martedì, 18 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

AL BALLO DELL’ITALICUM
Pubblicato il 27-04-2015


Renzi-Italicum

“Care compagne e compagni, care amiche e cari amici, care democratiche e cari democratici, scrivo a voi responsabili dei circoli del nostro partito in un momento delicato della vita istituzionale del Paese…”. Il presidente del consiglio Matteo Renzi prende carta e penna per scrivere ai coordinatori di circolo Pd. Il messaggio in sintesi è il seguente: “Se questa legge elettorale non passa è l’idea stessa di Partito Democratico come motore del cambiamento dell’Italia che viene meno. Nel voto di queste ore c’è in ballo la legge elettorale, certo. Ma anche e soprattutto la dignità del nostro partito”. Un segnale, un avvertimento, o detto in modo più chiaro, un avvertimento al Parlamento che se non dovesse approvare la legge elettorale si troverebbe a subirne le conseguenze. E già qualcuno ripensa alle proprie posizioni, come il deputato di Sel Antonio Matarelli che annuncia il suo voto favorevole al testo…

Renzi continua: “Davvero è dittatura quella di chi chiede di rispettare il volere della stragrande maggioranza dei nostri iscritti, dei nostri parlamentari, del nostro gruppo dirigente?. La prima regola della democrazia è rispettare, tutti insieme, la regola del consenso interno. Quando ho perso le primarie, ho riconosciuto che la linea politica doveva darla chi aveva vinto. Adesso non chiedo semplicemente lealtà; chiedo rispetto per una intera comunità che si è espressa più volte, a tutti i livelli”. “La legge elettorale che va in Aula alla Camera diventa decisiva. Non solo perché è una legge seria, in linea con le precedenti proposte del nostro partito. Ma anche perché non approvarla adesso significherebbe bloccare il cammino di riforme di questa legislatura. E significherebbe dire che il Pd non è la forza che cambia il Paese, ma il partito che blocca il cambiamento. Questa legge – aggiunge – l’abbiamo cambiata tre volte per ascoltare tutti, per ascoltarci tutti. Ma a un certo punto bisogna decidere”.

Oggi è al via nell’Aula semivuota della Camera la discussione generale. Domani invece, quando si comincerà con le pregiudiziali di costituzionalità e di merito, obbligo di presenza senza eccezione alcuna: “Annullare ogni impegno e missione”, così come si legge nell’sms ricevuto da tutti i deputati del Pd.   E “sulle pregiudiziali – afferma il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, – mi pare che non ci sia la volontà di ricorrere alla fiducia domani”.

Gli iscritti a parlare in discussione generale sono 20: i loro interventi si aggiungeranno a quelli dei due relatori di maggioranza e dei quattro designati dall’opposizione. E in attesa del dibattito continua il muro contro muro a distanza. Da una parte il ministro Boschi che tesse le lodi di una legge elettorale che “fa una scelta di mediazione che magari non accontenta né chi avrebbe voluto le preferenze né chi voleva i collegi uninominali, ma è un buon punto di compromesso”. Poi apre a delle possibili riforme alla riforma costituzionale ma senza entrare nella logica del baratto. “Non c’è un contraccambio, ma un approfondimento della riforma costituzionale che porti a modifiche in Senato”.

Dall’altra parte invece chi, come il capogruppo di Fi Brunetta, sostiene che di peggio non si poteva fare: “Fino a ieri – dice ironico – se no a Italicum cadeva governo, da oggi cade anche Pd. Domani si inventerà crollo borsa e sistema Italia. La realtà è che se non passa Italicum cade solo Renzi e il suo governicchio. No elezioni anticipate, avanti fino a 2018 con nuovo esecutivo”. Forza Italia conferma che presenterà tre questioni di pregiudizialità, una di costituzionalità, una di merito e una richiesta di sospensiva della legge elettorale. E sulle prime due questioni FI chiederà voto segreto.

Durissima la minoranza interna del Pd che considera una eventuale fiducia come “uno strappo gravissimo”. Lo afferma un documento di Sinistra Dem, la componente che fa capo a Gianni Cuperlo secondo cui l’affermazione di Renzi, per il quale la sorte dell’Italicum e quella del governo sono legate, “è un modo per mettere tutti con le spalle al muro. Su materie di questo genere – afferma il documenti – un governo saggio dovrebbe chiamare alla responsabilita’ del Parlamento che è cosa diversa dal ‘prendere o lasciare'”.

