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Opinioni e commenti
 

BALLA DE GENNARO
Pubblicato il 08-04-2015


De Gennaro-Diaz

“Lo dissi quando fu nominato e lo ripeto oggi dopo la sentenza. Trovo vergognoso che De Gennaro sia presidente di Finmeccanica”. Lo scrive su Twitter il presidente del Pd Matteo Orfini in riferimento alla sentenza con la quale la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per tortura in seguito a quanto avvenuto nella scuola Diaz di Genova nel corso del G8 del 2001. All’epoca De Gennaro era capo della polizia e successivamente ricoprì altri incarichi. Era il 2013 quando il presidente del Consiglio Enrico Letta nomina De Gennaro alla testa di Finmeccanica. Un incarico che sarà confermato l’anno successivo dal nuovo presidente del Consiglio Matteo Renzi che però gli affianca Mauro Moretti quale amministratore delegato. Orfini afferma che già allora aveva subito avanzato dei dubbi.

Le parole di Orfini hanno scatenato in poco tempo un fiume di dichiarazioni contro quella nomina ritenuta (oggi) davvero curiosa da molti. Il problema diventa subito politico. Perché, è la domanda, e per quale logica, chi aveva la responsabilità della gestione della sicurezza del G8, ha avuto una nomina così prestigiosa? Si potrebbe rispondere che l’attacco così duro di Orfini ha come destinatari chi lo ha proposto per quella nomina. Nel 2013 a guidare il Pd era Bersani, uno dei rottamati da Renzi. Pensare che Letta abbia fatto quel nome senza che l’azionista di maggioranza del governo non lo sostenesse, è fantascienza. Sembrano quindi, le parole di Orfini, un modo per attaccare proprio chi ora sta tentando di ostacolare il manovratore. Vedi, per esempio, la guerra sulla legge elettorale.

Bisognerebbe chiedersi come mai quando De Gennaro venne nominato da Letta nessuno si alzò a gridare allo scandalo. Lo fecero solo alcune voci dai Cinque Stelle e Pdci. Ma nel Pd nessuno si stracciò le vesti. Ora c’è da capire da cosa sia dettata, o suggerita, la reazione di Orfini. Il presidente di un partito non parla a nome proprio. Ma ora manca un passo ulteriore. Quello far seguire le parole ai fatti. E se le parole hanno un peso e un senso, le conseguenze non possono non esserci. E se Renzi continua a tacere, vuol dire che acconsente. Senza poi dimenticare che con le dimissioni da Finmeccanica, si libererebbe una casella di potere di prima grandezza assoluta.

Naturalmente è partito il valzer delle dichiarazioni. Per Sinistra Ecologia Libertà parla il coordinatore nazionale Nicola Fratoianni, che replicando alle parole del presidente del Pd afferma che “siamo talmente convinti che sia una vergogna che Gianni De Gennaro sia stato nominato da Renzi al vertice di Finmeccanica, da permetterci di chiedere a Matteo Orfini, presidente del Pd, di fare qualcosa di più che un semplice tweet: chieda al Presidente del Consiglio (che è anche segretario del Pd) di risolvere il problema sollevato, faccia in modo che il partito da lui presieduto e il suo governo chiudano una vicenda che non ha giustificazioni. Altrimenti sono solo parole in libertà”.
Uno coro a cui si aggiunge anche Ferrero: “L’ex capo della polizia non avrebbe dovuto avere più nessun ruolo pubblico. Invece, tra i tanti incarichi, De Gennaro dopo Genova è diventato prima capo di gabinetto agli Interni, poi commissario per l’emergenza rifiuti, nominato da Monti sottosegretario per la Sicurezza e da Letta presidente di Finmeccanica: deve proprio avere un santo in paradiso! Ora il Pd, invece che fare due parti in commedia, licenzi De Gennaro”.

Per il Movimento 5 Stelle per i quale “la risposta per chi governa un Paese non è portare in aula un testo che si limita a simulare l’introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale, ma avere il coraggio, o più semplicemente il senso del pudore, di rimuovere dalla presidenza di Finmeccanica Giovanni De Gennaro, fra i principali protagonisti dei terribili fatti della Diaz”. I 5 Stelle chiedono al premier di assumersi le proprie responsabilità e a Orfini di guardare “in casa propria prima di sparare sentenze”. Ma è proprio quello che Orfini ha fatto. Sapendo perfettamente a chi rivolgere le proprie accuse.

Tra chi si è sentito in dovere di parlare anche Castelli e Fini che al momento dei fatti erano rispettivamente ministro della giustizia e vicepresidente del Consiglio, nonché ministro degli Esteri. Per il primo, che non si smentisce mai quanto a nonsense, alla “Diaz sicuramente hanno menato, ma che abbiano messo prove false come faccio a saperlo? La verità giudiziaria non è mai quella reale”.
Si barcamena il secondo. Fini intervistato da Il Mattino e da La Stampa, sottolinea la necessità di una legge per istituire il reato di tortura, pur ribadendo il suo sostegno alle forze dell’ordine. Insomma un colpo al cerchio e uno alla botte. L’ex presidente della Camera alla domanda se il controllo della gestione dell’ordine pubblico sfuggì di mano, risponde imbarazzato distribuendo colpe e assoluzioni un po’ a tutti senza risparmiare nessuno se non se stesso che era presente nella sala operativa della questura alla ricerca di un po’ di visibilità in più. Ma le cose non andarono come aveva previsto.

Chi parlò chiaramente fu invece Roberto Villetti, al tempo capogruppo della Rosa nel Pugno, che chiese in Aula alla Camera dei deputati, al presidente del consiglio dell’epoca, Romano Prodi, le dimissioni di De Gennaro per responsabilità politica di quei terribili, vergognosi fatti.

Ginevra Matiz

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