martedì, 17 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Crispi, Scalfari e il Rottamatore
Pubblicato il 17-04-2015


Domenica scorsa Scalfari ha ‘revisionato’ l’immagine storica di un uomo politico italiano nato nel 1818 e morto nel 1901, Francesco Crispi, che il Fondatore della Repubblica associa a Bettino Craxi, a Mussolini, a Berlusconi e anche a Matteo Renzi: “Personaggi che provenivano tutti dal socialismo e che instaurarono qualche cosa che somiglia molto alla democratura”.

Tesi inopinata e strana. Vediamo meglio.

Crispi nacque politicamente liberale, divenne poi repubblicano, non fu mai socialista e abbandonò Mazzini subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia diventando monarchico, talché i Savoia lo nominarono due volte Capo del Governo. Nel corso del suo secondo mandato esecutivo si distinse per alcune riforme sociali e istituzionali di peso, ma anche per la sanguinosa repressione dell’allora nascente Partito socialista. Nel 1893 Crispi promulgò la legge marziale dei “Fasci Siciliani” autorizzando esecuzioni sommarie e arresti in massa di lavoratori e militanti. Forse fu, dunque, un campione della “democratura”, ma presumergli provenienze socialiste postume e posticce proprio non si può.

Veniamo al Mussolini. Costui era stato socialista da giovane, ma poi fu cacciato dal Psi – un secolo fa – a causa del voltafaccia a favore della Grande Guerra, voluta dalla grande industria, che tanti lutti portò all’Italia e non solo all’Italia. Giunto al potere con la violenza del manganello, proclamò la propria “responsabilità storica, morale e politica” per il brutale assassinio del leader socialista Matteotti. E non fu che l’inizio di uno stillicidio durato vent’anni. Ma il tributo dei socialisti alla Liberazione d’Italia è per il Fondatore della Repubblica meno degno di memoria a paragone con la rinnegata militanza giovanile del capo del fascismo. Il cui regime non può, però, definirsi “qualche cosa che somiglia molto alla democratura”. Quest’espressione suona banalizzante. Il fascismo fu genocidio imperialista, fu leggi razziali, fu alleanza hitleriana e fu suicidio guerrafondaio di una nazione; non dunque mera “democratura”, ma vera e propria dittatura, tra le più sanguinarie della nostra lunga storia.

Stazione Tiburtina, 16 ottobre 1943, la salita al convoglio Roma-Auschwitz

Stazione Tiburtina, 16 ottobre 1943, la salita al convoglio Roma-Auschwitz

Due parole ora su Bettino Craxi. Ebbe la regia del finanziamento (“irregolare e illegale”) del suo partito, non diversamente in questo dagli altri leader politici della Prima Repubblica. Però, secondo il procuratore capo Francesco Saverio Borrelli, portò su di sé anche l’aggravante morale di un notevole “rampantismo”. Vero. E non si obietti, per favore, che l’aggravante morale non conta né sul piano politico né su quello giuridico, perché così non è. Craxi sbagliò, ritenendo di doversi aprire a ogni costo un varco tra la DC e il PCI, due “chiese” zeppe di dollari e di rubli che tenevano bloccata la democrazia italiana dentro l’incantesimo del “bipartitismo imperfetto”. Craxi fu duramente sconfitto. Nel biennio 1992-1994 venne tramutato nel capro espiatorio di uno scandalo italiano vasto, profondo e permanente. Finì annegato in un mare d’ipocrisia, ciò che non ha fatto bene al nostro Paese, il quale di lì in poi è ancor più sprofondato nella corruzione. Sicché lo stesso Borrelli ha dichiarato: “Chiedo scusa per il disastro seguito a Mani Pulite. Non valeva la pena di buttare il mondo precedente per cadere in quello attuale.”

Ciò detto, il leader del Psi non somiglia per niente né a Crispi né a Mussolini essendo sempre rimasto fedele alla sua vocazione di leader socialdemocratico. Mai trasformista. Non come il Fondatore della Repubblica, il quale, dopo la giovanile militanza littoria, passò al partito radicale, poi al PSI (di cui fu parlamentare indipendente), giù giù fino al berlinguerismo, all’andreottismo, al veltronismo e ora all’antirenzismo. Beninteso, ognuno ha diritto di cambiare idea. Ma non è giusto accusare di “democratura” Craxi solo perché trent’anni fa, dal 1983 al 1987, ha governato l’Italia, legittimamente e piuttosto bene, restituendo, infine, il suo mandato secondo Costituzione.

Bettino Craxi (Milano, 24.2.1934 – Hammamet, 19.1. 2000)

Bettino Craxi (Milano, 24.2.1934 – Hammamet, 19.1. 2000)

Basti di ciò. Andiamo a concludere sulla questione più saliente del fondo domenicale del Fondatore della Repubblica e cioè sul preavviso di garanzia inviato al Rottamatore. Eccone il testo: «Un Parlamento di “nominati” in un sistema monocamerale è una “dependance” del potere esecutivo che fa e disfà senza più alcun controllo, salvo quello della magistratura se dovesse trovare un reato contemplato dal codice penale.» Se dovesse trovare un reato…

Traduzione: Forse tu pensi, Matteo, che codesti stravolgimenti di regole e assetti democratici ti varranno una gran preminenza, grazie alla quale credi di levar fuori l’Italia dalla crisi. Ma dimentichi, Matteo, che basterà un trattamento mediatico-giudiziario ben congegnato per stenderti al tappeto. E allora la “democratura” che stai plasmando per te, e magari anche a fin di bene, si trasformerà in un ghiotto pezzo in presa sulla scacchiera dei poteri forti…

Stando così le cose, Renzi si starebbe sostanzialmente scavando la fossa con le proprie mani.

Ma non è mai troppo tardi. Il Rottamatore ha ancora due opzioni alternative: 1) Un assennato compromesso dell’ultimo minuto con la minoranza interna, possibilmente imperniato sulla proposta di legge elettorale elaborata a suo tempo dal PD. 2) Le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato.

Dopodiché tutti dicono di lui che anche stavolta sbaraglierà tutti e non avrà bisogno di nessuno né dovrà accordarsi né dimettersi. Eppure ciascuna delle due uscite di sicurezza di cui sopra sarebbe preferibile rispetto al tentativo di strattonare il Parlamento e l’intero Paese dentro a un vicolo che francamente ci pare cieco.

Andrea Ermano
da L’Avvenire dei Lavoratori

 

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