venerdì, 20 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Ai compagni del Risorgimento per un confronto “serio”
Pubblicato il 03-04-2015


Siccome un corsivo dell’Avanti su locchiodelbue, mia rubrica ironica con titolo autoironico, dedicato al convegno dei socialisti che anelano il Risorgimento, e chi mai preferirebbe il suo contrario e cioè la decadenza, ha suscitato critiche a mio avviso immotivate, divenendo così uno dei pezzi più letti e commentati dell’Avanti, passo alla parte seria. Il corsivo bisognerebbe sempre leggerlo col sorriso sulle labbra concedendogli quelle licenze che non si è mai in condizione di concedere agli articoli del “politicamente corretto”. Vedo che i nostri si prendono tutti maledettamente sul serio e dunque, come disse Turati al Congresso di Bologna del 1919, vi parlerò anch’io “come un notaro che legga un testamento”. Vorrei fornirvi dunque, serissimamente, questi spunti per una discussione.

Primo: il convegno che ha associato le minoranze del piccolo Psi (sette parlamentari, una vita travagliata, uno spazio politico complicato dal momento che Renzi è diventato dominus del Pd, alcune testate e associazioni vive e vegete) segna un distacco o meno dal partito di appartenenza? Accettano quei compagni e amici che le decisioni sulla politica del partito le prendano gli organi eletti al congresso, oppure si dotano di una loro autonomia organizzativa e politica? Personalmente sarei interessato a un chiarimento non burocratico. Secondo: i socialisti che hanno promosso il convegno, li posso chiamare, senza che si ritengano offesi, “socialisti risorgimentali”, per l’amor del cielo, li conosco quasi tutti e so che la maggior parte di loro è motivata da sincero sforzo di rilancio del socialismo italiano, vogliono una collocazione del Psi più a sinistra dell’attuale? Ritengono dunque che il Psi debba dialogare e magari associarsi alla possibile nascita di un nuovo soggetto di stampo vendolian-landiniano, alla sinistra del Pd?

Infine, terzo punto, quale diversa identità essi oggi portano al confronto con gli altri socialisti? Non è fuori tempo e fuori storia, quello slogan lanciato del “O socialismo o barbarie”, di stampo rivoluzionario e luxemburghiano, che ho già contestato? Quando mai un socialista riformista definisce barbarie ciò che non è attribuibile a lui? Quando mai un socialista liberale ritiene che altre vie siano da considerare barbare. Questa idea assolutista del socialismo portava infatti a un scontro anche armato con la barbarie. Non a caso venne coniato in Germania all’epoca della guerra civile. Non penso sia questa la via proposta oggi dai nostri convegnisti. Emerge però qui una confusione di principi e di linguaggi che si rifugiano dietro la magica espressione della parola “socialista”, che se non viene precisata (per me è sempre indispensabile aggiungervi gli aggettivi democratica, riformista e liberale), inevitabilmente scivola in una sorta di nuovo-vecchio integralismo. Siccome si vuole fare risorgere il socialismo senza aggettivi quale il predestinato? Quello liberalsocialista degli anni ottanta, quello filocomunista degli anni cinquanta, quello bolscevico degli anni venti? E se guardiamo l’Europa recente, quello di Blair e di Schroeder o quello della Linke tedesca che il mio amico Franco Bartolomei spessa evoca. Sarà l’età ma ormai non sopporto più i pressappochismi. E a forza di dialogare sul socialismo coi socialisti non vorrei diventare io solo un aggettivo…

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Commenti all'articolo
  1. Dal dibattito non è emerso nè un socialismo vendoliano nè un socialismo alla linke è emerso un forte dissenso nel voler dissolvere il PSI nel pd come state facendo voi socialisti liberali; che tenete tanto alla parola liberali confondendo l’accettazione del libero mercato con quello di una economia senza regole come oggi sta avvenendo dove il più forte schiaccia il più debole e ci stiamo avviando a grandi passi ad una economia e democrazia all’americana dove sono le oligarchie a comandare. Negli USA perlomeno il potere passa da un gruppo all’altro in Italia, invece, sono settant’anni che comandano sempre gli stessi: i catto-fascio-comunisti.

  2. Il nuovo corso del Socialismo italiano avviato da Craxi e Martelli fu definito liberal socialismo. La composizione della Società fu riconfigurata in interclassista e rappresentata dalle componenti del merito e del bisogno. Questo nuovo corso ci condusse a sfiorare il 15% nell’era delle egemonie democristiana e comunista. Se dobbiamo affiancare gli aggettivi al Socialismo io mi sento rappresentato ancora e per il futuro dalla definizione di liberal socialismo.
    Attualmente nella vita interna del nostro Partito, oltre alle frizioni derivanti dal funzionamento del rapporto tra maggioranza e minoranza, i contrasti maggiori si manifestano sul come il PSI deve interpretare i rapporti con il PD e con il Sindacato e sulle sue scelte e strategie future nel quadro politico. In varie occasioni ho proposto di affidare a un Referendum tra gli iscritti su come debbano svilupparsi le scelte e le azioni future del PSI, auspicando in tal modo che le Mozioni si caratterizzino come correnti di pensiero e non con prevalenti aspirazioni di “ potere ”. (Ho inviato all’Avanti un Questionario con una serie di opzioni su cui effettuare le scelte )
    Oggi la Sinistra riformista italiana sta continuando a pagare l’errore compiuto dopo la caduta del muro di Berlino. Noi socialisti con Craxi abbiamo sbagliato a non rompere con la DC e il PCI con Occhetto, e poi con tutti gli altri che gli sono subentrati, a non definirsi socialisti.
    Il risultato è che nel PD gli ex comunisti da maggioranza sono diventati minoranza e noi socialisti rischiamo l’estinzione. Ritengo che Bersani e la minoranza del PD possano definirsi socialisti ma non possono sciogliere la Ditta. Noi Socialisti non possiamo passare nel PD perché la Storia ci ha dato ragione rispetto ai comunisti. Risultato?? Renzi sta realizzando diversi capitoli del programma di Berlusconi in un quadro politico senza una forte opposizione democratica in grado di contrastarlo. È inoltre sostenuto dalla maggioranza dei mezzi di comunicazione che rimangono ciechi e muti di fronte ai risultati della disoccupazione che è cresciuta, del debito pubblico che è aumentato, del PIL che è andato in negativo, con le tasse e l’evasione fiscale aumentate, con la corruzione e la malavita organizzata fuori controllo, con tante riforme annunciate e dai contenuti ancora da correggere.
    Io sono convinto che l’attuale quadro politico è destinato a scomporsi e a ricomporsi. Il pericolo che vedo per la Sinistra è che in questa ricomposizione essa possa ripetere gli errori storici di rimanere divisa mentre il centro destra ritornerà a ricompattarsi e a riassumere la maggioranza dell’elettorato. Il guaio sarà che il centro destra gestirà il Potere con gli strumenti derivanti da queste Riforme istituzionali di Renzi che se non saranno modificate renderanno ancora più difficile un ritorno della Sinistra al Potere. Anche se in ritardo Bersani questo l’ha capito. Speriamo che i nostri parlamentari non siano da meno e nel voto si schierino con Bersani e non con Renzi. Spero che i nostri parlamentari non si dimentichino che sono stati eletti con Bersani dopo il patto che il PSI ha fatto con il PSE in sostegno alla candidatura di Bersani rispetto a Renzi.
    Je suis socialiste

  3. Caro Mauro,

    Abbiamo passato anni a cercare la definizione più esatta ed attinente da coniugare a quel mastodontico movimento di riscatto delle masse che ha preso il nome di socialismo. Ovvero gli strumenti attraverso i quali realizzarlo. In Italia come sappiamo (si spera) ci si divise tra coloro che indicavano una via più breve, che passasse anche e soprattutto dall’insurrezione, chi per una via più lunga e non meno problematica che si avvalesse invece di un percorso progressivo da attuare per via parlamentare e, ove possibile, di collaborazione governativa.
    L’orizzonte pero’, salvo alcuni svarioni dettati più dal sostegno economico NON disinteressato dei nemici del socialismo, rimaneva (e spero continui a rimanere) quello del superamento dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Detto in estrema e lacunosa sintesi.
    Possiamo oggi continuare a confrontarci almeno su questo?
    E ancora, è l’attuale Partito Socialista di cui tu rappresenti un ruolo storicamente importante, ovvero quello di direttore del suo organo ufficiale, capace di svolgere un ruolo per l’affermazione del socialismo in Italia, indipendentemente da quali mezzi intenda adoperare per raggiungere lo scopo?

  4. Caro Mauro, lasciamo perdere quelli che vogliono correre a sinistra. C’è solo un modo per superare bene il 3% alle elezioni: tornare a Craxi. E lo dice uno che Craxi lo ha criticato duramente e che era a Reggio Emilia ad ascoltare Martelli quando tu lo portasti durane il suo contrasto con lo stesso Craxi. Ma l’attuale corruzione ha portato molti a riflettere e chiedersi se sia stato giusto farne il simbolo del male. Ricreare un PSI che si richiama al suo nome non significa condividere tutta la sua politica, ma rivendicare l’ingiustizia subita da lui e dai socialisti. A fianco del richiamo a Craxi non sarebbe male inserire un vivente che è cresciuto con lui: Claudio Martelli. Molti vecchi compagni e socialisti sparsi in tutte le aree politiche potrebbero ritrovare nel suo nome e nel suo richiamo l’orgoglio di essere e di essere stati socialisti senza più nascondersi. La mia proposta è il simbolo del PSI con garofano e il nome Bettino Craxi stampato sulla scheda. Tutto questo dovrebbe essere.preceduto da una campagna politica volta a ricordare la sua storia e quella del PSI e accompagnata da un nuovo programma e da un nuovo indirizzo politico, sociale e culturale. E’ una proposta formale la mia che non dovrebbe essere accantonata frettolosamente.

  5. La spocchia dell’egregio direttore, quando sostiene che alla sua età non sopporta più pressappochismi, non è certo da socialista liberale.
    Oltretutto l’unico approccio pressappochista è la sua elencazione di “socialismi” che fa usando l’accetta.
    Oltretutto dimenticando l’unica vera aggettivazione del socialismo necessario oggi, quello contemporaneo.
    Mi sono già cimentato in una veloce descrizione delle priorità del socialismo contemporaneo, tuttavia ciò richiederebbe un grande approfondimento non consentito dal ridotto spazio dei commenti.
    Richiederebbe il recupero di tesi antiche e nuove gravitanti nell’orbita del socialismo liberale, quello però incardinabile nelle coordinate del pensiero di Norberto Bobbio, non certo in determinate espressioni successive volte prevalentemente, in nome del fumoso liberalsocialismo, a PENDOLARE tra la DESTRA e la SINISTRA.

  6. io credo che ci sia in molti compagni una forma di frustrazione per l’assoluta “inesistenza” del gruppo dirigente e parlamentare. Nessuna delle,giuste proposte che vai scrivendo nei tuoi fondi é stata mai presa in seria considerazione per eccessiva sottomissione al ” capo ” Renzi. Faccio un esempio, se dovesse essere approvato “l’Italicum” il PSI sará in grado di promuovere un referendum abrogativo? Si perché io penso che sia proprio un pericolo per la democrazia in Italia.

