lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Israele rischia il processo
per crimini di guerra
Pubblicato il 01-04-2015


Palestina-AjaDopo quanto avvenuto a Gaza, la Palestina è ricorsa a tutte le “armi” diplomatiche a disposizione, compresa l’adesione alla Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja, per poter ottenere una sanzione internazionale nei confronti del governo di Benjamin Nethanyau, che accusa di crimini di guerra. L’ambasciatore palestinese all’Onu, Riyad Mansour, aveva consegnato ufficialmente la domanda il 2 gennaio, dopo la bocciatura da parte del Consiglio di sicurezza della risoluzione palestinese per la fine dell’occupazione israeliana in Cisgiordania, bloccata dal veto degli Stati Uniti.

La notizia è stata così commentata dalla deputata socialista, Pia Locatelli: “L’adesione alla Corte penale internazionale dell’autorità palestinese rappresenta un importante riconoscimento da parte della comunità internazionale che ci fa ben sperare per il futuro”.
“Dopo l’approvazione da parte dei Parlamenti di numerosi Paesi europei, tra cui l’Italia, delle mozioni sulla Palestina – spiega la deputata – si compie un altro passo avanti nel processo che ci auguriamo porti al pieno e completo riconoscimento dello stato palestinese”.

Oggi, a distanza di tre mesi, il ministro degli esteri palestinese Ryad al Malki ha ricevuto una copia simbolica dello Statuto di Roma, il trattato internazionale che definisce i princìpi fondamentali della corte. In questo modo la Palestina potrà avviare un procedimento contro Israele per crimini di guerra e soprattutto tentare di internazionalizzare un problema noto, come quello degli insediamenti di Israele nei Territori Occupati. La funzione dell’ICC (Corte Penale Internazionale) è fondamentale in quanto ha giurisdizione su quanto accade negli Stati che hanno aderito, quindi sui Territori palestinesi (Gerusalemme est, Cisgiordania e Gaza) che d’ora in avanti, almeno in teoria, saranno sotto la giurisdizione del tribunale. Ma l’ICC potrebbe essere una “lama a doppio taglio” per i palestinesi. Hamas, lancia regolarmente razzi contro le città israeliane del sud, e il trattato ICC definisce come un crimine di guerra il “dirigere deliberatamente attacchi contro la popolazione civile”.
In ogni caso Israele, che non è mai stata così isolata dopo la vittoria di Netanyahu, rischia di ritrovarsi incriminata dalla Corte dell’Aja e avere ancora di più le spalle scoperte dopo il raffreddamento dei rapporti con l’alleato americano. Pochi giorni fa l’indonesiano Makarim Wibisono, rappresentante speciale per le Nazioni Unite per la guerra a Gaza, durante il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, ha dichiarato: “La ferocia della distruzione e l’altissima proporzione di vite di civili perse a Gaza causa seri dubbi sull’aderenza di Israele alle leggi umanitarie internazionali”.

Maria Teresa Olivieri

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