La fiducia, poi, “sarebbe uno strappo gravissimo. Non a caso – prosegue Sinistra Dem – i precedenti sono due. La legge Acerbo del ’23 in avvio del regime fascista e la cosiddetta ‘legge truffa’ del ’53. Qua si parla d’altro: di un governo che potrebbe imporre un voto di fiducia, vale a dire la massima espressione di una fedeltà alla propria parte, sulla materia che più di ogni altra dovrebbe essere condivisa tra gli schieramenti. Noi lavoriamo perché non accada e comunque non chiederemo voti segreti. Siamo perché tutto avvenga nella
trasparenza e nella lealtà”.

Il documento continua riprendendo il concetto espresso da Renzi sulla dignità e rispondendo duramente al premier “Dignità è un concetto profondo ed è offensivo usarlo a fini di polemica interna. Nessuno può dire che chi esprime un’opinione diversa colpisce la dignità di una comunità come il Pd”.  E continua affermano che “una mediazione è ancora possibile”.

Il presidente dei deputati del Psi Marco Di Lello spiega la posizione del Partito socialista: “In prima lettura alla Camera i socialisti proposero l’innalzamento della soglia del premio di maggioranza al 40%, l’abbassamento dello sbarramento per le liste e norme per garantire la parità di genere. Rivendichiamo con orgoglio che il Senato ha apportato dei miglioramenti in questa direzione. Restano ancora fuori la disciplina del conflitto d’interessi e l’introduzione di un certificato antimafia per le liste. Ci auguriamo che si faccia ogni sforzo possibile per evitare la fiducia e che il Parlamento dia una prova di maturità”. La fiducia rimane infatti un punto aperto che potrebbe portare a strappi ancora più forti all’interno del Pd. Con Fassina e Rosy Bindi che parlano di ipotesi pericolosa che riporta alla mente quanto avvenne per la legge Acerbo e la legge truffa. Mentre per Pippo Civati “il premier dice che se non si voterà l’Italicum non ci sarà più il Pd. In realtà, è vero il contrario: il Pd che non è più Pd si fonderà proprio sull’Italicum. Se ci sarà l’Italicum, il Pd istituzionalizzerà il partito della nazione che vediamo già all’opera dalla Liguria alla Puglia, dalla Campania al Parlamento: è la legge elettorale perfetta a questo scopo e così la legge di riforma costituzionale che l’accompagna”.

E mentre l’Aula si prepara alla discussione, fuori dal Parlamento Italia Unica, il movimento di Corrado Passera, protesta insieme a una settantina di iscritti per denunciare quella che chiamano una “legge bavaglio”. Questa riforma, dice Passera “è una violenza contro il Parlamento fatta contro il volere, praticamente, di tutti partiti. E’ fatta da una minoranza di una minoranza. E’ una legge pessima, una forzatura” che con “un colpo di mano pericolosissimo affida a un solo partito, e soprattutto a una sola persona, tutto il potere, e toglie ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti”.

Ginevra Matiz

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Commenti all'articolo
  1. La posizione del PSI sull’Italicum è incomprensibile. I capilista bloccati lasciano alle segreterie dei partiti il potere di nominare, e ribadisco nominare, la stragrande maggioranza degli eletti. Il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione significa distorcere il voto, spalancando la strada al cosiddetto voto utile e consegna il Parlamento nelle mani di un partito di maggioranza relativa (o di minoranza assoluta?), il cui consenso risulterebbe ampiamente dopato dalla stessa legge elettorale. Le cose che dice Di Lello sono assolutamente irrilevanti perché l’impianto complessivo della legge riproduce le medesime tare costituzionali censurate dalla Consulta. Se la segreteria del PSI vuole fare atto di obbedienza e sottomissione a Renzi faccia pure, ma sappia che molti compagni non si arrenderanno mai all’idea di un PSI umiliato dall’ennesimo sodalizio post catto-comunista, che molti amano chiamare Partito Democratico, ma che di democratico ha solo il nome.