  7. Bravo Mauro, stavolta hai colto il segno e per un aspetto fondamentale: la chiarezza! Chiarezza nei confronti dell’articolo precedente de “locchiodelbue”, chiarezza per ciò che la minoranza del partito, a cui io stesso mi richiamo, deve fare intorno a se stessa. E’ questo un dilemma fondamentale, lo è nella scelta chiara di come vorremmo il PSI che per me non può uscire dai cardini di un riformismo liberale di stampo europeo ed internazionalista (comunque da riguardare ed attagliare ai tempi moderni ed alle problematiche del mondo che ci circonda) pur rimanendo assolutamente ancorato a quei valori propri di una sinistra che non può e non deve essere rinnegata o dimenticata. Una scelta chiara e non ondivaga alla ricerca dell’alleanza più opportuna del momento, una scelta ideale su cui fondare un progetto, su cui basare un programma ed un percorso che non si modifica alla bisogna, ma che segna, con coraggio, anche a costo di ritrovarsi in pochi, la buona politica in questo Paese. La buona politica dell’ascolto, quella delle risposte concrete ai bisogni più veri, quella che da risposte al Paese, che combatte i privilegi, che sa essere, come ama dire Riccardo Nencini, adeguatamente e coraggiosamente eretica, leale quando serve, ma critica quando è necessario, senza sudditanze, senza cercare appigli o ricercare scranni. So benissimo che le conseguenze di un ruolo al di fuori delle sedi istituzionali rende tutto più difficile, ne sono consapevole, ma so anche che oggi la politica è tutta demandata a chi ricopre ruoli nell’amministrazione centrale ed in quelle periferiche, dimenticando la politica del mercato, della sezione, del confronto quotidiano con le persone, gli “scontri dialettici” della piazza che si sono trasferiti dei talk-show televisivi. Questo vorrei fosse il mio partito, di questo vorrei che si discutesse serenamente, pacatamente (anche se non necessariamente con toni dimessi e senza scontri ideali) nella strutture opportune, valutando scelte anche di cambiamento di direzione se necessario. Vorrei fosse chiaramente definito che il PSI non si scioglierà dentro altre formazioni oggi fagocitatrici, vorrei che difendessimo le prerogative Costituzionali di questo Paese, che fosse azzerata la proposta dell’Italicum che non risponde alle nostre aspettative, vorrei che ci fosse lo spazio per ridare fiducia alle generazioni diverse per rilanciarsi nell’impegno politico attraverso il nostro pensiero e la nostra azione, senza che si rottami nessuno, che si cacci nessuno, che si epuri nessuno, ma prendendo il buono da ciascuno, anche da coloro, e soprattutto, che non la pensano esattamente come noi, ma che comunque si ritrovano nel percorso ideale e politico che vorremmo tratteggiare. Questo significa essere, secondo me ovviamente, sinistra moderna, riformista e liberale; questo è socialismo, lontano dai trionfalismi falsi di un PD mai nati e frammentato, coeso solo per motivi di opportunità ed interesse, come altrettanto dalle demagogie vendoliane e di Landini, ancorché sui grandi temi possa esserci condivisione di riconoscimento e quantomeno margine di confronto. In questo senso penso al Risorgimento per il Partito, perché nella storia questo fu: rinascita, risveglio, voglia di riscatto e soprattutto, voglia di unità (almeno secondo lo schema della storia che ci hanno insegnato a scuola).

  8. Lasciando da parte i nominalismi (che ammetto talora hanno anche una sostanza), i pressapochismi (perchè una politica diversa deve per forza essere landiniana ( e non può avere una sua autonoma ispirazione politica-economica e filosofica) ripeto che se il direttore si ascoltasse gli interventi di Loy e modestamente il mio potrebbe scoprire i contenuti e le proposte percorribili e costruttive espressa dai risorgimentali. Senza bisogno necessariamente di trovarsi un riferimento a Blair a Schroeder o a chissà chi d’altro. Ma semplicemente con la propria intelligenza e la propria autonomia. Per salvare l’Europa dalla catastrofe e l’Italia dal baratro.

