sabato, 15 dicembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

1987, Avanti! denuncia il fenomeno dell’emigrazione
Pubblicato il 21-04-2015


Con le navi degli emigranti

Mentre il militarismo spende i soldi per le avventure coloniali, mancano gli investimenti per dare lavoro ai giovani, per quella che Turati chiama la “colonizzazione all’interno”. E un’altra Italia disperata abbandona l’Italia, si imbarca verso l’America, parte per la Svizzera o la Francia. Dal 1876 al 1976 infatti, gli italiani che se ne sono andati sono stati quasi 26 milioni. Avanti! li segue. A cominciare dai piroscafi, dove inizia il loro sfruttamento. Con un fondo intitolato “Sull’Oceano” ,il quotidiano socialista lancia con queste parole una campagna contro le speculazioni degli armatori. “Pel momento non è questione del destino che attende nelle terre lontane le centinaia di migliaia di proletari italiani, questi poveri senza patria, che s’imbarcano annualmente dai nostri porti gettando, come diceva Carducci, la maledizione su questa nazione d’arcadi buffi e spietati.

Ora l’attenzione pubblica è attratta da quanto si dice sulle condizioni degli emigranti mentre attraversano l’Oceano sulle navi che lor rammentano coi segni della miseria le pene antiche e cantano col lugubre rollio le pene future. Gravi cose si sono intese. La carne emigrante è trattata peggio della carne da macello. Se gli operai e i contadini arrivano in America mezzo morti o morti del tutto, il nolo è già pagato e la barca fila lo stesso”. ”Mentre i bambini, per esempio, avrebbero bisogno d’aria quanto gli adulti, è passato in consuetudine che per essi lo spazio va dimezzato. Molti crepano di inedia e di malattie contagiose, ma le acque azzurre dell’Atlantico chiudono subito il breve gorgo sui cadaverini”. ”L’argomento della navigazione potrebbe fornire esempi eloquentissimi dello sfruttamento, anzi del furto, che si esercita a danno della povera gente. Presto ne riparleremo con altre illustrazioni di fatto” (25).

Il quotidiano socialista riporta cronache che oggi neppure la fantasia potrebbe produrre. Come quella sotto il titolo “I drammi dell’emigrazione”, dove si narra del piroscafo Carlo Raggio. Partito da Genova il 27 luglio 1898 e diretto a Rio De Janeiro con 600 emigranti, ne imbarca altri 900 il 31 a Napoli, benché in città serpeggi il colera. “Dopo appena trenta ore di navigazione,scoppia a bordo l’epidemia. Tuttavia si prosegue la rotta. Ciò che avviene doveva prevedersi. Il colera in una così enorme massa di persone ammucchiate sulla nave infierisce in modo spaventevole. La nave durante il triste viaggio getta in mare oltre trecento morti”. Finalmente arriva il 21 agosto a Rio, ma le autorità la bloccano, le sparano anche una cannonata di avvertimento e la fanno scortare indietro da una nave militare Il 27 settembre, respinto anche da Napoli, è indirizzato a scontare la quarantena all’Asinara, “dove i disgraziati superstiti, appena giunti, denunciano alla capitaneria di porto “i maltrattamenti, le sevizie e le ingiurie che dicono di aver subito da tutto il personale di bordo”(26).

Avanti! segue gli emigrati sin dal momento della partenza e poi, soprattutto, là dove cominciano a lavorare. In Svizzera, ad esempio, dove c’è da contrastare il razzismo dei locali, simile a quello di oggi, in Italia, contro gli extra comunitari. “Qualche volta – scrive il corrispondente da Zurigo – dopo dieci ore di lavoro vi sentite fischiare nell’orecchio l’insolenza caustica dell’alsaziano o del savoiardo diventato italo-fobo feroce e allora nell’impeto della dignità nazionale offesa aggiungete alle fatiche del giorno i pugni e le coltellate della sera”(27). Li segue a New York, dove narra con cronache efficacissime i mercanti di carne umana che li trattano come un tempo i negri (insieme ai quali sono spesso vittime di linciaggi razzisti da parte dei bianchi fanatici). Avanti! denuncia l’abitudine da parte delle autorità di indicare sui documenti la provenienza dal Nord oppure dal Sud Italia, perché i meridionali (appunto) possono essere in tal modo individuati e assimilati ai negri. Avanti! identifica i semi della mafia e racconta le prepotenze dei “bosses” (così li chiama cominciando per la prima volta a usare un termine che sarebbe divenuto famoso). Sotto il titolo “Vergogne italiane in America”, il quotidiano scrive. “La maggior parte degli emigranti italiani in America sono poveri diavoli ignoranti ed affamati che non sanno una parola d’inglese né conoscono neppure una delle leggi e dei costumi del popolo di cui sono ospiti. Questa gente è sfruttata nella maniera più ribalda da una camorra di persone (i padroni o bosses) che vivono alle loro spalle mediante una spogliazione bene organizzata, con il tacito assenso dei nostri rappresentanti ufficiali. La bossatura, ossia il diritto per procurato lavoro, non è la più terribile tassa di camorra che deve pagare l’emigrante al padrone. Le peggiori sono quelle che possono chiamarsi “imposte indirette”. Fra queste, sono le cosi dette pensioni, dove questi poveri diavoli, se vogliono trovare lavoro, debbono andare: pensioni ove prezzi esorbitanti vanno uniti a un vitto terribile. Non meno perfido è l’obbligo di servirsi per i generi di prima necessità a delle botteghe di cui essi sono i proprietari, botteghe ove tutto si paga carissimo ed è di qualità scadente” (28).

Avanti! denuncia i boss di New York, ma dipinge anche per la prima volta con chiarezza, e combatte, la cultura mafiosa che sta a monte, in Sicilia, e che viene alimentata dai potenti e dalla corruzione della politica. Allora come oggi. Sotto il fondo “Pro Sicilia”, scrive. “Quando si voglia negare che il malessere della Sicilia ha in sé cause affatto proprie, noi crediamo che questo sia un voler negare l’evidenza dei fatti. Occorrono anche altrove casi di minoranze che spadroneggiano, taglieggiano, opprimono. Ma in Sicilia questo fatto, oltre a raggiungere proporzioni eccezionali, è generale per tutta l’isola e non soffre eccezioni né interruzioni. Il dominio della mafia dà fisionomia a tutte le amministrazioni locali. E da questo tipo di amministrazioni esce un tipo analogo di rappresentanza politica. Una particolare condizione di cose vi è dunque in Sicilia, la quale richiederebbe fossero date armi e difese alle maggioranze contro la minoranza che nel suo dominio ha conservato il tipo, e lo ha peggiorato, di una casta o di un ordine medioevale. Ma i governi, dovendo fare i conti con le mafie locali di cui sono in parte l’emanazione, si rifiutano di riconoscere l’opportunità di una tale soluzione e trovano più comodo negare addirittura l’esistenza di una questione siciliana. Così si ha il pretesto di lasciare che la mafia fiorisca, che il sistema della sopraffazione metta radici ancor più profonde, che la rapina di classe prosegua le sue devastazioni” (29).

Pagine tratte – dal libro di Ugo IntiniAvanti! Un giornale, un’epoca” – dedicate al tema dell’emigrazione

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento