martedì, 17 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Banche, fidi e prefetture.
Dialogo tra Angelo Santoro e Marco Polizzi
Pubblicato il 17-04-2015


fido-bancarioL’articolo 27-bis, comma 1-quinquies, del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1 (convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27), dispone che “ove lo ritenga necessario e motivato, il Prefetto segnala all’Arbitro bancario e finanziario, istituito ai sensi dell’art. 128-bis del Testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, specifiche problematiche relative ad operazioni e servizi bancari e finanziari.

La segnalazione avviene a seguito di istanza del cliente in forma riservata e dopo che il Prefetto ha invitato la banca in questione, previa informativa sul merito dell’istanza, a fornire una risposta argomentata sulla meritevolezza del credito. L’Arbitro si pronuncia non oltre trenta giorni dalla segnalazione”.

La previsione di legge si applica ai rapporti tra banche e clienti nei casi in cui la contestazione alla banca tragga origine dalla mancata erogazione, dal mancato incremento o dalla revoca di un finanziamento, dall’inasprimento delle condizioni applicate a un rapporto di finanziamento o da altri comportamenti della banca conseguenti al merito creditizio del cliente.

Dal sito del Ministero dell’Interno della Prefettura di Siena si legge:

Si tratta, in buona sostanza, di una funzione di mediazione… che consentirà al rappresentante del Governo di esercitare una sorta di “moral suasion” per superare i contrasti tra istituti finanziari e clientela.

Il cliente di una banca, quindi, nel caso ritenga che la sua pratica sia stata considerata negativamente senza una giusta causa (come per esempio, una richiesta di credito respinta ridotta o revocata), potrà rivolgersi al prefetto il quale inviterà l’istituto a fornire una risposta argomentata sui motivi della decisione.

Ricevute le osservazioni della banca, se non sarà possibile trovare una soluzione alla vertenza già in questa fase iniziale, il caso sarà sottoposto all’Arbitro Bancario Finanziario.

L’ABF avrà 30 giorni di tempo per pronunciarsi e comunicare la sua decisione alle parti con notevole risparmio di tempo e costi (il ricorso al Prefetto è gratuito) a favore del cittadino-utente.”

In effetti la ratio della norma è proprio quella di dare al rappresentante del Governo un “pungolo da utilizzare” contro l’estrema pigrizia delle banche nel concedere denaro ai cittadini ed alle imprese.

Risulta chiaro a tutti infatti, e gli ultimi dati resi noti questo mese dalla Banca D’Italia lo confermano, che l’erogazione del credito non si sblocca e questo sembra un business che interessa poco le nostre banche che concedono sempre pochissimo denaro ed evidentemente svolgono altre attività economiche.

Dall’osservatorio di Primoconsumo, l’associazione consumatori che presiedo, e dall’esame della relazione della Banca D’Italia si è visto che la funzione esercitata dai Prefetti non raggiunge lo scopo: nel 2013, primo anno completo in cui la norma ha esplicato i suoi effetti, tutte le poche segnalazioni dei rappresentanti del Governo sembrano aver avuto esito negativo.

In un caso recente addirittura il Prefetto dimentica la sua funzione.

Il Prefetto infatti, ricevuto il ricorso dall’impresa sulla mancata concessione del credito con cui si lamenta l’assenza di una specifica motivazione da parte della banca, chiede riscontro all’ISTITUTO DI CREDITO e quando lo riceve scrive una relazione ASSOLUTORIA senza esercitare alcuna Moral Suasion, anzi nella relazione si inerpica in un esame di diritto non richiesto né dalla norma né dalla funzione e giustifica il comportamento della Banca sulla base degli scritti difensivi della banca medesima, scritti che non trasmette al ricorrente che per ciò rimane pure all’oscuro delle difese mosse dalla banca.