  9. UNA RISPOSTA AL DESIDERIO DI DEL BUE DI UN CONFRONTO SERIO.
    Questo dell’ultimo editoriale rivolto con varie domande ai compagni di Risorgimento socialista mi pare un modo più serio e chiaro di porsi del precedente corsivo, e veniamo dunque alle domande e a come mi sento di rispondere io che sono parte integrante di tale processo, ovviamente senza la pretesa di essere il Garibaldi che guida il Risorgimento Socialista, che resta un processo collegiale, senza capi né comitati e tanto meno segreterie o direttivi (su questo almeno mi pare siamo tutti d’accordo)
    Qui non esiste un partito di appartenenza ma un sentirsi parte di una storia e di una identità che non si vuole relegata ad un partitino in coma assistito dal PD. Quindi più che di distacco di compagni da un partito, mi pare di rilevare un distacco di un partito dalla realtà, specialmente quella che dovrebbe portarlo ad essere vicino a coloro che ha sempre rappresentato: studenti, lavoratori, precari, pensionati, tutta gente penalizzata da questo modo di fare politica imperante.
    Le decisioni su cosa fare del coma profondo le prenda pure chi ci si trova, se effettivamente conserva ancora (cosa di cui è dato fortemente dubitare) la capacità di decidere autonomamente del proprio destino, piuttosto che restare attaccato ad una macchina di rianimazione assistita.
    Secondo, da sempre il Socialismo in Italia è sinonimo di sinistra, se la gente non percepisce più questa sinonimia, proprio ciò rende l’unico partito che si chiama tale, insignificante, specialmente se esso, come accade ora, è asservito ad un premier che governa con provvedimenti di destra e con ministri di destra. Quindi, si tratta non di passare da un capo a dei capetti, ma di riprendere in mano una politica che sia coerente con una storia e con dei valori ben precisi, poi, eventualmente, dialogare con altri che li condividono. E la condivisione non deve basarsi su una identità, ma su una prassi: quella della tutela dei valori costituzionali e dei beni comuni: casa, lavoro, scuola, sanità, pensioni, risorse ambientali e culturali.
    Personalmente non credo ad un socialismo con gli aggettivi, ma solo e sempre all’unico socialismo possibile: quello che ha fatto dire a Garibaldi: il Socialismo è il Sol dell’Avvenire, perché rischiara, con la sua umanità, libertà, giustizia e democrazia il futuro degli esseri umani, specialmente quelli più poveri e bistrattati, restituendo loro fiducia e speranza.
    Se guardiamo all’Europa, dobbiamo avere il coraggio di riferirci a chi più espressamente ha cercato di risolvere la crisi in termini socialisti, anche se ci sta ancora provando e in parte riuscendo, avendo prima annientato il partito di casa sua, che si chiamava impropriamente “socialista”, un nome che evidentemente Mauro Del Bue non ha nemmeno preso in considerazione: Tsipras.
    Sulla questione dello slogan, che per altro ritengo marginale, rileviamo che Socialismo o barbarie fu utilizzato da Rosa Luxemburg nel libello Juniusbroschüre del 1915, quindi in piena guerra mondiale come appello ai lavoratori mandati al macello a reagire a quella barbarie generalizzata in corso. La stessa che ha prodotto le degenerazioni del socialismo in fascismo, comunismo stalinista e nazismo.
    Non è quindi da intendersi in senso manicheo, ma in quello che originariamente gli dette Marx nel Manifesto: “Socialismo o decadenza nella barbarie” (Sozialismus oder Untergang in der Barbarei!) riferendoci al fatto che la società in cui domina il modo di produzione capitalistica (quello che riduce esseri umani e natura a merce per fini di profitto) è tanto triviale e incivile da essere al di sotto delle società in cui era l’essere umano il fine della produzione stessa.
    Socialismo vuol dire infatti tuttora, come anche Turati ebbe a dire nel suo celebre discorso del 1921, opporsi alla violenza del capitalismo, oggi tanto più feroce e disumana, perché assimilata alla speculazione finanziaria e all’assolutismo monetario che, come in Grecia, fa sprofondare interi popoli nella povertà o nella cronicizzazione del debito, è quella che porta a salvare le banche prima dei popoli; le parole di Turati per questo restano chiare ed attuali: “Organicamente la violenza è propria del capitalismo, non può essere del socialismo.” In questa dicotomia si conserva il senso del “socialismo o barbarie” come lo intendiamo noi “socialisti risorgimentali”
    Non possiamo quindi riconoscerci in socialisti di facciata che cercano solo di blandire questa violenza oppure la tollerano esplicitamente quando si maschera in operazioni di esportazione della democrazia a suon di bombe, come è spesso accaduto con il cosiddetto partito del socialismo europeo.
    Sono concetti chiari, non pressappochismi. Concetti che non necessitano di aggettivi ma solo di prassi adeguate.

