domenica, 25 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Boeri, riforma pensioni:
“Pronti al confronto
con i sindacati”
Pubblicato il 08-04-2015


“Non abbiamo parlato di pensioni”: lo ha espressamente affermato il presidente dell’Inps, Tito Boeri, rispondendo alle domande dei cronisti sull’incontro svoltosi recentemente per la sottoscrizione del protocollo sui dati della rappresentanza sindacale. I leader sindacali, che hanno incontrato il nuovo presidente dell’Istituto nazionale per la previdenza sociale, sono, in vero, ancora in attesa della convocazione ufficiale del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti per il tavolo di confronto sulla nuova governance dell’Inps e le modifiche alla riforma pensioni Fornero per l’introduzione di nuove forme di flessibilità in uscita per la pensione anticipata.

Riforma pensioni 2015: presto confronto Inps-sindacati, ma il Governo si fa attendere

Nuove forme di pensione anticipata come quelle previste dal ddl del presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, il cui esame è nuovamente ripreso a Montecitorio quasi come una “sfida” al Governo Renzi che da un lato continua a promettere interventi su prepensionamenti, prestiti previdenziali, esodati, Quota 96 scuola ma dall’altro lato ancora continua a prendere tempo in attesa forse di tempi migliori per poter mettere mano a una legge delicata dal punto di vista della tenuta finanziaria dei conti pubblici, visto che la manovra Monti-Fornero prevede di risparmiare 80 miliardi di euro fino al 2020 garantendo così la sostenibilità finanziaria del debito pubblico italiano.

Riforma pensioni, Cgil e Uil: ‘Modifiche alla legge Fornero e nuova governance Inps’

All’incontro avuto, il leader della Uil Carmelo Barbagallo ha ricordato al presidente Inps di attendere ancora la convocazione ufficiale da parte dell’esecutivo per il confronto sulle correzioni da fare alla riforma pensioni Fornero che, come riconosce il ministro Poletti promettendo di intervenire, ha creato molti problemi sul piano sociale. Cgil, Cisl e Uil, dopo le divisioni dei mesi scorsi, hanno ritrovato l’unità sindacale sulla riforma delle pensioni e intendono proporre al governo una piattaforma unitaria. Ma “oltre alle modifiche alla legge Fornero, vogliamo discutere della riforma alla governance dell’Inps”, ha sottolineato il segretario generale della Cgil Susanna Camusso parlando con Boeri. I sindacati hanno chiesto un confronto non solo all’esecutivo ma anche all’Inps, il presidente Boeri ha detto, secondo quanto ha riferito in proposito l’Ansa, che non si “sottrarrà” a uno scambio di vedute con le parti sociali. Del resto le idee e le proposte di Boeri per un sistema previdenziale più “equo” e “solidale” sembrano corrispondere con quelle dei sindacati: dall’introduzione di nuovi meccanismi per la flessibilità in uscita ai tagli alle pensioni d’oro in favore delle rendite previdenziali più basse.

Inps. Boeri su decontribuzione lavoro

I primi dati che abbiamo” sulle assunzioni a tempo indeterminato con la decontribuzione, previste dalla legge di Stabilità, “sono incoraggianti: nei primi 20 giorni, ossia dall’1 al 20 febbraio, 76mila imprese hanno fatto richiesta”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, spiegando che l’istituto fornirà “sistematicamente” i dati e “a fine mese forniremo i numeri con la comparazione sulle imprese e le assunzioni fatte negli anni precedenti”. Il riferimento è alla possibilità di non versare i contributi (fino a un tetto di 8.060 euro) previdenziali per tre anni, per le assunzioni a tempo indeterminato avvenute nel corso del 2015, introdotta con la legge di Stabilità per il 2015. Dalla decontribuzione sono esclusi premi e contributi Inail. Tornando a Boeri, il suo annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa per la firma della convenzione tra Inps, sindacati e Confindustria, sull’attività di raccolta, elaborazione e comunicazione dei dati sulla rappresentanza delle organizzazioni sindacali. Nel dettaglio dell’accordo, si tratta di una convenzione che ha validità triennale e – ai fini della certificazione della rappresentanza delle organizzazioni sindacali – farà riferimento a quanto stabilito dall’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 e del testo unico sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014. Per Boeri “è un passo molto importante per assicurare stabilità al sistema delle relazioni industriali e va a colmare un vuoto lasciato sull’articolo 39 della costituzione. E’ un fatto importante per la democrazia”. Ha aggiunto che l’istituto è pronto a raccogliere le informazioni sulla rappresentanza e “ad aprile partiremo con le prime rilevazioni. E i dati saranno pubblicati ai primi di maggio”.

