mercoledì, 18 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

De Gennaro. Anche per
la RnP doveva dimettersi
Pubblicato il 10-04-2015


De Gennaro-G8La legge che istituisce il reato di ‘tortura’, approvata dalla Camera va ora al Senato per il via libera definitivo. C’è da ritenere che se non fosse stato per la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha condannato l’Italia su ricorso di una delle innumerevoli vittime delle brutalità che avvennero nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto a opera delle forze dell’ordine durante il G8 di Genova di 14 anni fa, ancora il Parlamento se la prenderebbe con molta calma.

Tant’è che a oggi manca, nonostante le numerose prese di posizione in questo senso (anche del PSI), una legge che imponga agli uomini delle forze dell’ordine, così come avviene negli altri Paesi civili, una sigla identificativa per impedire che dietro l’anonimato sia possibile restare impuniti, proprio come avvenuto a Genova.

Nelle polemiche di questi ultimi due giorni, scaturite dopo la richiesta del presidente del PD, Matteo Orfini, all’allora Capo della polizia, De Gennaro, di fare un passo indietro (“Lo dissi quando fu nominato e lo ripeto oggi dopo la sentenza. Trovo vergognoso che De Gennaro sia presidente di Finmeccanica”) è stato anche detto che allora quasi nessuno chiese le dimissioni del Capo della polizia, una cosa non vera perché l’allora capogruppo socialista della Rosa nel Pugno, Roberto Villetti, chiese in Aula che De Gennaro lasciasse il suo posto perché, come ebbe a dire nella replica all’allora presidente del consiglio Romano Prodi, “non ho mai pensato di imputare responsabilità dirette al capo della polizia De Gennaro, ma in uno Stato democratico, in una democrazia, ci sono delle responsabilità istituzionali: se avvengono dei fatti di notevole gravità, almeno c’è un gesto da parte del Ministro dell’interno o da parte del capo della polizia e si fa un passo indietro. È uno stile politico, una sensibilità di tipo istituzionale”.

Villetti intervenne in Aula durante il question time del 19 giugno 2007 illustrando la sua interrogazione urgente a Prodi (che rispose il giorno dopo).

Ecco cosa disse l’allora capogruppo della RnP: “Premesso che sono ormai trascorsi sei anni dai gravissimi fatti avvenuti nel luglio 2001 in occasione del G8 a Genova e non si è ancora fatta giustizia. Dei cinque processi che sono iniziati, solo uno si è concluso con un’archiviazione. Per gli altri quattro, bisognerà attendere ancora molto tempo per arrivare a sentenze definitive. Si sarebbe dovuto arrivare a rapidi, conseguenti e adeguati provvedimenti ed invece ciò che è stato fatto non ha portato ad alcun risultato che abbia fatto davvero luce su questa vicenda. Vi sarebbe dovuta essere una sensibilità istituzionale da parte di chi era ai vertici politici ed istituzionali, facendo un passo indietro, che non significava ammissione di colpa. Se avvengono fatti, come quelli del G8 a Genova, si dovrebbero dimettere il Ministro dell’interno e il Capo della polizia come assunzione di una responsabilità di carattere generale. L’allora Ministro dell’interno (Claudio Scajola ndr) non si dimise (lo fece successivamente, ma solo per una terribile gaffe sul caso Biagi) e il Capo della polizia d’allora (De Gennaro ndr) è ancora in carica.

In questo modo non ci sarà giustizia per nessuno, perché una giustizia tardiva è ingiusta per tutti: sia per gli imputati, colpevoli o innocenti che siano, sia per le vittime di così gravi violenze; nella XIV legislatura fu istituita una commissione d’indagine, le cui conclusioni approvate a maggioranza furono definite da Gianclaudio Bressa, deputato della Margherita, «un documento che scredita il Parlamento italiano di fronte ai cittadini e alle istituzioni europee»; nel programma dell’Unione si faceva la seguente affermazione: «La politica del centrodestra al riguardo si è mostrata del tutto indifferente: a vuoti annunci si sono affiancate misure che contrastano con il rispetto della legalità, l’inerzia rispetto alla criminalità economica, un abbassamento della guardia nel contrasto alla criminalità organizzata, l’utilizzo delle forze di polizia per operazioni repressive del tutto ingiustificate; basti pensare ai fatti di Genova, per i quali ancora oggi non sono state chiarite le responsabilità politica e istituzionale (al di là degli aspetti giudiziari) e sui quali l’Unione propone, per la prossima legislatura, l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta»; ora, se non è possibile istituire una commissione d’inchiesta che ha i poteri dell’autorità giudiziaria finché sono in corso ben quattro processi, resta aperto il problema di chiarire le responsabilità politiche ed istituzionali; gli atti di violenza avvenuti alla scuola Diaz e alla caserma Bolzaneto erano stati finora denunciati da molti giornalisti presenti allora a Genova, come la dottoressa Concita de Gregorio, che ha pubblicato il suo diario di quei giorni in un libro dall’eloquente titolo «Non lavate questo sangue», e da testimonianze degli stessi manifestanti.