  10. E’ incredibile quanti non conoscano l’art. 4 dello statuto del partito ” Diritti e doveri degli iscritti ” che invito tutti ad andarsi a rileggere, in particolare al punto C. Credo sia quello che fa il nostro, un partito diverso da tutti gli altri. Fraterni Saluti e buona Pasqua a tutti

  11. Carlo U. addirittura la spocchia? Ma ti rendi conto che io sono disposto a un confronto, lo lancio sull’Avanti, anche dopo essere stato malmenato verbalmente da qualcuno per avere detto che in nome del socialismo sono nate anche barbarie (nazional socialismo, non è colpa mia se si è chiamato con quel nome, e socialismo reale) e sottopongo tre questioni sul giornale del partito, ma mi prendo un’altra offesa? Mi pongo seriamente qualche domanda sulla buone intenzioni e anche sulla buona educazione di qualcuno.

  12. Caro Del Bue, se per avventura i dubbi sulle buone intenzioni e sulla buona educazione fossero indirizzati a me, rassicuro sia sul primo aspetto, sia sul secondo.
    Quanto alle buone intenzioni, queste sono dimostrate dalle questioni di merito che sollevo, rischiando naturalmente di ricevere accuse di pregiudizio in assenza di controargomentazioni.
    Circa la buone educazione, questa viene da me esercitata in abbondanza, a tal punto da evitare di identificare i soggetti PENDOLANTI tra la DESTRA e la SINISTRA!!!

  13. Caro direttore al profluvio di argomentazioni storiche dotte e per lo più cerchiobottiste, vorri sommessamente ricordare, ai socialisti risorgimentali, o come megli si chiamino loro, della provincia di Latina e Roma, che hanno votato e fatto votare alle recenti europee, per un candidato del PD tale Goffredo Bettini.
    Ciò nonostatnte continuano a sproloquiare per la sudditanza dei nostri parlamentari nei confronti del PD renziano, che a loro dire ci considera un partito in rianimazione. Ma tale valutazione è sicuramente suffragata anche dal comportamento e dal mancato apporto elettorale di lor signori risorgimentali.

  14. Quello che secondo me emerge da tutte queste discussioni è che c’è nelle persone la sensazione che questo partito stia per estinguersi, che non si riesca ad uscire da questo abbraccio per me mortale con il PD un partito fatto da ex democristiani ed ex comunisti, chi è socialista non si sente un ex fa male vedere che per i sondaggisti non esistiamo più, che alle elezioni il simbolo non c’è più, come si fa a definirsi partito se non ci presentiamo alle elezioni al giudizio della gente? Si dice che non arriveremmo mai al 3%, ma lo sappiamo che circa il 40% degli elettori non va a votare? perché non si prova a fare una piattaforma politica che catturi l’interesse di questa enorme fetta di popolazione disillusa dalla politica bisogna trovare un leader giovane e come dice una pubblicità qual è il segreto per fare una buona pasta è la pasta così per fare un buon partito socialista è essere socialisti

  15. Quello che distingue un socialista sono le sue azioni non le definizioni. CREDO NEL NESSO INDISSOLUBILE tra libertà democrazia e socialismo per questo se proprio devo aggettivarmi sono socialista democratico, anzi sozialdemokrat, perché in tedesco suona meglio. Per questo ho deciso di mettermi al servizio di r tutte le situazioni in cui ci sono leggi elettorali incostituzionali. Ho portato, non da solo, il porcellum in Corte Costituzionale, poi 2013 la legge elettorale lombarda, la discuto il 7 luglio e il 14 aprile la legge elettorale per le europee nel 2014. Il tutto ha avuto inizio nel 2009 con l’impugnazione delle europee 2009 chiestami da SDI e Comitato Promotore dellqa Costituente Socialista, che poiu se ne sono fregarti della questione al punto di dimenticare di pagare le spese. In tutte queste battaglie il PSI è stato assente anche a livello di sostegno morale. Lo stesso dicasi per le impugnazioni delle leggi elettorali campana e toscana. Anzi il Partito ha deciso di votare l’Italikum e e il ddl DEFORMA COSTITUZIONE. NON MI PARE CHE SIA IO A DOVER RENDERE CONTO DELLE MIE AZIONI. Per favore non si invochi la disciplina di partito, roba da comunisti stalinisti., tra la Costituzione per la quale i socialisti hanno combattuto e sono anche e le decisioni di un CC la cui composizione è ignota e che non rispetta lo Statuto per quanto riguarda il riequilibrio della rappresentanza di genere non ho dubbi e nessun socialista -democratico, liberale o riformista che sia- dovrebbe averne