Previdenza. Congedo parentale per i lavoratori pubblici

I lavoratori pubblici che diventano genitori possono usufruire del congedo parentale Inps. Il congedo parentale consente che ciascun genitore possa assentarsi dal lavoro per un periodo di sei mesi, anche frazionabile, nei primi otto anni di vita del bambino. Il predetto beneficio previdenziale spetta al genitore richiedente anche qualora l’altro genitore non ne abbia titolo.

Se la richiesta di ammissione all’agevolazione è della madre:

– ne ha diritto per un lasso di tempo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi, trascorso il periodo di astensione obbligatoria;

– se è l’unico genitore il congedo si estende fino a 10 mesi.

Se la richiesta è del padre:

– ne ha titolo dal momento della nascita del figlio per un lasso di tempo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi;

– il limite si estende fino a 7 mesi nel caso in cui il padre lavoratore eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi. In questa seconda ipotesi il limite complessivo dei congedi parentali dei genitori è elevato a 11 mesi.

I periodi di fruizione del congedo parentale sono computati nell’anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia.

Cosa fare per ottenerli

Il genitore è tenuto a preavvisare il datore di lavoro secondo le modalità e i criteri definiti dai contratti collettivi, e comunque con un lasso temporale di preavviso non inferiore a quindici giorni. Nella domanda è indispensabile indicare il periodo di astensione richiesto.

Ai fini della retribuzione

Per i periodi di astensione facoltativa fino al terzo anno di vita del bambino, il trattamento economico dovuto sarà pari alla:

retribuzione intera per i primi 30 giorni, se previsto dal contratto collettivo di comparto. In questo caso sono esclusi i compensi per lavoro straordinario e quelli legati all’effettiva presenza. Tale lasso di tempo potrà essere goduto in via esclusiva dal padre o dalla madre, oppure frazionato tra entrambi i genitori. E viene interamente computato ai fini dell’anzianità di servizio e delle ferie.

al 30% della retribuzione per i successivi 5 mesi, riferito ad entrambi i genitori; ed è utile ai fini dell’anzianità di servizio ma non ai fini delle ferie.

al 30% della retribuzione per i periodi successivi ai 6 mesi, se il reddito individuale del genitore in astensione è inferiore a due volte e mezzo l’importo del trattamento minimo di pensione in pagamento nell’anno di riferimento.

Per i periodi di astensione facoltativa dal terzo all’ottavo anno di vita del bambino, il trattamento economico spettante sarà pari al:

30% della retribuzione per qualunque lasso di tempo residuo, se la situazione reddituale individuale del genitore in astensione è minore di due volte e mezzo l’importo del trattamento minimo di pensione vigente al momento della domanda;

ovvero, in caso contrario, vi sarà assenza di retribuzione.

Lavoro. Diritto al part time anche a lavoratori con gravi disabilità 

Il diritto di richiedere il part-time sarà ampliato anche a lavoratori affetti da gravi patologie cronico-degenerative, purché accertate da un’apposita commissione presso l’Asl. A prevederlo è uno dei quattro decreti attuativi del Jobs Act, provvedimenti attualmente all’esame delle Camere prima dell’attuazione definitiva.

