martedì, 18 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Alberto Benzoni:
dobbiamo esplorare una via
Pubblicato il 06-04-2015


Caro Mauro

da compagni e amici, cominciamo a non prenderci troppo sul serio. Franco non è Serrati e nemmeno Lafontaine; io non sono Lombardi; e tu non sei Rosselli o Calogero. Non è questione di qualità personali. Ognuno riesce ad essere qualcosa o qualcuno a seconda delle circostanze in cui opera e dell’ambiente in cui vive. E il nostro, me lo consentirai, è oggettivamente ristretto e miserevole. Vent’anni di tentativi, complessivamente falliti, di ricostruire una forza socialista degna di questo nome. Un partito incapace di presentare liste proprie e di eleggere qualcuno nelle liste altrui. Un consiglio nazionale incapace di discutere seriamente alcunchè e persino di concludere i suoi lavori in modo decente. Non sto facendo del “disfattismo”. Descrivo una situazione che è ben presente a tutti i noi; a partire dal nostro segretario. In questa situazione nessuno può ergersi a profeta che indica questa o quella via di salvezza. Anche perchè, a salvezze collettive, non crede più nessuno. In una condizione siffatta l’unica cosa che non possiamo fare è lasciare le cose come stanno. Davanti al nostro metaforico negozio c’è l’insegna; ma non ci sono nè le merci nè i clienti; mentre i gestori stanno nel retro bottega ad esplorare eventuali risistemazioni future. E allora, se non si vuole entrare, singolarmente, nel Pd ci sono tre vie che dobbiamo esplorare collettivamente. La prima è quella del “socialismo largo”: autoscioglimento dell’attuale Psi, costituente aperta a tutti in cui il popolo socialista venga chiamato a decidere se e in che misura è interessato alla ricostituzione della Cosa socialista. Un’ipotesi che, a titolo personale, continua ad affascinarmi: ma che ha il duplice difetto di essere stata respinta, anzi nemmeno presa in considerazione, dall’ultimo congresso e di accantonare la questione della nostra collocazione politica. Scartata questa ipotesi rimangono la tua e la nostra. Tu la bolli come “vendolian-landiniana”. Ma non puoi cavartela con questa battuta; così come non potrei mai permettermi di chiamare la tua “Tabaccian-lanzillottian-pannelliana”. Sempre per non prenderci troppo sul serio, non stiamo aprendo qui un Grande dibattito. Siamo qui per cominciare a chiarire le nostre reciproche posizioni. O, più esattamente, i nostri punti di partenza. Personalmente ho una certa idea di socialismo- critica del capitalismo, ruolo dello stato. solidarietà sociale, internazionalismo, quella roba lì. E ritengo che la seconda repubblica si sia costituita in totale contrasto con questi principi e valori. E che il renzismo rappresenti la sintesi e il coronamento di questo disegno. Perciò sto con chi lo contrasta; e, per essere più preciso con quanti difendono, ad ogni livello i principi e i valori in cui ho creduto; sperando di aver dato qualche piccolo contributo per realizzarli. E ritengo che i socialisti avrebbero tutto l’interesse ad essere della partita; e non come soggetti passivi ma come autonomi protagonisti. Vivo questa faccenda, devo dirtelo, come una sorta di obbligo morale. Renzi, finchè disporrà del consenso, ha il diritto di dire o fare ciò che vuole. E persino di indicare come suo punto di riferimento Marchionne e le strategie della Confindustria. Ma non posso consentirgli di sputarmi in faccia tutti in giorni e a nome mio. Mentre così fa, tutti i giorni come autoproclamato capo della sinistra e, diciamo così, federatore dei socialisti. Dove andrà a finire la nostra esplorazione attiva a sinistra non lo so. E questo vale anche per la tua. Rivendico, però, e questo dovresti farlo anche tu, il diritto/dovere di esplorare. E mi domando, e dovresti farlo anche tu, se questa esplorazione sarà consentita. A me, ma anche a te. Il nostro gruppo dirigente può anche inventarsi, al Consiglio nazionale, posizioni antagoniste (in questo caso mai discusse) nei confronti della “coalizione sociale”. Ma non può, senza rinnegare se stesso, sacrificare a Renzi e al renzismo, la libertà di pensiero e di azione dei compagni.
Io almeno la penso così. e tu?
cordialmente
Alberto benzoni