  16. Da tempo l’età media dei socialisti è troppo elevata e composita. I socialisti di oggi sono la maggior parte dei socialisti di ieri e ne conoscono la storia nel bene e nel male raccontata attraverso varie sfumature. Da troppo tempo, quelli che masticano pane e politica scrivono di socialismo ovunque trovino spazio e lo fanno molto bene con conoscenza e capacità letteraria. I socialisti inoltre amano parlare tra di loro o meglio, battagliare, litigare ritenendo ognuno che la loro sia la via maestra da seguire. Questo è il panorama socialista di oggi tracciato a grandi linee da parte di politici o politologi, molto preparati che amano scrivere da comode posizioni “intra moenia”, magari seduti davanti alla tastiera del compter. La traccia della via al socialismo a mio avviso è stata perduta e non è quella descritta. La via maestra è quella che molti altri nostri antagonisti percorrono, anche se spesso da noi giustamente e aspramente criticati nei contenuti al di fuori del nostro essere socialisti. E’ opportuno quindi incontrare la gente nelle piazze o nei locali adibiti allo scopo, parlare con loro dei nostri progetti, della nostra idea di società, delle nostra idea di redistribuzione della ricchezza, di affrontare le troppe richieste di giustizia sociale e dell’altra giustizia, dei problemi degli ultimi sempre meno considerati e infine di ridare vita a quella stagione dei meriti e dei bisogni da troppo tempo dimenticata.

  17. Cos’é Carlo U. una colpa dopo aver aderito al Nuovo PSI, dopo essere stato nominato sottosegretario ed eletto deputato, avere aderito alla Costituente socialista e avere perso tutto? Ma riferisciti pure a me. Io non sono in difficoltà, non più di te a dimostrare che un socialista poteva essere alleato con Di Pietro.

  18. Credo che articolo piu chiaro di questo scritto da Del Bue non ci possa essere su cosa si vuole intendere con il termine socialista. secondo me il PSI dovrebbe essere a destra del PD e contestare Renzi sulle riforme annunciate e non realizzate o solamente iniziate ma senza definirle completamente corrono il rischio di essere una contro riforma tipo il job act, giusto in se sbagliato se non si eliminano le 45 forme di contratti anomali per portarli a 4/ 5 forme per tutti i lavoratori
    Roberto Giuliano

  19. Cari compagni, come siamo vecchi, supponenti e stolti.

    Dando per scontato la “buona fede” di tutti, cosa della quale è legittimo dubitare, mi chiedo dove ci sia un nesso costruttivo e progettuale in tutte questo scrivere. Forse il solo Besotri, si pone in una logica quantomeno operativa.
    Per la gran parte ognuno crede di avere la soluzione a tutto ma non si spende concretamente in nulla.
    Buona parte di chi scrive crede di essere al centro del problema. Il focus dal quale vede il pendolo andare a destra e a sinistra. Ma appunto, pensando tutti di essere al centro, di avere la ricetta per il futuro, visto che non siamo stati capaci di usarla per il passato, si resta immobili.
    Con questi atteggiamenti non aggregheremo nessun giovane. Il nostro processo di consunzione continuerà malgrado gli sforzi del buon Del Bue.
    Quando ci metteremo ai remi a remare preoccupati si della rotta ma fiduciosi che il timoniere sappia dove approdare? Timoniere confuso? Può essere, anzi certamente. Ma c’è qualcuno fra gli scriventi che pensa seriamente di fare meglio?
    Alex.

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