domenica, 25 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Divorzio, l’assegno al coniuge diventa “variabile”
Pubblicato il 29-04-2015


Divorzio breve-assegnoL’Italia ha aspettato decenni perché il divorzio venisse riformato e avvicinato agli standard non solo europei ma anche alla vita reale. Dopo il divorzio breve, approvato pochi giorni fa dalla Camera dei deputati, si mette in discussione un altro aspetto rimasto invariato: l’assegno di mantenimento. Si tratta di quell’assegno che, dopo il divorzio, il coniuge economicamente più forte deve all’altro perché il tenore di vita di questi rimanga all’altezza del periodo matrimoniale anche dopo la fine delle nozze.

Pochi giorni prima dell’approvazione del cosiddetto “divorzio breve”, la Cassazione si è infatti pronunciata sull’assegno di mantenimento, e con la Sentenza n. 6855 del 03/04/2015, ha decretato che “la formazione di una nuova famiglia di fatto da parte del coniuge divorziato determina la perdita definitiva dell’assegno divorzile di cui il medesimo benefici”. Ora però si aggiungono nuovi parametri per cui l’ex coniuge potrà scrollarsi un onere a vita come quello dell’assegno di mantenimento. Oppure casi in cui questo assegno possa essere aumentato, ad ogni modo il corrispettivo inizia ad essere “variabile”.

Selene Pascasi, su il sole 24 ore, ha fatto il punto della situazione delle sentenze e quindi dei casi in cui la cifra stabilita per gli alimenti, potrà essere ridotta, aumentata o persino azzerata. L’assegno viene dimezzato per l’obbligato che forma una nuova famiglia e fa un figlio. La cifra però è diminuita solo se viene accertato che dopo la nuova situazione familiare l’ex coniuge si è impoverito. La cifra diminuisce anche se l’obbligato perde il lavoro o si accerta una malattia che ne comporti l’aumento delle spese mediche. Inoltre si riduce la cifra se nel caso di un coniuge con custodia dei figli, l’altro genitore deve sostenere i costi del viaggio per vedere il figlio. Infine si riduce per mancato sostentamento dei parenti dell’obbligato, ma solo nel caso in cui si dimostri che, fino ad allora, aveva onorato i pagamenti solo grazie al quel supporto.

Ma l’assegno essendo “mutabile” può anche essere aumentato da parte del giudice, ci sono casi, come quello in cui l’obbligato non lascia la casa coniugale di cui non è titolare né assegnatario, in quel caso l’altro coniuge può chiedere un assegno più alto per pagarsi l’affitto di un altro appartamento. Altro caso in cui l’assegno potrà lievitare è quello in cui l’obbligato riceve una ricca eredità o se ha uno stile di vita e hobby costosi.

Maria Teresa Olivieri

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