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Commenti all'articolo
  1. Caro Alberto, ti ho conosciuto prima come storico, avevo letto il tuo bel libro sulla storia del Psi, e poi, solo poi, come politico. Inutile che io ti ribadisca amicizia e stima che non sono mai venute meno e che sono sempre state, credo, reciproche. Intanto apprezzo molto il taglio della tua precisazione. Che non scomunica e men che meno offende nessuno, come invece è purtroppo accaduto da parte di qualche seguace del Risorgimento che si sente evidentemente Garibaldi.
    Figurati se io mi sento Rosselli o Calogero. Mi sento un socialista che ha aderito al PSI leggendo il discorso di Turati al congresso del 1921, un discorso proprio in forte polemica coi comunisti e coi rivoluzionari. Lungi da me paragoni con l’oggi. Hai ragione. Divieto di esplorazione? Ci mancherebbe. Io non credo però, questa non è solo una opinione ma una considerazione alla luce del deja vu, a una nuova Costituente del socialismo. Chi mai dovrebbe aderire? Quando nel 2007 la promuovemmo aderirono diversi esponenti della diaspora socialista e alcuni ex diessini. Sembrava una cosa consistente e poi alle elezioni, anche a causa del mancato apparentamento veltroniano, scivolammo allo 0,9. Anche la via che io preferisco, quella liberalsocialista coi radicali e altri, una sorta di Rosa nel pugno due, appare sinceramente problematica. L’Italicum, che abolisce le coalizioni, al primo turno prospetta che le liste presentate siano tutte autonome e dunque soggette al voto utile. Pericolosissimo come nel 2008. Io la voglio tentare questa via, ma comprendo la difficoltà. Tra Landini e Renzi tu preferisci il primo e io, nonostante tutto, il secondo. La differenza sta tutta qui, per ora. Ti abbraccio sempre con immutato affetto tuo Mauro

  2. Carissimi compagni Alberto e Mauro
    Io non possiedo né la vostra capacità letteraria né l’approfondimento delle varie vicende della Storia socialista, ma come tanti socialisti di oggi, di ieri e di domani mi sono accorto di essere socialista attraverso le vicende connaturate all’esistenza e ai valori che in questa devono essere attribuiti e riservati al genere umano e che essendo valori universali sono perciò intramontabili.
    Ora che l’ètà me lo consente, la lettura trova più spazio nella mia vita quotidiana e analizzando anche la storia comunista ne ho dedotto che occorre scinderne la genesi scientifica di Engels e Marx dalla sua realizzazione leninista e stalinista in Russia, di Mao in Cina e via di seguita in Corea e Vietnam.
    L’analisi di Engels partì da un approfondito studio della condizione sociale del proletariato inglese dell’800 dove ad esempio i bambini dagli otto ai dodici anni lavoravano dalle 8 alle 12 ore al giorno e la vita delle loro famiglie non era tanto dissimile da quella riservata ai maiali nei porcili. Era l’epoca dell’avvento dell’epoca industriale che seguiva all’epoca rurale, e in cui il potere e i privilegi si erano trasferiti dall’aristocrazia nobiliare a quella della ricca e dominante Borghesia.
    La rapida diffusione del Marxismo fu principalmente dovuta alle tristi condizioni in cui versava il proletariato in tutto il mondo e le cui sorti potevano essere cambiate o con il metodo rivoluzionario vagheggiato da Marx o attraverso delle riforme costituzionali e sociali appoggiate con il metodo del suffragio universale propugnato dagli intellettuali socialisti.
    Oggi siamo entrati nell’era post industriale in cui l’informatica e la globalizzazione hanno modificato i meccanismi dei vecchi poteri e dell’utilizzo delle risorse. La modifica, in senso socialista, della nuova configurazione sociale, economica e politica va affrontata in termini scientifici per ridurre la piaga delle disuguaglianze sociali che ha rappresentato e dovrà continuare ad essere l’orientamento verso cui dovrà indirizzarsi l’impegno socialista e che non può essere circoscritto a livello nazionale ma internazionale.
    Per dirla in sintesi e con uno slogan efficace occorre che tutte le Risorse intellettuali e progettuali socialiste si coordinino nella elaborazione e diffusione di un nuovo Modello di sviluppo.
    In Italia Il nuovo corso del Socialismo italiano avviato da Craxi e Martelli fu definito liberal socialismo. La composizione della Società fu riconfigurata in interclassista e rappresentata dalle componenti del merito e del bisogno. Questo nuovo corso ci condusse a sfiorare il 15% nell’era delle egemonie democristiana e comunista. Se dobbiamo affiancare gli aggettivi al Socialismo io mi sento rappresentato ancora e per il futuro dalla definizione di liberal socialismo. Oggi, tanti valori e conquiste socialiste sono diventati patrimonio comune anche di forze del centro destra. I cittadini ora si attendono dai socialisti delle proposte i cui contenuti possano trasformarsi in azioni concrete alla soluzione dei loro meriti e bisogni.
    Non possiamo illuderci di continuare a fare affidamento solo alla nostra Storia e ai nostri rappresentanti che l’hanno illuminata. Saremmo come quei personaggi che in epoche trascorse pensavano di dovere avere riservata la considerazione in funzione del loro titolo nobiliare, di casato o di censo.
    Accanto a delle forti proposte occorre però disporre anche di un’organizzazione efficace, di un Leader carismatico e di un gruppo dirigente credibile, specialmente per noi socialisti che dobbiamo invertire il giudizio a cui l’Informazione ci ha relegato nei confronti dell’opinione pubblica.
    Diventa quindi naturale che possano confrontarsi opinioni diverse com’è nella tradizione socialista, evitando che il confronto da costruttivo si trasformi in quelle divisioni ideologiche che hanno sempre caratterizzato la Sinistra. Il vostro, carissimi Alberto e Mauro, è stato un confronto positivo di opinioni con cui spero si possa continuare a confrontarci non solo fra socialisti. Se occorre imboccare un’altra strada per uscire dalla palude, non precludiamoci a priori nessun confronto e l’esplorazione di altre vie.
    Un fraterno saluto da Nicola Olanda
    Je suis socialiste