Tutto ciò il rappresentante del Governo, con funzione civica assegnata dalla norma, lo fa con pregiudizio anche dell’eventuale attività giurisdizionale che dovrà essere affrontata dall’impresa che così si sente doppiamente danneggiata. L’impresa dal credito negato, infatti, continua ad avere la stessa percezione di ingiustizia anche dopo il ricorso al prefetto e, per di più, rimane senza conoscenza della posizione difensiva assunta dalla banca nelle controdeduzioni.

L’ABF in 5 anni ha dimostrato di essere apprezzato dai clienti delle banche che vi fanno sempre più ricorso ma la sua efficacia così si mette in forte discussione specialmente nel punto dove la politica con la legge in questione intendeva rafforzare la clientela vittima di un evidente squilibrio di forze in campo.

Come cittadini non sentiamo certo il bisogno di decretare il fallimento dell’arbitro bancario finanziario anzi è auspicabile il contrario specialmente in un momento in cui la grave crisi del sistema giustizia con la sua attività giurisdizionale richiede il consolidamento di validi strumenti alternativi di risoluzione delle liti.

Avv. Marco Polizzi

Marco caro, quando l’azienda ricorre al Prefetto, per un credito non concesso, è già “asmatica” oltretutto siamo anche a primavera e i medici bancari non ti prestano neanche lo spray per dare sollievo alla tua allergia, per loro puoi pure soffocare! Il colpo di grazia, poi, viene dato dal tempo necessario che trascorre affinché l’arbitro bancario decida: è tutta una pantomima per prenderci per i fondelli!

Le banche ormai, già da molto tempo, si sono coperte le spalle con le direttive della BCE. Se un’impresa non ha i fondamentali richiesti dalle normative vigenti, si sente rispondere dal funzionario della filiale di turno la solita frase laconica: “io vorrei ma non posso”! Salvo eccezioni molto particolari l’imprenditore non accederà mai ai prestiti.

Diciamoci la verità: nel nostro Paese ormai siamo abituati (come fosse un rito sciamano) ad evocare ciò che sappiamo non otterremo mai! Ma dove eravamo quando gli Istituti di Credito hanno iniziato la politica della fusione? Io mi fondo con te, tu ti fondi con l’altro, noi ci fondiamo con loro, insomma, la fusione cinese (quella delle scatole che appaiono e scompaiono per intenderci).

Nessuno si è messo di traverso quando con mossa fulminea, e neanche tanto, abbiamo visto partire con un biglietto di sola andata le nostre banche locali, o ci fidavamo delle insegne “finte” rimaste fuori delle filiali?!? Oppure delle parole di direttori sconosciuti che ci dicevano: tranquilli non è cambiato nulla, quando avete bisogno siamo sempre qui. Certo, ma a farci il mazzo!

Infatti ci chiedono di rientrare dagli scoperti di conto corrente. Altro che l’arbitrato prefettizio per incrementare quegli affidamenti che solo la magia “farlocca” di Otelma può farci ottenere!

Marco, la Centrale Rischi è stata “affollata” di nomi e cognomi, con una accelerazione infernale negli ultimi anni, per avere l’alibi non solo di tagliarci fuori dal credito, ma addirittura per farci restituire in maniera quasi coercitiva, perfino estorsiva (in alcuni casi), dei fidi che avevamo da una vita! Non è difficile, per sommissimi capi, ipotizzare che dei mille miliardi stanziati dalla BCE per la crescita, l’80%, tanto per cambiare rimarranno in banca?!? Salvo chi esporta, forse! Vedremo, ma anche per loro non sarà una scampagnata accedere al credito!

Sono mesi che Interessi Comuni, consuma litri di inchiostro per scrivere all’ABI, e pure alla Banca d’Italia, per trattare con onore una amnistia finanziaria che possa permettere, a chi oggi non può avere nulla, almeno di possedere un semplice bancomat, altro che affidamenti per aumentare i castelletti. Gli unici ruderi rimasti sono i castelletti matildici della zona dove abito! Mettiamo all’ordine del giorno del prossimo consiglio direttivo una lettera ciclostilata all’infinito, perché Patuelli, e Visco, si decidano a prenderci sul serio. L’unica cosa che possiamo fare caro Marco, è rompere le scatole! Immagino che tu sia solo all’inizio di questo insolito argomento, un nuovo labirinto del credito dove non solo non c’è Arianna, ma neanche il filo. Alla prossima puntata.

