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Opinioni e commenti
 

Conferenza Stato-Regioni contro le prestazioni inappropriate dei medici
Pubblicato il 28-04-2015


Medici-sanitàDopo il duro attacco del Ministero della Sanità ai medici di famiglia sul lassismo riguardo le diagnosi inesistenti ai pazienti, ora sono gli organi regionali a puntare il dito sulla classe sanitaria. Difatti l’intesa Stato-Regioni conferma, anche se senza “patrimoniale”, la punizione per i medici prescrittori di ricette giudicate inappropriate. La richiesta delle Regioni di far rispondere i medici delle prescrizioni inappropriate è secondo l’Aipac “un ricatto le cui conseguenze ricadranno sulla spesa dei cittadini”. Ora i sindacati medici alzano gli scudi contro l’ipotesi, avanzata durante il confronto fra Governo e Regioni per disegnare i nuovi tagli, contro i quali si è posta il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

E in vista delle difficoltà future i medici cercano una nuova unità sindacale. Fimmg, Fimp, Sumai-Assoprof, Cimo e Anaao-Assomed, durante una conferenza stampa congiunta non hanno escluso una protesta se la norma dovesse passare. Nonostante le rassicurazioni da parte del capo del dicastero, la categoria è netta: “Se il medico dovrà rispondere con il proprio patrimonio di prestazioni che un tecnocrate regionale potrà definire inappropriate finirà per farle pagare ai cittadini – ha spiegato Giacomo Milillo, presidente della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) – credo che potremo pensare ad azioni comuni, non abbiamo pianificato ma saremo presenti, esprimendo il nostro pensiero, soprattutto nelle Regioni in cui si voterà”. Secondo la Cgil: “Gli assessori pensano di scaricare le responsabilità sulle spalle dei professionisti, mi sembra un tentativo tragicomico di controllo delle prestazioni attraverso il professionista con logiche intimidatori”.

La ricetta per una maggiore appropriatezza, hanno sottolineato quindi i sindacati, implica un patto con i professionisti.
“La politica da anni produce sprechi a tutti i livelli e scarica sulla Sanità – ha affermato Roberto Lala, segretario Sumai – siamo ormai alla morte del diritto alla salute dei cittadini”. La misura è stata quindi già bocciata dal ministro Lorenzin.
“Come pediatria non possiamo che essere molto preoccupati – ha spiegato Paolo Biasci della Federazione medici pediatri -. Vorremmo vedere un intervento più ampio del governo”.

“I nuovi tagli in arrivo per la sanità sono una scelta ‘sciagurata’ delle Regioni che andrà a discapito dei malati”, rincara un altro gruppo di sindacati (AIPaC – CISL MEDICI – FASSID – FP CGIL MEDICI – SNAMI – SMI – SIMeT – SNR – UIL FPL), che sottolineano però come sia necessaria una ‘difesa unitaria’ della Sanità pubblica.

“Dopo 30 miliardi di tagli, dopo sei anni senza contratti e convenzioni – affermano assieme – dopo le promesse non mantenute di una legge sulla responsabilità professionale, siamo arrivati al punto più drammatico di attacco alla sanità pubblica, ai medici ed agli operatori sanitari. Crediamo pertanto che siano sbagliate le scelte solitarie di rivendicazione di una parte dei sindacati medici e che vi sia la necessità della più ampia unità possibile di chi crede nella sanità pubblica”. Nonostante le molte voci scese in campo la protesta non basta. Serve una vera riforma della professione medica, senza la quale le future generazioni di medici non riusciranno a lavorare correttamente.

Alessandro Munelli

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