martedì, 18 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Contro ogni giudizio e pregiudizio”. Non arrendiamoci
Pubblicato il 21-04-2015


In questi giorni sto leggendo tanti commenti contro gli immigrati che provano a solcare quel mare azzurro, coscienti o no del pericolo a cui vanno incontro, per trovare serenità e libertà, costellati dai più infimi insulti e ricorsi a “scuse” becere per giustificare l’assenza di ogni minimo sentimento di umana pietà; mi sono soffermata al commento più ricorrente secondo cui -“anziché pensare ai disoccupati italiani disperati, tassati, che perdono la casa, che sono sfrattati e che spesso ricorrono al suicidio, pensano a dare alloggi a zingari e clandestini”-.

Che brutta sensazione di rabbia e impotenza mi assale! Anche tante domande e riflessioni. Penso alle migliaia di lavoratori che nella mia Sardegna da mesi affrontano i giorni che si susseguono nell’incertezza per il futuro, penso ai mei figli che ogni giorno escono da casa per andare a scuola con il pensiero (purtroppo anche loro vivono quest’angoscia) che forse al loro ritorno non saremmo più in questa casa. Anche noi siamo abusivi, perdendo il lavoro abbiamo perso tutto.

Ma, mi guardo intorno; ho finito appena un mese fa, di prestare servizio civico nel mio comune di residenza. Poche ore settimanali per 400 euro al mese,  ad avercelo per tutto l’anno un impiego così! Penso e ripenso da dove possa venire la forza per andare avanti, certo, dall’unione in famiglia, dagli amici, dal pensiero che c’è chi sta peggio di noi. Allora mi viene anche in mente che ci deve esser dell’altro che ancora non so definire e che spinge un esser umano a provare ogni strada possibile per non soccombere. Fuggire da quest’isola tanto amata ma tanto disperata e inerte? Lasciarsi andare e dire addio al mondo? Oppure fermarsi un attimo come dinanzi una strada con un bivio e riflettere su quale sia la strada giusta.

Apro la mia agenda e prendo in mano una lettera, l’ha scritta un gruppo di lavoratori in mobilità in deroga. Ricordo che ho pianto il giorno che l’hanno letta in pubblico – “Siamo tutti molto stanchi e scoraggiati da questa situazione divenuta indecente e che dura oramai da mesi, ma tu, con la tua grinta e la tua determinazione ci hai dato uno spiraglio di speranza per cui lottare e per cui alzarci al mattino. Le nostre giornate, cosi lunghe e vane, spesso buie e colme di disperazione, hanno iniziato ad assumere un significato diverso da quando seguiamo questo gruppo, e questo grazie a te, alle informazioni e ai consigli che ci davi giorno dopo giorno, facendoti carico del fardello pesante, triste e doloroso di migliaia di persone, nonostante anche tu e la tua famiglia abbiate i vostri problemi. Ma non hai mollato, ti sei fatta carico di portare avanti questa battaglia sgomitando contro tutto e tutti come solo tu sai fare. Abbiamo fatto tanta strada da quel lontano settembre 2013, il gruppo è cresciuto, è maturato, e sebbene non siamo ancora riusciti ad ottenere quello per cui stiamo lottando da mesi, siamo riusciti ad avere dei risultati, in particolare quello di far capire alle istituzioni sorde, ipocrite e disumane, che non siamo un branco di disperati senza cervello, che questo branco di disperati è invece in grado di mangiarsi vivi tutti i “Lorsignori” … mica poco; è stata la rivincita di un popolo che seppure senza un euro in tasca, senza un tozzo di pane e ubriaco di disperazione, non si fa mettere i piedi in testa da persone immonde e preserva la propria dignità sempre e comunque. Questa battaglia è diventata per te una sorta di missione e a gran voce ti ringraziamo per la tua disponibilità, per la tua tenacia, per la tua nobiltà d’animo. Se ora ci lasci, lo capiremo, è stata anche colpa nostra che ti abbiamo “abbandonato” nella tana delle tigri da sola e non siamo riusciti a darti man forte, in certi casi per impossibilità, in altri per puro egoismo. E’ per questo, oggi, qui, ci sembra doveroso chiederti scusa e chiederti umilmente di continuare a stare al nostro fianco promettendoti che ognuno di noi, nel suo piccolo, non ti lascerà sola ma continueremo a lottare tutti insieme. Cosa porterà tutto ciò ancora non lo sappiamo ma ci proviamo comunque, perché come disse una persona a te molto cara, “coerenza è comportarsi come si è e non come si è deciso di essere. Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza” -.

Ho pensato tante volte di arrendermi, come ogni altro esser umano, poi, riflettendo, ho capito che devo ancora qualcosa a me stessa, e sopratutto, a tutti i miei colleghi di disoccupazione. La speranza, acqua che disseta la disperazione, rigenera forza.

Chi sceglie di arrendersi e rassegnare le dimissioni dalla vita, ha un altro malessere dentro sul quale nessuno ha il diritto di sindacare né tanto meno usare come giustificazione per accuse insensate mosse ad altri disperati. Chi ha scritto la lettera di cui sopra è un gruppo di persone facenti parte dei 17600 lavoratori sardi in mobilità in deroga, gente che ha scelto di non arrendersi alla disperazione e di lottare per andare avanti, impiegando il tempo per capire, informarsi, informare, confrontarsi con le istituzioni, con le comunità di appartenenza, proporre e costruire qualcosa per se stesso e per gli alti.

Ha scelto di impegnare la mente, per occupare il tempo e le ore che scandiscono le loro lunghe giornate da disoccupati che non hanno più nessuna vertenza sindacale aperta alle spalle e di conseguenza abbandonati da tutti. Ecco io, che sono parte di questo “branco di disperati” da qualcuno ritenuti senza cervello, vado avanti provando a liberare la mente da brutti pensieri e sopratutto ad usarla per creare il nostro futuro.

Guai ad incolpare altri più disperati di noi della nostra inerzia e della nostra arrendevolezza. “Restiamo umani”. Volevo tenermi per me queste parole di incoraggiamento ma poi ho pensato che renderle note potesse trasformarle in un soffio di speranza.

Grazie a chi non si arrende, contro “ogni giudizio o pregiudizio”.

Antonella Soddu

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