Angelo Santoro   

 

 

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Commenti all'articolo
    • In effetti Vittoria, la situazione creditizia del nostro Paese è drammatica, i risparmiatori sono allo stremo delle forze e la povertà incombe! Da qualche parte ho sentito che “per far mangiare i poveri i ricchi devono diventare più ricchi”: i banchieri?!? Vero è che i gestori della finanza di oggi sono come la gramigna, arrivati per uccidere i fiori della speranza! Assurdo discutere solo di livelli di povertà, cioè, quanto dobbiamo essere poveri per saziare l’avidità dei ricchi, ecco perchè ci lasciano vivere! Nulla, però, si presenta con le stesse caratteristiche, infatti, un nuovo Medioevo è ormai alle porte, la variante è che non sappiamo chi vince la partita perché sono sempre di più i tifosi della “stregoneria”! Questa volta è successo che le persone sono andate a scuola, i bottegai accettati a corte e, i più, hanno vissuto i sapori e i colori del benessere. La nobiltà “marcia” non si può permettere, con così tanta disinvoltura, di gettare nuovamente le famiglie nella disperazione. Hanno permesso loro di comperare la casa col mutuo, e con un altro prestito pure di arredarla poi, con lucida ferocia, dopo avergli succhiato il sangue con interessi stratosferici li hanno messi nuovamente in mezzo alla strada con una parola: “crisi”! la domanda è: torneranno nelle buie caverne della foresta a cibarsi di bacche queste streghe del terzo millennio?!? O ancora una volta, inermi, si faranno condannare al rogo per preservare i privilegi di questi ricchi prestigiatori di monete d’oro?!? A.S.

      • Angelo caro, ci vorrebbe la palla di vetro per rispondere alla Tua domanda.
        Ci troviamo di fronte una sfida difficile: i nuovi poveri rischiano davvero di finire nelle caverne a mangiare bacche.
        Io guardo la situazione dalle parti in cui la difficoltà che emerge dal Tuo affresco è più vicina alla metafora.
        Penso alla Grecia, lì, ad un passo da noi, vivono già il dramma e rischiano la caverna.
        Il Ministro delle finanze Greco, Varoufakis, sta lottando contro i titani posti a difesa dei palazzi nobiliari che tengono ferme le barriere alte; la plebe mediterranea è alle porte.
        Il tutto avviene come nel mondo bancario tra poveri cittadini allo stremo delle forze economiche e le banche che devono decidere freddamente se i fondamentali economici ed il business plan dell’attività familiare sono capaci di superare gli irti bastioni. Hai voglia a spiegare che con l’impresa stai mettendo in atto il rigore richiesto e che l’azienda merita il salvataggio. Non ti capiscono!
        Mi chiedo: il popolo vogliamo lasciarlo sovrano o preferiamo che siano le banche i monarchi e i greci senza stipendi il popolo del futuro nelle caverne?

