.

Maria Teresa Olivieri

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