giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

CASA, CASA AMARA
Pubblicato il 03-04-2015


Calo prezzi case

Casa dolce casa si diceva una volta. E si diceva pure che investire nel mattone è la cosa più sicura per garantirsi una rendita. Ma quei tempi sembra che siano finiti, almeno a leggere i dati pubblicati dall’Istat sul valore degli immobili. Secondo l’istituto di ricerca infatti nel 2014 i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 4,2% rispetto al 2013 (quando la variazione media annua era stata del -5,7%). Il calo è dovuto a una riduzione del 5,0% dei prezzi delle abitazioni esistenti (dopo il -7,2% del 2013) e del 2,2% dei prezzi di quelle nuove (era -2,4% nel 2013). Rispetto al 2010, i prezzi delle case si sono ridotti dell’11,5%. L’istituto di statistica osserva che nell’ultimo anno la flessione si è ridimensionata e ci sono stati segnali di ripresa dei volumi compravenduti (in crescita del 3,6% secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate). In particolare nell’ultimo trimestre del 2014, sulla base delle stime preliminari, i prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie, sia per fini abitativi sia per investimento, sono scesi dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e del 2,9% nei confronti dello stesso periodo del 2013.

Ma allo stesso tempo la tassazione sulla casa negli ultimi anni ha subito un balzo a partire dalla reintroduzione dell’Imu fatta dal governo Monti nel 2012. Un doppio aspetto quindi, valore in calo e tassazione in aumento con doppia beffa per i proprietari di casa, che con circa l’80% sono la percentuale più alta d’Europa. Insomma il bene rifugio per eccellenza, come viene definita la casa, sta diventando anche il bene da tassare per eccellenza. È altresì vero che la tassazione della casa esiste in tutta Europa ed è più alta che da noi, ma è anche vero che in nel nostro Paese la crescita di tale tassazione è stata velocissima in questi anni e soprattutto senza che a ciò corrispondesse un corrispettivo in servizi per i cittadini.

Ma parallelamente continua la costruzione di case nuove. Le case scendono di valore, non si vendono ma si costruiscono, distruggendo territorio, con la consapevolezza di creare volumi che resteranno vuoti. Un sistema questo che consente ai grandi gruppi di assoggettare al proprio patrimonio altra cubatura da usare come garanzia per ulteriori prestiti dagli istituti di credito che elargiscono denari per costruire ancora. Un giro vizioso senza fine.

Per il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa “i numeri riguardano i prezzi, in calo da oltre tre anni. Si tratta, peraltro, di dati persino sottostimati, non potendo essi evidenziare la perdita di valore che hanno subito tutti quegli immobili che ad un atto di compravendita non riescono neppure ad arrivare, a causa del blocco che il mercato continua a soffrire”.
E’ “necessario ed urgente”, per Confedilizia, “interrompere questo stillicidio di notizie negative per il comparto immobiliare e per l’intera economia. Per farlo, l’unica strada è dare un segnale forte di inversione di tendenza sulla tassazione degli immobili, quasi triplicata rispetto al 2011. Solo in questo modo può sperarsi di restituire fiducia, e quindi possibile sviluppo, ad un settore stremato”.

Mentre i Codacons commenta che “in Italia è sempre più difficile acquistare una casa, anche se i prezzi scendono” a causa del crollo nelle erogazioni dei mutui. I mutui – afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – “non vengono più concessi, e la loro erogazione è sottoposta ad un percorso a ostacoli impossibile da sostenere specie per le giovani coppie, i single o chi non dispone di garanzie sempre più elevate richieste dalle banche”. Negli ultimi anni i mutui per acquisto di abitazioni, ricorda l’associazione, sono calati del 72%, passando dai 62,7 miliardi di euro del 2007 ai 17,6 miliardi di euro del 2013, spiega l’associazione che ritiene l’inversione di tendenza del 2014 “del tutto insufficiente a far riprendere il mercato”.

Però “nonostante la lieve diminuzione dei costi, la spesa per la casa rimane uno dei problemi principale delle famiglie, soprattutto alla luce della grave contrazione del potere di acquisto avvenuta in questi anni”. Affermano in una nota Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef. Secondo l’Osservatorio Nazionale della Federconsumatori, i costi per mantenere una casa di proprietà ovvero in affitto nel 2015 diminuiranno in media del 2%. Per un appartamento in affitto si spende nel 2015 1.693,45 (-32,69 Euro al mese rispetto al 2014). Per un appartamento di proprietà le spese sono 1.151,20 Euro al mese (-25,19 Euro al mese rispetto al 2014). Queste diminuzioni – affermano i consumatori – sono dettate dal ribasso dei tassi dei mutui e dalle diminuzioni più contenute degli affitti, nonché dal calo dei costi energetici. A crescere, invece, sono soprattutto le voci relative alla TARI ed al servizio idrico. Alla luce di tali aggiornamenti e visto il calo dei prezzi delle abitazioni, per l’acquisto dell’appartamento tipo sono necessarie 18,1 annualità di stipendio. Un enormità. “Per questo – afferma Federconsumatori – è fondamentale che il Governo intervenga con urgenza avviando da un lato misure tese a risollevare i redditi creando occupazione, dall’altro un piano casa all’insegna dell’equità e della sostenibilità”.

Ginevra Matiz

 

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Commenti all'articolo
  1. Cara Ginevra.
    A differenza del Governo che manipola e trasforma i numeri in strumenti di propaganda, salvo a essere smentito il giorno dopo dall’’ISTAT come è successo sui dati dell’occupazione, tu come sempre ci trasferisci nei tuoi editoriali dati esaurienti e imparziali per delle riflessioni e per tentare di fare emergere da queste delle proposte.
    Le misure di riduzione sul fisco sono importanti, ma se una parte sostanziosa delle Risorse che si ricavano fossero destinate ad un Fondo Casa per le giovani coppie, il sacrificio sulla tassazione assumerebbe un valore sociale. Con i livelli di disoccupazione e dei salari attuali i giovani non hanno neanche la possibilità di conciliare i costi esistenziali non solo per un mutuo, a causa del blocco dei mutui nei loro confronti, ma neanche per quelli dell’affitto. (le 18,1 annualità di stipendio per l’acquisto di un appartamento è infatti un’enormità assurda e insostenibile).
    L’unico grande Piano Casa attuato dal 1945 in avanti è stato quello del democristiano Amintore Fanfani. Oggi abbiamo l’opportunità di avere come Vice Ministro alle Infrastrutture il Segretario del PSI Nencini. Se concentrassimo la nostra azione politica sulla proposta socialista di un Piano Casa sarebbe un segnale incisivo di un ritorno alla vocazione dei grandi temi sociali della Storia socialista.
    Cara Ginevra, se ti è possibile fai giungere a Nencini questa sollecitazione. Grazie.
    Je suis socialiste

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