        • Tasto dolente quello della Grecia, e sai perché Marco?!? Viviamo nell’ipocrisia più assoluta, i cittadini greci hanno beneficiato di un tenore di vita che forse non potevano permettersi, e diciamo pure che sono entrati nell’Unione Europea con i conti aggiustati, ma secondo te non lo sapeva nessuno?!? Ma da dove pensavano che arrivassero tutte quelle risorse per fare la bella vita i nostri fenomeni di Bruxelles, dai lasciti di Onassis?!? Scusami, hai ragione, si sono fidati della parola di Aristotele! Tutta una buffonata Marco, hanno distrutto una generazione, cosa c’entrano i giovani nati dopo il 2000 con gli errori dei genitori?!? Piuttosto sono i teutonici che hanno riunito il loro “impero” grazie a tutti noi! Io credo che al pari di un pronto soccorso, anche un Paese in difficoltà prima vada messo in sicurezza, parola d’ordine: stabilizzare i parametri vitali! Poi, dopo un periodo di riabilitazione puoi dare un indirizzo economico che possa soddisfare i creditori. Però i banchieri hanno guadagnato una somma astronomica di interessi in tutti questi anni, altro che chiacchiere, questo è ciò che raccontano ai “polli” come noi! Loro piangono come a chinatown: “se Glecia fallisce, ci limetto, ci limetto”! Sai cosa ti dico Marco, che a me questo ministro delle finanze greco mi sta pure simpatico, e faccio un tifo da stadio perché il popolo ellenico possa uscire da questa empasse che sta nuocendo alla salute fisica e ancor di più psicologica dei suoi cittadini più fragili. Infine, per chi ci legge, vorrei precisare che la nostra continuazione di dialogo ha l’ambizione di sollecitare nuovi interlocutori che possano contribuire con le loro critiche, e le loro idee, a correggere la rotta del nostro cammino! Angelo Santoro

  1. Caro Santoro
    come sempre hai posto il dito nella piaga.
    a maggior chiarimento di quanto tu hai scritto sottopongo a tutti i lettori lo stralcio di un articolo che ho scritto sull’ABF:
    Cos’è l’Arbitro Bancario Finanziario:
    la miglior risposta è sintetizzare quello che è riportato sul sito stesso dell’ABF:
    a) la storia:
    …………
    b) Il funzionamento viene descritto nel sito alla voce “chi siamo”,
    L’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) si articola sul territorio nazionale in tre Collegi: uno a Milano, uno a Roma e uno a Napoli.
    La composizione di ciascun Collegio assicura che siano rappresentati gli interessi dei diversi soggetti coinvolti.
    Ciascun Collegio l’Organo decidente è composto da cinque membri:
    • il Presidente e due membri sono scelti dalla Banca d’Italia
    • un membro è designato dalle associazioni degli intermediari
    • un membro è designato dalle associazioni che rappresentano i clienti (imprese e consumatori).
    ………………………………..
    L’attività di segreteria tecnica per ciascun Collegio è svolta da personale della Banca d’Italia.
    ……………………………….
    Quindi:
    in ogni collegio dell’ABF il rapporto fra rappresentanti del mondo bancario e rappresentanti dei clienti è di 4 a 1, è una falsità grave l’affermazione presente sul sito: “La composizione di ciascun Collegio assicura che siano rappresentati gli interessi dei diversi soggetti coinvolti.”
    Come se non bastasse l’attività tecnica (fondamentale in questo tipo di controversie) non è conferita a soggetti terzi ma a funzionari della Banca d’Italia.