  2. Oltre alle motivazioni con cui ho espresso il mio sostegno agli epurati del PD sull’Italicum e il mio dissenso sulla decisione di Nencini di votare a favore della versione di Renzi, senza accogliere le modifiche avanzate dal gruppo che fa capo a Bersani, desidero aggiungere queste altre considerazioni.
    In Europa e negli USA pur essendoci due Partiti prevalenti che si confrontano, l’equilibrio dei Poteri istituzionali viene garantito. In Germania e in Gran Bretagna, dove il sistema è parlamentare non esiste il premio di maggioranza e se il Partito vincitore delle elezioni non ottiene la maggioranza deve adeguarsi a raggiungerla con un altro Partito o ricorrere a un Governo di unità nazionale. In Francia dove vige il sistema presidenziale ci sono due fasi elettive: una con il ballottaggio per il solo Presidente della Repubblica e un’altra per la composizione dei membri del Parlamento. Negli USA che ha un Sistema Presidenziale e due camere elettive si può verificare che queste abbiano una maggioranza diversa da quella che ha determinato l’elezione del Presidente. L’Italia fin’ora ha avuto delle leggi elettorali ispirate al sistema parlamentare. Inoltre con la distruzione dei grandi Partiti e delle relative culture politiche della Prima Repubblica, si è creata una frammentazione di Partiti personali o di spezzoni dispersi delle vecchie culture per cui non c’è più nessun Partito che abbia la forza parlamentare di rappresentare una delle tre culture esistenti in Europa (Socialista, Popolare e Liberale) per cui le istituzioni si stanno modificando sul modello personale dei Partiti che diventano dei Comitati elettorali al servizio del Leader di turno.
    Le modifiche richieste dagli EPURATI del PD fanno riferimento alla regressione della qualità della Democrazia derivante dal pacchetto Italicum con Riforma del Senato che configura un Presidenzialismo di fatto senza contrappesi istituzionali e con un Parlamento formato per il 70% dei deputati NOMINATI dal Segretario del Partito di Maggioranza. Come con il Porcellum, anche con questa Legge elettorale avremo che la più grande minoranza si prende la maggioranza dei seggi controllando così di fatto tutti gli istituti di garanzia e annullando di conseguenza l’equilibrio democratico dei poteri costituzionali.
    Di fronte a una scelta di profilo costituzionale non è questione di disciplina di Partito o di appartenenza ad una maggioranza di Governo ma di responsabilità personale di ogni deputato che non deve avere vincoli di mandato quando sono in gioco i principi della Costituzione e degli equilibri a cui è ancorata.
    Se poi ci si vuole riferire ai programmi con cui si è chiesto il consenso agli elettori, i nostri parlamentari non possono dimenticarsi che sono stati eletti in Parlamento aderendo con Bersani al Programma di legislatura “Italia bene comune”. Se la lealtà ha un senso dobbiamo essere più vincolati a Bersani o intraprendere, come tanti singoli parlamentari o intere forze politiche, di salire sul carro del vincitore rischiando così di assumere l’immagine vergognosa di chi cambia casacca senza che questo sia legato a dei processi o a dei progetti politici ma semplicemente per opportunismo, trasformismo e conformismo?? In riferimento anche al nuovo assetto istituzionale derivante dalla modifica del Senato, di motivi giustificati per non approvare senza correttivi questa legge elettorale ce ne sono quindi diversi.
    Il centro sinistra sbagliò quando volle fare da solo la modifica del Titolo quinto della Costituzione come sbagliò il centro destra nel volere fare da solo il Porcellum.
    Renzi dopo avere affermato che le Riforme le avrebbe realizzate con il più ampio consenso possibile vuole ora imporre l’Italicum che non solo non ha la caratteristica dell’insieme parlamentare, ma anche quella di dividere il suo stesso Partito.
    La legge elettorale è una prerogativa del Parlamento e volergli addirittura imporre il voto di fiducia sarebbe come seguire la procedura adottata per la legge Acerbo e per la cosiddetta legge truffa che tale non era in quanto il premio di maggioranza derivava dal 50% + 1 del voto degli elettori mentre con l’Italicum lo si ottiene con il solo 40%.
    È possibile che il PSI, che nella Prima Repubblica aveva disegnato la Grande Riforma con Craxi e che nella seconda ha indicato sempre una Costituente eletta su base proporzionale, si rifiuti di aderire a dei ragionevoli correttivi come quelli proposti dal gruppo di Bersani?? È possibile che subisca in silenzio l’epurazione del socialista Bersani che nel periodo elettorale aveva dichiarato che i suoi valori di riferimento sono quelli socialisti di libertà, eguaglianza e solidarietà e che la parola socialista è la più nobile e antica definizione della politica??
    Ci da più affidamento un Renzi che vorrebbe eliminare la parola socialista dal PSE?? Ci ricordiamo cosa significava per lui “Enrico stai sereno??” Leali si col Governo ma non rinunciando alla nostra dignità e autonomia sui valori di riferimento della nostra Costituzione. Da anni si stanno sovvertendo le gerarchie dei Poteri costituzionali ma mai come ora si sta annullando praticamente quello Elettivo, umiliando quello Legislativo e imponendo su di entrambi quello dell’Esecutivo.
    Ai nostri parlamentari rivolgo pertanto l’appello di sostenere l’impegno di Bersani nel correggere l’Italicum.
    Je suis socialiste

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