sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

23 ANNI DOPO
Pubblicato il 14-04-2015


Contrada-innocente

Aveva finito di pagare il suo debito con la giustizia nell’ottobre 2012, tornando in libertà, dopo una sentenza di condanna che lo aveva accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, infliggendogli una pena di dieci anni di carcere. Il pubblico ministero di quel processo era Antonio Ingroia, il magistrato che 19 anni dopo si sarebbe presentato alle elezioni, forte della sua carriera, con una sua lista, una creatura politica fondata proprio sulla domanda di giustizia e sulla lotta alla criminalità organizzata.
Un caso, quello di Bruno Contrada – ex numero tre del Sisde (l’ex servizio segreto civile, oggi Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi), ndr) – che descrive il clima velenoso che contraddistinse il nostro Paese in quegli anni, quelli in cui prendeva forma la cosiddetta Seconda Repubblica. Un periodo con molte ombre – su tutte la (presunta) trattativa Stato-Mafia – sul quale oggi la Corte europea dei diritti umani ha gettato un fascio di luce, condannando lo Stato italiano al risarcimento dei danni morali per una somma pari a dieci mila euro (contro gli ottantamila richiesti dalla difesa) e al pagamento di duemila e cinquecento euro – contro i trentamila richiesti – per le spese processuali sostenute. Secondo i giudici di Strasburgo, infatti, Bruno Contrada “non andava condannato” per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, considerato che all’epoca dei fatti (1979-1988, ndr) il reato non “era sufficientemente chiaro”.

L’EX SUPER-POLIZIOTTO: 23 ANNI DI VITA DEVASTATI – “Ventitre anni di vita devastati non potrà restituirmeli nessuno. Così come i dieci anni trascorsi in carcere”. Questo il primo commento di Contrada alla decisione della Corte europea di Strasburgo. “C’è stata una sofferenza incredibile – ha continuato l’ex super-poliziotto di Palermo – che si è manifestata in qualsiasi forma: fisica, morale, professionale e familiare. Una devastazione totale dal 1993 in poi. Mi è stato tolto tutto” ha proseguito Contrada. “Come mai i giudici europei hanno capito quello che in Italia non hanno ancora compreso” si domanda l’uomo, auspicando che la sentenza della Corte europea possa avere conseguenze anche sulla richiesta di revisione del processo. “Questo pronunciamento ha un valore – ha concluso – che la giustizia italiana non può ignorare”.

IL LEGALE LÌPERA: A GIUGNO UDIENZA PER REVISIONE PROCESSO  “Finalmente qualcuno ha creduto all’innocenza di Contrada, e all’inesistenza del reato di concorso esterno in associazione mafiosa per il quale è stato condannato ingiustamente. Io ci ho sempre creduto, tanto che ho presentato quattro istanze di revisione del processo. L’ultima sarà discussa il 18 di giugno a Caltanissetta. Speriamo sia la volta buona”. Così l’avvocato Giuseppe Lìpera, il difensore di Contrada che si domanda come “quest’uomo abbia potuto vivere con questo peso così grande sulle sue spalle”.

L’INTERMINABILE VICENDA GIUDIZIARIA – L’arresto dell’ex numero 3 del Sisde avvenne il 24 dicembre 1992 – l’anno delle stragi di Palermo – con l’accusa di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, una estensione giurisprudenziale dell’articolo 416-bis del codice penale. A coinvolgere l’ex vertice del Sisde furono alcuni collaboratori di giustizia dai nomi importanti, tra cui Tommaso Buscetta, Gaspare Mutolo e Salvatore Cancemi. Contrada rimase in regime di carcere preventivo fino al 31 luglio 1995. Dal luglio 2008 Contrada si è trovato agli arresti domiciliari a causa del suo precario stato di salute, mentre l’8 novembre del 2011 la Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta dichiarò inammissibile la richiesta di revisione del processo che ora potrebbe essere accolta considerata la sentenza europea.

Silvia Sequi

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