Recentemente, nel corso di un processo che si sta svolgendo a Genova, è stato, però, il vicequestore Michelangelo Fournier a parlare di quei gravissimi episodi alla scuola Diaz come di una «macelleria messicana». Questa agghiacciante testimonianza, pur essendo tardiva, non può rimanere confinata solo all’interno delle aule giudiziarie. Dopo questa dichiarazione dal Capo della polizia, dottor De Gennaro, ci si attendeva – se non un passo indietro con l’offerta di dimissioni – almeno un chiarimento. A tutto ciò si aggiunge che sulla stampa si avanza l’ipotesi che il Governo avrebbe l’intenzione di nominare il dottor De Gennaro a capo dei servizi segreti (è avvenuto puntualmente ndr), con un automatismo tra diversi incarichi in un settore così nevralgico che non richiederebbe rotazioni, ma un forte rinnovamento, soprattutto dopo tutto ciò che è accaduto; è interesse della polizia di Stato, che con il suo personale ha dato un contributo di eccezionale valore civile e professionale, fino a veri e propri atti di eroismo, arrivare al più presto a un chiarimento di fondo sulla pagina nera del G8 a Genova; quanto è avvenuto appare nel suo complesso di estrema gravità, perché sono mancati un rapido accertamento della verità e una giustizia altrettanto rapida: quale sia la sua valutazione e il suo giudizio – concludeva Villetti – su tutta questa gravissima vicenda, se condivida i sentimenti di preoccupazione e quali siano gli orientamenti che il Governo intende assumere nell’ambito delle sue competenze”.

Nel rispondere il giorno dopo Prodi escluse le dimissioni ricordando che c’erano procedimenti penali in atto, ancora in via di definizione «aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso», ma aggiunse anche di riconoscersi nel giudizio che sei anni prima l’allora opposizione aveva dato di quegli avvenimenti. In sostanza un giudizio politico perché allora l’opposizione era stata unita nel riconoscere la responsabilità della catena di comando e dunque del capo della polizia. Una responsabilità politica, ovviamente, la stessa che otto anni dopo ricorda il presidente del PD, Matteo Orfini, ma non il segretario del suo partito, nonché Presidente del Consiglio, Matteo Renzi che invece ha confermato la fiducia a De Gennaro.

Nulla di più di una responsabilità politica, perché indagini e processi – che De Gennaro fosse iscritto nel registro degli indagati lo si seppe poche ore dopo l’intervento di Prodi in Aula – hanno comunque escluso ogni responsabilità penale dell’allora Capo della polizia.

“Resto della mia idea: il cambiamento che il Pd sta promuovendo nel Paese – ha ripetuto ancora ieri Orfini – non dovrebbe fermarsi di fronte alla porta dei soliti noti” mentre per il Vice segretario Pd, Debora Serracchiani, “se De Gennaro ne deve rispondere, lo valuterà in coscienza. Penso anche che le persone che ricoprono ruoli importanti della società debbano tener conto anche delle proprie responsabilità morali”. Ma, vista la reazione di Renzi, De Gennaro, già Capo della polizia, già capo dei Servizi segreti e oggi Presidente di Finmeccanica, è evidentemente considerato ‘inamovibile’ mentre resta la grande vergogna per il nostro Paese, accusato e responsabile di violazione dei diritti umani, perché i diversi Governi che si sono succeduti alla fine non hanno mai davvero mosso un dito per far chiarezza sui fatti di Genova e hanno promosso o salvato tutti i responsabili di quei fatti.

Lorenzo Mattei

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