    Valgono quindi per l’ABF che è un’emanazione della Banca d’Italia le considerazioni fatte sulla Banca d’Italia stessa: la legge 108/96 e le successive conferme di Cassazione assegnano alla Banca d’Italia compiti esecutivi e non dispositivi. In materia di usura le disposizioni dell’ABF sono contra legem e quindi nulle.
    Vogliamo terminare con una nota che, se non fosse coinvolta la vita di migliaia di imprenditori suicidatisi anche in seguito dell’usura praticata dalle banche, potrebbe essere ironica sulla esiguità della cultura giuridica dei difensori delle banche ed è invece tragica:
    lo stesso sito dell’ABF nega ogni valenza giuridica erga omnes delle sue decisioni: riportiamo dalla voce “domande frequenti”:
    “Che valore hanno le decisioni dell’ABF?
    Le decisioni dell’ABF non sono vincolanti e non hanno l’effetto tipico delle sentenze del giudice, ma se l’intermediario non esegue la prestazione stabilita dal Collegio in favore del cliente, la notizia dell’inadempimento è resa pubblica.
    Cosa accade se la decisione dell’ABF non soddisfa le parti o non pone fine alla controversia?
    Entrambe le parti sono libere di ricorrere a ogni altro strumento di tutela previsto dall’ordinamento. Resta infatti possibile instaurare il procedimento giudiziario o ricorrere alla conciliazione o all’arbitrato.
    Confrontiamo infine queste precisazioni lapidarie con la subdola interpretazione dell’attività dell’ABF che danno:
    INTESA SANPAOLO:
    La funzione di Compliance attua il costante monitoraggio delle decisioni assunte dall’ABF su ogni tematica, al fine di rilevare il manifestarsi e l’eventuale consolidamento di specifici orientamenti che fanno oggetto di approfondimento con le competenti funzioni legali.
    UBI
    I pronunciamenti giurisprudenziali e dell’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) sono considerati un importante punto di riscontro della conformità dell’impianto procedurale di gestione e controllo delle soglie usura posto in essere. Gli orientamenti più omogenei e consolidati, in un quadro normativo ed interpretativo comunque molto variegato e soggetto a frequenti inversioni di tendenza, rappresentano linee di indirizzo rilevanti al fine di poter operare in regime di trasparenza e sostanziale correttezza della relazione con la nostra clientela. A tal fine sono attentamente monitorate e valutate dalle strutture interne del Gruppo, sia le decisioni relative alle contestazioni avanzate dalla nostra clientela, che quelle più rilevanti registrate a livello di sistema e pubblicate dallo stesso ABF

    BANCO POPOLARE
    La Compliance del Banco Popolare analizza costantemente i pronunciamenti giurisprudenziali e le decisioni dell’Arbitro Bancario e Finanziario – sia che coinvolgano società del Gruppo BP, sia che vengano prese nei confronti di altre banche – al fine di attivare tempestivamente le eventuali azioni correttive.

    Insomma, gli uffici legali delle banche vogliono realizzare l’antico sogno degli alchimisti medioevali: trasformare il piombo in oro.

  2. Oltre all’Università, c’è anche la clinica, e poi faccio la psicoterapeuta, questo tanto per dare l’idea di quanto io sia lontana da banche, finanza e politica!
    Però, l’idea che le Nazioni si prestino decine di miliardi di Euro, come i bambini le figurine di Panini, non mi dispiace. Ognuno gioca secondo l’età e Il ruolo che svolge nel gioco del Monopoli di questo mondo!
    Quindi alla Grecia, sono stati prestati dei quattrini, ed ora i finanziatori li rivogliono indietro, questo mi pare di capire! So per certo, invece, che la crisi finanziaria in cui si trovano i cittadini greci, li ha portati ad una assistenza medico/sanitaria del tutto inadeguata alle loro esigenze, non oso pensare alle prospettive di cura riservate ai pazienti psichiatrici.
    I risvolti psicologici di tali situazioni sono letteralmente devastanti, al punto che soffocano ogni possibilità al paziente di ritrovare le energie necessarie per superare questi momenti così difficili sia sul piano individuale che quello familiare.
    Non riescono a pescare quelle risorse interiori che li aiuterebbero a superare il disagio ma, in fondo, la resilienza, non è un processo che si acquisisce attraverso un subire passivamente e nemmeno senza un sostegno e la guida di un professionista, cosa impossibile senza quattrini. Avevo già sperimentato, e scritto, di queste situazioni in ambito del gioco d’azzardo che, peraltro, vede il nostro Paese, l’Italia, al terzo posto dopo Giappone e Inghilterra. Attenti però a clonare le modalità di risposta assunte dagli altri. Il Giappone, in particolare, ha risposto con il “Hikikomori”, ovvero, lo stare in disparte, isolarsi, con il conseguente e più basso tasso di natalità (record condiviso con Italia) senza contare il più alto tasso di suicidi, intorno a 3.500 all’anno. Partiamo dal riportare l’equilibrio costituzionale, un salto di qualità che permetterebbe di vivere le crisi in modo evolutivo.

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