Il diritto non più limitato ai soli malati oncologici. Oltre a trasformare il proprio rapporto di lavoro, possibilità attualmente riservata solo ai malati oncologici, i lavoratori del settore pubblico e del settore privato colpiti da queste gravi patologie potranno “ritornare” a tempo pieno una volta terminata la terapia o il ciclo di cure previsto. Una scelta, tra l’altro, alla quale l’azienda non si potrà opporre.

Interessati anche i familiari conviventi. Per queste persone, dunque, il passaggio al part-time rappresenterà un diritto che il datore di lavoro non negare in alcun modo. I loro coniugi, figli o genitori, invece, potranno usufruire solo di una priorità nell’accesso all’orario ridotto. Tale priorità viene riconosciuta anche ai familiari conviventi di persone con invalidità pari al 100% che necessitano di assistenza continua e ai soli genitori di portatori di handicap a prescindere dal livello di gravità.

Per 40% italiani più di un’ora al giorno per andare al lavoro 

Il 40% degli italiani impiega oltre un’ora al giorno nel tragitto di andata e ritorno tra casa e il posto di lavoro. E’ quanto emerge da una ricerca Regus, condotta a livello internazionale nello scorso mese di luglio su 22.000 manager e professionisti in 100 paesi. Più precisamente, la ricerca Regus evidenzia che solo per il viaggio di andata, il 27,8% impiega meno di 15 minuti, il 31,3 (la maggioranza) riesce a rimanere entro la mezz’ora, mentre il 21,10% tra i 30 e i 45 minuti, l’11% tra i 45 minuti e un’ora, mentre i più lontani che impiegano oltre un’ora rappresentano l’8,80% degli intervistati.

Andare al lavoro costa. I dati relativi all’Italia, raccolti dal principale fornitore a livello globale di spazi di lavoro flessibili, in un nuovo panel di ricerca su un campione globale molto più ampio (44.000 manager e professionisti) a gennaio scorso, fanno emergere un costo medio ponderato per gli spostamenti tra casa e ufficio pari al 5% calcolato sulla retribuzione annua. L’indagine Regus segnala che per uno su cinque (21,3) degli intervistati italiani i costi possono raggiungere e superare il 10% della loro retribuzione, mentre il 22,6% sostiene costi variabili tra il 5% e il 10% e il 56,1 ha costi inferiori al 5%.

Lavoro Agile o smart working per risparmiare tempo e denaro, il 52,5% lavora già anche da casa. Il continuo sviluppo e la diffusione di nuovi strumenti tecnologici consentono di poter lavorare ed essere connessi e operativi anche lontano dall’ufficio tradizionale. La recente ricerca internazionale Regus, indica che il 52,5% di manager e professionisti Italiani (a fronte di una media a livello mondiale del 61%) lavora spesso da casa e ha allestito un ufficio o una postazione lavoro (home office).

Retribuzioni. Stipendi invariati a febbraio 

”Alla fine di febbraio 2015 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 43,1% degli occupati dipendenti e corrispondono al 39,9% del monte retributivo osservato. Nel mese di febbraio l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie risulta invariato rispetto al mese precedente e aumenta dell’1,0% nei confronti di febbraio 2014. Complessivamente, nei primi due mesi del 2015 la retribuzione oraria media è cresciuta dell’1,0% rispetto al corrispondente periodo del 2014”. Lo rileva l’Istat. ”Con riferimento ai principali macrosettori, a febbraio le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell’1,5% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione”, prosegue la nota. ”I settori che a febbraio presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: telecomunicazioni (3,5%), gomma, plastica e lavorazione minerali non metalliferi (3,3%), energia e petroli e estrazioni minerali (3,0%). Si registrano variazioni nulle nel settore del commercio e in tutti i comparti della pubblica amministrazione”, continua l’Istat. ”Tra i contratti monitorati dall’indagine, nel mese di febbraio non sono stati recepiti nuovi accordi e nessuno è scaduto. Alla fine di febbraio la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 56,9% nel totale dell’economia e del 44,4% nel settore privato. L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 38,3 mesi per l’insieme dei dipendenti e di 22,7 mesi per quelli del settore privato”, conclude la nota.

Carlo Pareto 

                                                           

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