domenica, 25 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Andrea Ricci:
Guardiamo più in là del 3%!
Pubblicato il 14-04-2015


Gentile Direttore,
un recente articolo apparso sul Suo ottimo quotidiano in merito al famigerato e temuto “tetto del 3%” imposto dall’Italicum, assieme agli annessi commenti ed alle annesse opinioni, mi ha portato seriamente a riflettere su quello che il nostro partito ha rappresentato nel corso della Storia e sul perché esso abbia trovato un simile ampio successo in periodi relativamente lontani.

In primis sono partito dall’inscindibile binomio Socialismo e Progresso. Il socialismo italiano si è sempre fatto motore non solo del progresso civile (fondamentale di per sé!); ma anche (e di questi tempi sarebbe indispensabile) di quello economico. Mi ha colpito leggere la testimonianza di Tognoli, resa in “Parlando di Socialismo”, dove si descrivono le misure che le amministrazioni meneghine degli anni ’60 hanno preso, per trattare il fenomeno dell’emigrazione meridionale: centinaia di migliaia di persone che partivano dalle aree più disagiate del Paese con la speranza di trovare un lavoro nella ricca Milano. Nonostante il generalizzato sentimento diffidente verso questi italiani che cercavano di fuggire dalla povertà; le giunte milanesi hanno tenuto un atteggiamento accogliente, ampliando i servizi pubblici, costruendo case popolari, scuole e mercati comunali con prezzi calmierati. In questo periodo, politici lungimiranti hanno gettato le fondamenta per quello che gli economisti chiamerebbero uno sviluppo di lungo periodo: integrazione, maggiori opportunità di lavoro, maggiore produzione. Ed il resto fu la storia della fiorente “capitale del Nord” di quegli anni.

Gli anni ’80, con Craxi al governo nazionale. Di questi possiamo dire di tutto e di più, ma di certo il suo principale merito è rappresentato dall’avere segnato un punto di innegabile discontinuità culturale, in un Paese politicamente diviso fra Don Camillo e Peppone. E non fu uno sviluppo solo morale, ma anche economico: la libertà del pensiero italiano ha creato e consolidato il mercato della moda, che ancora oggi, assieme a quello alimentare, costituisce uno dei più notabili e riconosciuti “fiori all’occhiello”  del nostro sistema produttivo.

Ed ora, con le glorie alle spalle, è nell’angoscia di Kirkegaard che ci interroghiamo circa le nostre possibilità di superare “il 3%” per potere rimanere in Parlamento: per potere testimoniare il permanere, in seno al pensiero nazionale, di un’ideologia laica, inclusiva e progressista. A ben vedere, dovremmo tralasciare le considerazioni matematiche, perché non è decoroso ambire ad un misero tre percento di consensi: la nostra dignità dovrebbe reclamare molto di più; ne abbiamo pieno diritto!  Sarebbe opportuno, invece, cercare di comprendere cosa, oggi, significhi “socialismo” e perché questa parola sia ancora importante e funzionale alla tanto attesa “ripresa del PIL”. Oggi più che mai dovremmo ribadire la nostra convinzione nel valore dello sviluppo materiale del Paese, incentivando gli investimenti, pubblici e privati, nei settori legati alle nuove tecnologie, detassandoli radicalmente. E si badi: ciò non rappresenta un banale contentino fiscale in favore di pochi (anzi pochissimi, sic) imprenditori. Trattenere quei giovani laureati, che altrimenti abbandonerebbero il Paese non intravedendo alcuna concreta opportunità per il proprio futuro, significa dare impulso alla modernizzazione dell’intero sistema economico, impiantando in Italia un settore che è visto come vitale negli stati anglosassoni; ma che da noi latita in toto. Eppure la massima diffusione delle informazioni e la piena libertà d’espressione sarebbero diritti fondamentali in una moderna democrazia.

Cerchiamo quindi, da veri socialisti, di cogliere la sfida che il Progresso ci sta ponendo e, credetemi, ci sentiremo stupidi ricordandoci di quando credevamo che fosse ambizioso raggiungere il 3%!

Andrea Ricci

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