  3. Non mi pare che ci sia stato alcun compagno che abbia preteso di essere il Garibaldi del Risorgimento Socialista, un processo, che si è delineato nella grande assemblea del 29, come collegiale, senza direttivi né capi, capetti, piccole nomenklature o segreterie. Forse è proprio questa la ragione di un successo nei confronti di un PSI tuttora blindato in organi che però, all’atto pratico, smentiscono anche le loro norme statutarie.
    La scelta di fronte alla quale ci troviamo è semplice, anche perché imposta dallo stesso Renzi, e cioè: o con lui oppure contro di lui. O seguirlo nello sfascio della Costituzione e nel varo di una legge elettorale con cui nemmeno Matteotti sarebbe stato eletto, oppure nell’attuare una politica di opposizione civile, democratica, non velleitaria ma nemmeno blanda ed accondiscendente. Finché i socialisti seguivano Bersani e il progetto “Italia bene comune”, si poteva anche considerare di tenerli uniti, e anche nel PSI, ma da quando il PSI ha cominciato a sostenere prima Letta e poi Renzi (smentendo decisamente i presupposti di “Italia bene comune), è più che logico che i socialisti, con la loro storia, la loro identità e i loro valori, non si sono più sentiti rappresentati da questo PSI e dal suo segretario che pretendono il governo di tutte le stagioni anche con il centrodestra. Ci vuole molto a capirlo?
    Abbiamo però dimostrato il 29 che sulla posizione di opposizione (con serie alternative di programma) a questo governo, i socialisti, dentro e fuori il PSI, possono unirsi, anzi, vogliono unirsi. Per fare cosa lo vedremo strada facendo, sono per questo degli “antagonisti”? Decisamente questa posizione e questo termine non proprio “riformista” (i riformisti dialogano con tutti) lo ha tirato fuori il PSI nella sua posizione di segreteria, non lo ha menzionato l’assemblea del 29.
    Come ripeto, non abbiamo “duci” o “ducetti” per il Risorgimento Socialista e nemmeno “papi” o “cardinali” che ci dicano cosa è stato fatto o cosa si deve fare in nome del socialismo. Il socialismo, più che un nome, resta una prassi rivolta come disse Turati nel bel discorso del 1921, a contrastare la violenza del capitalismo.

  4. In maniera chiara e senza sperticate considerazini storico-filosofiche sui predecessori politici del PSI, il compagno Nicola Olanda riassume il quadro di gelatinosa incertezza, condiviisibile, sul da farsi nel prossimo futuro per quel che concerne le strategie per il raggigungimento di quota 3%. Stella polare e titolo del programma prossimo venturo “risposte chiare alle componenti del merito e del bisogno”. Grazie di esistere

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